Archive for Maggio, 2013
Heysel 29 maggio 1985, purtroppo io ero lì

Dopo quello che ho visto questa sera (Italia-Serbia, Genova 12 ottobre 2010), riporto un mio articolo che mi ritorna alla memoria un momento tremendo in cui per me finì il Calcio. Questa sera ho avuto la conferma che il calcio è finito e la colpa non è di quei quattro idioti, la colpa è dell’insipienza di chi non è capace di gestire le cose. Non è concepibile che quattro idioti violenti rovinino la festa a decine di migliaia di persone. Perde la democrazia, perde il buon senso. Perdiamo tutti. Se non siamo capaci di dare i ceffoni quando è il momento di darli. Questa sera abbiamo perdut0 in molti e hanno vinto pochi. Non è logico. E sarà tremendo per il futuro, il futuro dei nostri figli.

«Purtroppo, quel giorno di 25 anni fa io ero in quello stadio maledetto, ero nel settore opposto al tragico “Z”.

Conservo molto limpide nella mia memoria tante immagini e impressioni di quella giornata interminabile (riuscii a rientrare in albergo, dopo mille peripezie, verso le 4 del mattino): dopo, tutto è cambiato. Non ho ancora voglia di raccontare quella giornata e non ho più alcuna voglia di sentire e leggere un mare di idiozie spesso scritte e pronunciate da chi guardava la televisione, o forse manco quella. Su certe faccende occorrerebbe tacere più spesso che parlare.».

Processo L. H. Oswald

http://www.youtube.com/watch?v=PPclmb0B1FM&feature=youtu.be

20130527_151804_resized 155247051-a49f7063-04b1-4814-91fe-f050ffe30a23

Decalogo del vino di Vincenzo Reda

i L11001121)    Il vino non si degusta, si beve.

2)    Il vino è una questione sempre soggettiva.

3)    Il vino è una faccenda che attiene alla poesia, non alla scienza.

4)    Il vino non ama le guide: sono tutte più o meno false o inattendibili.

5)    Il vino è succo d’uva fermentato, non è nettare.

6)    Il vino non ha nulla a che spartire con gli dei.

7)    Il vino, quando si parla di religione, tende a diventare aceto.

8)    Il vino è geloso: ogni bottiglia è un universo  che mira a essere assoluto.

9)    Il vino è sensibile alle compagnie, al contesto, al clima….a tutto.

10)  Il vino è un mistero insondabile, ma è il mistero meno misterioso del mondo.

C’è un undicesimo comandamento: mandate a cacare tutti quelli che cercano d’insegnarvi qualcosa del vino: sono tutti delinquenti, assassini, sodomiti, ladri; non pagano l’affitto, non pagano le tasse, non pagano le multe.

Veri furfanti sono e bugiardi e infingardi: non vi fidate. Parola di chi c’è cascato e pretende d’insegnarvi qualcosa di giusto del vino.

I Farinetti: 5 anni di Borgogno

https://www.vincenzoreda.it/borgogno-11-9-09/

www.borgogno.com

Così come fui uno dei  primi, se non il primo, a intervistare Oscar Farinetti nel febbraio del 2007 (Eataly appena aperta a Torino, l’articolo fu pubblicato da Barolo & Co e riportato nel mio libro Più o meno di vino), fui altrettanto uno dei primi a sapere dell’acquisto della storica cantina Borgogno da parte del vulcanico Oscar. Cliccando sul link qui sopra, è possibile, inoltre,  rivivere alcuni momenti cruciali dell’inaugurazione ufficiale, nel novembre del 2009, della ristrutturazione della cantina nel centro di Barolo.

Domenica 19 maggio 2013, sotto un cielo di nuvole barocche a scorrazzare dentro una giornata umida e capricciosa di Langa, Andrea Farinetti – dal 2010 al vertice di Borgogno -, con il papà Oscar da una parte a occupare soltanto un ruolo defilato (come può essere defilato uno come lui…), ha presentato da par suo la prima annata del Barolo Borgogno griffato dalla famiglia Farinetti.

E se l’è tolta alla grande il giovane Andrea (che, pur privo dei baffoni del padre, gli somiglia assai: sia nelle fattezze sia nella brillantezza della comunicazione), presentando il rivoluzionario No Name 2009: vino 100% Nebbiolo che del Barolo ha le caratteristiche fondamentali. E poi i quattro Barolo 2008: l’assemblaggio dei tre cru e i vini prodotti singolarmente da Liste, Fossati e Cannubi (chiaro che Cannubi, non soltanto secondo me, è il meglio).

Organizzata per pochi amici (scarsi i giornalisti presenti, tra cui segnalo l’amico Paolo Alciati), la festa s’è svolta secondo quanto piace ai Farinetti: scarsa o punto formalità, grande convivialità, musica, cibo eccellente (con alcune chicche della galassia Farinetti) e Barolo con millesimi di quelli che non ti dimentichi.

Sia chiaro: io voglio bene a Oscar Farinetti. Non soltanto perché lo considero un amico (e viceversa), ma assai perché uomini come lui (pochi purtroppo) fanno bene al Barolo, alla Langa, al Piemonte, al nostro sgarrupato paese. Certo che poi ci sono gli ipercritici a tutti i costi. E gli invidiosi.

Ma sono affari loro. O no?

Casaslurp: 18 maggio 2013 Convegno Mangiasano

https://www.vincenzoreda.it/mangiasano-a-casalurp/

Eleuterio Urgnani: Bambini in pericolo

Eleuterio Urgnani l’ho conosciuto poco tempo fa grazie alla comune amica Antonella Bellan. Ma è assai probabile che ci fossimo già incontrati nei profondi anni Ottanta dei nostri trent’anni: era, infatti, titolare della storica Birreria Cairoli a Torino. E quel locale io lo frequentavo con amici, oggi spersi chissà dove, come Enzo Coniglione e altri ancora. Erano serate fumose, dense di emozioni, pregne di futuri parti allora soltanto vagamente fiutati, sognati, agognati.

EleuterioEleuterio mi ha dato da leggere il suo ultimo libro: da quando si è ritirato dalle sue varie attività commerciali, s’è scoperto scrittore di storie. E questo libro racconta una storia di grande interesse.

Pur con tutti i difetti di un lavoro pubblicato da un piccolo editore – Politeia Edizioni Consulting S.r.l., via Cernaia, 22 in Torino – (inesistente lavoro redazionale, carta sciatta, carattere bastone poco leggibile, orrenda copertina…), il lavoro di Eleuterio tocca un tema di enorme interesse e di grande attualità; oltretutto (a parte l’incerto uso della punteggiatura, ma è comunque un dettaglio), abbastanza ben raccontato e piacevole da leggere.

La storia narra dei problemi di un amico dell’autore, incontrato per caso dopo lunghi anni e alle prese con un dramma di quelli che nessuno si augura di vivere durante la propria esistenza: la sottrazione dei figli da parte di quelle Istituzioni il cui fine dovrebbe essere quello della tutela dei minori e delle loro famiglie.

Si legge soprattutto dell’inspiegabile accanimento di assistenti sociali inette e presuntuose nei confronti di persone il cui solo difetto è quello di passare momenti di semplice incertezza. Incertezza, si badi bene, che non tocca mai la certezza dell’amore di queste persone verso i propri adorati figli. E, per assurdo, sono proprio questi ultimi a dover subire i traumi provocati da queste figure di pubblici funzionari che spesse volte operano con una presunzione, un pregiudizio e una faciloneria che dura fatica comprendere.

Non vado oltre, se non annotare che il libro è prefatto da Alessandro Meluzzi e concluso con una postfazione dell’assessore regionale Gian Luca Vignale.

E’ una lettura che raccomando con convinzione.

Il libro – 124 pp. per 14,00 € di costo – è distribuito nelle librerie torinesi non in maniera uniforme. Consiglio, per sicurezza, di rivolgersi direttamente all’autore (e-mail: geronimoultimo@libero.it) o alla casa editrice.

XXVI Salone del Libro di Torino, 16/20 maggio 2013

Sono passati ormai 26 anni da quel 1988 in cui il Salone del Libro nasceva da un’idea (quanto osteggiata) dell’amico Guido Accornero. Si era ancora a Torino Esposizioni, Parco del Valentino, sul Po con la meravigliosa quinta della collina torinese a risplendere dei colori di maggio, con le narici solleticate dai profumi di primavera. Ero allora, come editore, dentro quel calderone ribollente di idee, buone e meno buone, dell’Unione Industriale: Gruppo Giovani. E gli editori associati alla Confindustria non incoraggiarono certo Accornero, anzi! Già allora era Beniamino Placido, indimenticabile, a ispirare le linee guida culturali del Salone. Seguii, 4 anni più tardi, il trasloco al Lingotto, appena realizzato come sito fieristico. Quanto scontento, quante discussioni: me ne occupai di persona in qualità di Vicepresidente e segretario dell’Aipe (Associazione Italiana Piccoli Editori), ricordo la grinta e la tigna di Milvia Carrà, oggi purtroppo non più fra di noi.

Me le ricordo tutte le edizioni del Salone del Libro, soprattutto quelle seguite come editore, almeno fino al 1997: faticosissime eppure sempre ricolme di soddisfazioni, di conoscenze, di conoscenza…

Quest’anno, malgrado La Crisi, tutto sommato mi pare che il Salone si presenti in buona salute.

Rivedere e salutare, ancora in ottima forma, Giovanna Viglongo mi riempie di grande gioia: che iddio, o chi per lui, ce la conservi a lungo e in buona salute. Giovanna simboleggia la grande valenza dei piccolo editori: è per loro che il Salone deve essere valorizzato. Soltanto qui si possono trovare titoli straordinari che le librerie, per ragioni di spazio ma anche meramente economiche, non possono offrire al pubblico. Non si vada al Salone per acquistare best-seller: quelli è meglio comprarli in libreria, sono tutti più contenti!

Mi fa piacere segnalare alcune faccende che trovo assai interessanti.

Allo stand E37 del Pad. 1 si trova il libro più interessante del Salone: Enciclopedia degli scrittori inesistenti, ed. Homo Scrivens (esilarante operazione che riporta a Borges).

Nel Pad. 3 lo stand dedicato ai 150 anni della nascita del Vate, Gabriele D’Annunzio.

Sempre nel Pad. 3, l’angolo dedicato ai libri di enogastronomia (Casa CookBook).

Da Rubbettino e nello stand della Regione Calabria (Pad. 1) si può trovare lo splendido volume di Vittorio Sgarbi dedicato a Mattia Preti, pittore calabrese mai apprezzato per quanto merita: in queste faccende Sgarbi è unico. Tra l’altro si può ammirare un quadro originale del Preti.

Segnalo infine una iniziativa che mi pare per davvero interessante: Pad. 2, stand M17, Nava Design presenta il progetto My Book: tell your story. Vale la pena visitare lo stand e conoscere questa faccenda (sotto inserisco il link per maggiori approfondimenti).

www.salonelibro.it

www.homoscrivens.it

www.navadesign.com/mybook

www.rubbettino.it

Mangiasano a Casalurp

mangiasano.inddL’VIII edizione della Giornata nazionale Mangiasano, prevede più di 30 iniziative in tutta Italia, e sarà presentata in conferenza stampa

Sabato 18 Maggio  2013 a Torino, alle ore 11 presso la Sala CASASLURP in via XX Settembre 2

“Cementificazione selvaggia e Organismi geneticamente modificati minacciano la sopravvivenza dei 5000 prodotti agroalimentari tradizionali, sinonimo di eccellenza e tipicità, ma privi della tutela dei marchi europei di qualità.”così Giorgio Diaferia del Consiglio Nazionale VASonlus

Parteciperanno Giorgio Diaferia (Presidente e Consigliere Nazionale VAS), Renato Rolla (Presidente ANCoS Torino) Franco Cuttica (Presidente Cooperativa Glocandia), Ignazio Garau (Direttore Città del Bio),

Il “tipico” ha un valore ambientale e culturale, oltre che alimentare. Eppure rischia costantemente di perdere terreno, e di fare le spese del consumo di suolo agricolo, che non accenna a rallentare nel nostro Paese. È urgente, in questo senso, riprendere al più presto il ddl “salva suolo”, approvato dal precedente governo.

Ci auguriamo di poter contare sulla vostra professionalità per divulgare i contenuti della Campagna a un vasto pubblico e vi ringraziamo anticipatamente per la vostra attenzione.

. Sono stati invitati il Sindaco e gli Assessori competenti del Comune di Torino e della Regione Piemonte, rappresentanti delle associazioni consumatori e agricoltori. Musiche di accompagnamento di Esagono “Anteprima del nuovo CD Wine Notes”

Ufficio Stampa V.A.S.

Via Medardo Rosso 13 Torino

E mail vas.piemonte@tiscali.it

Cell 3923344461

Slurp! Ristorante & Design a Torino

Pur non trattandosi di una cucina d’autore, in questo straordinario ristorante l’offerta è quella di piatti abbastanza semplici, preparati con un occhio di riguardo alla materia prima, sempre di prima scelta e al rapporto magico qualità/prezzo. Chiaro che in questo locale bisogna andarci innanzi tutto per l’ambientazione – unica – e per l’accoglienza: Vittorio Beraudo e il figlio Matteo, con il sostanziale aiuto di Enrico (amico d’infanzia) hanno aperto nel 2010 questo ristorante con un occhio di particolare riguardo alla loro origine di imprenditori nel campo del design d’autore. Lo Studio Beraudo Produzioni, di origine saluzzese (paese di nascita della famiglia Berardi, di cui fa parte anche il secondogenito Alberto, che in questo momento si è preso un “periodo sabbatico”) aprì nel 2005 la sede torinese, occupandosi soprattutto di ristrutturazione e arredo, chiavi in mano, di locali pubblici.

Come del resto in CasaSlurp (via XX Settembre, 2 e di cui ho già trattato, vedi link sotto), qui tutto è originale e in vendita: arredi, tavoli, sedie, piatti, posate, bicchieri…

Aperto 7 giorni su 7 a pranzo e cena, questo locale offre fino a 90 posti a sedere su due piani (nel seminterrato, con le cucine, trovano posto una trentina di persone e il dehors ne accoglie una quindicina) per un totale di circa 200 mq. il menu è stagionale (con quattro cambi annuali) e prevede un trattamento di riguardo per i bambini (offerta particolare a 9 €). Qui non si paga il coperto, ma acqua (filtrata) e pane costano 1,5 €. La lista dei vini (200 etichette) è di ottimo livello con un’attenzione particolare al Bio e al Biodinamico. Ho bevuto un eccellente Champagne (Jean Paul Deville: 90% Pinot Noir e 10% Chardonnay), un buon Amarone 2007 e (udite udite) un Passito di Caluso quasi buono (io ho sempre criticato i Passiti di Caluso, ma questo è davvero più che accettabile senza eccellere, pare ovvio).

Oltre all’ambientazione, per davvero unica, mi è d’obbligo segnalare l’accoglienza. Oltre a Vittorio e Matteo, sempre presenti, ai tavoli servono Loredana (origini siciliane) e Valeria (uruguagia, in Italia per amore): le due ragazze, sorridenti e scrupolose, sono fin dall’apertura parte dello staff insieme ad Alessandro che è lo specialista per i superalcolici.

Che dire d’altro? Lo consiglio con convinzione e segnalo che si è accolti anche fino a tarda ora. Magari dite che vi mando io: non sarete trattati meglio, ma sapranno che il mio articolo a qualcosa è servito.

www.slurptorino.it –  Via Massena, 26, Torino – 011 5625366

https://www.vincenzoreda.it/casaslurp-cibo-e-design-per-un-locale-incredibile-a-torino/

https://www.vincenzoreda.it/movia-puro-rose-2004/

Asta del Barolo 2013

Le aste in genere e quelle del vino in particolare non mi appassionano e neanche m’interessano, ma l’annuale Asta del Barolo, organizzata a cura dell’Accademia del Barolo al Castello dei Falletti, è sempre un evento che d’essere considerato con parametri che stanno ben oltre le mere considerazioni economiche che di solito contraddistiguono queste manifestazioni.

Comunque, mi pare doveroso fornire alcuni dati tecnici riguardanti questa XIV edizione dell’Asta. Sono stati battuti 27 lotti, tutti assegnati per un valore complessivo di 33.910 €. I prezzi più alti sono stati conseguiti dal lotto n. 10 (6 magnum del Preve 2000 di Gianni Gagliardo, millesimo memorabile di un Barolo sempre tra i migliori) per un’offerta di 3.050 € (base d’asta di 800 €) e dal lotto n. 27 (14 bottiglie, una per ogni produttore socio dell’Accademia, comprese tra i millesimi 1996 e 2005), assegnato a 4.400 € (con base d’asta di 1.500 €).

La vera emozione me l’ha regalata Roberto Cerea con i suoi piatti sensazionali, tra i quali segnalo quello che mi ha preparato apposta per sostituire i Casoncelli con taleggio (io non posso mangiare latticini): una semplice proposta di melanzane e zucchine grigliate con una salsa di piselli al cardamomo. Piatto di equilibrio e complessità straordinarie nella sua apparente semplicità: di rado ho avuto modo di gustare qualcosa di meglio, e lo dico in senso assoluto.

Roberto Cerea è figlio di Vittorio Cerea: classe 1936, scomparso prematuramente il 31 ottobre 2005, poche settimane dopo che lo storico locale Davittorio era stato trasferito da Bergamo nella campagna della Cantalupa a Brusaporto (pochi chilometri a est di Bergamo). Vittorio, con la passione della cucina coltivata ancora ragazzo, aveva aperto questo prestigioso locale nel 1966 con la moglie Bruna. La prima stella Michelin era arrivata presto negli anni Settanta. La seconda venne guadagnata nel 1996. La tanto sospirata terza è giunta nel 2010 (ricordo che nel 2013 le 3 stelle Michelin in Italia sono soltanto 7!). Vittorio ha lasciato a sua moglie Bruna e a 4 dei suoi cinque figli l’eredità della sua passione: Enrico e Roberto in cucina, Francesco a occuparsi di una eccelsa carta di vini e l’ultimogenita Rossella a curare l’accoglienza del ristorante e della dimora annessa (il locale fa parte della prestigiosa selezione mondiale Relais&Chateau). Barbara Cerea ha “tradito” la famiglia e gestisce a Bergamo il caffè-pasticceria Cavour 1880 (curiosità: suo marito è il maestro pasticcere del ristorante di famiglia).

Ho ricordato il piatto di verdure ma anche gli altri (vedi sopra) erano di assoluto livello. Ad accompagnare le preparazioni di Roberto ben 13 Barolo 2009: troppi! Presenti tutti i soci (meno Roberto Voerzio, credo perché il suo Barolo 2009 non sia ancora pronto) con i loro Barolo, ma davvero troppi da essere ben gustati e valutati durante un pranzo del genere. E io personalmente mi sono limitato ad assaggi privi di ogni intenzione critica; per valutare un Barolo occorre avere tempo, bisogna che il vino prenda aria quantomeno per diversi minuti nel bicchiere e questo diventa impossibile in situazioni del genere.

Al banchetto erano presenti tutti i produttori e molti personaggi di rilievo. Tra questi, segnalo Marco Berry (torinese, si chiama Marco Marchisio) che si è prodotto in uno dei suoi famosi numeri di prestigiatore e il sommelier italo-svizzero Paolo Basso, campione del mondo dei sommelier 2013 che era al tavolo tra Stefano Gagliardo e me. Due persone di grande interesse di cui riporto qui sotto i rispettivi web-site che invito a consultare.

www.davittorio.com

www.paolobasso.ch

www.marcoberry.it

www.accademiadelbarolo.com

Apologia del vino bag-in-box

Personalmente sono una persona fortunata, potendo bere vini straordinari. A cominciare da Barolo e Barbaresco di grandissimi produttori (Gaja, Borgogno, Damilano, Brezza, Marchesi di Barolo, ecc.), per continuare con grandi bianchi e rossi marchigiani, pugliesi, toscani, siciliani, calabresi. Ma certe volte mi manca il bicchiere di vino da bere tutti i giorni: vino semplice, gradevole, giovane.

Ebbene, ho da poco scoperto il bag: fantastico! Sto bevendo un’eccellente Barbera di Vinchio-Vaglio Serra da 13% vol. del 2012 in bag da 10 litri. L’ho comprata presso la mia storica fornitrice di vino, olio e distillati: l’Enoteca Damarco a Porta Palazzo e l’ho pagata 24 €! Per un vino DOC di caratteristiche eccellenti da bere sempre pronto, magari a distanza di giorni o settimane.

Mi sento di consigliare (non mi paga nessuno, giusto per intendersi) con viva e sincera convinzione questa bella invenzione dei nostri giorni: si beve vino di qualità a prezzi per davvero convenienti e disponibile con la comodità unica di poterne spillare anche un solo bicchiere ogni tanto. Mica poco!

Nerio Nesi, lezione di etica

Mentore l’amico Giorgio Diaferia, ogni tanto ci ritroviamo tra persone che non perdono la speranza di adoperarsi, gratis – per semplice e innata passione – e mettendoci tempo e faccia, perché qualcosa nella nostra stinta e stenta Italia di oggi possa migliorare: ben sapendo che è inutile richiederlo “ai politici” se non ci si impegna nel nostro piccolo, nel nostro quotidiano.

Mercoledì 8 maggio scorso eravamo al circolo Arci Neruda di via Giachino, 28: una trentina di persone; fra queste, primari di medicina, funzionari, medici, pensionati, dirigenti pubblici, sindacalisti. Tra noi c’era Nerio Nesi, il compagno Nesi, classe 1925 (16 giugno, Bologna). Già socialista malgrado l’amicizia con Enrico Berlinguer; già presidente della BNL e ingegnere all’Olivetti di Adriano. E poi deputato con l’amico Bertinotti da cui si allontanò, anche in malo modo, dopo lo storico e vigliacco voltafaccia di Bertinotti e dei suoi nei confronti del Governo Prodi (1998). Fu Ministro dei Lavori Pubblici con Amato dal 2000 al 2001. Oggi è Presidente della Fondazione Cavour e, a 88 primavere, ancora scorrazza tra Roma e Torino, inarrestabile….

Data alla sua esperienza di Ministro un aneddoto emblematico, raccontato durante la serata. Gli capitò di convocare una imprenditore di successo (di quelli che hanno fatto grande il Made in Italy nel mondo, per intenderci) che, detenendo la maggioranza del pacchetto azionario di un’azienda di grande importanza per la vita del nostro Paese, aveva pensato bene di proporne l’acquisto a un gruppo spagnolo: senza sentirsi in dovere di consultare il Governo italiano. Nesi lo convoca al ministero e questi, agli inevitabili richiami del Ministro, risponde cominciando ad alterarsi e ad alzare la voce con fare irrispettoso e quasi minaccioso. Nerio lo interrompe e gli dice che, continuando in quel modo, avrebbe chiamato il capitano dei Carabienieri (preso ogni Ministero c’è un dislocamento di militi dell’Arma agli ordini di un capitano) a testimoniare dell’incontro e  a tutela del rispetto delle istituzioni e dei ruoli. Quello impallidisce, si calma e balbetta che nessun uomo politico si era mai azzardato a tento nei suoi confronti. E il compagno Nerio gli risponde, con malcelato orgoglio: “Ebbene, se ne faccia una ragione: io sono il primo. E badi bene, sono abbastanza ricco da non aver bisogno di soldi e abbastanza onesto da non intendere discorsi strani. Dunque, stia al suo posto e attento a come parla“.

E il famoso imprenditore dovette abbozzare e incassare…..

E oggi? Oggi pare che il Valore sia, a prescindere, la gioventù, la novità, l’inesperienza (intesa come candida verginità…). Da che mondo è mondo, presso TUTTE le organizzazioni umane a governare, in maniera diretta o indiretta, è quello che si chiama “Consiglio dei Vecchi, o dei Saggi“: perché i vecchi hanno l’età, l’esperienza, la prospettiva, la capacità di mediazione che per necessità ai giovani manca. I giovani dovrebbero servire per altro (la ricerca, la sperimentazione, la capacità di rischio, la propensione al nuovo, al cambiamento di cui ogni Società necessita).

Ma noi, oggi, viviamo un periodo inarrestabile di decadenza dove, com’è successo tante volte nella Storia, i Valori si confondono, si mescolano, s’invertono. Che iddio, o chi per lui, abbia pietà di noi.

Amen.

https://www.vincenzoreda.it/il-compagno-nerio-nesi/

 

COLLISIONI 2013, 5/9 luglio a Barolo

Oltre a presentare il mio nuovo libro Di vino e d’altro ancora, condurrò le (de)gustazioni nell’Aula del Professore del Castello di Barolo con l’amico Lorenzo Tablino, già enologo per lunghi anni di Fontanafredda.

Esagono al Jazz Club Torino

Venerdì 3 maggio 2013 al Jazz Club di Piazzale Valdo Fusi, i miei quattro amici dell’Esagono hanno suonato alla grande per circa un’ora e mezza. Jazz e Rock-jazz di quello buono: standard, cover (eccellente la loro esecuzione di Satisfaction dei Rollin Stones) e alcuni inediti che saranno registrati nel prossimo CD: Wine Notes, dedicato ai cru di Barolo con pezzi, composti da Marco Cimino, come Cannubi, Brunate, Sperss

Barolo art works for cover jazz CD Esagono

Dopo quasi un mese di lavoro ho finito i miei quadri con i Barolo di Gagliardo e dei Marchesi. I lavori sono finalmente terminati e sono asciutti. Non è facile lavorare con i vini che hanno il Nebbiolo come vitigno base: il colore è sempre abbastanza scarico, pur giovani tendono al rosso aranciato più che al rubino e occorre molto tempo e parecchia pazienza per far sì che le sostanze coloranti (antociani, della famiglia dei polifenoli contenuti nelle bucce) impregnino e si fissino alle fibre di cotone della carta, in questo caso una preziosa Arches da 300 gr. a grana fine.

Il risultato mi pare più che buono: le forme che per mesi ho elaborato con gli arzigogoli della mia immaginazione hanno trovato la maniera di concretizzarsi e fissarsi sulla carta. Con quel tasso di casualità che fa parte delle mie ricerche e che cerco di assecondare o di piegare alla mia volontà: è sempre un compromesso tra ciò che vuol fare il vino, quanto gli permette l’ondulazione della carta e quelle che sono le mie esigenze. Superfluo sottolineare che in questo lavoro trovo enorme soddisfazione personale, intima. Durante le lunghe notti insonni a vegliare l’evoluzione del liquido e del suo colore che si sposa alla carta; tra dolcissimi profumi che invadono il mio studio, bevendo ogni tanto un sorso di quel colore che violenta il bianco vergine, affascinante, dalle infinite possibilità che si piega e si limita a quanto io ho deciso, sempre d’accordo con vino e carta.

Questi lavori saranno usati per illustrare la copertina del cd di musica jazz composta dal gruppo Esagono di Torino e dedicato al Barolo, ai suoi cru. Saranno esposti durante i concerti dal vivo del gruppo.

Peppo Parolini

11 luglio 1995, mentre ai Murazzi, con Peppo alla mia destra e Gianni Vernetti a sinistra, sto presentando “L’Urlo dei Murazzi” del 1995, di cui ero editore: che storie, ragazzi….

Sotto, l’angolo dell’Urlo con il mio scritto, di quel periodo: sono altri mill’anni e anche Peppo s’è trasformato in croce, insieme a Claudio Cioni,: ma la sua croce non è muta.

L’angolo dell’editore

Dalle Porte Palatine, saranno mill’anni, scendevo via Garibaldi e via Po, dal lato del re, e fuggendo la prigione di lezioni senza ragione andavo a sentire il Fiume. Erano primavere di luce folgorante. E il Fiume mi parlava una lingua di carezze e di sussurri sensuali. Era uno scambio di profonde tenerezze. Ora sono le nebbie che il Fiume respira, le nebbie fredde che mi riscaldano fin dentro le ossa: una notte, poteva essere dicembre, scendo ancora a sentire il Fiume con un po’ di vertigine in corpo e qualche giovane strumento di vita; rovistando tra i vecchi amici, quasi per caso, ecco che dirompe “L’urlo”. E dietro, il vecchio Peppo. Secoli dopo, dopo i cimiteri desolati di croci che sprecano nomi una volta urlanti e ora neanche più capaci di esalare spenti gemiti. E allora, mill’anni dopo, dai! Peppo, facciamolo insieme quest’Urlo, facciamolo coi vecchi amici evaporati: colle nebbie del Fiume; facciamolo coi nuovi disperati – sempre uguali – facciamolo per i sopravvissuti, facciamolo per quelli freschi e pieni di tutto ancora con solamente la voglia di esplodere. Facciamolo per chi non sa sentire il Fiume. Facciamolo per noi. Facciamolo per tutti o per nessuno. Ma facciamolo, il Fiume è con noi: e credo ne sia anche contento, dopotutto.

Vincenzo Reda estate 1995.

Man Ray, Autoritratto (Self Portrait)

“…(Kiki) prese a raccontarci le sue ultime esperienze di modella. Per tre giorni aveva posato per Utrillo. Tra una posa e l’altra lui beveva vino rosso, andava su di giri, le offriva da bere, ma se cercava di dare un’occhiata alla tela, la scacciava energicamente: l’avrebbe vista solo a lavoro finito. Quando finalmente le fu concesso di girare attorno al cavalletto, scoprì che lui aveva dipinto un paesaggio. Qualche giorno prima era andata a trovare Soutine e, sapendo che era senza soldi e spesso non aveva da mangiare, da buona amica gli aveva portato una pagnotta e un’aringa. Entrando, era quasi svenuta per il tanfo spaventoso che invadeva lo studio: sul tavolo marcivano un quarto di bue e un assortimento di verdure: una natura morta cui Soutine lavorava da parecchi giorni.”

“Lo studio dello scultore Brancusi, la prima volta che lo vidi, mi fece l’impressione di una cattedrale…Entrare nello studio di Brancusi era come penetrare in un altro mondo: il bianco, che è dopotutto la sintesi di tutti i colori dello spettro, il bianco si estendeva perfino alla stufa di mattoni costruita a mano e alla sua lunga canna, e veniva qua e là enfatizzato da qualche trave di quercia appena sbozzata o dall’aureo, metallico luccichio di una levigata forma dinamica, irta su uno sgabello…Brancusi viveva come un eremita in quello studio nel cuore di Parigi. Fatta eccezione per un ristretto numero di amici devoti, le sue opere erano praticamente sconosciute in Europa. Si rifiutava di esporre…Penso che sia stato Steichen, il pittore e fotografo che viveva in Francia, a vincere la sua diffidenza e a persuaderlo a esporre da Stiegliz a New York. L’esperienza non fu senza delusioni, a cominciare dalla dogana che rifiutò di fa passare le sculture come opere d’arte, insistendo che bisognava tassarle come prodotti industriali. E poi la sciocca ironia di quanti vollero vedere nelle sue opere un certo erotismo.”

Man Ray, pseudonimo di Man Emmanuel Rudnitzky, nacque a Filadelfia il 27 agosto 1890 e morì a Parigi il 18 novembre 1976: fu pittore, fotografo, regista, artista nel significato pieno che questo termine acquista a cominciare dai primi anni del ‘900 tra Italia, Francia e Germania. Conobbe a New York, nel 1915, M. Duchamp e F. Picabia con i quali in pratica fondò il movimento Dada. Si trasferì a Parigi il fatidico 14 luglio 1921 e in quegli anni frequentò da protagonista quella irripetibile stagione artistica.

Questo libro (titolo originale: Self Portrait) fu pubblicato nel 1963 e tradotto in Italia da Gabriele Mazzotta Editore nel 1975: la mia copia è proprio quella prima edizione, un anno prima della morte di Man Ray, più o meno nel periodo in cui io, ventenne, scoprivo i suoi rayograph che un anno più tardi avrebbero costituito l’ispirazione tecnica di una sezione della mia prima mostra fotografica.

L’autobiografia di Man Ray costituisce, oltre a un piacere indescrivibile, un documento unico per la conoscenza della storia delle avanguardie artistiche della Parigi del primo novecento: chiunque abbia un qualche interesse verso queste faccende non può ignorarne la lettura.

Movia Puro Rosé 2004

L’ho bevuto una domenica mattina dai colori dell’alluminio: domenica di fine aprile stinta, stenta, affaticata. Me lo ha fatto bere Matteo, titolare del ristorante Slurp e del locale (fascinoso) CasaSlurp, in Torino; in accompagnamento c’erano dei deliziosi salumi (magnifico lo speck).

Bisogna sottolineare che ho bevuto il culo di una bottiglia aperta da qualche tempo e dunque con il vino assai bene ossigenato e bello limpido: questo fatto, importante perché la sboccatura (il degorgement, come si chiama con l’appropriato termine tecnico francese) avviene in tempo reale, al momento dell’apertura della bottiglia e l’operazione si presenta tutt’altro che semplice. Occorre, infatti, eliminare lieviti e fecce senza sprecare troppo prodotto (che non costa poco: ben oltre i 30 €).

E’ assai probabile, come molti hanno sottolineato, che appena aperta la bottiglia restituisca un vino i cui sentori e gusti non siano propriamente il massimo della piacevolezza: qui siamo nel campo della cultura biologica e biodinamica, e senza solfiti aggiunti.

Devo dire che ciò che ho bevuto io – ripeto, un fondo di bottiglia – mi è piaciuto assai: privo di quel retrogusto terroso che molti evidenziano; e privo di quelle note di ossido che spesso sono tipiche di questo genere di prodotti. Frutti rossi maturi, pieni con grande acidità e mineralità e un finale difficile da descrivere ma direi di sorprendente piacevolezza.

Attorno a questo prodotto sloveno hanno scritto in molti con giudizi contrastanti (vedere Intravino, Enofaber, Cazzorla…). A me è piaciuto assai, pur convenendo che qui siamo in un ambito nel quale per necessità le opinioni non possono essere altro che parecchio modulate. Evitando, per come la penso io, di strepitare sentenze assolute in un senso o in quello diametralmente opposto.

Qui sotto, il link della scheda tecnica per chi volesse approfondire.

http://www.movia.si/it/wine/puro-rose