Archive for Maggio, 2014
Ca’ ‘d Bufet, Casa Buffetto

Posta sopra un poggio panoramico in frazione Lavezzole (due passi da San Damiano d’Asti), questa tenuta – circa 4 ettari di cui un paio vitati a Nebbiolo e Barbera con un po’ di Pinot Noir – ha una storia lunga e affascinante.

Già di proprietà nobiliare, fu acquistata dalla famiglia Volpe nel 1919 e divenne la “home” patriarcale di una schiatta di gente concreta, sensibile e orgogliosamente contadina. Gente che con il passare del tempo si trasformò in quel ceto di medio-alta borghesia di provincia illuminata.

Venne ceduta, sono ormai molti anni, a una società svizzera che la trasformò in accogliente agriturismo.

Quattro o cinque anni fa una persona se ne innamorò perdutamente e la acquistò per farne una dimora in cui rilassare sé stessa. la propria famiglia e gli amici.

Oggi Vincenzo Munì, tra i miei pochi amici veri, ne cura da par suo le vigne preziose e il vino che da queste viene spremuto (ho già parlato del rosato di Nebbiolo, ma dovrò trattare di un certo Nebbiolo 2011 che mi ha stregato).

Ne tratterò di seguito con dovizia. Se lo merita questo posto, lo meritano i miei amici. E io pure.

 

Cascina Ballarin

https://www.vincenzoreda.it/langhe-bianco-2011-di-cascina-ballarin/

Al link qui sopra è possibile leggere quanto avevo scritto tempo fa su questo piccolo produttore, soprattutto a proposito della Nascetta che mi aveva fatto conoscere Alessandro Gioda del ristorante Quanto Basta di Torino.

Da allora mi ero ripromesso, appena possibile, di fare una visita in cantina. E da allora tante volte, visto il mio lavoro, sono passato lì davanti, percorrendo la strada Alba-Barolo in tutti i sensi e a tutte le ore: mai un attimo di tempo per fermarmi. Fino a qualche giorno fa quando, tra un appuntamento e l’altro, avevo un’oretta di tempo libero e, senza preavviso, ho bussato a quel cancello sulla strada.

Era una giornata dal tempo variabile e pareva che di lì a poco si potesse scatenare un bel temporale, Giorgio Viberti stava piantando delle barbatelle e, inopportunamente interrotto dalla mia visita, con una certa apprensione aveva tralasciato il prezioso lavoro per darmi retta, con un giusto velo di apprensione dipinto sul volto.

Non piovve, grazie a dio.

E, pur con troppo poco tempo, ho avuto modo di apprezzare la qualità dei due cru di Barolo 2009 – uno più elegante (Bricco Rocca, La Morra) e l’altro con maggior struttura e colore (Bussia di Monforte, pare ovvio). Due Barolo che si pongono all’eccellenza delle rispettive tipologie: poche bottiglie per due vini magari non celebrati da stelle, grappoli e centesimi ma di notevole qualità a un prezzo adeguato. Non c’è stato il tempo per valutare il Barolo base.

Ho poi bevuto la nuova Nascetta, questa volta in purezza, 2013: è un vino più secco, più minerale e anche più complesso di quello che avevo bevuto – vedi link – qualche tempo fa. Giorgio Viberti – di cui devo rimarcare la gentilezza e la disponibilità – mi ha poi dato due bottiglie da bere en primeur: il metodo classico, Nebbiolo in purezza, Punta dei Tre Ciabot e il rosato (uvaggio di Nebbiolo 80%, Barbera 10% e Dolcetto 10%). Sono vini appena imbottigliati che ho bevuto ma che devo valutare con più calma. Certo di grande interesse, soprattutto il metodo classico, ma ritengo di dovermici dedicare con più tempo e soprattutto dopo che la bottiglia abbia cominciato a fare per bene il proprio mestiere.

Certo lo merita la cortesia della famiglia Viberti, Giorgio in primis con il fratello Gianni, e lo merita la loro  appassionata applicazione e meticolosità. E la qualità dei loro vini.

A presto, dunque.

L’eccellenza della semplicità

https://www.vincenzoreda.it/nero-di-troia-in-purezza-ovvero-nerone-by-la-marchesa/

Certe volte, neanche troppo di rado, mi piace giocare con quel che io chiamo: l’eccellenza della semplicità. Con questa espressione voglio significare quanto a volte può essere complessa e attraente quella che può apparire, a uno sguardo superficiale, una faccenda semplice.

Per un’occasione particolare, ho scelto di cenare con un semplice, in apparenza, piatto di paccheri al sugo. Ma quel sugo era reso particolarmente complesso da una dose appropriata – guai a sbagliarla! – di colatura di alici di Cetara e dal giusto contorno di peperoncino piccante fresco: una vera bontà…

Il tutto accompagnato da un vino eccellente: Il Nerone della Marchesa 2009, Nero di Troia in purezza da Lucera (Foggia). M’ero tenuto da parte questa bottiglia per un momento particolare e non ho sbagliato. Naso finissimo con sentori erbacei e balsamici, ma il meglio lo regala al palato con sapori pungenti di caffè e cacao, facendo bene attenzione a permettergli a lungo di respirare (meglio assai il giorno dopo). L’ho bevuto nel mio unico bicchiere Riedel, sbreccato, firmato Angelo Gaja 2009.

Questa è la mia eccellenza della semplicità

ANGELO GAJA: CALO DEL CONSUMO DI VINO IN ITALIA

L1070315CALO DEL CONSUMO DI VINO IN ITALIA

Sul calo inarrestabile del consumo di vino in Italia si sprecano le analisi; mai che si dica della CONFUSIONE che prospera rigogliosa ed allontana i giovani consumatori. La funzione alimentare del vino si va via via esaurendo in favore di quella edonistica: più che di pancia si beve di testa. Così crescono le nicchie di consumatori che vogliono il vino naturale, biologico, biodinamico, sostenibile, libero, pulito, giusto, … e dei produttori che ne assecondano la richiesta; e si invocano nuovi controlli e certificazioni. Ben vengano, purché non si faccia ricorso a denaro pubblico.

Il CODICE DEL VINO disciplina le pratiche consentite per fabbricarlo e permette di tutto e di più: basterebbe stilare un elenco delle pratiche più invasive, ed obbligare il produttore che le adotta ad indicarle sulla contro-etichetta.

Le GUIDE DEI VINI sono in Italia in numero quintuplo rispetto alla Francia. Copiose anche le classifiche dei 100 MIGLIORI VINI italiani, inevitabilmente le une diverse dalle altre. Di PREMI GIORNALISTICI, istituiti a beneficio di chi scrive di vino, ce ne sono in Italia più che in tutti gli altri Paesi europei messi assieme. Si continua a fare promozione turistica trascinando il VINO IN PIAZZA, quando la mescita delle bevande alcoliche dovrebbe essere autorizzata solamente nei locali dotati di licenza. Mai che un produttore di grandi volumi, uso a dirigere la propria azienda, rifiuti la veste di VIGNAIOLO nonostante il vocabolario della lingua italiana definisca tale figura: “chi coltiva (manualmente) la vigna”. Si trascinano stancamente le POLEMICHE, animate sia dai produttori che dai numerosi consiglieri esterni, sul modo di intendere il vino, produrlo, venderlo.

Il vino, a causa della doverosa azione di prevenzione dell’abuso, finisce sciaguratamente accomunato e confuso con i superalcolici e le bevande dissetanti addizionate di alcol, nonostante storia, cultura e valori profondamente diversi.

Ai valori simbolici del vino Papa Francesco ha regalato nobili espressioni. Il 26 luglio 2013, in occasione della visita a Rio de Janeiro, rivolgendosi ai confratelli gesuiti diceva “che noi si possa essere come il buon vino; che quando invecchia migliora, è più buono”. Ed il 4 febbraio 2014 durante il discorso ai fidanzati che si preparano al matrimonio: “… ricordate il miracolo delle nozze di Cana? A un certo punto il vino viene a mancare e la festa sembra rovinata. Immaginate di finire la festa bevendo tè! No; non va ! Senza vino non c’é festa”.

Per contrastare il calo del consumo occorre diradare la confusione e per farlo servono rispetto e coraggio.

Angelo Gaja

28 maggio 2014

 

27 maggio

Il 27 maggio 1990 ho sposato Margherita in San Domenico. Testimoni per me: gli editori Enrico Tallone e Sergio Musumeci, testimoni di Margherita: gli amici Vittorio Pasteris e Marisa Paschero. Prima di partire per il Messico, abbiamo passato la sera nel castello di San Giorio, dell’amico Bruno Chiarenza. A rilassarci dopo la giornata tremenda.

Le immagini sono di Bruno Garavoglia, e si vede.

Stiamo ancora insieme, e senza neanche troppi compromessi.

Che iddio, o chi per lui, ci protegga. E provveda altrettanto per chi legge.

Salute.

Video Made in Piedmont

http://youtu.be/7p-f4544Ez8

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BEVIAMO VINO, Collisioni 2014

BEVIAMO VINO : più che head-line o slogan. Invito, esortazione, consiglio. I vini sono quelli Mip_new4piemontesi: 60 etichette di circa 40 produttori che presentano i loro Barolo, Barbaresco, Nebbiolo, Barbera, Dolcetto, Brachetto, Ruchè, Arneis, Cortese, Favorita, Moscato, Spumante…che sono le melodie dei terroir piemontesi. I nostri spartiti su cui sono scritte le note dei nostri vini: Langhe, Monferrato, Roero…

 

Made in Piedmont porta i suoi vini a Collisioni 2014 e li offre sulle strade fascinose di Barolo. 4 wine bar in cui il vino diventerà musica e le sue armonie si sposeranno con quelle che volteggeranno nell’aria densa di emozioni che si respira ogni anno a Barolo durante Collisioni.

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E allora ci divertiremo a bere vini che sapremo sentire di volta in volta rock, pop, jazz, classici!

 

Vi aspettiamo tra il 18 e il 21 luglio a Barolo, dunque: salute!

 

Ufficio Stampa: Vincenzo Reda  redavincenzo@libero.it

Cell. 335 5358828

Finalmente il voto

Dopo l’ennesima campagna elettorale densa delle peggiori abitudini italiane di questi ultimi anni, a destra e a manca e con poche eccezioni, finalmente arriva il voto: 25 maggio 2014 (e che iddio ci protegga). Ci sarà un’altissima astensione, ben che vada si arriverà al 60%, ovvero almeno 20 punti in meno degli anni in cui la politica, pur con tutti i difetti nostri, era ancora credibile.

Quel che non sopporto è l’atteggiamento di chi si vanta di non votare e poi ha la faccia tosta di lamentarsi che va sempre peggio e che i politici sono disonesti, incapaci, delinquenti (infatti no li ho votati….).

Votare non soltanto costituisce un diritto e allo stesso tempo è un dovere, votare significa rendere omaggio a tutti i martiri che nei secoli e in giro per il mondo hanno donato la loro vita affinché ogni cittadino, senza alcuna distinzione di ceto, sesso, cultura potesse esprimere la propria volontà e contribuire alle scelte della comunità.

Non è un vanto non votare, è un’ignominia. Sia chiaro!

Barolo come lo vedo io

Queste immagini, alcune elaborate, sono state riprese dall’albergo Brezza la notte tra il 21 e il 22 maggio 2014. Poche ore prima dell’arrivo del Giro d’Italia a Barolo.

Il Castello dei Falletti, in notturna, è ancor più affascinante.

Il cacciucco di Nando Fiorentini

Era venuto a conoscermi all’inizio di una delle mie lezioni a Eataly. Avevamo parlato di pesce con il piacere che provano due vecchi pescatori, di quelli che conoscono, amano e mangiano le creature del mare – sempre con il rispetto che si deve al Mare e a tutte le Creature – di cui più mai hanno sentito neanche parlare. E mi fece una promessa.

Me n’ero dimenticato: Manuela Ugazio ha provveduto a ricordarmelo. Ed è stata una serata formidabile, arricchita, come quasi sempre avviene, dai piacevoli incontri che le tavole ben apparecchiate riservano: una tavola non è ben apparecchiata e un cibo non è eccellente se chi vi è seduto per gustarlo non è persona degna, questo è fuori discussione.

Sala pienissima di persone di buona volontà e gusto, dunque, per una serata speciale.

Il cacciucco è una zuppa di mare – altrove si chiama semplicemente zuppa, brodetto, buia bes…- la cui tradizionale origine segue sempre il medesimo schema dei piatti poveri: cos’abbiamo oggi nella dispensa? cos’è rimasto nelle reti?

Poi ne corso dei secoli, e la fame nera non più da placare, questi piatti evolvono e diventano preparazioni ricche, ricercate, riservate a gourmet degni di questo nome.

Il cacciucco che Nando Fiorentini e il suo staff, Giorgia Sasso in primis – ci hanno preparato non è un cacciucco…è IL CACCIUCCO! D’altronde sono i responsabili della pescheria di Eataly. Lui, toscano rivierasco e dunque da sempre pescatore; lei cuoca di ristorante a conduzione familiare.

12, dodici!, tipi di animali marini: cozze, scampi, mazzancolle, cicale, polpo, gallinella, scorfano, razza, pescatrice, tracina, pesce rondine (una specie nostrana di pesce volante) e pesce lucerna o prete. Il tutto immerso in un fumetto preparato come si deve (comprese le chele degli scampi). Che dire: irripetibile, sensazionale…

L’entrata era stata una tartare di palamita, altro che sashimi.

Vini all’altezza: toscani, di Cortona – paese etrusco di gran fascino paesaggistico e storico – Azienda Manzano. Un rosso Syrah DOC 2010 di bella complessità per accompagnare il cacciucco e un bianco Viognier IGT 2011 dal gran naso e assai secco per la tartare.

Un impegno importante e ineludibile mi ha costretto ad abbandonare prima del tempo la stimolante tavolata, ma non mi sono perso la bevuta di un eccezionale Vin Santo 2001, per davvero da ricordare e consigliare: ripeto. Vin Santo dei Tenimenti Luigi d’Alessandro, rappresentata da uno dei responsabili, Gaetano Saccoccio.

Salute.

www.tenimentidalessandro.it

A Barolo il Giro d’Italia
Juve 32 la festa a Torino

Che gran festa a Torino: altro che abitudine allo scudetto. E poi che numeri: 102 punti, 19 su 19 vittorie in casa e 57 punti, 33 vittorie in tutto…Meglio di così, quando?

Harvest by Neil Young for Collisioni 2014

http://youtu.be/5d-wvkHxeUA

Made in Piedmont Landescape: from Langa to Collisioni 2014

http://www.collisioni.it/it/programma/

http://www.madeinpiedmont.eu/

Drink pink: soprattutto Nebbiolo

Fino a non molti anni fa i rosati erano vini estranei ai miei interessi.

Cominciò a cambiare qualcosa quando mi recai sul Garda per una mostra e incontrai il Chiaretto. Non dico che fu amore a prima beva ma qualcosa di assai simile. E cominciò il solito tarlo che mi rode quando scopro qualcosa di nuovo che non conosco e che m’induce a indagare, leggere, chiedere in giro, ecc.: è la mia condanna e, purtroppo, mi succede spesse volte e in settori i più disparati.

Qualche tempo dopo scrissi un articolo per Horeca Magazine incentrato proprio sui vini rosati che avevo bevuti e valutati  nel corso del Vinitaly 2011. Aziende prestigiose, soprattutto pugliesi: Leone de Castris, Botromagno, ecc. Che mi piacquero ma non mi entusiasmarono. Trovai invece davvero eccellente La Rose di Manincor: un rosato che è il risultato di un improbabile uvaggio di Lagrein, Merlot, Cabernet, Pinot Nero, Petit Verdot, Tempranillo, Syrah! Notevole per davvero.

Poi ho apprezzato il Melograno de La Marchesa di Lucera: rosato da Nero di Troia, più secco e complesso dei rosati di Primitivo e Negramaro. Mi è piaciuto e ne ho bevuto non poco.

Tutt’altro che malvagio il rosato di Sangiovese, gustato a Montemaggiore e con la mia etichetta.

E poi mi sono imbattuto nei rosati di Nebbiolo e qui sì è stato amore a prima vista. Soprattutto con il Rosato di Brezza, ma anche quello che sta sviluppando l’amico Vincenzo Munì (di cui ho parlato su questo sito) e infine, ma non certo il meno interessante, quello che ho appena bevuto di Gigi Rosso. Non c’è da discutere, anche per i rosati il Nebbiolo è  un frutto straordinario.

Con il successo che stanno avendo in tutto il mondo sarebbe bene tenerne conto e magari, visto che siamo i principali esportatori (e i francesi ne bevono più di quanto ne producono), proporre il rosato di Nebbiolo proprio a questo mercato di gente con la puzza sotto il naso: il Nebbiolo provvederebbe a levargliela, la puzza!

A che serve il Salone del Libro?

Catari

 

 

 

Non serve andare a comprare i libri che si trovano già nelle librerie; non serve per acquistare best seller o libri inutili, vacui, instant….

Al Salone bisogna pascolare per stanare libri altrimenti introvabili, gioielli di piccoli editori, libri di autori sconosciuti. E allora sì che il Salone serve davvero.

Io il mio gioiello l’ho cercato con tigna e con cura.

E l’ho trovato presso un Editore unico nel suo genere: Centro Italiano Studi sull’Alto Medioevo di Spoleto. Un saggio fondamentale sull’eresia càtara.

Mi è servito per un articolo che sto  scrivendo per Focus Storia. Libro comunque straordinario.

Asta benefica a Villa della Regina

Oltre al bando di 21 lotti (Freisa di Balbiano, Grappa, Paglie Sole, Miele e altro) battuti all’asta da Giancarlo Montaldo e Marco Berry – il ricavato servirà per restaurare il padiglione dei Solinghi della Villa – sabato 10 maggio scorso ha avuto luogo la cerimonia che ha gemellato le Associazioni degli Amici della Villa della Regina di Torino e del  Clos Montmartre di Parigi.

Mi auguro personalmente che l’evento produca quanti più buoni frutti possibili (con la riflessione che se Clos Montmartre è assai più famoso nel mondo, il nostro vigneto che sovrasta la splendida Villa è tanto più bello e storicamente affascinante).

XXVII Salone del libro di Torino, free shots

Qualche scatto qui e là, tra Caselli, Nico Ivaldi, lo stand del Vaticano, Calvino e Pivano, i bambini delle scuole, ecc.

Dalla mattinata del giovedì, appena aperto, si vede che sarà ancora – meno male! – un grande successo.

Avanti Savoia! E sempre un grazie al geniale Guido Accornero, con un ricordo speciale per l’indimenticabile Beniamino Placido.

Jam session al Caffè Neruda

http://youtu.be/SxVk5aQBeM8

Alberto Marsico (tastiere), Diego Borotti e Fulvio Albano (sax tenore), Giorgio Diaferia alla batteria. Una serata indimenticabile al Neruda di Torino, in via Giacchino, 28. Sala strapiena e musica eccezionale.

Voglio più serate come queste!

Riedel: bando alle flûte

Siccome sono pienamente d’accordo, pubblico volentieri!Bicchieri Riedel

«Rivoluzione champagne. Bando alle flûte! I classici calici affilati, in cui siamo stati abituati a bere il re delle bollicine, al contrario di quel che si pensa non sono il bicchiere ideale da usare. Ad affermarlo è qualcuno che ha tutti i titoli per farlo: Maximilian Riedel, erede della storica famiglia austriaca produttrice di cristalli e oggi al vertice dell’azienda. Riedel, terzo produttore al mondo di bicchieri, è stato il primo a subordinare la forma alla funzione, creando quindi bicchieri adatti ad esaltare profumi ed aromi dei singoli tipi di vino. Contro la flûte per lo champagne Maximilian Riedel conduce una battaglia personale. Alla prova dei test dimostra come sia meglio utilizzare calici da vino: quello studiato per il Riesling è ideale per gli champagne a base Chardonnay, quindi uve bianche. Il bicchiere da rosso – riadattato dopo accurate consultazioni con il carismatico chef de cave di Dom Pérignon – è perfetto quando lo champagne nasce dal Pinot Nero. Prosit!»

http://food24.ilsole24ore.com/2014/03/lo-champagne-ecco-perche-non-va-bevuto-nelle-flute/

Il castello dei Càtari di Maurizio Rosso

Maurizio Rosso è un amico che si occupa di vino nell’azienda di famiglia Gigi Rosso di Castiglione Falletto (vini ottimi, detto tra parentesi). Per la verità è laureato in Lingue e Letterature Straniere a Ca’ Foscari e ha conseguito un master in Letteratura Angloamericana alla University of California Santa Cruz.

Ha all’attivo numerose pubblicazioni e tra queste avevo letto e apprezzato un suo volume sulla Storia del Barolo e ho scritto su questo sito dell’ottimo Piemontesi nel FarWest.

Ho appena finito di leggere questa specie particolare di romanzo: in estrema sintesi, è la storia del giovane tedesco Hans che si reca a Monforte d’Alba per completare la sua tesi di ricerca sulla vicenda, abbastanza oscura, dello sterminio della comunità Càtara, qui stanziata, a opera del vescovo milanese Ariberto D’Intimiano nel 1028. Prezioso collaboratore di Hans, e vero deuteragonista, è il parroco Don Angelo.

La vicenda attorno a cui si srotola questo romanzo è di grande interesse per tutta una serie di risvolti storici e teologici che la lega alle varie eresie che videro la luce tra alto e basso medioevo (Arianesimo, Manicheismo, Patarismo, Bogomilismo…). Certo che l’eresia Càtara ha un fascino particolare: a parte i massacri perpetrati nella prima metà del XIII secolo nella Francia meridionale (ma anche nella zona del Lago di Garda vennero arrostiti diversi “perfetti” càtari), l’eresia Càtara è quasi una sorta di summa di tutte le altre e con una caratteristica di particolare e inflessibile integralismo. A questo proposito i Càtari monfortini scelsero in massa il rogo piuttosto che l’abiura della loro fede. La vicenda di Monforte è interessante anche perché precede di quasi due secoli gli avvenimenti in cui i Càtari furono perseguitati e sterminati dalla crociata voluta contro di loro da papa Innocenzo III. Ma erano davvero Càtari, questi di Monforte? Chissà…

Per curiosità, il termine Càtaro deriva dal greco katharòs che significa puro.

Il volume di Maurizio Rosso, redatto con uno stile di facile lettura, è del 1997 ( vinse un importante premio letterario), con una seconda edizione del 2003 e alcune ristampe: la mia è del 2011. E’ una bella brossura di formato classico (15×21), carta uso mano avoriata, 221 pp. per 15 € di prezzo di copertina. L’editore è ArabaFenice di Boves.

https://www.vincenzoreda.it/piemontesi-nel-farwest-di-maurizio-rosso/

 

 

Correvamo più veloci dei sogni di Nico Ivaldi

https://www.youtube.com/watch?v=2wVQijXWBEY&feature=youtu.be

Le immagini qui sopra sono state riprese all’Enoteca Brosio di Torino, situata all’angolo tra via Del Carmine e via Piave: l’autrice, con la mia Leica, è Antonella, la colorita (e simpaticissima, a modo tutto suo) titolare di questo locale che è uno di quelli storici, già legato alle vicende della famiglia Brosio.

Non a caso ho voluto questa ambientazione (parola straniera che significa location): in questo posto, spesse volte accerchiati, assediati da vecchi pensionati – qualcuno purtroppo più non è – che giocavano a carte o che straparlavano di sport e di politica, è cresciuta la storia che Nico narra nel suo libro. All’ombra di qualche calice di vino, quasi sempre bianco, ne abbiamo discusso a lungo, con calma e  con la tranquillità di cinquantenni che, malgrado il gran correre, non riescono ancora a farsi venire il fiatone.

Ecco, infine, sotto i nostri occhi il risultato. Un librino di formato più che tascabile (11×17 cm.) di 314 pp. che si leggono in un fiato e che costano soltanto 8 €. L’editore è Il Punto (Piemonte in Bancarella) di Torino.

Si leggono d’un fiato i colori della memoria, i profumi di quei Settanta; e le parole ormai desuete, come le fogge degli abiti e i long plaing e le automobili. E le speranze.

Le speranze, beati noi, che siamo riusciti a realizzare: siamo stati bravi con quei ragazzi. Siamo stati di parola: abbiamo realizzato i loro sogni. Credo che se ci potessero incontrare sarebbero contenti di noi…..