Archive for Settembre, 2018
Il Tartufo Bianco d’Alba

Il mio libro, abbinato con il quotidiano La Stampa, si trova in tutte le edicole del nord-ovest fino alla fine di ottobre. Il prezzo di copertina è di 9,90 € per 160 pp. Edito dalle Edizioni del Capricorno di Torino.

Tartufo bianco/Langa white truffle
11 Settembre 2001, nine-eleven in New York

Ho dipinto questi due quadri nel 2001, verso fine anno.

Sono stati dipinti con succo di uve Barbera raccolte nelle vigne di Piero Arditi (Cantine Valpane di Ozzano Monferrato) nel settembre del 2001.

Rappresentano il mio contributo di simbolica partecipazione al dolore di quel giorno.

Entrambi sono stati esposti degli Usa.

Il lavoro con lo sfondo del foglio di giornale oggi è a Baltimora.

Che iddio, o chi per lui, benedica i martiri, i terroristi e tutti noi, uomini assetati di cosmici dolori.

I colori fascinosi di Porta Palazzo

Percorrere le corsie tra una bancarella e l’altra e fare attenzione ai carrelli, ai passeggini, ai sacchetti che ostruiscono gli stretti spazi tra le bancarelle è un esercizio faticoso. Però nel frattempo ascolti i profumi intensi, guardi i suoni deformati da bocche di razze diversi, annusi i colori che sono ogni stagione diversi. E ti accorgi che ancora esistono le stagioni, con le loro frutta diverse e le verdure e gli ortaggi. E devi necessariamente ringraziare il Cielo (o la Terra, se preferisci).

Citrico/Beppe Rinaldi

Era ormai lungo tempo che dovevo avere un incontro ravvicinato con Beppe Rinaldi, a Barolo e dintorni meglio conosciuto come Citrico.

L’occasione me l’ha fornita Collisioni con l’incontro, da Brezza, di Ornella Bonifacio: ti ci porto io da Citrico!

Così, dentro un caldo pomeriggio di luglio, forniti di un paio di calici di ottimo Brezza-Barolo ci siamo incamminati dalla periferia nord di Barolo verso la periferia sud, lungo la strada che unisce Monforte a Alba.

Il casale dove dimorano Citrico, le sue manie e i suoi vini sta poco fuori Barolo, sulla sinistra salendo verso Monforte; vi si accede violando un antico cancello di ferro battuto. Beppe era intento a armeggiare intorno a delle Vespe o Lambrette – io proprio non ho dimestichezza con la roba a motore a due ruote – nel suo apparente disordinato e farraginoso spazio (ma gli spazi sono sempre disegnati su misura e mai disposti casualmente, pare ovvio): fastidito da quei due intrusi che andavano a sovvertire tempo e spazio esclusivo e privatissimo.

Ma poi, dietro le apparenti superfici abrasive, Citrico è una persona di grande sensibilità e le persone, dopo averle rapidamente annusate, le classifica con estrema velocità: da una botte di 33 ettolitri ci ha spillato una bevuta in anteprima del suo Brunate 2011 che avrà tanto tempo da investire a riposare in cantina per poi essere sposato  con un Barolo proveniente da un altro cru (Le Coste) e dar vita a quel vino che avrà il compito di lenire gli stenti quotidiani di gente di buona volontà (sperando che sia gente in grado di meritarselo).

Nel frattempo si è unito a noi Maurizio Rosso: bella e degna compagnia. E poi giunge Marta, la figlia di Beppe: tutto si fa più normale; Citrico è quasi come si fosse messo di quinta…

Lascio la Cantina con una bottiglia di Nebbiolo 2011: l’ho bevuto con calma a casa mia. E’ un Nebbiolo vinifero, vinoso, antico; affatto (nel senso di completamente) differente dai Nebbiolo che conosco: più carico, più denso, con tannini importanti ma morbidi, rotondi. Mi è paiciuto!

Conosco poco i Barolo Rinaldi e sarei curioso di bere i suoi Freisa e Dolcetto: non mancheranno le occasioni, ne sono sicuro. Certo, mi vien fatto di pensare che se ci sono vini barricati – a me piace definirli legnati, ma comunque senza farsi prendere dall’eccesso di integralismo – qui siamo nel dominio dei vini barricaderi…e, trattando di Barolo, direi che siamo nel giusto.

Non mi dilungo sulla Storia della Famiglia Rinaldi, né entro nel merito dei vini e della produzione: sarebbe tautologico.

O no?

 

 

Nico Ivaldi: Non mi sono mai arreso – Intervista all’avvocato Bruno Segre

Non ho mai sprecato il mio tempo, ciò che ritengo avere di più prezioso, nel leggere libri inutili come best-seller, romanzi gialli, biografie di personaggi di nessun interesse; nei libri che ho letto e che continuo a leggere – e sono tantissimi e di generi assai differenti – cerco di imparare, di conoscere faccende nuove, o anche soltanto prospettive diverse con cui guardare agli uomini e ai fatti del mondo.

Questo, scritto, o meglio raccontato, dal mio amico Nico è un libro di eccezionale interesse, perché tratta dell’appassionata vicenda umana di Bruno Segre, ebreo torinese, figlio di un padre ebreo, laico e libertario, e di una madre cattolica.

Bruno Segre è nato a Torino il 4 settembre 1918; si è laureato in giurisprudenza nel 1940 – ultimo ebreo a ottonere la laurea, causa le spregevoli leggi razziali che ancora infangano la nostra storia – con Luigi Einaudi, discutendo una tesi incentrata su un personaggio libertario francese.

E’ stato, e in fondo non ha mai smesso di esserlo, un giornalista: ha lavorato, tra gli altri, con quell’autentico “animale” di Giulio De Benedetti.

Ma è stato un protagonista della vita civile, torinese e italiana, prima da partigiano e, successivamente, da avvocato, assumendo tra l’altro la difesa del primo obiettore di coscienza italiano – Pietro Pinna. Si è battuto per il divorzio e contro il nefasto referendum abrogativo del 1974. Ha conosciuto il Pandit Nehru e ha lavorato, nel Partito Socialista, con Pietro Nenni, Calamandrei e  Ferruccio Parri. Ricoprì la carica di consigliere comunale di Torino nel 1975, sindaco Diego Novelli: durante quel mandato contribuì a far nascere iniziative come “Estate ragazzi” e “I punti verdi”.

D’altro canto, Dario Segre, suo padre, tra i fondatori della Famija Turineisa (1925), aveva avuto stretti rapporti personali, nei primi anni del Novecento in Svizzera, con due esuli speciali: Benito Mussolini e un certo russo Vladimir Ulianov, meglio conosciuto come Lenin. Suo lontano parente anche un certo Dino Segre (Pitigrilli). Nel libro, tra le sue memorie, si legge anche di un infatuamento giovanile per la compagna Natalia Levi, poi sposata Ginzburg…

Insomma, un gran libro che aiuta a credere nei valori quelli veri, quelli alti: con semplicità, con schiettezza, con umile dedizione.

Oggi, Bruno Segre naviga ancora in buone acque con 93 primavere sulle spalle – nemmeno curve: che iddio, o chi per lui, gli conservi la vista (come si dice da noi).

Incontro con l’Av. Bruno Segre

Dopo aver recensito la biografia “Non mi sono mai arreso” scritta dal mio caro amico Nico Ivaldi, questi mi ha portato finalmente a conoscere di persona Bruno Segre. Siamo andati a trovare questo magnifico 93enne – che i suoi anni li porta in maniera spettacolare, nel fisico, nella mente e nello spirito – presso il suo studio di via della Consolata, situato in un austero palazzo secentesco, quasi di fronte alla cattedrale barocca tanto cara ai torinesi.

Il personaggio è di un interesse straordinario: una lucidità e un’umanità che in maniera disarmante effonde intorno a sé; eppoi, una memoria storica depositata negli strati resi ormai compatti da una lunga vita in cui non ha sprecato un attimo del suo tempo.

Sentir raccontare, sempre con lucidità e semplicità quasi disarmanti, del monocolo di Paolo Monelli o delle vicende che lo videro per anni a stretto contatto con “Napoleone” Giulio De Benedetti, inarrivabile direttore de La Stampa (ideatore, tra l’altro, della rubrica Specchio dei Tempi), è stata per noi un’esperienza quasi mistica.

Alcuni aneddoti sono esilaranti: indimenticabile quello del cronista un poco tardo che, sollecitato dal grande direttore a essere un poco più lirico nelle sue cronache, arrivò il giorno appresso con un fatto di “nera” messo in versi! E quando il direttore, sconsolato, cercò di spiegargli che intendeva semplicemente che la sua prosa dovesse essere un poco più scorrevole, più musicale, se ne arrivò con un violino….La carriera giornalistica del povero cronista durò poco: fu paracadutato a dirigere un negozio!

Rimando alla lettura del volume di Nico Ivaldi, di cui riporto il link del mio articolo. E quanto a Bruno Segre: che il signore, o chi per lui, gli conservi (a lungo) la vista, come si dice da noi.

https://www.vincenzoreda.it/nico-ivaldi-non-mi-sono-mai-arreso-intervista-allavvocato-bruno-segre/