Archive for Aprile, 2014
Massimiliano Cogo, In viaggio con gli angeli

Come sia arrivato a conoscere questa bella iniziativa è complicato da spiegare: le vicende della vita spesse volte si svolgono secondo il modello di un filo che invece di tendersi linearmente si attorciglia, si annoda, si arrotola…

Comunque sia, questa impresa di Massimiliano Cogo (amico di amici…) è soltanto da conoscere, diffondere, incoraggiare, sostenere. Così come l’associazione UGI, che raccogli i genitori di bambini – bambini… – ammalati di cancro.

Forza e coraggio, dunque.

Castiglione Falletto

Maurizio Rosso, oltre a occuparsi delle faccende commerciali del suo vino (Cantina Gigi Rosso), è una persona di grande sensibilità culturale – autore di alcuni volumi assai interessanti, legati alle tradizioni e alla storia di Langa. A lui ho chiesto di accompagnarmi in una sorta di visita guidata a Castiglione Falletto, paese, tra gli 11 del Barolo, che meno conoscevo.

E’ stata una bellissima esperienza, avallata al meglio da una una splendida giornata scaldata da un a luce abbagliante, limpida, estiva.

Ho rivisitato con calma una paese di rara bellezza su cui, imponente, domina il castello dei Falletti (XIV sec.) che troneggia con le sue torri circolari su tutto il panorama, verdissimo in questa stagione, dei grandi cru di Barolo.

Paese di origini medievali, piccino (non più di 700 abitanti e una trentina di produttori), ma con un centro storico davvero particolare che pare accoccolarsi tra le braccia forti del suo inespugnabile maniero, purtroppo non visitabile perché di proprietà privata.

A parte gli assaggi dei Barolo 2010 nella Cantina Comunale (di cui Maurizio è presidente), la chicca è stata quella di aver pranzato sulla terrazza del ristorante Le Torri: la vista svaria verso l’occidente e abbraccia i territori di Barolo, La Morra, Verduno, e la corona delle Alpi ancor più in là….

Abbiamo mangiato più che bene – devo segnalare la straordinaria delicatezza del vitello tonnato – e bevuto un Nebbiolo 2011, particolare ma di originale piacevolezza, di Parusso.

Mi compiaccio di segnalare e raccomandare questo ristorante: Le Torri, da poco assai ben gestito da Luisa (sala) e Luca (Cucina). Nel centro del paese, proprio sotto l’imponente castello: di elegante e semplice arredo. Chi segue il mio consiglio, ne sono certo, non potrà che ringraziarmi.

Io, per ora, ringrazio Maurizio Rosso: se lo merita – e me lo merito….

Ristorante Le Torri

www.ristoranteletorri.it     letorri@ristoranteletorri.it

GoWine: Barolo tra Castiglione e Serralunga

Sabato 26 aprile 2014, in compagnia di Maurizio Rosso, ho avuto modo di trascorrere un’intera giornata – bellissima dal punto di vista meteorologico e assai stimolante per quanto riguarda gli incontri – tra Castiglione Falletto e Serralunga d’Alba gustando e valutando molti dei Barolo che nei cru di questi fortunati paesi si producono.

Ben 10 Barolo di Castiglione e 6 di Serralunga.

L’occasione è stata fornita dall’evento spalmato sul fine settimana (25, 26 e 27 aprile) e organizzato da GoWine che proponeva, guidati da Gianni Fabrizio e Massimo Zanichelli, i Barolo 2010 in anteprima e alcune verticali (2005/6/7/8) di alcuni tra i migliori cru che si producono in questi due paesi.

Va precisato che qui siamo in pieno elveziano (periodo miocenico compreso tra 17 e 11 mln. di anni): marne e argille fossili che danno Barolo più colorati, potenti, strutturati dei loro fratelli di Barolo e La Morra. Mentre posso dire di conoscere bene quelli di Serralunga (stimo, sopra gli altri, Anselma, Pira e, pare ovvio, lo Sperss di Gaja), poco sapevo dei grandi cru di Castiglione, a parte Bava (Scarrone) e Ceretto (Bricco Rocche).

Nella Cantina Comunale del paese, piccina ma assai ben assemblata (la giovane Federica ha da poco messo la sua passione al servizio dei visitatori), ho bevuto e valutato 5 Barolo 2010, consigliato da Maurizio: Brovia Rocche di Castiglione, Parusso Mariondino, Cavallotto Bricco Boschis, Oddero Villero e Ceretto Bricco Rocche. Quello che mi ha convinto di più, in un contesto di gran qualità complessiva, è il Cavallotto. Assai peculiare il Parusso.

Nel pomeriggio ci siamo spostati nelle lussuose sale del Relais Boscaretto, sopra Serralunga, Qui Massimo Corrado (Pres. GoWine) ha presentato le verticali 2005 guidate da Gianni Fabrizio, con la competenza che gli si riconosce meritatamente.

5 Barolo di Castiglione e 6 di Serralunga: non sto a citarli tutti, ma, nel contesto di un’annata non considerata grande (e qui dovrebbe aprirsi un bel dibattito: io non amo queste generalizzazioni che sono spesse volte fuorvianti), ho trovato eccellenti il Riserva Vignolo di Cavallotto e il Parussi di Sordo.

Tra quelli di Serralunga (che forse complessivamente preferisco): il Prapò di Schiavenza e il Marenca di Pira. Con una segnalazione particolare per le stupefacenti note balsamiche del Badarina di Bruna Grimaldi.

Mi mancava una valutazione professionale di questo genere. Mi pare ovvio ringraziare gli amici di GoWine e Maurizio Rosso.

Il Cremes di Gaja: una piccola eresia

Il Cremes (il nome significa in piemontese il colore cremisi) è un vino che frequento da anni e che mi piace: è il vino meno costoso che produce Angelo Gaja.

E’ un uvaggio al 50% di Dolcetto e Pinot Noir: a chi, se non a lui, poteva venire in mente di unire due vitigni di così apparente lontananza e mettere in atto l’eresia di sposare un nobilissimo e altero franzoso a un plebeo contadino piemontese? A Angelo piacciono le sfide e piace mettere spazio (e Tempo) tra sé, i suoi prodotti (che sono null’altro che un aspetto del sé) e tutti gli altri….

Il Cremes ha il colore del Dolcetto, soltanto meno violaceo, non ne ha i profumi di fiori ma ha preso i frutti del Pinot Noir. Del Dolcetto ha il palato amaro e del francese un finale lunghissimo e di grande piacevolezza.

Per accompagnare questa bottiglia del 2012  ho scelto un voluttuoso pollo condito con l’inarrivabile masala del maestro indiano Shaik Nazir: questa mistura di spezie fu realizzata apposta per me. Non contento, e per continuare nel senso dell’eresia, ho finito la bottiglia il giorno dopo (era migliorata) con una panissa vercellese (riso Arborio, come da tradizione): entrambi gli accompagnamenti li ho trovati eccellenti.

Io amo le eresie, gli eretici, gli eresiarchi: arrivo da paesi d’eresia (sono nato nel paese in cui morì Gioacchino da Fiore e a pochi chilometri fu catturato, qualche anno dopo, Tommaso Campanella…). Certo non è la Langa regione d’eresia: bisognerebbe spostarsi un po’ più a nord, nel Canavese. Ma la Langa, ogni tanto, mi stimola suggestioni eretiche con certi suoi vini, con certi suoi personaggi. Angelo Gaja tra questi.

Salute.

Sui banchi i verdi voluttuosi

Vado pazzo per le fave, soprattutto crude. E in maniera speciale in questo periodo, quando sono tenere e hanno un sapore che presto perderanno.

Queste arrivano dal sud, qui da noi bisogna aspettare fine maggio.

Papà lo sapeva e quando l’ùortu cominciava a regalare i primi belli e grossi e voluttuosi bacceli mi chiamava e correvo. Correvo a inzaccherarmi tra i solchi per godermi quelle magnifiche primizie. Certo i sapori di quelle fave sono scritti nella memoria…

Insieme alle espressioni del volto di mio padre. Un volto che sapeva, senza retorica, di terra. E che s’illuminava quando mi osservava mangiare voluttuoso, quasi stravolto, le sue fave.

E non c’erano parole.

Non servivano.

Per le faccende importanti per davvero le parole non servono.

Direi che possono anche far danni.

In vigna i verdi tenerelli

Mi commuovono i verdi tenerelli, adolescenti che in questi giorni di aprile colorano, con tanta delicatezza, e direi quasi con pudore, le vigne.

Sono verdi che sussurrano, verdi che carezzano, verdi che sospirano promesse gentili.

Se il sole non infierisce con violenza è anche meglio: questi verdi amano gli umidori e saranno i mandanti anonimi di quegli umori che le viti sapranno donarci in autunno.

Ma bisogna avere pazienza, sapere aspettare. E intanto godere di questi colori che pare quasi si vergognino….

Tra Pasqua e Pasquetta

Tra Pasqua e Pasquetta: tra Torino e Barolo; tra casa Reda e Ristorante Brezza….

Pasqua: reginette al delicato passato di fave secche di Carpino e agnello al forno con Barolo Dagromis di Gaja 2005 e Nebbiolo Santa Rosalia 2011 di Brezza.

Pasquetta: la deliziosa carne cruda con olio e acciughe di brezza, tagliolini con ragout di salsiccia e agnolottini del plin; agnello al fono e coniglio. Il tutto sotto l’egida di una gran Barbera Brezza 2009 Cannubi Muscadet che sapeva di terroir come poche volte m’è capitato di constatare: da questa magnifica Barbera per davvero respiravano e raccontavano storie le spezie e l’eleganza dei Cannubi. Straordinaria!

E poi passeggiata in Barolo. Un Barolo umido e gocciolante ma nientaffatto sgradevole. E visita nello shop di Gianni Gagliardo per salutare Piero Daviso e le mie bottiglie di Preve 2007, sempre magnifiche.

Salute.

Villa Bucci

Sul mio ultimo libro, Di vino e d’altro ancora, in un capitolo dedicato al Verdicchio dei Castelli di Jesi ho scritto:

«… Certo di acqua sotto i ponti, dalla bottiglia etrusca disegnata dall’architetto milanese Maiocchi nei Cinquanta, tanta ne è passata: oggi le tecnologie permettono un controllo e una pulizia maggiore sia in vigna sia, soprattutto, in cantina.

Ho bevuto – non amo il verbo degustare – scegliendole personalmente, sei bottiglie di produttori diversi e annate comprese tra il 2006 e il 2008, alcuni di questi vini sono stati invecchiati in barrique, altri hanno visto soltanto acciaio. Quasi tutti sono stati vendemmiati tardivamente, alcuni con la presenza già di muffe nobili.

Sono tutti vini più che eccellenti (vedi schede).

Personalmente ho trovato sensazionali il Villa Bucci Classico Riserva 2007 e il Garofoli Classico Superiore Podium 2008: vini lunghi, con quella caratteristica mandorla amara che ti accarezza il palato e poi tutti i sentori di frutta bianca (ognuno può divertirsi a scoprire banane, ananas, mele, ecc.) e miele; buona acidità, mai alta in questi vini e anche mineralità; alcol sempre sopra i 13,5%vol. che non aggredisce il naso.

Vini grassi di gran corpo che possono accompagnare non soltanto roba di mare; vini che io amo bere anche solitari e solitario: quando il bere diventa un rito per soddisfare soltanto sé stessi, certi sé stessi molto esigenti e esclusivi.

VILLA BUCCI

Riserva 2007.

Verdicchio dei Castelli di Jesi DOC Classico Riserva.

13,5%vol.

15.000 bottiglie in vigneti di 40 anni.

Riserva millesimata prodotta soltanto in annate particolari. Affinamento: almeno un anno e mezzo in botti di rovere di Slavonia da 50 e 75 hl.; almeno un anno in bottiglia prima dell’inizio della vendita.

Il Villa Bucci è un bianco con caratteristiche da rosso e come i rossi deve essere trattato: a temperatura non troppo fredda, possibilmente con la bottiglia aperta almeno mezz’ora prima. Infatti il vino, affinato a lungo in botte e bottiglia, modifica la struttura dei profumi che da primari di uva e fiori, diventano secondari e terziari: spezie, erbe aromatiche, officinali, minerali, ecc. Come avviene per i vini rossi questi odori per aprirsi hanno bisogno di respirare, e il freddo li chiude».

Ho bevuto e gustato di recente, dopo la mia lezione a Eataly in conclusione della quale abbiamo offerto i vini di Villa Bucci al pubblico, tre bottiglie di questo produttore marchigiano: Verdicchio Bucci 2012, Villa Bucci Riserva 2009 e Villa Bucci Rosso 2006.

I primi due sono spremuti da uve Verdicchio in purezza, 13,5% vol., colore giallo paglierino con riflessi dorati entrambi. Qui siamo al cospetto di vini che esprimono umori di vigne assai vecchie, e si sente: a prescindere dal differente livello dei due Verdicchio, si percepisce un’austerità, un’eleganza e una complessità che li accomuna e li distingue da tutti gli altri, pure ottimi, Verdicchio di Jesi marchigiani.

Mi pare che il millesimo 2009, rispetto al 2007, abbia dato risultati  più complessi: questa Riserva è destinata a migliorare ancora per qualche anno e magari a insidiare il mito del millesimo 2004…

Gran sorpresa mi ha riservato il Villa Bucci Rosso 2006: non conoscevo i rossi di Ampelio Bucci e ho scoperto di aver perso molto probabilmente delle buone occasioni. Questo rosso (70% Montepulciano e 30% Sangiovese) di 13,5% vol. presenta un bel colore rosso rubino caldo, naso di frutta rossa matura e palato di grande morbidezza: è un vino largo, sensuale, con un lungo finale gradevolmente abboccato. Devo dire che proprio mi è piaciuto tanto: pur lontanissimo, nelle caratteristiche organolettiche, dai  miei amati vini  figli delle uve Nebbiolo. Ma ogni tanto fa bene cambiare e in Italia non abbiamo che l’imbarazzo della scelta.

Una nota: mi piacciono le etichette dei vini Bucci. Mi piacciono perché sono eleganti e essenziali come i vini che raccontano. Nel mare di gran cattivo gusto che imperversa nel campo delle etichette italiane del vino mi pare un gran merito: l’etichetta – come dico sempre – prima di reclamare stucchevoli pretese artistiche, dev’essere chiara, essenziale e saper raccontare il vino che gli sta dietro. E parla un artista, anche.

Per concludere, a chi volesse approfondire la conoscenza di questa magnifica cantina marchigiana – oltre che invitare a berne i deliziosi vini, pare ovvio – consiglio la lettura dell’ultimo libro di Oscar Farinetti: una delle famose 12 storie di coraggio riguarda proprio Ampelio Bucci….

Incontri by Gianni Gagliardo

Per uno come me, che ha masticato Fotografia per un ventennio (tra i succosi Sessanta e gli inebrianti Ottanta), vedere stampata una provinatura formato 24×36 con la sigla Ilford HP5 Plus costituisce una vera emozione. Io preferivo la Tri-X della Kodak, ma questo è un dettaglio tecnico….

Questo volume, Incontri – con le fotografie del canadese Marcus Oleniuk e i testi di Mario Busso, curato da Stefano Gagliardo – è un’operazione che davvero riporta a certi stilemi anni Settanta: un bianco e nero assai letterario, con sgranature e contrasti quasi drammatici; inquadrature insolite e gusto invernale che riporta a focolari, chiacchiere e bevute tra vecchi amici, atmosfere fuori di questi tempi grami ma dentro ai tempi eterni della memoria…

E’ un libro insolito fin dalla scelta del formato: un cartonato orizzontale 31×25,5 con sovracopertina  e per gli interni bella carta patinata opaca da circa 135 gr. Impaginazione, grafica e confezione di grande cura e eleganza.

Belle per davvero sia le fotografie di Marcus dal taglio del reporter giramondo (e un sapore di vecchia FSA americana anni Trenta condita dallo stile di un Salgado), sia i testi -con opportuna traduzione in inglese – dell’amico Mario Busso.

Presentato al recente Vinitaly, è un bel libro davvero. E non è un complimento di circostanza per tutti gli amici coinvolti in questa realizzazione…..

Consiglio disinteressato: Millennium

Per il Vinitaly quest’anno ho trovato da dormire in un discreto albergo (Doré) a Castelnuovo del Garda, 10′ di treno da Verona. Per prendere un boccone le due sere che mi sono fermato lì ho seguito, come al solito, il mio istinto: tra i locali consigliati ho scelto il ristorante-pizzeria Millennium.

E come al solito non ho sbagliato!

La prima sera ho gustato un delizioso piatto di gnocchi con sugo di salsiccia (dose più che abbondante) e poi, con un certo azzardo, una tagliata di manzo: semplicemente strepitosa!! Difficile da trovare, a un prezzo più che onesto, una carne così buona e ben preparata. Mi sono ripromesso di scriverne perché davvero ne vale la pena.

La sera successiva ho preso la mia solita pizza con salamino piccante e anche qui: chapeau, pizza più che eccellente con servizio discreto e sollecito. Mica poco!

E dunque, se vi trovate dalle parti di Castelnuovo del Garda, due passi da Verona, il mio consiglio è: Ristorante Pizzeria Millennium e mi ringrazierete….

www.ristorantemillennium.it

Vinitaly: my free shots

Girellando per il caos organizzato del 48° Vinitaly: scatti in libertà per signorine, stand, professionisti, produttori, beoni. Hominem imaginem (pagina) nostra sapit: per citare Marziale…..

La Bernarda

Nel nostro straordinario mondo del vino succedono anche queste cose: un amico mi porta una strana bottiglia e mi invita a gustarla per poi fargli conoscere il mio giudizio.

IMG_5272Il vino si chiama: La Bernarda: è un uvaggio di Barbera e Bonarda; l’etichetta, per altro di un certo buon gusto e un pizzico di ironia, conferma che il nome del vino, oltre a ricordare con evidente assonanza i due vitigni da cui trae origine, ha precisi riferimenti con Quella Cosa Lì, quella che a tanti di noi (non a tutti, si badi bene) piace assai.

Bevo un vino di grande piacevolezza, leggermente vivace (si sente la rifermentazione naturale), non filtrato e di 13% vol., prodotto dall’Azienda Agricola di Trinchero Christian a San Martino Alfieri (AT).

M’incuriosisco e saccheggio la rete: senza risultati apprezzabili.

Chiamo il mio amico e gli chiedo il numero del cellulare di questo signor Christian Trinchero. Lo chiamo e lo interrogo sulla sua attività di produttore di vino e in particolare su questa benedetta La Bernarda. E vengo a sapere quanto segue.

Innanzi tutto Christian per campare svolge un altro lavoro e dunque è un vignaiolo “a rate“; possiede 5 ha scarsi che sono di proprietà familiare da almeno tre generazioni e che gli permettono di produrre 15.000 bottiglie, più una certa quantità di vino sfuso nelle tipologie classiche (Barbera d’Asti, Dolcetto, Bonarda e Nebbiolo): tutta la produzione è venduta direttamente in cantina o ad alcuni ristoratori affezionati clienti di vecchia data.IMG_5274

La Bernarda è nata da un’idea sbocciata tra una bevuta e l’altra di quelle che uniscono, antico rito, un gruppo di vecchi amici. L’assemblaggio dei due vitigni viene leggermente variato a seconda dell’annata, ma più o meno costituito da 40% Barbera e 60% Bonarda. Ne produce 2.500 bottiglie e costa, udite udite, ben 3.50 € a prezzo di cantina, pare ovvio….

Io, ripeto, l’ho trovato un vino assai gradevole e piacevole: mi riprometto prima o poi di fare una salto a San Martino Alfieri e provare gli altri prodotti di Christian, perché mi pare evidente che il vino Christian lo sa fare, anche se è soltanto un vignaiolo “a rate“.

 

Non avendo un sito web, posso lasciare volentieri l’indirizzo e-mail:

christian.trinchero@coldiretti.it

 

Vinitaly 2014

I numeri di quest’ultima edizione del Vinitaly sono, in tutta franchezza, impressionanti!

4.100 espositori di 80 paesi per un’area di oltre 100.000 mq.

155.000 visitatori (+6% rispetto alla scorsa edizione) di cui 56.000 buyer stranieri, con tedeschi e americani quasi appaiati al primo posto e seguiti da inglesi, canadesi, russi…

L’intervento del Capo del Consiglio dei ministri, Matteo Renzi, è stato un ulteriore valore aggiunto, così come le presenze di Maurizio Martina (Agricoltura), Giuliano Poletti (Lavoro) e Angelino Alfano (Interni). Chiaro che questa trionfale 48° edizione fa da prologo beneaugurante  al prossimo Expo 2015 (Vinitaly ne curerà il settore specifico). E speriamo tutti che il Nostro sbilenco Paese ritrovi una postura che gli sia più consona….

Per quanto mi riguarda, a parte le questioni strettamente legate alla professione (un paio di faccende piuttosto importanti), i miei Vinitaly sono identificabili con gli incontri con i miei amici e qualche sorso, gustato finalmente insieme, dei loro spesse volte portentosi vini. Nelle fotografie sopra la documentazione esplicita di ciò, senza citare nello specifico nessuno in particolare, ma con la riflessione che ormai ho eletto a mio campo-base lo stand Du Cropio di Giuseppe Ippolito, ma qui la faccenda attiene alle radici, e con le radici né si ragiona, né si può venire a patti….

Eataly Verona

Oscar ci tiene, e ha ragione: non definite le sedi Eataly come catena di punti-vendita! Non è così, infatti. Le catene propriamente dette si distinguono per avere caratteristiche identiche, sia nell’arredo sia nell’offerta dei prodotti. Gli Eataly di Farinetti sono invece identici soltanto nella filosofia (acquistare, gustare, apprendere) e assai diversi sia nell’offerta dei prodotti (in cui si privilegia la ineguagliabile diversità territoriale italiana), sia negli arredi, nelle location e nella logistica espositiva. E non soltanto questo: ognuno degli Eataly è stato concepito con una vocazione differente. I libri a Firenze, la musica a Milano, gli eventi e la didattica a Torino…

Del personaggio Oscar Farinetti, che credo di conoscere abbastanza bene (sono stato uno dei primi a intervistarlo nel lontano febbraio 2007), a me piacciono diverse caratteristiche: il suo amore per i numeri (che sono sempre sintesi emblematica), il suo sfrontato ottimismo, l’entusiasmo quasi adolescenziale, la franchezza. E poi, alla resa dei conti, l’estrema concretezza.

Nel presentare quella che sarà l’ultima (ma c’è da credergli?) Eataly italiana, che avrà sede nella storica ghiacciaia dei Magazzini Generali  – proprio dirimpetto alla Fiera – Oscar s’è prodotto nel suo consueto show affabulatorio, appassionato e sempre coinvolgente. Entro 24 mesi (Pasqua 2016), con un investimento che non sarà inferiore ai 10 mln. di euro, sarà inaugurata la sede di Verona  per cui si ipotizzano 30 mln. di fatturato e 250 nuovi posti di lavoro. La sede verrà messa a disposizione dalla Fondazione Cariverona e l’iter burocratico sarà per certo agevolato grazie all’interesse che il sindaco Flavio Tosi ha manifestato con entusiasmo verso questa impresa, certo che costituirà un valore aggiunto per la comunità veronese e per il territorio che su questa insiste. L’architetto Mario Botta ne curerà, con il consueto rispetto per le strutture storiche, gli aspetti progettuali.

Oscar Farinetti non è certo un santo e i suoi bravi difetti li ha anche lui. Ma come si può dargli torto quando sostiene che è venuta l’ora che ci si metta in testa di “importare turismo” e che è probabilmente più facile passare da 45 a 90 mln. di turisti (e superare i francesi, faccenda abbastanza agevole con quello che abbiamo da offrire…) piuttosto che eliminare il vizio antico di riempirci di guardie forestali?!

Forza e coraggio, dunque. Con la certezza che siano premianti per tutti noi: ne abbiamo bisogno!

Avv. Renato Rolla, Moderati per Chiamparino, è la mia scelta per le Regionali

Per le elezioni Regionali del 25 maggio prossimo la mia scelta è quella di appoggiare e consigliare la candidatura dell’ avv. Renato Rolla come rappresentante degli elettori dei Moderati per Chiamparino (presieduti dall’On. Domenico Portas) al Consiglio della Regione Piemonte.

Renato Rolla è un avvocato civilista, da sempre impegnato nel mondo dell’associazionismo (è presidente ANCOS regionale e membro di Torino Viva, associazione ambientalista presieduta dal Dr. Giorgio Diaferia).

Renato Rolla non è un politico di professione: è una persona pulita, franca e preparata; amico personale da anni e sinceramente, con grande motivazione, desideroso di mettersi in gioco al servizio di chi lo sceglierà per contribuire con il proprio impegno a risolvere i molti e gravosi problemi che travagliano la Nostra Regione e il Nostro Paese in questi tempi di crisi profonda.

Nessuna promessa proclamata a vanvera alla ricerca di uno sterile consenso: soltanto l’impegno della totale disponibilità  personale  e professionale al servizio di chi lo avrà scelto come rappresentante, mi pare non poco! Pare ovvio.

Merita un bel “In bocca al lupo!“.

Dimenticavo: Renato ha un difetto (meglio: un peccato originale), è un grande tifoso granata! Ma questo, per qualcuno, potrebbe anche costituire un merito. Non per me, ma soprassiedo volentieri, almeno in questo caso, alle mie passioni sportive…

11 aprile 2014: inaugurazione nuovo centro Novacoop a Vercelli

L’11 aprile 2014, a Vercelli, è stata inaugurata la nuova sede  Novacoop, che accorpa i due centri di Galliate e Leinì e diventa l’unica struttura direzionale piemontese.

Vale la pena ricordare che la Novacoop è cresciuta molto in questi 20 anni, è diventata leader in Piemonte nel settore della distribuzione con una rete di 17 ipermercati, 30 supermercati e 13 superstore. Attualmente è la 16° impresa per fatturato del Piemonte.

La superficie di vendita è di circa 160 mila metri quadrati. Nel 2013 le vendite si sono attestate a 1.042 milioni di euro di cui 358 realizzati nella rete dei supermercati e 683 nella rete ipermercati, con 35.158.000 scontrini emessi.

Le persone che lavorano in Novacoop sono circa 4700.

I numeri, sintesi sempre emblematica, di questa nuova sede sono questi:  struttura su tre piani di oltre 10.000 mq. coperti, situata sopra una superficie totale di 45.000 mq.; poco più di un anno di lavoro e circa 28 mln di investimento per un modernissimo e assai luminoso edificio realizzato in classe A (e impianto fotovoltaico di 600 Kw posto sul tetto e invisibile dal basso). Sala  riunioni di 300 posti con la possibilità di sdoppiamento modulare per due metà indipendenti e interagenti. E poi ancora uffici, salette, mensa, palestre per il fitness, uno splendido giardino con piante di grande bellezza (liquidambar, faggi, peri…). E  ogni sezione, dedicata alle varie funzioni aziendali, identificata da un colore (sempre di grande eleganza) peculiare.

La struttura è stata progettata dall’architetto canavesano (non è un dettaglio inutile…) Antonio Audo, con la collaborazione di una serie di giovani e valenti consulenti, tra i quali mi è d’obbligo citare Cristina Tonello (che ci ha guidati nella visita, illustrando con cura e orgoglio le caratteristiche tecniche e estetiche dell’edificio) e Stefano Stola (architetto, canavesano anch’egli, assai impegnato nel sociale e nel mondo dell’handicap).

Il concetto strategico che ha guidato questa impresa è: Progettazione partecipata; vuol significare, in buona sostanza, che in ogni fase della realizzazione sono stati sentiti e vagliati i consigli dei dipendenti, in fondo  destinatari e  fruitori dell’edificio.

Complimenti al Presidente Ernesto Dalle Rive e a tutti i suoi collaboratori: hanno realizzato quella che sarà, in fondo, la “casa” di 240 dipendenti Novacoop. Una casa senza dubbio luminosa, accogliente, elegante e con una ben definita, e affascinante, personalità.

L’inaugurazione è stata benedetta – ritornare a ritualizzare e sacralizzare ceri momenti è una faccenda di grande attualità: ne avremmo tutti bisogno, a prescindere da mere questioni religiose…- da Mons. Bodo con l’intervento, non di semplice rappresentanza, del sindaco di Vercelli Andrea Corsaro, a testimoniare la vicinanza e il gradimento della comunità cittadina.

Marco Ardemagni e Cinzia Poli (Caterpillar, Radiodue) hanno condotto con la consueta professionalità e simpatia un evento non banale, valorizzato dal catering a cura di Giovanni Grasso (chef stellato del ristorante La Credenza), e ben organizzato da Mimis srl.

A questo punto un “In bocca al lupo!” mi sento di augurarlo, con convinzione e anche con una certa dose di ammirazione.

Magritte a Novacoop di Vercelli…..

Non mi era mai successa una faccenda del genere: ritrovarsi tra top manager, quadri, semplici impiegati, consulenti tutti a ritornare a essere bambini inseguendo i capricci di palloncioni bianchi svolazzanti nell’azzurro di un pomeriggio surreale! Era pur sempre la semplice, forse da predire abbastanza banale, inaugurazione di un centro direzionale (Novacoop a Vercelli). Invece è stata una piccola, stupefacente magia. Vedere Marco Ardemagni (Caterpillar, Radiodue) giocare come una bambino insieme al presidente della società (Ernesto Dalle Rive) e al sindaco ( Andrea Corsaro) a prendere a calci questi palloncioni anarchici è stata una vera emozione.

Come a dire: l’immaginazione e la capacità di scatenare la creatività secondo schemi inconsueti può generare simili magie. C’è speranza, allora. E bisogna crederci.

Evviva.

Oltrepò Pavese: good food and wine

Vini Picchioni (memorabile il Buttafuoco e anche il Sangue di Giuda), Osteria alle Carceri (chef Andrea e Monica, centro storico di Pavia) e Locanda della Mamma (chef Matteo, Cervesina): tutta roba indimenticabile…..Ed è abbastanza chiaro che questa mia laconica segnalazione vale come invito e disinteressato consiglio. Tanto so che qualcuno, in maniera manifesta o (anche meglio) in cuor suo mi irngrazierà. Pare ovvio.

http://www.picchioniandrea.it/

http://osteriaallecarceri.it/dove.html

http://lalocandadellamamma.myblog.it/