Archive for Ottobre, 2018
La donna Marina di Angelo Morino

donna-marinaDonna Marina si chiamava Tenépatl o Malinalli, visse 25/30 anni tra il 1500 e il 1526/27. Agli spagnoli fu donata tre giorni più tardi, insieme a una ventina di sue compagne, dai Cacicchi maya sconfitti nel Tabasco dopo la battaglia cruentissima di Ceutla del 12 marzo 1519. Cortés era nelle terre dei Maya e ricevette da questi, in segno di sottomissione, il dono più prezioso: una persona che sapeva parlare il maya e il nàhuatl, lingua degli aztechi: la Marina era di origine nàhuatl, venduta o rapita per essere data in schiavitù a genti maya. La descrivono come una donna di bell’aspetto e di notevole personalità. Durante i primi giorni della Conquista,  Cortés liberò un chierico spagnolo prigioniero per diversi anni di popolazioni maya di cui imparò la lingua: Jerònimo de Aguilàr. Dunque, la Malinche traduceva le parole degli aztechi in maya per Aguilar che li traduceva in spagnolo a Cortés e viceversa. Fino a quando Donna Marina (così battezzata per poter avere “rapporti” con gli spagnoli) non imparò velocemente lo spagnolo e si fece amante del Capitano. A questi dette almeno 4 figli e figlie di cui il più noto, il primogenito, fu chiamato Martìn, come il padre di Hernàn. A Conquista conclusa Marina venne data in moglie a uno degli uomini di fiducia di Cortés, Juan Jaramillo con cui stette un paio d’anni; sappiamo che passò a miglior vita tra il 1526 e l’anno successivo: è probabile che fu vittima di una delle numerose epidemie di peste o di vaiolo. Fu la Lengua di H. Cortés, tramite la quale egli fu in grado di interloquire con i popoli americani che poi egli annientò. Sempre a suo fianco, presto il Conquistador fu soprannominato egli stesso dagli aztechi: Malinche, il nome della donna india da cui mai si separava (da Malintzin, ovvero il signor Malinalli).                                                                                                                          La Malinche è diventata una figura emblematica, simbolo ormai mitopoietico, oggi da quasi tutti additata come traditrice del suo popolo.                                                                                                                                          Io la penso diversamente: ceduta come schiava agli spagnoli, ella soltanto obbedì, come aveva obbedito a chi l’aveva rapita e venduta. E poi, semplicemente, s’innamorò del suo Signore a cui donò sé stessa. La Storia, prima di essere mitizzata, è soltanto la somma dei comportamenti degli Uomini: odio, amore, invidia, ambizione….                                                                                                                                                                Il librino di A. Morino raccoglie tutte le scarse testimonianze che le fonti originali dedicarono a Donna Marina. Fu pubblicato nel 1984 e ristampato nel 1992 da Sellerio. Oggi è introvabile.

I colloqui dei Dodici di Bernardino de Sahagùn

i-12In quest’epoca in cui all’Altro va di gran moda rivolgere, nel migliore dei casi, uno sguardo trucido, questo librino inaudito dovrebbe essere portato alla conoscenza dei più invece che essere riservato agli storici e a pochi appassionati.
Narra di una vicenda unica nella storia dell’Uomo: tra giugno e luglio del 1524, 12 frati minori francescani spiegarono in contraddittorio a un gruppo di dignitari e dotti aztechi l’essenza della religione cattolica.
Il Messico era stato conquistato alla Spagna da tre anni, ma il grande H. Cortés aveva sollecitato a Carlo V e a papa Leone X, Medici, l’invio di monaci capaci di conquistare al cattolicesimo i pagani aztechi. Partirono da Siviglia, guidati da fray Martìn de Valencia, il 25 gennaio del 1524, sbarcarono a San Juan de Ulùa il 13 marzo e giunsero, scalzi, in Messico City, Tenochtitlàn, il 18 giugno di quell’anno.
Fu Bernardino de Sahagùn nel 1564 a pubblicare la cronaca di quei colloqui. Francescano anch’egli, giunto in Messico nel 1529, redasse l’opera più completa, il primo testo etnografico della storia: Historia General de la cosas de la Nueva Espana. L’opera è composta di 12 libri e questo ne costituisce l’ultimo. Il lavoro del francescano, con tutti i testi che riguardavano la Conquista, fu proibito da Filippo II con la cedola reale del 22 aprile del 1577. Questo, mutilo, venne trovato negli archivi vaticani nel 1920.
Ripeto, per i pochi interessati, è un libro straordinario, unico.