Archive for Dicembre, 2013
Il Tartufo bianco

Avevo qualche dubbio che ora non ho più: il tartufo bianco dà il massimo quando si accompagna (si sposa, si accoppia, si fidanza, si unisce: fate voi, purché non dite: «si abbina») con le uova al tegamino.

Poesia lirica, poesia lirica allo stato puro. Che godere.

Nulla di più.

Salute.

Round Christmas: my food and beverage

Intorno alle feste tradizionali di Natale la nostra famiglia dà il meglio in fatto di vini e cibi particolari: questo succede in quasi tutte le famiglie italiane. Ma noi siamo privilegiati non soltanto dalla passione (faccenda anche questa abbastanza diffusa in Italia), ma soprattutto dal mio lavoro e dalle mie conoscenze.

A partire dal semplice pinzimonio: l’olio è toscano appena appena franto da uno specialista che lavora i suoi olivi in una zona di particolare pregio. Purtroppo, il pinzimonio è una specie di contraddizione: quando l’olio è al suo apice, non ci sono le migliori verdure e vegetali e quando queste (tra maggio e settembre) sono al meglio, l’olio è già troppo vecchio…

Poi, a esempio, il foie gras: me lo ha preparato l’amico chef  Nicola Di Tarsia, così come lo splendido tartufo bianco, il fagiano e la relativa ricetta (magnifica). Roba invece di casa nostra sono la delicatissima mousse di nasello e il magnifico sformato di carciofi: qui è mia moglie che è cuoca eccellente.

Il pesce è una nostra speciale caratteristica: da noi si mangia pesce che in tante altre case nemmeno conoscono; il fritto, fatto con una pastella particolare (usando il latte), è a base di triglie, acciughe e sarde; i calamari sono presi interi, ripuliti e poi tagliati. Il nasello, pesce magnifico, lo cucinano in pochi. Così come pochi conoscono la colatura di alici di Cetara: come preparare degli spaghetti (Garofalo) che sanno di mare in pochi minuti (devono essere al dente, ovvero bisogna sentire sotto i denti una certa consistenza…).

E poi ci sono i miei vini e i miei alcolici. L’Invernenga è un vino autoctono che proviene dalla vigna cittadina di Brescia (4 ettari): questo è del 2006 ed è una vera chicca. Poi c’è il Lysipp dei miei amici tedeschi di Fattoria Serra San Martino: questo magnum è un 2007, con un Montepulciano semplicemente grandioso. Barbaresco Gaja 2007: qui non c’è bisogno di dire niente. Del Balciana 2011 di Sartarelli ho parlato mille volte (con il foie gras è divino).

Ma quest’anno ho goduto in particolare il distillato. Questa grappa di Barolo Ventanni di Gianni Gagliardo è un prodotto con una storia particolare ed è fuori commercio: si tratta di una partita di grappa lasciata per molti anni dentro una botte e poi certificata di anno in anno. A questi livelli la grappa può fare a gara con i grandi brandy, cognac, rum e addirittura con i whisky di single malt: una complessità e un’eleganza davvero senza pari.

Salute.

Di vino e d’altro ancora con A. Gaja e L. Ferrua

E’ stata una serata magnifica, quella di martedì 17 dicembre 2013, consumata nella sala dei 200 del Centro Congressi dell’Unione Industriale. Sala gramita di un pubblico attento e assai partecipe: per me un ritorno in quello che fu per un decennio il mio posto di appartenenza, prima come Vicepresidente del Gruppo Giovani Imprenditori, poi come delegato per l’editoria nella Giunta della Piccola Impresa. Grande emozione.

E poi non capita spesso che Angelo Gaja si conceda con la sua trascinante verve affabulativa a qualsivoglia pubblico: lo ha fatto ieri sera, grazie all’amicizia e alla profonda stima che ci lega (senza false retoriche, con la semplicità delle persone che valgono). E bravo è stato anche Luca Ferrua che, malgrado problemi con la voce (tornava dall’India afosa e s’è beccato uno dei classici malanni che perseguitano chi viaggia…) e malgrado avesse smarrito gli occhiali da vista,  si è adoperato perché la serata si svolgesse nel migliore dei modi. Così com’è avvenuto.

Ho venduto tanti libri, ho proiettato due dei miei filmati e sono riuscito anche a comunicare qualcosa di diverso dalle solite trite e ritrite faccende che in giro si ascoltano a proposito di vino e cibo.

Un ringraziamento a tutti quelli che sono intervenuti e soprattutto, oltre a Gaja e Ferrua, a Giancarlo Bonzo, Amministratore Delegato del Centro Congressi dell’Unione Industriale di Torino.

E nei verdi….

Ho fatto l’amore con le rette del blu

Ho goduto delle ellissi dell’arancione

Raggiunto estasi iperboliche con i caldi volumi del giallo.

Mi sono fatto ingoiare dalle gore profonde dei grigi insondabili

E in esse annegare dissolvere.

Ma orgasmi indicibili ho raggiunto con rari tenui celesti

Con gialli impalpabili ho giocato a carezze insolenti

A scartavetrare insaziabile

la delicata mia pelle assetata.

E nei verdi

Nei verdi spossanti

Ho disperso il mio cuore.

P1020205 1

 

INCONTRO DI VINO: Vincenzo Reda con Angelo Gaja e Luca Ferrua

STAMPA martedì 275x420 tracc.inddLe tessere d’ingresso, gratuite e valide per due persone, potranno essere ritirate da martedì 19 novembre, fino ad esaurimento posti disponibili r in orario di ufficio, presso:

SALONE DE “LA STAMPA”, via Lugaro,15

CENTRO CONGRESSI, Via V. Vela, 17 – Tel. 011 5178246

Oppure scaricate dal sito:

www.centrocongressiunioneindustriale.it

Maggiori informazioni e approfondimenti relativi ai singoli incontri sono disponibili all’indirizzo

www.centrocongressiunioneindustriale.it/eventi

A. Gaja: appunti di viaggio tra Giappone e Spagna

APPUNTI DI VIAGGIO. GIAPPONE/TOKYO 27-30 novembre 2013

Angelo Gaja

Angelo Gaja

E’ il Giappone il paese asiatico che conosco di più per esserci stato dal 1979 una trentina di volte, quasi sempre per ragioni di lavoro. Dal momento dell’arrivo in centro a Tokyo ho ammirato i GINKO (in giapponese ICHO), alberi  alti una diecina di metri, ai lati dei viali, con foglie che viravano dal verde al giallo oro. Molti di questi ai piedi dei grattacieli, a guisa di grandi mazzi di colore oro, uno spettacolo della natura. Li avevo sempre e soltanto visti di colore verde, non ricordo in passato di essere stato a Tokyo a fine novembre.

Questa volta ho goduto anche di un giorno di vacanza e mi ha fatto da guida Toshi Mori (proprietario di Odex Japan, odex@wc4.so-net.ne.jp, importatore/distributore molto capace di vini dal buon rapporto qualità/prezzo. No, non importa i miei vini,  siamo  pero’ ottimi amici), parla otto lingue italiano compreso. E’ lui a farmi scoprire nel formicaio di Tokyo un angolo di quiete all’interno del quartiere DAIKAN-YAMA. Un’area dominata da tre grandi fabbricati dalla moderna architettura dedicati interamente ai libri ed a tutto ciò che c’è da leggere sia in versione cartacea che sul web, pullulanti di persone di ogni età, silenziose come si usa in un luogo di culto. Tutto attorno caffetterie e bar senza musica di sottofondo.  Mamme prive di ansia osservano i loro bambini correre ovunque. Un luogo di rigenerazione dello spirito. Ho visitato, nello stesso quartiere, anche uno degli EATALY di Tokyo. Perdo per un attimo l’incontro con il Presidente signor Shigeru che è appena partito per andare a tenere una conferenza a Yokohama. Mi accoglie il signor Suzuki, già sommelier del ristorante Sadler, felice di mostrarmi il libro “STORIE DI CORAGGIO” di Oscar Farinetti e dirmi che nei prossimi mesi verrà tradotto in lingua giapponese.

Degli asiatici i giapponesi sono quelli che hanno più gusto (taste), per il design, per la moda, per il bello, per il buono;  sono anche quelli che da turisti hanno viaggiato in occidente da più tempo.

Giappone ed Italia sono assillati da problemi comuni. Un debito pubblico molto elevato che il Paese non riesce a ridurre e che va onorato ogni anno pagando interessi imponenti. La delocalizzazione industriale verso Paesi in via di sviluppo, che offrono costo lavoro e tassazione dei redditi di impresa inferiori, crea disoccupazione in patria. Il Giappone guarda con preoccupazione alla Cina che rivendica il dominio sulle isole Diaoyu/Senkaku e mal sopporta la vicinanza di Paesi alleati agli Stati Uniti;  l’Italia teme l’invasione dei flussi migratori africani. Nella generazione dei quaranta- cinquantenni, che avevano vissuto con ottimismo la fase di sviluppo e di crescita economica dei decenni settanta ed ottanta, il ricordo del passato si stempera nella preoccupazione per il futuro facendo vivere male il presente. Sono numerosi, tra i quaranta -cinquantenni ristoratori giapponesi di cucina italiana, quelli che hanno trasferito/esteso la loro attività ad altri Paesi asiatici: Cina, Singapore, Vietnam, Thailandia, Filippine, … contribuendo a diffondere in quelle nazioni la cultura del mangiare e del bere italiano.  I giovani giapponesi invece non hanno memoria dei momenti di euforia del passato, per non averli vissuti. E’ da apprezzare la disponibilità che molti di essi hanno, ultimata la scuola dell’obbligo, di affrontare un periodo di lavoro all’estero (se non riescono a procurarselo nel proprio paese) per fare esperienza, accrescere la professionalità, imparare le lingue, nel settore nel quale hanno maturato la volontà di operare: con il desiderio di ritornare un giorno in patria quando “la nottata sarà passata”.

E’ noto che già da alcuni decenni  giovani apprendisti cuochi giapponesi vengono in Italia a fare esperienza nella nostra ristorazione di qualità. E’ una fortuna per il nostro Paese perché quando rientrano in patria ed aprono/lavorano presso ristoranti di cucina italiana diventano eccellenti ambasciatori dei prodotti dell’agro-alimentare italiano.

Il Giappone è il paese asiatico con il più elevato consumo di vino annuale pro/capite, oltre 2,6 litri; la tendenza è alla crescita. Il vino italiano gode di un ottimo posizionamento ed immagine. Numerosi sono gli importatori e tra questi anche quelli che importano vini italiani prodotti da artigiani di dimensione medio- piccola: professionali, sanno come vanno conservate le bottiglie di vino e come vanno promosse, puntuali nei pagamenti.  Importano anche vini artigianali:

RACINES, info@racines.co.jp; VINAI OTA, vinaiota@aol.com; WINE WAVE, info@wine-wave.com;  VINTNERS, info@vintnersgroup.com

A Tokyo ho lavorato per due giorni con l’importatore dei nostri vini, ENOTECA, www.enoteca.co.jp

Angelo Gaja, dicembre 2013.

PS  in occasione di un seminario organizzato da ENOTECA mi ha fatto da traduttore

Isao Miyajima isaovino@crux.ocn.ne.jp, bravissimo, professionale, molto apprezzato dagli astanti.

SPAGNA, il paese che fa concorrenza all’Italia del vino.

Non dobbiamo pensare di essere soltanto noi italiani ad avere l’esclusiva di produzione dei vini derivanti da varietà autoctone. L’altro Paese che ne ha di proprie e diverse dalle nostre è la Spagna. Solo per citare le più affermate: tra le rosse Tempranillo (nelle diverse declinazioni di Tinto), Bobal, Garnacha Tinta, Monastrell, Carinena, Mencia… e tra le bianche Airèn, Pardina, Macabeo y Palomino, Albarino, Godello, Verdejo… Non ne enumera così tante come l’Italia, ma ne è ricca anch’essa. Come per l’Italia anche in Spagna le varietà internazionali (Chardonnay, Cabernet, Merlot…) costituiscono una minoranza. Per i consumatori esteri amanti dei vini da varietà autoctone/indigene i due Paesi di riferimento sono Italia e Spagna.

Sui dati della produzione nazionale di vino spagnolo i numeri non sono ancora ufficiali: per il 2013 potrebbe attestarsi sui 46 milioni di ettolitri, se fossero di più la Spagna diventerebbe il primo Paese produttore al mondo superando di un soffio l’Italia.

In termini di volumi venduti sui mercati esteri il vino spagnolo occupa la seconda posizione, molto vicina all’Italia.

Il prezzo medio per litro di vino spagnolo esportato è circa la metà di quello italiano, che non è un prezzo elevato. Vuol dire che sui mercati esteri i prezzi delle bottiglie dei vini spagnoli sono mediamente inferiori a quelli italiani, e che il prezzo del vino  sfuso è ancora più concorrenziale. A costringere i produttori spagnoli ad esplorare i mercati esteri è una produzione nazionale esuberante rispetto al consumo interno di vino che è in calo vertiginoso e da sempre (e non soltanto a causa della crisi) molto inferiore a quello di Francia ed Italia.

Grande punto di forza dell’Italia sui mercati esteri è la presenza di ristoranti di cucina italiana che fungono da ambasciatori dell’agro-alimentare e del vino italiani. La Spagna non gode dello stesso vantaggio anche se nell’ultimo decennio il richiamo di Ferran Adrià e della scuola di alta cucina spagnola ha attirato anche all’estero maggiore attenzione e prodotto qualche emulo, ma l’interesse odierno più concreto resta per l’apertura di locali di Tapas che si stanno gradualmente diffondendo anche in Asia.

La Spagna ha goduto largamente di elevati contributi comunitari per la ristrutturazione dei vigneti. E’ cresciuto il numero dei produttori di vino anche se resta notevolmente inferiore a quello dell’Italia: vuol dire che rispetto al nostro Paese la Spagna non gode altrettanto del vantaggio di avere un numero elevato di produttori che viaggiano sui mercati esteri a raccontare i loro vini, il territorio e la narrazione ad essi connessa, a fare marketing.

Come l’Italia anche la Spagna è un paese di elevati flussi turistici e gioca la carta delle territorialità.

Voglio citare, tra i molti bravi produttori spagnoli,  tre che per il loro percorso costituiscono secondo me dei modelli, degli esempi dai quali è possibile anche per noi italiani trarre qualche insegnamento, perché no?

VEGA SICILIA  www.vega-sicilia.com

Ad acquistare nel 1982 la prestigiosa cantina è stata la famiglia che fa capo a Pablo Alvarez, uomo di poche parole, concreto, eccellente organizzatore, capace di circondarsi di qualificati collaboratori, che ha rinnovato totalmente la cantina di Vega Sicilia elevando i vini a livello di eccellenza, attribuendo loro piena visibilità sui mercati esteri, rendendoli costantemente presenti nelle aste internazionali a guisa di  riferimento  per i vini spagnoli.

Pablo Alvarez ha successivamente largamente investito in altre aree. In Ungheria/Tokay, con la cantina Oremus, ed in Spagna nelle aree di Valladolid, Toro, Rioja Alavesa.

TELMO RODRIGUEZ  www.telmorodriguez.com

Di scuola bordolese, nel 1994 con un paio di altri enotecnici fonda la ditta che nel tempo diventa “COMPANIA DE VINOS TELMO RODRIGUEZ”. L’obiettivo è di individuare nelle varie aree viticole (Rioja, Galicia, Ribera, Toro, Avila, Malaga, Alicante, Rueda) vecchi vigneti di varietà autoctone da recuperare ed affittare, vinificarne le uve presso cantine sia proprie che di altri produttori ed imbottigliare con il proprio marchio. Telmo Rodriguez non è un consulente ma lavora in proprio. Ha contribuito a recuperare varietà che nel tempo erano state trascurate ed ha fatto crescere l’interesse a produrre vini originali, di luogo, nelle varie aree spagnole di vocazione. E’ stato d’esempio per altri produttori. E’ anche un ottimo comunicatore; i suo vini sono esportati in numerosi paesi.

TORRES: www.torres.es

Cantina guidata da Miguel A. Torres, Presidente e uomo di grande carisma. Giusto per dare un’idea, TORRES sta alla Spagna come ANTINORI sta all’Italia. L’azienda opera attraverso 27 cantine di proprietà in Spagna, California, Cile ed oltre 2.500 ettari di vigneti propri. Torres è da anni all’avanguardia in Europa nei progetti di sostenibilità ambientale, sociale, economica. I vini godono di elevata visibilità internazionale per essere esportati ovunque. Molto interessante l’atteggiamento di apertura e di ricerca di sinergie che TORRES dimostra in numerose nazioni estere  ove opera con la propria ditta di importazione e distribuzione, unendo ai propri vini in portafoglio anche quelli di altri  produttori dell’Europa e del nuovo mondo di grandi-medie-piccole dimensioni.  Un modo efficace di FARE SISTEMA. Nessun produttore italiano che faccia altrettanto.

 

Angelo Gaja, dicembre 2013

Magie di Langa in dicembre

Esterno giorno, verso il tramonto, dalle parti di Serralunga d’Alba: anche in dicembre la Langa sa elargire, generosa, magie.

E più ancora se dentro, oltre alle sensazioni e ai ricordi, si hanno le giuste dosi di qualche vino spremuto da uve Nebbiolo e bevuto con amici. E’ sempre un bel balsamo, che consiglio a tutti. Soprattutto ai Giusti e agli uomini di buona volontà. Salute.

I miei auguri: Dolcetto d’Alba 2012 di Brezza

Quest’anno i miei tradizionali 73 biglietti d’auguri per un 2014 (che sia almeno meno peggio del 2013…) li ho dipinti con il Dolcetto d’Alba 2012 di Brezza (13% vol.). E’ un Dolcetto gentile, non troppo carico di colore ma con i tipici profumi (viola) del Dolcetto e il suo lungo retrogusto amarognolo.

E sono auguri dedicati a Oreste Brezza, uno degli ultimi patriarchi del vino, gran produttore di Barolo (e di un Nebbiolo che a me piace assai). Li ho dedicati a lui perché mi ha trasmesso un insegnamento straordinario: il Barolo è un vino che si può e si deve bere sempre…anche a colazione!

E ha pienamente ragione; prima, come tanti altri, mi avvicinavo a questo vino con una sorta di religiosa attenzione e troppo rispetto: sbagliato. Il Barolo più lo bevi e più lo ami e pretende d’essere bevuto come ogni altro vino; anche giovane, anche fresco d’estate. Grazie Oreste.

Per concludere: sono 73 biglietti formato 15×22 su carta Fabriano 50% Cotton da 300 gr. (tagliati da fogli 50×70). sono dipinti uno a uno senza uso d’altro che non il pennello; e sul retro, con la mia solita Montblanc e il solito inchiostro viola, c’è scritta una frase che esprime gli auguri, specifica il vino e riporta la dedica speciale. Quest’anno il soggetto è la mia sigla (VR) che diventa bicchiere tra la materia grezza delle macchie di vino. Ritengo che sia uno dei miei auguri più belli (dal 1998, quando ho cominciato): sia per il soggetto sia per i concetti e sia per il vino.

Salute.

Renzi, perché

Domenica, 8 dicembre 2013: una giornata luminosa, neanche troppo fredda. Mattina, esterno giorno: mi reco verso le 10.45 per dare il mio contributo elettorale, da non iscritto al Partito, a Matteo Renzi. Gran coda, ma non posso votare perché ho dimenticato il certificato elettorale. Boia faus!!

Con tigna, ci riprovo verso le 18.30: via Botero, una traversa di via Garibaldi a Torino, centralissima. Mi metto in coda, una coda intrecciata di giovani, anziani, gente che si nota abbiente e gente che si nota con parecchi problemi. Qualcuno che parla di una serata trascorsa a giocare a poker in famiglia…

Mi tocca aspettare almeno mezz’ora. E poi, dopo aver chiesto il permesso di scattare delle fotografie, metto la mia X sul nome di Matteo Renzi.

Perché?

Non penso che Mattei Renzi sia il meglio. Penso che Matteo Renzi sia il meno peggio. Penso che sia giusto fidarmi di uno che ha il coraggio di metterci la faccia e che ha circa quarant’anni. Penso che sia giusto dare una chance a uno che ha voglia di fare e che, pur da buon “politico” quale sembra, sa mettersi in piazza senza ululare e senza proclamare d’essere “la soluzione“. Penso che sia giusto mettere le mie speranze nelle mani di uno che mi promette soltanto il suo impegno.

E che iddio, o chi per lui, ci assista. Ne abbiamo bisogno!

Dedicato al mio papà e a mio nonno Vincenzo,  montanari calabresi che, quando c’era da votare, indossavano la rara cravatta rossa e si recavano, orgogliosi, al seggio. In Calabria e poi a Torino…

Tallone per Bodoni

Alla Biblioteca Nazionale (P.zza Carlo Alberto, 3 – Torino), una magnifica mostra a cura dei Tallone dedicata a Giovanni Battista Bodoni (1813-2013) in occasione del bicentenario del grande Saluzzese che fece dell’eleganza la caratteristica fondamentale dello stile dei suoi caratteri da stampa. Con una nota importante: i caratteri bodoniani sono straordinari nell’uso che se ne fa per copertine e frontespizi, non indicati (difficoltà di lettura immediata) nei corpi editoriali delle pagine: non c’è gran cultura editoriale e, soprattutto, tipografica in coloro che usano il Bodoni per comporre testi di pagine. Caratteri come il classico Garamond o anche il Times (tralasciando di citarne molti altri bellissimi ma meno conosciuti, come il Caslon, ecc.)sono assai più indicati perché di più facile lettura.

La mostra dura fino all’11 gennaio 2014 e il mio consiglio, per gli appassionati – va da sé – è di quelle da non perdere: così come l’acquisto del magnifico opuscolo: “VESTIRE IL PENSIEROTipografia e editoria nei Manuali Tipografici di Alberto e Enrico Tallone – a cura di Andrea De Pasquale e Enrico Tallone” e costa soltanto 5€!

http://www.talloneeditore.com/images/blog/comunicato-mostra-Nazionale-Torino.pdf>  

L’essenza del cibo

http://www.fattoria-casabianca.it/it/azienda/prodotti/extravergine-casabianca2

L’olio me lo ha mandato il mio amico Patrick Spencer, californiano di nascita (di Sacramento, la capitale) e ormai toscano d’adozione: in questo periodo una delle mie massime aspirazioni alimentari è data dalla possibilità di gustare l’olio appena franto: tra un mese, come ben sanno soprattutto i toscani, avrà un altro sapore e i profumi non saranno più quelli, straordinari, di questi giorni.

Quest’olio è spremuto da Aldo Liquori (che non conosco personalmente) dalle olive maturate nei suoi circa dieci ettari di olivi posti a circa 340 mslm in località Bùcine, Val d’Ambra, in provincia di Arezzo. La sua composizione è costituita dalle varietà Frantoio 75%, Leccino e Moraiolo 10% e Pendolino 5%, si chiama Poggio al Sole ed è un olio di aromi straordinari e di altrettanto eccellente palato; piuttosto fine ed elegante rispetto a certi olii toscani, non presenta quelle note piccanti che a certi buongustai possono recare fastidio. Nella Fattoria Casabianca si producono anche vini (17 ettari) a base Sangiovese e Trebbiano, con Merlot e Chardonnay: pare siano ottimi e certo bisognerà valutarli, se la qualità è quella di quest’olio sopraffino….

Gustarlo sopra una frisella (o una fetta di pane vecchio di qualche giorno) in compagnia di origano (del Gargano), sale (dell’Himalaia) e aceto di produzione personale (la mia è una ricetta complicata) per me rappresenta il massimo dell’essenza del cibo. E poi, chiaro, un Nebbiolo come si deve: per esempio il daBatié (da battezzare, letteralmente, in piemontese) 2011 di Gianni Gagliardo. Niente di meglio!