Archive for Agosto, 2018
Cucina marocchina a Torino

A Torino i locali che offrono cucina magrebina sono moltissimi, eppure pochi di buona qualità e con ricette davvero tradizionali (spesso come ricette marocchine vengono offerte la Mussakà e l’Hummus che sono invece mediorientali). Sono abbastanza  ben distribuiti, ma concentrati soprattutto nella zona di Porta Palazzo, frequentati volentieri anche da italiani che, spesso, hanno visitato il Marocco.        Non essendo un particolare esperto di cucina magrebina, anche se ho avuto modo di visitare Tunisia e Algeria, sono ricorso a una mia vecchia amica marocchina, ottima cuoca, per i consigli del caso.                                                                                      Ho scelto un locale particolare, Al Andalus, situato nelle adiacenze di Porta Palazzo (in via Fiochetto, 15) e parte di un’associazione culturale araba, Hammam Al Bab. Il ristorante fu inaugurato nel 2000 dall’architetto Karim Muhseen, iracheno di Bagdàd a Torino dal 1980, con il socio,  lo scrittore e giornalista Yunis Tawfik, anch’egli iracheno di Ninive che presiede e gestisce l’associazione culturale.                              Il locale offre 80/100 coperti, con giardino; è arredato con semplicità e senza eccessivi orpelli folcloristici; offre la tipica cucina marocchina (Sadie, cuoca di Casablanca e Houssein, cuoco di Fez) a un prezzo medio di circa 18/20 €; il servizio, a cura di camerieri marocchini, è previsto tutti i giorni sia a pranzo sia a cena; c’è una decorosa carta di vini piemontesi per i clienti italiani.                                               Ho gustato un classico e ottimo Cous cous di manzo, con verdure e ortaggi  tradizionali. Assai particolare il Tajine di vitello con prugne e albicocche condito con sesamo. La pasticceria secca a base soprattutto di miele, mandorle, cioccolato, arachidi e  marmellate varie è di particolare interesse. Finisco con l’antipasto, i Briwat, che sono fagottini di farina di frumento ripieni di qualsiasi cosa, figli dei Samosa mediorientali e indiani, cugini dei Brick tunisini e nonni delle celeberrime Empanadas sudamericane (diffuse con la conquista degli spagnoli che le avevano conosciute dai berberi).

Fuochi artificiali, immagini creative di Vincenzo Reda a Sanremo

14 agosto, porto di Sanremo: fuochi artificiali fotografati con tecniche particolari.

Vincenzo Reda a Eataly

Il Vino nello spazio e nel tempo

Una serie di incontri per un approccio al vino inusuale: storico, antropologico, letterario, geografico.

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. Brindando nei secoli (Breve storia del vino) – Vini Gianni Gagliardo

28 marzo 2014

Dalle recenti scoperte archeologiche nei paesi caucasici alle mitologie greche; dai vini egizi e romani a quelli delle abbazie benedettine medievali. E ancora, il vino nelle Americhe, i vini dei papi di Sante Lancerio nel rinascimento, il leggendario Dom Perignon e il successo del Marsala nel XVIII secolo. Per arrivare alle vicende della fillossera e i conseguenti reimpianti su piedi di viti americane, fino alla rivoluzione degli anni Ottanta. Una cavalcata quasi mozzafiato per comprendere come le diverse culture umane, nelle successive fasi storiche, si siano confrontate con la bevanda “vino”.

. Le rime del vino (Vino e letteratura) – Vini Bucci

4 aprile 2014

Quasi tutti conoscono i versi composti dai grandi poeti greci sul vino, assai meno hanno frequentato i componimenti straordinari di  Orazio e Marziale. Quasi nessuno sa delle magnifiche poesie arabe e persiane di poeti musulmani come Abu Nuwas o Hafiz. Così come tutti conoscono le poesie dedicate al vino dal poeta Baudelaire ma pochi sanno che anche Eugenio Montale ha scritto versi dedicati al vino. Questo incontro servirà ad aprire uno scenario sorprendente per quanto riguarda la letteratura del vino.

Le Rivoluzioni alimentariDiapositiva1

Non si è consapevoli, in generale, che l’alimentazione umana si è evoluta nei secoli al pari della conoscenza e degli scontri/incontri fra popoli differenti. Queste prime  lezioni hanno lo scopo di illustrare alcuni momenti storici particolari in cui si sono verificati cambiamenti epocali nelle abitudini alimentari umane.

. Dagli alberi ai villaggi (Preistoria dell’alimentazione) – Vini Gigi Rosso

11 aprile 2014

Tra 7 e 3 milioni di anni fa alcune scimmie arboricole scesero a raccogliere dei frutti caduti dall’albero su cui si agitavano e cominciarono a frequentare la savana africana. Quegli animali cominciarono a trasformarsi in uomini cambiando il loro regime di alimentazione. Divennero animali opportunisti e impararono a cibarsi di qualunque cosa, alzandosi sulle zampe posteriori e liberando gli arti superiori dalla funzione di semplice deambulazione. Quell’animale si evolve fino a diventare Homo Sapiens, circa 200.000 anni fa. E continua a evolvere fino a scoprire, 10/12.000 anni fa, l’agricoltura e l’allevamento. E qui comincia un’altra storia.

. La scoperta dell’America – Vini Bava

18 aprile 2014

Colombo arriva nei Carabi nel 1492, ma occorsero almeno tre secoli perché gli europei imparassero a consumare alimenti come pomodori, patate, fagioli, cacao….Mentre il peperoncino si diffonde immediatamente in tutto il mondo, la patata e il pomodoro vengono snobbati come cibi non buoni, se non addirittura velenosi. La storia dell’avvocato cuneese Vincenzo Giovanni Virginio, che portò la conoscenza delle patate a Torino e in Piemonte, è emblematica in questo senso: morì povero in un ospizio torinese nel 1830 e i suoi conterranei ancora non erano convinti di quanto fossero buone, convenienti e nutrienti le patate.

Le Rime del Vino

GIACOMO LEOPARDI (1798/1837)

Diapositiva1In casa Leopardi era cosa consueta e antica il culto del vino. Tant’è che nella biblioteca di famiglia vi è un libretto illustrato di M. Bidet, tradotto dal francese da un accademico etrusco e georgofilo, stampato a Venezia nel 1757, riguardante la coltivazione della vite e il modo di fare i vini. Da un appunto di Monaldo si apprende che era appartenuto al conte Vito, nonno di Giacomo.

Ritorniamo al poeta, che, da quel che era, pallido, malaticcio, pessimista per eccellenza e depresso, non avrebbe potuto amare il vino, che invece è vita, gioia, sogno e vigore. Ebbe più di un detrattore a riguardo. Il primo fu Mariano Luigi Patrizi, fisiologo lombrosiano. Stilò un saggio psico-antropologico sul Leopardi prendendo spunto da una lettera di costui al cugino Melchiorri, scritta da Recanati il 20 ottobre 1822, in cui confidava che “era solito mangiar poco e non beveva vino”. Altri due detrattori furono l’amico del poeta, il letterato liberale napoletano Antonio Ranieri (1806-1888), autore tra l’altro di una storia, sulla loro settennale amicizia (1830-1837), pettegola e inattendibile, Sette anni di sodalizio con G. Leopardi del 1880, e sua sorella Paolina.Leopardi,_Giacomo_(1798-1837)_-_ritr._A_Ferrazzi,_Recanati,_casa_Leopardi

Si possono ritenere, le considerazioni di questi detrattori, come delle vere e proprie tesi precostituite e fuorvianti.

Chi ha confutato queste tesi, è stata la contessa Anna Leopardi, affermando in una conferenza che se Giacomo Leopardi fosse stato astemio, dalla sua famiglia ciò sarebbe stato considerato se non un’anomalia, quanto meno una stranezza. Ha potuto fare questo leggendo attentamente l’Epistolario e Lo Zibaldone. In quest’ultimo vi sono riflessioni sugli effetti del vino e, nel 1823, Leopardi annotava: “come ho provato più volte per esperienza” e ancora “come ho pure osservato in me stesso più volte”. Quindi, queste considerazioni scritte tolgono ogni dubbio e fanno del Leopardi un normale degustatore di vino. Se ancora qualche dubbio persistesse, basterebbe leggere una delle prime note in versi de Lo Zibaldone, scritta il 14 novembre 1820, che così recita: Il vino è il più certo, e / (senza paragone) il più / efficace consolatore. / Dunque il vigore; / dunque la natura. Essa si lega molto bene con l’ultima nota in versi del 17 luglio 1827: Il piacere del vino…/ Non è corporale / semplicemente. / Anzi consiste / principalmente / nello spirito ec. ec.

JORGE LUIS BORGES (Buenos Aires, 1899 – 1986)

SONETTO AL VINO

In quale regno o secolo e sotto quale tacita congiunzione di astri, in che giorno segreto non segnato dal marmo, nacque la fortunata e singolare idea di inventare l’allegria? Con autunni dorati fu inventata. Ed il vino fluisce rosso lungo mille generazioni come il fiume del tempo e nell’arduo cammino ci fa dono di musica, di fuoco e di leoni. Nella notte del giubilo e nell’infausto giorno esalta l’allegria o attenua la paura, e questo ditirambo nuovo che oggi gli canto lo intonarono un giorno l’arabo e il persiano. Vino, insegnami come vedere la mia storia quasi fosse già fatta cenere di memoria.

ALDA MERINI (Milano, 1931 -2009 )

SETE PERENNE

Vino, gagliardo come la dea ragione. In te l’idea si fa suono e si colora il Mito. Appaiono vestali tinte di giada, il periplo del canto si snoda in veli che ricordano l’anima. O vino che canti il mio dolore, vino che sei il precipizio estremo, vino che dai l’illusione della morte e fai solo dormire fino al nuovo dolore.