Archive for Luglio, 2014
Massimo Camia a Collisioni 2014: un omaggio personale

Un mio omaggio personale. Senza parole e senza didascalie: le mie parole le ho già scritte nell’articolo che si può leggere al link qui sotto. Grazie di cuore, Massimo. Per tutto, non soltanto per i tuoi piatti e per quel posto impareggiabile di suggestioni e d’incontri.

https://www.vincenzoreda.it/massimo-camia/

Cartoline da Barolo, durante Collisioni 2014

Luci insolite dovute a un tempo mutevole e capriccioso. Ma quando si verificano queste strane situazioni meteorologiche, soprattutto nel tardo pomeriggio, i paesaggi si animano di colori e sfumature e voci e profumi che sanno di sogno. E anche il panorama più scontato, più retorico, più fotografato diventa uno spettacolo dal fascino insolito. E poi siamo a Barolo, durante Collisioni….mica poco!!

Salute.

I Vini di Collisioni 2014, by Made in Piedmont

Ecco, qui sotto le pagine dell’opuscolo pubblicitario di Collisioni in cui sono riportate le Aziende  cui Vini che si potranno gustare (e per certo apprezzare) a Barolo durante Collisioni 2014 (18/21 luglio)
Dunque, salute!

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Made in Piedmont a Collisioni 2014

Mip_new4BEVIAMO VINO è l’head-line che l’Associazione Made in Piedmont ha scelto per comunicare in maniera semplice e sintetica la decisione di sposare l’evento Collisioni 2014, che avrà luogo in Barolo dal 18 al 21 luglio prossimi.

Made in Piedmont è nata nel 2010 dall’associazione di 52 aziende piemontesi d’eccellenza produttrici di vino: oggi sono diventate 83 e diffondere la cultura del vino di qualità in Italia e nel mondo ne costituisce la mission.

La scelta di appoggiare un evento come Collisioni, giunto con crescente successo alla sua sesta edizione, significa rafforzare, in un contesto di grande interesse culturale a carattere internazionale, lo scopo per cui Made in Piedmont è nata.4 E allo stesso tempo contribuire a incoraggiare un evento che privilegia la presenza sul territorio, e si tratta di Barolo (!), di fruitori il cui numero e la cui grande diversificazione costituisce un fatto di indubbio interesse.

Made in Piedmont, in stretta collaborazione con lo staff di Collisioni, metterà a punto una serie di iniziative di particolare novità e rilevanza e cercherà di veicolare le comunicazioni relative dando priorità, visto il target, soprattutto ai social network.

 

Ufficio Stampa: Vincenzo Reda  redavincenzo@libero.it

Cell. 335 5358828

 

Wine and food: programma Collisioni 2014
Collisioni 2014 a Barolo

http://www.collisioni.it/it

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Collisioni 2014 al Circolo dei Lettori di Torino

https://www.youtube.com/watch?v=xJC539151hE&feature=youtu.be

Quartetto Messengers-PiemonteJazz al Jazz Club di Torino

 

Fulvio Albano (tenore), Diego Borotti (tenore), Sergio Belcastro (tastiere) e Giorgio Diaferia (batteria): 2 luglio scorso al Jazz Club per una session per davvero ispirata. Grande jazz, di quello come si deve!

https://www.youtube.com/watch?v=goDHifsR0qc&feature=youtu.be

 

 

Barolo & Co

Venerdì 27 luglio scorso, presso la bella sede dei Vignaioli Piemontesi – via Alba, 15 a CastagnitoGianluigi Biestro (Dir. Editoriale) e Giancarlo Montaldo hanno presentato il primo numero interamente curato dalla nuova squadra di collaboratori e impostato dalla nuova proprietà, nel senso comunque della tradizione di questa testata prestigiosa, fondata da Elio Archimede – a cui va sempre indirizzato un pensiero di particolare stima e simpatia – e giunta oggi al suo XXXII anno.

In sala, oltre a tutti, o quasi, i collaboratori anche personaggi di grande prestigio come Angelo Gaja e Massimo Martinelli (per certi versi anch’essi collaboratori).

La serata ha visto Claudio Rosso e il sottoscritto aggregarsi a una tavolata d’eccezione al ristorante del Belbo da Bardon di San Marzano Oliveto: G. Morino, F. Mussio, la siciliana Marilena Barbera e altri ancora. Chiaro, come dimostra la prateria di calici pieni e i pochi piatti vuoti, che di grande bevuta s’è trattato. E come altrimenti avrebbe potuto essere? A ogni modo, il ristorante è da frequentare con passione: è un gran bel posto in cui si mangia benissimo, si beve altrettanto bene e, soprattutto, ci si sente bene per davvero (ristorantedabardon@alice.it).

Fateci un salto e, se vi fa piacere, dite che vi mando io.

Massimo Camia

E’ stato il mio vecchio amico Giovanni Leopardi a insegnarmi  che per capire un cuoco – chef è un termine che comincia a darmi sui nervi – bisogna stare con lui in cucina, e non soltanto. Su nel New England, tra Vermont e New Hampshire ho imparato a osservare un cuoco nel suo ambiente naturale. E poi a far spesa nelle fattorie bio lungo il Connecticut e poi ancora al Radisson di New Delhi e in quelle sterminate cucine indiane con immensi forni tandoori (che significa, appunto, forno…) a cuocere chapati per centinaia di ricchi hindi belli floridi e così tanto colorati.

A Giovanni, che oggi lavora a Baltimora, devo questa passione: stare in cucina con i cuochi e osservare la loro manualità, la precisione, le piccole ossessioni (ognuno di questi ne ha più di una!).

Di cuochi, dunque, ne ho conosciuti, osservati e fotografati tanti e alcuni tra quelli più bravi: a nessuno mai avevo sentito rivolgersi ai sottoposti, in cucina, con: “Per favore….”.
Di Massimo Camia, persona vera prima che grande cuoco, sono rimasto per davvero impressionato. Prima che dalle sue indiscutibili caratteristiche cucinarie, dal suo essere persona gentile, disponibile.

Gli ho richiesto delle preparazioni tradizionali, non tanto perché Massimo è considerato il meglio in questo genere di piatti, quanto perché di questi sono particolarmente appassionato e, soprattutto, intenditore: da come mi viene preparato e presentato un vitello tonnato o un piatto di tajarin capisco di quale livello è il cuoco. Inutile dire che i piatti che mi ha preparato Massimo sono stati più che eccellentI: gusti distinti, sapori combinati come si deve, preparazioni impeccabili, tocchi di genialità nel segno della semplicità. Raccomando l’agnello alla piastra (più che un’emozione) e il vitello tonnato rivisitato (la sua salsa tonnata è qualcosa di indescrivibile). Ma gli agnolotti del plin con il ripieno di vitello sono il meglio; così come le due fettine di fassona ripiene di insalata primavera e rifiniti con il tartufo nero estivo. E l’entrèe, e il pane, e i dolci…

 

Ma di tutte queste cose molti hanno parlato, io non aggiungo nulla di speciale se non la mia personale ammirazione e la raccomandazione, convinta, a frequentare (con calma e con tutti i sensi accesi) questo magnifico ristorante.

A me interessano le storie, e la storia di Massimo è un’altra bella storia. Nato a Dogliani – segno zodiacale della Vergine – e cresciuto a Monforte, mezzo monfortino (papà) e mezzo calabrese (mamma di Gioiosa Jonica, ma romana d’adozione). Alberghiero a Ceres, in giro per ristoranti di hotel, sempre in cucina. In proprio a 26 anni in quel di Mondovì e poi alla Locanda del Borgo Antico di Barolo dove prende la famigerata stella Michelin nel 2001. Intanto aveva conosciuto Luciana, che sposa nel 1989 e che gli regala Iacopo (oggi appena diplomato e fresco iscritto a Architettura a Torino) e Elisabetta che lo ha appena reso felice con la sua decisione di frequentare un istituto alberghiero dopo la licenza media – gli occhi di Massimo, quando racconta questa faccenda, sono gli specchi di un papà raggiante.

La famiglia Damilano era da molto tempo che lo tentava: finalmente, all’inizio del 2013, Massimo e Luciana capitolano e, dopo 7 mesi di lavori importanti, trasformano un angolo del capannone della sede Damilano in un ristorante accogliente e particolare. Inaugurano nel settembre del 2013, la posizione – lochescion è un rumore barbaro – è straordinaria: al primo piano dell’edificio (la strada sottostante è invisibile) le ampie finestre si aprono sui Cannubi e più in alto sui campanili di La Morra. Sono 40/50 coperti a cui se ne aggiungeranno altri 25 con una struttura coperta verso l’interno. In cucina si avvale di 6 collaboratori (con qualche ragazzo, anche straniero, a stage) e in sala c’è Luciana con  Francesco e un altro supporto.

Strepitosa la cantina, soprattutto di Barolo (ricarichi di particolare onestà) e Champagne. Non ho parlato di vini perché di Damilano ho ampiamente scritto (segnalo la sempre eccellente Barbera La Blu 2011) e il Cannubi di Scavino non ha bisogno di commenti.

Dunque, tutto ok? Sì, certo e con la considerazione che se si parla di stelle – a me piacciono soprattutto quelle dei cieli notturni – qui ne manca una.

Poi, qualche appunto lo avrei anche, ma c’entra poco con la cucina e il servizio. E  gli appunti i galantuomini se li comunicano in privato…..

http://www.locandanelborgo.com/index1.php

 

Fallegro: è qui la festa!

http://www.gagliardo.it/home.html

«La Festa dell’Allegria della Maison Gagliardo quest’anno celebra la 40° vendemmia della Favorita di casa, che al tempo portava in etichetta il nome ‘ Favorita Allegra’ e che poi divenne una sola parola: Fallegro.

Al tempo di uva Favorita non ce n’era praticamente più, la poca era coltivata sulle esposizioni minori, non adatte a varietà considerate più nobili, e si lasciava tutta la produzione sulla pianta, senza diradare, ed era tanta. Si otteneva quindi il risultato che è facile immaginare.

L’approccio di Gianni Gagliardo fu invece diverso, di totale rispetto e cura per questa varietà che già si ipotizzava essere un clone di Vermentino.

La prova scientifica a questa teoria venne negli anni successivi. Si trattava proprio di un sottotipo di Vermentino, uno dei più diffusi vitigni a bacca bianca del Mediterraneo e questo spiegava molte cose sul successo del Fallegro nel mondo. Non in ultimo si trattava dell’unico esempio di questo vitigno coltivato in un clima continentale, senza l’influenza del mare. Questo aspetto lo rendeva particolare, diverso, alternativo.

La diffusione di Favorita nei vigneti del Roero e sulle tavole di tutto il mondo oggi è anche merito di Gagliardo che ha caparbiamente svolto questo lavoro di recupero e di promozione.

Oggi Fallegro è l’ unico bianco prodotto dalla Famiglia Gagliardo, che continua ad investire sia in vigneto che in cantina per migliorarlo sempre. Esportato in 15 paesi del Mondo, oggi Fallegro continua a sorprendere e conquistare nuovi consumatori. Ogni estate la Festa dell’Allegria riceve ottocento persone a La Morra. Tante ne può contenere la terrazza panoramica dei Poderi Gianni Gagliardo, per festeggiarlo».