Archive for Luglio, 2013
Wiliam, venditore ambulante di poesia

Si chiama Wiliam Farnesi, è brasiliano. Una persona dolcissima, da una decina d’anni in Italia, con un passato importante legato al cinema.

Oggi vende poesie, sotto i portici di via Po, a Torino. Lo si può incontrare dopo le 22, sul lato destro della via (guardando la collina), in prossimità della piazza Vittorio Veneto: i lungomari torinesi che sono solito frequentare io, alla ricerca di persone interessanti e con l’aria salsa del mare che mi riempie le narici.

Se passate da quelle parti, di sera, comprate per pochi centesimi una poesia di Wiliam: i soldi investiti nella poesia sono sempre ben spesi.

Esagono con Wine Notes al Parco Dora

http://www.youtube.com/watch?v=KUQaxbydFHg&feature=em-share_video_user

My friend Chef Giovanni Leopardi, from DUCLAW, Baltimore Usa

http://www.youtube.com/watch?v=Sa1jQu2B2sc&feature=youtu.be

Terrazza Borgogno, Collisioni 2013

Ho bevuto i Barolo di Borgogno (millesimi 1982 e l’eccezionale 1978) ma anche il Baccano (uvaggio di Sangiovese al 75% e il resto di Sirah e Merlot) e il Chiostro di Venere (Sangiovese 40% e Cabernet 60%): due dei vini che Gianna Nannini produce nei 7 ettari della sua tenuta nei pressi di Siena (vini più che buoni).

Ho mangiato gli eccellenti salami stagionati e gli spaghetti alla colatura di alici di Cetara che Oscar Farinetti ha offerto ai suoi ospiti sulla panoramica terrazza, situata nel centro di Barolo e creata nel recente restauro dello storico edificio.

Di lassù abbiamo assistito al concerto di Gianna Nannini, prima di averla ospite dopo la sua performance, come sempre trascinante e intensa. Ho conosciuto una persona di semplicità disarmante, di naturale simpatia e disponibilità: ma d’altronde, perché stupirsi? Produce un ottimo vino e il vino sa berlo e apprezzarlo.

Con Gianna Nannini erano ospiti di Oscar, tra gli altri, anche Lella Costa, Oliviero Toscani, Paolo Crepet e Federico Quaranta (Decanter). Ma non posso non citare Walter Massa (il signor Timorasso) e Gianluca Bisol (Prosecco in Valdobbiadene): due grandissimi produttori, e persone magnifiche oltremodo.

Serata per davvero da ricordare che ho registrato con immagini scattate con l’anima del reporter, a luce naturale: tutt’altro che impeccabili ma, credo, dense di calore, di umanità.

La magia di Collisioni.

Rosa Ruske, il Ruché di Pietro Arditi

Di Ruché ne conosco diversi: ho lavorato a lungo con quelli di Montalbera e con il Laccento mi sono sbizzarrito e mi piaceva abbastanza, almeno fino a quando Luca Maroni se n’è impadronito e ha pontificato che il Ruché Laccento è il miglior vino al mondo. E dunque da quel preciso momento il Laccento ha finito di essere un vino interessante.

L1140132Sono tornato ai Ruché quelli più rustici, più ricchi di tannino e colore, magari anche un poco squilibrati.

Il Ruché, come ho già avuto modo di scrivere, è un vino che conosco fin dalla metà degli Ottanta e lo volli come rosso sulle tavole del mio matrimonio, nel 1990.

L’etimologia del nome è incerta, ma il suo successo fu dovuto all’opera instancabile del parroco di Castagnole Monferrato, don Giacomo Cauda, spalleggiato dall’allora sindaco del paese, Lidia Bianco. La DOC fu raggiunta nel 1987 e la DOCG nel 2010.

E’ questo un vitigno abbastanza generoso (il disciplinare regola a 90 ql/Ha la resa) che dona vini di un bel rosso rubino, discreta acidità e abbondanti tannini in un contesto palatale abbastanza abboccato con una nota olfattiva inconfondibile di rosa canina. Il disciplinare prescrive che sia realizzato con almeno il 90% del vitigno e per il restante con altre uve che possono essere Brachetto e/o Barbera: per la verità oggi si preferisce produrlo in purezza.

Il territorio identificato dalla DOCG, oltre a Castagnole Monferrato (pochi chilometri a nord-est di Asti), comprende i comuni limitrofi di Grana, Montemagno, Portacomaro, Viarigi, Scurzolengo e Refrancore.

Ora il mio amico Pietro Arditi mi ha portato un paio di bottiglie di questo Rosa Ruske, ovvero il Ruché che produce in quel di Ozzano da uve che provengono da un vigneto di circa un ettaro, situato credo a Viarigi e di proprietà di un parente che ha finalmente smesso di conferire le proprie uve altrui. E’ chiaro che, essendo prodotto e imbottigliato fuori zona, non può essere chiamato Ruché, ma garantisco che queste circa 4.000 bottiglie delle Cantine Valpane di Ozzano Monferrato raccontano uno di quei bei Ruché un poco rustici, molto colorati, tannici e di buona gradazione (13,5% vol.). Millesimo 20011, abboccato e di gran corpo, con quella rosa che incendia il naso e le gradevoli (per me) astringenze tanniche che permangono a lungo in bocca. Ecco, in gola si spegne presto, come tutti i Ruché.

Vino di accompagnamento difficile: a me piace berlo da solo o, a volte, con frutta come pesche e ciliegie; ma come dico sempre, ognuno può accompagnarlo come meglio crede: non esistono sacrilegi e eresie (e dunque non esistono dogmi) in questo genere di attività.

Salute.

Alberto Fenocchio, Collisioni 2013

Per la verità non ero molto soddisfatto della sistemazione che lo staff di Collisioni mi aveva trovato quest’anno. Il motivo era dovuto al fatto che, avendo da condurre le gustazioni in Enoteca, al Castello Falletti, avrei dovuto comunque usare l’auto per coprire quel paio di chilometri che separano il B&B Fenocchio, situato sulla via Alba (sulla destra, lungo il rettilineo che delimita il famoso cru dei Cannubi, arrivando da Alba), dal centro di Barolo.

Un poco scomodo, comunque fui accolto dalla signora Anna che andava di fretta e, come per tutta la gente di Langa (quella vera), non è che il suo approccio brillasse per cordialità: ma queste faccende le conosco bene e dunque non mi preoccupai più di tanto. Dissi alla signora che, prima della mia dipartita, avrei fatto volentieri quattro chiacchiere con il marito Alberto a proposito dei loro vini, che non conoscevo.

Sistemati i bagagli, tornai in paese per i miei affari. La sera fui ospite a cena dalla famiglia Abbona dei Marchesi di Barolo. Come al solito, la cena fu assai soddisfacente e le bevute ottime e abbondanti. Terminammo la serata verso mezzanotte e mezza; mi alzai sentendomi non ubriaco, certo, ma insomma un tantinello su di giri. Pensai: meglio che vada a letto, ho bevuto più del necessario, sono stanco e domani sarà dura e lunga.

In pochi minuti raggiunsi la mia meta: la linda stanzetta del B&B Fenocchio. Aprii il cancello automatico, parcheggiai come mi era stato indicato la mia auto e scesi. Mi venne incontro un signore che si presentò come Alberto Fenocchio e mi chiese se avevo voglia di fare due chiacchiere. Per non essere scortese acconsentii e pensai: vabbè, mi fermo qualche minuto e poi vado a letto, ho bevuto un po’ troppo.

Ebbene, le due chiacchiere finirono verso le tre! Seduti in cortile, sorvegliati dalle viti dei Cannubi gonfie di grappoli in attesa della prossima invaiatura, cominciammo a parlare. E non si parla a Barolo senza bere: Alberto se ne arrivò con una delle sue bottiglie di Bussia 2009. Bussia significa Monforte, significa terreni elveziani, significa il vertice dei Barolo di grande struttura e lunghissimo invecchiamento.

Parlammo e parlammo. Bevemmo e bevemmo…tutta la meravigliosa bottiglia. E descrivendo i suoi vini – 50.000 bottiglie da circa 10 ettari in Cannubi, Villero e Bussia per quattro grandi Barolo, quasi tutti esportati – e la sua azienda vecchia di oltre 150 anni, gli venne in mente una faccenda di quando era bambino. Si alzò improvvisamente e mi disse di aspettare un momento.

Ritornò quasi subito con un paio di uova e una scodella. Divise l’albume dai rossi e cominciò a montarlo con giusta perizia. Mentre era intento in questa operazione mi spiegava che quella roba lì usava tanti anni fa a colazione, per dare quella bella botta di energia con cui affrontare le fatiche della lunga giornata: era da tanti anni che quel rito non lo officiava più.

Finito di montare l’abume, aggiunse il rosso, un cucchiaio di zucchero e poi un mezzo bicchiere del sontuoso Bussia. Bevi, mi esortò.

Dunque, avete presente lo zabaglione: il nostro sambajon? Questo era infinitamente più delicato: una delizia…

Caro Alberto Fenocchio, per la chiacchierata notturna, per il Bussia 2009, soprattutto per quel delicatissimo sambajon grazie infinite: fra tutti i bei momenti passati durante Collisioni 2013, questo resta il più intenso, il più gradito, quello memorabile. Alla faccia della poca cortesia della Gente di Langa.

Il mattino dopo, come scrisse tanti anni fa Paolo Monelli, mi alzai senza il benché minimo fastidio o disturbo: come sempre quando la sera prima si beve Barolo. Anche se se beve un poco (!?) più del lecito.

Salute.

http://www.giacomofenocchio.com/

Gustazioni guidate a Collisioni 2013

Una vita dedicata al vino e tanta parte di questa vita onorata a curare i prodotti della storica Fontanafredda (nei tempi precedenti all’acquisizione dell’Azienda da parte di Oscar Farinetti): Lorenzo Tablino, enologo fino a ieri e oggi impareggiabile comunicatore.

Ci siamo conosciuti a Collisioni 2012: nella Sala del Professore del Castello di Barolo io tenevo la mia lectio magistralis su vino e letteratura; Lorenzo guidava alcune gustazioni con la sua inarrivabile verve e la competenza di oltre quaranta anni di professionale esperienza.

E ci siamo piaciuti. Una sorta di colpo di fulmine.

E dunque quest’anno ci hanno messi insieme a guidare per due giorni otto (otto!!) gustazioni nella stupenda sala dell’Enoteca del Castello dei Marchesi Falletti: quattro gustazioni al giorno con sei vini ognuna e la sala sempre in over-booking. Lorenzo da tecnico, io da letterato.

E il pubblico pare abbia parecchio apprezzato. Ho venduto molte copie del mio Di vino e d’altro ancora, appena uscito per i tipi delle Edizioni del Capricorno di Torino (aveva già pubblicato, nel 2009, Più o meno di vino). Un momento indimenticabile, per me, è stato quando Ian D’Agata ha letto il mio Decalogo del vino . https://www.vincenzoreda.it/decalogo-del-vino-di-vincenzo-reda/

Quasi 50 vini di cui almeno una trentina di Barolo: Bartolo Mascarello, Brezza, Pio Cesare, Ceretto, Chiarlo, Poderi Colla, Rinaldi, Bersano, Oddero…Il meglio di Langa con qualche visita in Roero, Monferrato e Oltrepò Pavese. E spesse volte i produttori presenti a raccontare le loro storie a volte secolari e sempre uniche

Tra tutti questi Barolo, Barbera, Moscato, Spumanti uno devo citarlo perché non lo conoscevo e l’ho assai apprezzato: il Moscato Passito Seren della Cantina Metilde: un vero portento.

Impegno e fatica enorme per portare a buon fine il duro cimento, ma che grande soddisfazione. Certo, se le gustazioni guidate fossero state un paio al giorno, con più tempo a disposizione il tutto sarebbe stato ancor meglio. Sia per noi sia per il pubblico, sempre attento, ricettivo, propositivo.

In questa magica commistione di musica, letteratura, cultura e vino che si chiama Collisioni, Lorenzo Tablino e Vincenzo Reda ci sono stati bene assai. E con noi il nostro pubblico.

Un grazie di cuore a tutti. E un doveroso arrivederci.

Salute.

Collisioni 2013, continua il rito magico

Anche quest’anno Collisioni è stato un momento magico: 70.000 persone di varia umanità, età, sesso, estrazione sociale, nazionalità hanno dato vita a una delle manifestazioni di maggior contenuto culturale, artistico e sociale cui si possa partecipare in Italia. E sono vere COLLISIONI: a volte morbide, altre volte più toste; ma ci si incontra, ci si scontra, si collide, si collude….Nelle mie immagini qui sopra un piccolo “masala” (mistura piccante indiana, meglio conosciuta come “curry“): ecco come definisco l’essenza di questa magia: il mio irrinunciabile masala.

Vincenzo Reda by Fabio Carisio, Art & Wine

IMG_8969Born in 1954 on the green Sila plateau in Calabria, since 1960 he has

lived and worked in Turin. After obtaining a diploma as an assistant

director in 1975 with Adriano Cavallo (Orson Welles’s assistant) at

the Experimental Centre of Dramatic Art in Turin, in 1976 he shot an

experimental body-art film with Plinio Martelli entitled “Ogni corpo

occupa un suo spazio” (Every body occupies a space of its own).

Presented at the Venice Biennial, it is now owned by Gam. Until 1983

he dedicated himself to photography, radio and literature, writing

unconventional poetry and books on wine. He then came up with the idea

of painting with wine. Since the first show in 1998 on the Isle of

Elba, he has exhibited in many Italian cities, but also in the USA and

India, and has created labels for fine wines. His works have been

purchased by Italian and foreign collectors. His wine chessboard on

crystal was used in the Chess Olympics in Turin in 2006.

P1040939He combines the ingenious intuition of painting using wine – mostly

reds (cited by type, vintage and cellar) – with a congenital flair

sharpened through a multitude of disciplines. This has enabled him to

approach visual art with the creative originality and technical skill

that are essential for overcoming the inherent difficulties in the

material. He has focused on stylized figuration, drawing on informal

suggestion to create polymorphic identities subject to multiple

semantic interpretations. His work “The flame” was displayed in 2009

at the Radisson Hotel in New Delhi.

Reda arte 1 i

Jazz in Langa: Esagono & Fallegro