Archive for Gennaio, 2015
Origami a Palazzo Barolo

http://www.mostraorigami.it/

Di Palazzo Barolo mi sono occupato più e più volte – https://www.vincenzoreda.it/palazzo-barolo-barolo-2000/ – però forse non ho mai raccontato la triste storia della contessina Elena Matilde Provana di Druent, sposa al marchese Gerolamo IV Gabriele  Falletti di Barolo. Figlia unica del conte Ottavio (Monsù Druent, pessimo carattere e avarissimo) che  restaurato il palazzo attorno al 1670, morì suicida gettandosi dal piano nobile sul selciato della sottostante via delle Orfane. Aveva 26 anni e lasciò 3 figli, uno dei quali, Ottavio Giuseppe ereditò il Palazzo che fece ristrutturare da Benedetto Alfieri. Ottavio fu anche il padre di  Tancredi Maria Falletti di Barolo, sposo della beata Juliette Colbert e sindaco di Torino nel 1827. Palazzo Barolo ospitò Silvio Pellico negli ultimi anni della sua vita: fu infatti, bibliotecario dei coltissimi marchesi. Oggi pare che il fantasma della marchesina Elena Matilde si aggiri tra le magnifiche stanze di Palazzo Barolo senza trovare pace.

Prima di passare a parlare della magnifica mostra sugli origami, inaugurata il 21 dicembre 2014 e che si protrarrà fino al 15 febbraio 2015 (ma pare che, dato il meritato successo, verrà prorogata), occorre raccontare un’altra curiosità che riguarda Palazzo Barolo e che pochi conoscono. Nel 1906, durante la ristrutturazione urbanistica che prevedeva la sistemazione della via Corte d’Appello, una parte del Palazzo venne abbattuta: si convenne di tracciarne sull’acciottolato della via il perimetro originale tramite alcuni cubetti di porfido di colore più chiaro, come si può notare nelle fotografie qui sopra.

Origami è una parola giapponese che significa, più o meno, piegare la carta. Non sto a raccontare le origini medievali di quest’arte affascinante, né i precedenti eventi che a Palazzo Barolo sono stati ospitati in questo campo; vorrei invece mettere enfasi sul particolare allestimento di quest’ultima mostra.

La lettura, di grande fascino emotivo, della mostra disvela il rapporto tra i grandi origami, a carattere essenzialmente naturalistico, e lo spazio che li accoglie. E, nello spazio, elemento di lettura essenziale è costituito  dalla luce che questi magnifici origami avvolge e anima.

Alla mostra si accede attraversando un ambiente “vegetale” abitato da un albero e tante foglie che il minimo soffio agita di movenze impalpabili, gentili; è uno spazio che tende a annullare le dimensioni e i normali riferimenti tridimensionali: uno spazio che abita le dimensioni del sogno…

Si prosegue dentro innumerevoli e labirintici  ambienti  del Palazzo – sono gli antichi sotterranei definiti da muri di mattoni – che rivelano luci e forme, colori e sensazioni sorprendenti, emozionanti: ci sono elementi come il fuoco e spazi emblematici come il planetario, e poi tanto altro ancora.

Tutta da vedere, tutta da gustare, magari portandoci dei bambini: perché i bambini queste suggestioni sanno leggere meglio di noi adulti. E cosa c’è di più suggestivo di un foglio anonimo, bidimensionale, che acquista la terza dimensione e rivive un’altra vita come animale, albero, oggetto!

Pe quanto riguarda orari e prezzi (sempre assai convenienti), il link qui sopra soddisfa ogni esigenza.

Buona visita.

Franco Cardini, L’appetito dell’Imperatore

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«Scrivo da quel nomade che ormai sono già da molti anni, perché da sempre lo sono dentro: e il nomade Cardininon è colui che si muove di terra in terra senza mai affezionarsi ad alcun luogo e ad alcun paesaggio ma, al contrario, è colui che li ama tutti e che dovunque sia prova sempre l’acuta nostalgia di un Altrove

«Ma la (Trattoria della) Pesa è famosa anche per ben altri motivi. Una lapide murata quasi sopra l’ingresso del vecchio e ben noto locale ricorda infatti com’esso fosse stato frequentato per un certo temo, all’inizio degli anni Trenta, da Ho Chi Minh, futuro presidente del Vietnam. Proprio lui: “Zio Ho”, come lo avrebbero più tardi chiamato i suoi giovani seguaci  e come, tra anni Sessanta e anni Settanta, ai tempi del forse troppo mitizzato Sessantotto, lo chiamavamo anche noialtri studenti o giovani professori che gli volevamo quasi altrettanto bene che al “Che” Guevara. A dir la verità quella lapide è un po’ troppo aulica. L’allora giovane Ho non “frequentava” semplicemente la trattoria: ci lavorava proprio, faceva il cuoco (aveva fatto pratica di grande cuisine nientemeno che da Escoffier e peraltro non si sognò nemmeno di offrire ai meneghini la zuppa Pho del suo paese). E abitava di sopra, in una di quelle case popolari “di ringhiera” che Fo, Gaber, Jannacci e Celentano avrebbero più tardi rese celebri in tutta Italia.»Cardini 1

«Un buon Carmignano oppure un Chianti giovane sono adatti a questo grande piatto povero (i piatti poveri non sono mai poveri piatti)

L’ultima citazione si riferisce alla Panzanella. Libro di gradevolezza estrema, ricolmo di curiosità, finezze, acute osservazioni da uno dei nostri più grandi storici, certo il sommo dei medievisti e tra quelli che ha più indagato il rapporto tra Cristianesimo e Islam. Ma qui sorprendente gourmet per un volume di gran fascino e di sicura sorpresa. Ho avuto il piacere di conoscere Franco Cardini, di cui ho letto numerosi lavori, nell’ottobre del 2008 ad Ancona, quando era uno dei nostri relatori per l’anteprima della Fiera del Medioevo e della rievocazione storica (che poi non si fece e fu per me, che la avevo ideata e organizzata, una terribile delusione). Ebbi il piacere di discutere con lui per molto tempo e dunque di apprezzarne l’ironia, il disincanto, il distacco dialettico.

Comprate questo libro e leggetelo; regalatelo e consigliatelo – garantisco io!

Franco Cardini, L’appetito dell’Imperatore – Storie e sapori segreti della Storia                                             Mondadori, pp. 350, 19,00€

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Torino 2015: Holy Shroud
UXMAL
Uxmal, sulla piramide dell'Indovino, foto presa dalla signorina di Los Angeles, quel giorno dell'aprile del 1988

Uxmal, sulla piramide dell’Indovino. Foto scattata dalla bionda signorina di Los Angeles. Aprile 1988

A Uxmal

Questo è un raccontino tratto da un mio lavoro, inedito, del 1992 – “Topializtli, ovvero citando Borges” – che racconta di come arrivai a scoprire la figura di Gonzalo Guerrero, marinaio spagnolo rinnegato che per primo si fece maya e morì, nel 1536, per mano di un compatriota mentre lottava per difendere il suo nuovo popolo dalla conquista spagnola.

L’episodio racconta un fatto che mi accadde nell’aprile del 1988, durante il mio primo viaggio in Mexico, alla ricerca del sogno.

“ (….) A Uxmàl, al contrario, è la concezione maya che risplende nei volumi equilibrati del Palazzo del Governatore con l’inconfondibile facciata quasi barocca, le false volte, l’ossessionante ripetersi della maschera schematizzata del dio Chac, il dio della pioggia, lo stesso dio che i messicani chiamano Tlalòc e glizapotechi Cocìjo.

Capitai, ahimé, in un orrendo spettacolo notturno, “Luz y sonido”, confezionato apposta per turisti nordamericani tra le straordinarie rovine dell’edificio chiamato impropriamente “Quadrilatero delle Monache”; avevo vicina una californiana di Los Angeles piacente, trentenne, con il viso solcato da più rughe di quanto dovesse disegnarne l’età, costei era venuta a Uxmàl, insieme a me e a un altro paio di vecchi tangheri in pensione, con una guida dallo stesso hotel di Mèrida.

Lo spettacolo, ancorché confezionato a uso e consumo di turisti imbecilli, aveva un certo fascino: tra quelle rovine magiche, di notte, con le luci colorate che pareva animassero gli antichi mascheroni e quelle voci che quasi parlavano da un altro mondo, da un altro tempo…

Insomma, la californiana si fece prendere dal momento magico e tutta quella coinvolgente atmosfera andò a toccare fili assai meno magici ma forse più eccitabili e eccitanti.

L’italiano, che coraggiosamente l’aveva aiutata a salire e, ancor più difficile, a scendere i ripidissimi gradini della Piramide dell’Indovino, non era poi tanto male e la sciagurata, posseduta da chissà quale dio di nefandezze, s’era messa in testa di passare la notte sulla vertiginosa piramide a fare porcherie con me.

La mia testa era in tutt’altre faccende affaccendata e durai non poca fatica a convincere la bella di Los Angeles che non era il caso, proprio lì, di mettersi a mostrare la rinomata e alta scuola californiana: la convinsi a aspettare almeno che arrivassimo in albergo, con l’aria condizionata, un bel letto, la doccia e tutte le altre comodità della nostra bella cultura.

Ma non a Uxmàl, sulla Piramide dell’Indovino: che diamine! Un po’ di rispetto.

Chissà cosa avrà mai capito la californiana di Uxmàl, dei Maya, di me …

Eppoi: la tanto rinomata scuola californiana avrebbe molto da imparare dalla nostra grande tradizione emiliana e non solo…..”

Vincenzo Reda 1992

101 Storie Maya che dovresti conoscere…(a prescindere dalla bufala della fine del mondo)

Fino a ieri il popolo maya era considerato un popolo pacifico di osservatori del cielo, oggi invece sempre più spesso vengono descritti come una civiltà di feroci guerrieri, ossessionata da una concezione ciclica del tempo, unica nella storia. È nota a tutti l’oscura profezia che condannerebbe il mondo che conosciamo a scomparire il 21 dicembre 2012… I 101 racconti qui presentati intendono fare chiarezza su questa ricca cultura, fiorita tra selve inestricabili e altipiani tormentati da terremoti ed eruzioni, e rivelarne tutti gli aspetti ancora poco noti. A cominciare dalla verità sui sacrifici umani e sui riti, che includevano il cannibalismo, in cui i sacerdoti strappavano i cuori ancora palpitanti dai petti dei prigionieri. E ancora: racconti di piramidi altissime scoperte da avventurieri, sovrani costretti a donare il proprio sangue, eserciti di moderni “conquistadores” che scavano tra le rovine con la dinamite.

Dalla preistoria al colonialismo, un racconto in parte inedito che espone le scoperte archeologiche recenti, ma anche le teorie della New Age e della fantarcheologia: la vicenda dei Maya finalmente narrata a tutto tondo e che tocca anche il teatro e la poesia maya di cui quasi nessuno, fino a oggi, s’era mai occupato.

Dettagli prodotto

  • Brossura: 311 pagine
  • Editore: Newton Compton (10 novembre 2011)
  • Collana: 101
  • ISBN-10: 885413323X
  • ISBN-13: 978-8854133235
  • Prezzo:  € 12,90

Un grande ringraziamento a Marco Casareto, direttore di Focus Storia e Geo, e a Andrea Frediani, scrittore e editor (occasionale, ma assai gradito) del libro che è dedicato alla memoria del mio grande maestro dauno: Nicola Silvano Borrelli. Qui sotto i link della Casa Editrice e quello di amzon.it dove il volume si può acquistare on-line.

http://www.amazon.it/storie-dovresti-conoscere-prima-della/dp/885413323X/ref=pd_rhf_ee_p_t_3

http://www.newtoncompton.com/libro/978-88-541-3323-5/101-storie-maya-che-dovresti-conoscere-prima-della-fine-del-mondo

http://www.newtoncompton.com/collane/centouno 

Feste 2014, i miei vini e cibi

La zuppa di pesce era così buona che abbiamo esagerato!! Base di gallinelle e naselli che ho sfilettato per evitare problemi di lische. Brodo estratto con opportune cotture e riposi estratto da tutto quel che è rimasto dei pesci dopo la sfilettatura, con aggiunte di molluschi e gamberetti al momento opportuno. Ma il trucco, che vi regalo, è questo: due fette di pane pugliese tostato, olio extra giovane sul pane e una buona dose di peperoncino, sopra questo bel lettone il brodo e tutto il resto. Alle 23 eravamo in coma, oltretutto avendo bevuto (mai successo) pochissimo di due ottimi bianchi (il Bisol è un fenomenale metodo classico millesimo 2004). Devo fare i complimenti al mio amico Alessandro Fiore: il suo Sauvignon Blanc 2007 (14% vol.) delle colline forlivesi è un bianco di estrema eleganza e finezza in cui il territorio prevale sulle note varietali (mica poco!). Davvero eccellente e ancora un bianco italiano invecchiato benissimo che promette ulteriori anni di sorprese (uso delle tonneau da 350 lt. con cognizione di causa). A Natale agnolotti liguri di borragine con salsa di noci e quaglie lardellate. Lysipp 2008, una magnum di Montepulciano degli amici tedeschi di Fattoria San Martino, ma prima devo ricordare lo strepitoso Passito da uve Arneis di Cascina Pellegrini (Monteu Roero), per accompagnare alla grande un paté di foie gras. Poi quanto stanno bene le bottiglie (vuote) tra gli scaffali dei libri: qui quelle bevute nei dintorni di Natale, tra Piemonte, Veneto, Romagna e Marche. Ormai dolci ricordi. Piatto povero, le acciughe in salsa rossa. Il trucco è quello di aggiungere qualche goccia di un grande aceto. Se è quello, formidabile, dell’amico Claudio Rosso (prodotto a Serralunga), tanto meglio! Per la prima volta, dopo tanti anni, ho brindato al nuovo anno con Champagne invece che con spumante italiano, ma ne è valsa la pena: Gosset Gran Riserva (la più antica casa di Champagne francese, 1584), davvero sensazionale. Ringrazio il grande amico che me lo ha omaggiato, e alla sua salute l’ho bevuto: un Grandissimo del vino e dell’imprenditoria italiana. Che Iddio, o chi per lui, ce lo conservi a lungo. E’ stato anche il primo anno (non mi ricordo da quando) che non ho bevuto Barolo, ma il Dolcetto dell’amico Enzo Brezza non me lo sono fatto mancare, E poi la Malvasia di Hauner (sempre strepitosa) e i vini della Famiglia Fiore. E poi la chicca: il Cirò di Giuseppe Ippolito! Sono un uomo fortunato (mica soltanto per i vini, pare ovvio…). Poi, la domenica tra Capodanno e l’Epifania, sono tornato a casa, finalmente, con vini di Langa. Dopo i Nebbiolo di ieri a La Morra (Marrone e Bosco), oggi il Barolo Paesi tuoi 2011 di Terre da Vino. E’ un Barolo discreto, pur non grandissimo, un assemblaggio da diverse zone che mescola tortoniani e elveziani: soprattutto un bel rapporto qualità/prezzo (siamo sotto i 20 €). E poi un Altalanga Serafini 2007 e un ottimo Moscato (sempre Terre da vino dell’amico Quadrumolo). Con classica lasagna… E per chiudere (prima della scontata ferrea dieta analcolica e ana..tutto) una Grande Barbera D’Asti Superiore che a me piace assai: La Luna e i Falò 2011 di Terre Da vino (14%vol., non abbastanza apprezzata dalla critica perché se ne producono 300.000 bottiglie, sempre di eccellente livello, ma questo fa storcere il naso a certi pretesi “puri”). Ci ho accompagnato una strepitosa ribollita (avevo ottimo Chianti, ma volevo proprio quella Barbera), con la mia solita base di pane pugliese, olio calabro e peperoncino) e poi una bella qualgliotta lardellata.

Salute.

Vino e cultura

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Queste 17 bottiglie (delle quali una magnum, una mezza e una da 0,500) sono a consuntivo il mio consumo personale durante il periodo delle feste di fine anno 2014 (da domenica 21 dicembre a martedì 6 gennaio). C’è un po’ di tutto: sopra, i vini spumanti, moscati e passiti; sotto, i rossi e i bianchi fermi. Molte regioni italiane rappresentate, ma quest’anno una scelta non delle mie classiche: comunque, Piemonte, Veneto, Romagna, Marche, Calabria, Sicilia e…. Francia. Le bottiglie (vuote) stanno bene tra i libri di una delle mie tante librerie (con oltre 7.000 volumi in casa, l’ambientazione tra i libri non costituisce un problema..).

Auguri e salute.

I Lari l’aria, Sud

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Dopo un paio di mesi di elaborazione e due o tre settimane di lavoro tecnico, finalmente una notte insonne m’è servita per far sgorgare, con la consueta fatica, queste rime. Sofferte, affaticate, speciali; pensate e ispirate da qualcuno in particolare ma tutte mie, tutte per il mio rigoglioso Sud che perdo e rincontro mille volte ogni giorno. Che ogni giorno mi pervade con i suoi riverberi improvvisi, a volte abbacinanti. Parto davvero travagliato ma dal risultato che, come di rado succede, mi riempie di soddisfazione.

Sono contento, questo lavoro (14 dicembre 2014) mi è venuto proprio come desiderato.

Il Grande Da Venosta mi ha protetto e sorvegliato, come sempre sussurrandomi: Carpe, carpe diem…