Archive for Giugno, 2016
Un PO’ ETA

ImbianchinoRovistando dentro una notte insonne le confusioni degli angoli più reconditi e dimenticati delle mie cavalcate sfrenate, ho ritrovato questi versi lontani. Scritti chissà quando, per chissà chi. Scritti che nessuno finora ha mai letto e dunque muti, dunque inutili, dunque sordi e ciechi. Però sono versi che assai mi piacciono e meritano che qualcuno, altri che me, abbia l’opportunità di leggerli.

Magari di farli propri.

 

Sai

Sei l’aria che respiro

Amore mio.

Nulla di più per vivere.

Casa Format

https://www.vincenzoreda.it/quanto-basta-per-star-bene-in-via-s-domenico-12b/

https://www.vincenzoreda.it/fiorfood-della-coop-in-galleria-san-federico-a-torino/

https://www.vincenzoreda.it/ristorante-la-credenza-di-san-maurizio-canavese/

https://www.vincenzoreda.it/igor-macchia/

Di Igor Macchia, Giovanni Grasso, Alessandro Gioda e Stefano Malvardi mi sono più volte occupato e tanto ne ho scritto su questo sito; i link qui sopra aprono alcuni articoli in cui ho raccontato le persone, le figure professionali e la filosofia di ristorazione a cui sono devoti. Come tutti i cuochi di cui parlo, sono diventati quasi degli amici, amici di cui mi fido, che apprezzo e che coinvolgo nelle mie performance d’autore che scrive di cibo, di bevande, di preparazioni culinarie, dell’arte dell’accoglienza e della capacità di soddisfare le esigenze dei clienti sapendole trasformare in piacere. Dunque, mi gratifica presentare la loro nuova idea/impresa appena nata all’ombra della Palazzina di Caccia di Stupinigi (simbolo che Vittorio Amedeo II volle edificare come simbolo del passaggio da Gran Ducato a Regno di Sardegna nella prima metà del XVIII secolo). Sono stato di recente a gustarne gli ambienti, le atmosfere e la cucina: una conferma con la piacevole aggiunta di una filosofia che propone salse e intingoli stimolanti a insaporire e rendere peculiari le proposte culinarie frutto di talento e grande esperienza. Ovvio che suggerisco a chi mi segue di conoscere e frequentare Casa Format (non più di 25′ di auto dal centro di Torino).

Di seguito un estratto del comunicato stampa che illustra al meglio l’intero progetto.

OSPITALITA’ E CUCINA RESPONSABILE

La Natura è equilibrio. La Natura ha i suoi tempi. La Natura è bellezza e unicità.  La Natura non spreca. La Natura accoglie.

Casa Format è il progetto di Ristorazione e Ospitalità responsabile, creato da un’idea del Ristorante La Credenza e che ha preso vita da pochi giorni a Orbassano, alle porte di Torino e a un passo dalla splendida Palazzina di Caccia di Stupinigi e dal suo  parco naturale.

Ospitalità, accoglienza, qualità del cibo, un ambiente in armonia con il luogo che lo circonda e con le persone che lo vivono.

La coltivazione diretta dell’orto di 2000 mq. Offre tutte le verdure utilizzate in cucina, seguendo la stagionalità. Non chiedete i pomodori o le zucchine a dicembre!

Il ciclo delle stagioni e il raccolto dettano la composizione del menù di Casa Format che cambierà seguendo il ritmo della natura. Lo Chef Stefano Malvardi e il suo staff si occupano anche di produrre salse, conserve e verdure sott’olio e sotto aceto con i prodotti appena colti, per portare sulla tavola del ristorante sapori sani e genuini.

Gli ingredienti utilizzati in cucina, quando non sono autoprodotti, provengono esclusivamente da fornitori del territorio selezionati, che condividono la passione e l’impegno per la sostenibilità ambientale di Casa Format. Sempre e inderogabilmente nel segno dell’eccellenza.

Il progetto è dell’Architetto Carlo Colombo: cinque camere dove soggiornare, il ristorante dalle ampie e luminosissime vetrate, una sala per eventi che accoglie fino a 120 persone. Ogni spazio di Casa Format è irripetibile, arredato con oggetti unici di design scelti dalle collezioni di Poliform e Lago, eccellenze indiscusse nel campo dell’arredamento.

Con la consulenza di Format Progetti Abitativi, tutti gli ambienti di Casa Format sono stati studiati per rappresentare un punto di riferimento per chi lavora nel settore del design. Anche la sala ristorante, diretta dal giovane ed esperto Alessandro Gioda, rispecchia il connubio tra bellezza e unicità, richiamando colori e materiali che si ispirano gli elementi naturali: terra, aria, acqua… gli arredi e i complementi sono stati ideati e realizzati da artigiani di eccellenza, attenti all’ambiente e alla creazione di oggetti che sposino perfettamente lo spirito di questo luogo.

La cucina è a vista: la preparazione dei piatti diventa così un’ulteriore occasione per vivere un’esperienza di familiarità e sostenibilità.

Casa Format è a impatto e spreco zero.

Un edificio prefabbricato realizzato interamente in legno, completamente coibentato, costruito in “classe A” con Certificazione Casa Clima, posizionato per sfruttare al massimo – nell’arco della giornata –  l’energia solare: tutto è stato studiato nei minimi dettagli e particolari per consentire a questa struttura di “vivere di energia propria”.

L’elettricità viene prodotta grazie al sistema fotovoltaico e dai pannelli solari; gli impianti di depurazione e riciclo delle acque abbattono gli sprechi idrici (una grande cisterna raccoglie l’acqua piovana che viene utilizzata per irrigare l’orto), l’illuminazione naturale garantita dalle vetrate ampie durante il giorno e dalle tecnologie più avanzate di illuminotecnica a Led, il sincronismo gestito in domotica di tutti gli apparecchi e gli strumenti della cucina, rendono Casa Format del tutto autosufficiente e parlano di utilizzo razionale delle risorse, amore e cura per l’ambiente, per le persone e per il futuro del nostro pianeta.

Casa Format è il luogo in cui sentirsi a casa. Tutto è stato pensato e realizzato a misura della persona e del corretto rapporto con la natura, sempre in armonia tra loro. L’intera struttura è accessibile ai disabili: dalle stanze, al ristorante, all’area eventi, all’orto luogo nel quale verranno organizzati, nella bella stagione, cene e aperitivi, per un’esperienza di contatto con la terra ed i suoi frutti davvero globale.

Il progetto della casa Ristorante, con il quale si può riassumere – senza peraltro sperare di riuscire a raccontare tutto – questa nuova e grande avventura, nasce dall’idea e dal bagaglio di esperienza e competenza de “La Credenza”, il ristorante stellato di San Maurizio Canavese (TO).

www.casaformat.it

Fecebook: casa format

 

 

Eataly Smeraldo a Milano, anteprima per la stampa

Sono appena tornato da Milano per la presentazione alla stampa dell’ultima impresa di Oscar Farinetti: Eataly Smeraldo, in piazza XXV aprile, 10 (due passi dalle stazioni Centrale e Garbaldi): la solita, magnifica location “alla Farinetti”, perché Oscar in questo specifico genere di attività credo sia insuperabile.

Tra tutte le Eataly che ho visto questa è quella che più mi piace: sarà che prende il posto di uno storico teatro, sarà che è dedicata a cibo e musica, sarà che durante la serata ho sentito Lucio Dalla che citava Thelonious Monk

«Se vince la Lega, giuro che invece di Eataly Smeraldo apro un Kebab!». Poi la Lega ha vinto e Farinetti s’è reso conto dell’enormità della sua affermazione, sparata un poco troppo alla leggera. Morale della favola: «Ci ho ripensato a bocce ferme e ho chiesto scusa a Maroni. La Democrazia impone che chi vince governa e chi perde accetta di buon grado, pur facendo sentire la propria voce dissidente. Maroni lo inviterò, è certo, ma una piccola sorpresa gliela farò: un bel kebab, di manzo anziché di montone!». Questo, e assai altro ancora, è Oscar Farinetti…

Poi, sul fatto che: “L’Italia dovrebbe essere una democrazia fondata sulla Bellezza“, come si può dargli torto? Ma occorre davvero impegnarsi perché quel “dovrebbe essere” diventi “è“…

Pubblico volentieri di seguito parte del comunicato stampa:

«Il 18 marzo del 1848 iniziavano le Cinque Giornate di Milano e da qui partì il Risorgimento, una data simbolica per ogni italiano e ogni milanese:  Eataly l’ha scelta come data d’apertura del nuovo punto vendita di Milano per ricordare che l’Italia non si deve fermare. Lo Smeraldo che risorge, seppur in forma nuova, può essere la metafora dell’esempio italiano.

Nato nel 1942, il Teatro Smeraldo era dotato della sala più capiente di Milano e ha visto debuttare una giovanissima Mina, il primo Celentano e i grandi cantanti della musica italiana e internazionale. Sede storica della città e meta di riferimento per i cittadini, il Teatro Smeraldo lascia oggi il posto all’ultimo nato della famiglia Eataly. Gianmario Longoni lascia le redini al patron di Eataly Oscar Farinetti che tre anni fa si è innamorato della location di Piazza XXV Aprile.

 

“Ogni Eataly che apriamo è legato a un valore: Eataly Smeraldo è dedicato alla musica. Non possiamo far dimenticare un luogo come lo Smeraldo, dove hanno cantato Bob Dylan e Ray Charles: per questo resterà il palco che ospiterà show e concerti. Eataly ha l’obiettivo di ridare vita a luoghi di pregio come ex librerie, ex teatri che oggi chiudono nel nostro Paese, vogliamo dare uno stimolo all’Italia di oggi per rinascere ”.

 

In omaggio alla storia e alla bellezza della musica e della cultura in cui Eataly crede fortemente, lo Smeraldo ospiterà un vero e proprio palcoscenico che proporrà una programmazione completamente gratuita per i clienti. A partire dal 18 marzo si esibiranno ogni giorno giovani musicisti come Jack Savoretti, Giulia Mazzoni, Marco Sbarbati, Selene Lungarella, Roberta Di Lorenzo e tanti altri. Fino al 22 marzo più di dieci concerti che spazieranno tra tutti i generi musicali per poi proseguire con appuntamenti quotidiani.

 

Con un investimento di circa 40 milioni, compreso l’immobile, oggi gli spazi rinnovati danno lavoro a 350 giovani in oltre 5.000 metri quadrati suddivisi in tre livelli tra vendita, ristorazione e didattica.

Eataly Smeraldo mantiene il suo classico format: mangiare, comprare e imparare, 15 luoghi di ristorazione tematici e informali con i relativi banconi per la vendita:  Salumi, Formaggi, Carne, Pesce, Verdure, Fritto, Pasta, Pizza e Rosticceria e  5 luoghi dedicati alla produzione artigianale a vista, la pasta fresca di Michelis, la panetteria con il suo forno a legna, la pasticceria “Golosi di Salute” di Luca Montersino, il panino ‘Ino di Alessandro Frassica e la piadineria dei Fratelli Maioli. Non poteva mancare il Mozzarella Show: “Miracolo a Milano” è un vero e proprio laboratorio caseario dentro lo Smeraldo, che tutti i giorni produce la mozzarella fiordilatte.

Per il caffè, Eataly Smeraldo ha scelto Lavazza che presenta il concetto “Tierra” al piano terra, mentre al secondo piano avrà posto il Caffe Vergnano.»

 

Kuo-Ji ristorante cinese – Chinese cooking in Turin

Frequentiamo questo ristorante cinese, aperto dal 1987, da almeno una ventina d’anni. Ci andiamo 6/7 volte all’anno perché mia moglie ama la cucina cinese e in particolare le preparazioni a base di gamberetti e le zuppe. Il ristorante è situato nel pieno centro storico di Torino, in via S. Massimo, 4. E’ un locale pulito e con una sua eleganza tutto sommato abbastanza discreta: è composto da due sale per 60/80 coperti. Il servizio è cordiale e sollecito, sempre discreto. Molto chiaro e leggibile il menù, con una piccola carta dei vini scelta con cura e di particolare convenienza: ho bevuto un discreto Friulano dei Produttori di Cormons a 11 euro! Io amo in particolare gli involtini e la strepitosa zuppa agropiccante – molto piccante – a base di soia, bianco d’uovo, funghi, verdure e piccoli pezzi di pollo: davvero ottima. In tanti anni di frequentazione non abbiamo mai avuto  alcun genere di problemi e, per dare un’idea, si mangia in tre persone – in maniera più che abbondante e alla carta – con poco più di 60 euro! Mica male, di questi tempi….E’ un locale che mi sento di consigliare senza riserve, ovviamente a chi ama la cucina cinese (che a Torino significa soprattutto cucina cantonese, essendo la cucina cinese un universo assai complesso e di gusti e preparazioni molto variegate).

Lucilla Pacini Barbesino e il suo Osteria Casa del Pescatore

Dopo oltre trenta anni di esperienza come insegnante (Alberghiero Colombatto, Istituto For.Mont di Venaria Reale, Piazza dei Mestieri) e come consulente gastronomica di molte aziende italiane e straniere, il sogno si è finalmente realizzato nel giugno dello 2010 a Marina di Pietrasanta.

Luci è lucchese di nascita, torinese per amore avendo sposato il mio amico Claudio: tornare in Versilia è stato come tornare a casa. E all’Osteria Casa del Pescatore sta mettendo in pratica tutto quello che in una vita dedicata a insegnare cucina ha da sempre professato: la qualità quella vera. Io non amo il sushi né il sashimi – pur se quando ho avuto modo di mangiarne, preparato da un grande chef giapponese, al Lila di Delhi, sono rimasto estasiato – ma la tartare di tonno su radicchio, i gamberoni grigi e gli scampi crudi che ho avuto modo di mangiare da Lucia mi hanno lasciato senza fiato! Avevo mangiato i gamberoni rossi crudi da amici a Bordighera, ma qui siamo in paradiso: quando ti vien voglia di succhiare l’intera testa del gambero crudo e la trovi dolce, non c’è altro da dire. Senza parlare dei fritti e delle grigliate: la qualità qui è  ai massimi livelli possibili, parola di pescatore. E poi c’è Nicolò, l’aiuto in cucina di Luci. Niccolò ha avuto modo di frequentare uno dei migliori master possibili in fatto di pesce: suo nonno materno Franco Raffaelli, pescatore da sempre! Ho parlato della sua bottarga, ma parlare di cibo è inutile: il cibo bisogna mangiarlo e gli aggettivi li deve scegliere la lingua (anche il naso e gli occhi, ma in ossequio giudizioso al re gusto che deve sempre imperare). La cucina di Luci è un inno semplice alla qualità: l’olio, le paste, la deliziosa leggerezza e delicatezza della sua filosofia cucinaria.

Il ristorante ha una cinquantina di coperti che diventano ottanta d’estate; si trova nella prima, tranquilla parallela del lungomare di Marina di Pietrasanta. Come ho già suggerito su questo mio sito, che non ha alcun aspetto commerciale né deve rendere conto ad alcuna filosofia se non il mio giudizio (che può anche non essere condivisibile, ma che è franco e schietto): provate, se vi piace il pesce, ad andare a mangiare da Lucilla. Poi, se volete, ringraziatemi. Buon appetito.

William Blake, Il Sorriso – The Smile
Barolo Cannubi 2003 by Brezza

Barolo Cannubi 2003 by Brezza

C’è un Sorriso d’Amore,

E c’è un Sorriso d’Inganno,

E c’è un Sorriso dei Sorrisi

In cui questi due Sorrisi si incontrano.

 

E c’è uno Sguardo d’Odio,

E c’è uno Sguardo di Disprezzo,

E c’è uno Sguardo degli Sguardi

Che tentate di scordare in vano;

 

Perché si pianta nel profondo del Cuore,

E si pianta nel profondo della Schiena

E nessun Sorriso che mai fu sorriso,

Ma un solo Sorriso soltanto,

 

Che fra la Culla & la Tomba

Si può Sorridere soltanto una volta;

Ma, quando è Sorriso una volta,

C’è una fine a tutta l’Angoscia.

 

(There is a Smile of Love,/And there is a Smile of Deceit,/And there is a Smile of Smiles/In which these two Smiles meet.//And there is a Frown of Hate,/And there is a Frown of Disdain,/And there is a Frown of Frowns/Which you strive to forget in vain;//For it sticks in the Hart’s deep Core/And it sticks in the deep Back bone,/And no Smile that ever was smil’d,/But only one Smile alone,//That betwixt the Cradle & Grave/It only once Smil’d can be;/But, when il once is Smil’d,/There’s an end to all Misery.).

 

Questa poesia è tratta da “Pickering Manuscript”, tradotta (non benissimo) da Giacomo Conserva per Newton Compton. Per esempio, l’ultimo verso della terza quartina:”But only one Smile alone” io lo avrei tradotto: “Ma soltanto un Sorriso solingo”.

 

William Blake, poeta e pittore romantico e visionario, nacque a Londra il 28 novembre del 1757 e ivi morì il agosto 1827.

La famiglia Bisol amplia l’offerta turistica di Venissa

https://www.vincenzoreda.it/ah-venissa-venissa/

https://www.vincenzoreda.it/burano/

Ricevo e volentieri pubblico, raccomandando personalmente un posto unico al mondo.

Il Venissa Wine Resort inaugura le nuove residenze diffuse a Burano, per vivere le Isole della Laguna di Venezia assieme alle eccellenze del Design Made in Veneto

Le nuove residenze diffuse nell’Isola di Burano, create in collaborazione con dieci tra le migliori aziende del territorio, propongono un’esperienza autentica a contatto con le tradizioni e le bellezze della Venezia Nativa

L’isola di Mazzorbo, che assieme a Torcello e Burano rappresenta la Venezia Nativa, ospita la Tenuta Venissa. In questo arcipelago di natura, colori, sapori e arte si trova la “vigna murata di Venissa” dove la famiglia Bisol ha riportato alla luce l’antico vitigno Dorona di Venezia.

Il vigneto fa da sfondo al Ristorante Stellato, all’Osteria Contemporanea e alle camere del Wine Resort, rendendo Venissa il luogo ideale per un soggiorno nella laguna all’insegna del relax e della buona cucina. Quest’anno il progetto compie un ulteriore passo con l’inaugurazione delle nuove residenze di Burano. Residenze diffuse nell’Isola, in più edifici, per far vivere all’ospite l’atmosfera del paese, che così ritrova il contatto con gli abitanti locali, ancora oggi molti dei quali operano nei mestieri tipici dell’isola tra quali pescatori e merlettaie.

L’ospite di Venissa potrà soggiornare in una delle camere che si trovano all’interno della casa padronale della tenuta Venissa nell’isola di Mazzorbo, o in una delle residenze diffuse nell’isola di Burano. La famiglia Bisol ha infatti ristrutturato alcune delle tipiche case colorate, abitate un tempo da merlettaie e pescatori, in collaborazione con gli artigiani locali e dieci tra le migliori aziende del triveneto.

I pavimenti degli ingressi sono stati realizzati con gli smalti di Orsoni, l’unica fornace presente ancora oggi a Venezia, che dal 1888 produce artigianalmente mosaico di vetro a foglia d’oro e quasi 3.000 tonalità di smalti che sono impiegati nei mosaici più importanti al mondo. Salendo ai piani superiori delle case invece troviamo i legni Itlas, realizzati con le stesse tavole del Piave un tempo usate per la realizzazione della flotta navale della Serenissima. Le parti più importanti dell’arredamento sono prodotti di aziende icone del design del Triveneto come Moroso, azienda per le sedute ed i complementi di Udine che collabora con alcuni tra i più grandi designers al mondo; Arclinea, che a Vicenza produce cucine innovative con materiali naturali e tecnologie d’avanguardia; Trend, azienda vicentina fondata nel 2000 da Pino Bisazza, che realizza decori in mosaico CAD ed artistico, dai motivi classici e moderni e rivestimenti dal design contemporaneo; Glass 1989, azienda di Oderzo leader nella progettazione e realizzazione di soluzioni benessere; Panto, le cui finestre incorniciano gli scorci e i colori delle case di Burano; FontanaArte, brand storico dell’illuminazione di design entrata a far parte del Gruppo Nice con sede a Oderzo; Bolzan Letti, azienda trevigiana che coniuga design ed artigianalità nella creazione di letti sartoriali; e Vimar, azienda di Marostica (VI) leader nel settore elettrico ed elettronico, che ha applicato la sua tecnologia domotica a Venissa per rendere ancora più confortevole il soggiorno degli ospiti del Wine Resort.

Queste aziende hanno creduto in questo progetto e contribuito a realizzare, di fatto, uno showroom da vivere.

L’amore della famiglia Bisol per il proprio territorio si manifesta così, non solo tramite il vino e la cucina, ma anche con il meglio del design Made in Italy.

Ai suoi ospiti Venissa propone inoltre una serie di attività ed esperienze per scoprire il territorio, come il corso di voga alla veneta grazie alla collaborazione con gli istruttori della remiera di Burano, workshop con i fotografi dell’isola o uscite di pesca assieme ai pescatori della cooperativa.

Venissa infatti crede in un turismo autentico, alla scoperta delle tradizioni e delle bellezze della Venezia Nativa, un angolo di paradiso all’interno di uno dei siti Unesco più visitati al mondo: la laguna di Venezia.

Informazioni: Matteo Bisol  matteo@venissa.it  M +39 340 5979252

Photo Gallery e Press kit   Clicca qui  per visualizzare

Venissa Wine Resort. Fondamenta Santa Caterina – 330142 – Isola di Mazzorbo, Venezia – Italia

tel +39 041 5272281

My last wine artworks

Painting with Piedmont Pinot Noir (Brigante 2008 from Neviglie, Cuneo), Barbera La Pantalera 2011 Marrone (from La Morra, Cuneo) and Dolcetto 2014 Brezza (from Barolo, Cuneo). Also, I used two different papers: I like very much these.

San Vitale (Ravenna, Italy)

La Basilica di San Vitale fu eretta tra il 525 (regnante l’ostrogoto Teodorico) e il 547 (sotto il bizantino Giustiniano II il Grande. E’ una delle più belle chiese cristiane di ogni epoca.

Sant’Apollinare in Classe

La basilica di Sant’Apollinare in Classe (5 km dal centro di Ravenna) fu edificata tra il 532 e il 549 d.C., anno della sua consacrazione da parte di Massiminiano, primo arcivescovo di Ravenna.

Some postcards from Rimini

Rimini (Ariminus) fu fondata nel 286 a.C. dai Romani su precedenti insediamenti antichissimi.

Il cibo come cultura, Massimo Montanari

Montanari

«L’analogia tra cibo e linguaggio che abbiamo messo a confronto come sistemi di segni oltre che (nel caso del cibo) di realtà materiali, li connota entrambi come codici di comunicazione, che, all’interno e all’esterno delle società che li esprimono, trasmettono valori simbolici e significati di varia natura (economici, sociali, politici, religiosi, etnici, estetici ecc.). Come la lingua parlata, il sistema alimentare contiene e trasporta la cultura di chi la pratica, è depositario delle tradizioni e dell’identità di gruppo. Costituisce pertanto uno straordinario veicolo di auto-rappresentazione e di scambio culturale: è strumento di identità, ma anche il primo modo per entrare in contatto con culture diverse, giacché mangiare il cibo altrui è più facile – almeno in apparenza – che decodificarne la lingua. Più ancora della parola, il cibo si presta a mediare fra culture diverse, aprendo i sistemi di cucina a ogni sorta di invenzioni, incroci e contaminazioni».

«Una vicenda esemplare è quella del Medioevo europeo, che, come abbiamo già messo in luce, vide formarsi un’identità alimentare e gastronomica nuova, sostanzialmente innovativa rispetto al passato (di cui, pure, trasmetteva l’eredità) grazie a uno straordinario esperimento di contaminazione, anche conflittuale, tra culture diverse e in qualche misura opposte. La nuova civiltà, come sappiamo, nacque dall’innesto della tradizione romana (ripresa e rafforzata dal cristianesimo) su quella “barbarica”: la cultura del pane, del vino e dell’olio si incrociò con la cultura della carne, della birra e dei grassi animali, e quello che ne scaturì fu un modello inedito di produzione e di consumo, in cui la carne (soprattutto la carne di maiale) affiancava il pane come “valore forte” del sistema, in una dinamica di reciproca integrazione, al tempo stesso economica e simbolica, che costituisce uno dei più interessanti episodi nella storia alimentare».

«Che le identità alimentari (e culturali in genere) siano un prodotto della storia, solo parzialmente riconducibile Montanari 1a situazioni ambientali e geografiche, lo scopriamo con chiarezza anche nel processo di costruzione della cosiddetta “dieta mediterranea”, frettolosamente celebrata (soprattutto dai media americani) come frutto di una “saggezza antica”, di una “tradizione” lungamente sperimentata. Ora, a parte il fatto che parlare di “dieta mediterranea” al singolare è una sorta di astrazione metafisica, che ignora la varietà estrema di situazioni che la stessa geografia ha creato tra – mettiamo – Provenza e Libano, Tunisia e Dalmazia, Sicilia e Egitto; a parte questo, dobbiamo ammettere che molti fattori costitutivi di questa “dieta mediterranea” non sono affatto, in origine, mediterranei, bensì escono da una storia, spesso di fresca data, di scambi e di incroci con altre regioni e continenti del mondo. Le cucine mediterranee attuali in realtà non hanno molto di antico salvo l’uso del pane, del vino, dell’olio d’oliva, della carne ovina, della cipolla e di poco altro».

Massimo Montanari (Imola, 1949) insegna Storia medievale e Storia dell’alimentazione all’università di Bologna. Considerato uno dei massimi esperti mondiali di storia dell’alimentazione, ha pubblicato diversi libri che sono fondamentali in questo settore (imperdibile La Storia dell’alimentazione, Laterza 1997, curato con Jean Louis Flandrin).

Il lavoro qui presentato è un testo fondamentale per le riflessioni che suggerisce nell’ambito della cultura alimentare. Ho riportato alcune citazioni illuminanti, a parer mio.

Il Cibo come cultura, M. Montanari – pp. 170, Laterza (Roma/Bari) 2004, 9,00 €.