Archive for Marzo, 2019
Angelo Gaja: “Cambiamenti”

Ricevo da Angelo Gaja e volentieri pubblico.

CAMBIAMENTI. Non è solo il clima a minacciare di cambiare. VINEXPO BORDEAUX è stata per lungo tempo la fiera internazionale del vino per eccellenza. Nata nel 1981, con cadenza biennale, è via via cresciuta attirando espositori e visitatori da tutto il mondo. Anche troppi per una città che non era abbastanza grande da accoglierli tutti e soffriva momenti di forte disagio. Fu così che un numero crescente di produttori dell’area bordolese, in concomitanza, si attrezzarono ad accogliere negli chateaux gli ospiti più qualificati offrendo loro di partecipare agli eventi prestigiosi che venivano in essi organizzati; innescando una competizione con le manifestazioni fieristiche che non fu di beneficio alla qualità di Vinexpo Bordeaux e produsse disaffezione negli espositori. A gennaio 2020 per la prima volta nella capitale francese si svolgerà VINEXPO PARIGI, da tenersi ogni due anni in alternanza a VINEXPO BORDEAUX. Se non sorgeranno intoppi sarà Parigi in futuro ad ospitare la più prestigiosa fiera internazionale del vino che abbia luogo in Europa.

FIERE DEL VINO. Sarà invece sui mercati esteri dell’Asia e dell’Africa che i vini europei dovranno procurarsi nuovi consumatori. Assai più che attirarli a casa nostra, diventerà importante saperli intercettare a casa loro. Con questo obiettivo già competono VINEXPO, VINITALY, PROWEIN che grazie all’incentivo-droga dei contributi stanziati dall’OCM Vino organizzano eventi ripetitivi sul mercato asiatico che mettono a dura prova le cantine esponendole alla minaccia di uno spreco di risorse e di tempo. Cambiamento augurabile: che VINEXPO e VINITALY si alleino, progettino un unico salone congiunto capace di accogliere e divenire espressione di promozione del vino europeo sui mercati internazionali. L’interesse è reciproco, i produttori ringrazierebbero.

WINE ADVOCATE è la prestigiosa rivista americana nata per iniziativa di Robert Parker. Qualche anno fa venne acquistata da un imprenditore di Hong Kong che successivamente ne cedette il 40% alla Guida Michelin. Le voci che si rincorrono supporrebbero che la Guida Michelin sia interessata a rilevare il restante 60%. Così oltre che essere riconosciuta per le stelle assegnate alla ristorazione, diventerebbe anche la guida ai vini più prestigiosi francesi e non soltanto. Un primato strategico.

Angelo Gaja

Marzo 2019                                                                                                                                                                   

Un vero libraccio: Taccuino di un vecchio bevitore di Kingsley Amis

Disgraziatamente, come per le leggende che riguardano il non diventare ubriachi, anche le cosiddette cure per il dopo-sbronza si rivelano inutili o addirittura dannose…… Non ho mai trovato una cura efficace al cento per cento. Ai miei tempi me ne sono state indicate due: mezz’ora di volo in un aeroplano dalla carlinga scoperta o il primo turno in una miniera di carbone. Se ne avete l’occasione, provateli. Altrimenti il riposo è un grande medico. E – unica cosa certa – alla fine il tempo è galantuomo. Un’affermazione abbastanza ovvia ma, in una mattinata davvero brutta, è ciò che più vi serve ricordare.”

Ho appena finito di leggere questo libraccio scritto dal celebre autore inglese, ahinoi defunto purtroppo ormai da 15 anni (1922/1995). E’ una raccolta di articoli datata e assai inglese, nel bene e nel male. Nel bene, perché un certo umorismo anglosassone è per davvero unico e insostituibile; nel male, perché poco si parla di vino in genere e italiano in particolare – non bisogna dimenticare che gli scritti sono assai datati e si riferiscono a tempi, anni ’80 e ’90, in cui il nostro vino cominciava a affacciarsi con i primi successi sui mercati internazionali importanti.

Ma lo scrittore inglese è una vera merdaccia e, sopra ogni cosa, politicamente scorretto eppoi un vero, grande, esagerato bevitore e esteta di ogni alcol del mondo. Non un grande, un grandissimo di quelli che piacciono a me. Consiglio per quelli giusti: non perdetevelo.

Pietro Aretino, Sonetti lussuriosi

I.

 

Fottiamci, anima mia, fottiamci presto,

poiché tutti per fotter nati siamo;

e se tu’l cazzo adori, io la potta amo,

e saria ‘l mondo un cazzo senza questo.

 

E se post mortem fotter fosse honesto,

direi: Tanto fottiam, che ci moiamo;

e di là fotterem Eva e Adamo,

che trovarno il morir sì disonesto.

 

– Veramente egli è ver, che se i furfanti

non mangiavan quel frutto traditore,

io so che si sfoiavano gli amanti.

 

Ma lasciam’ir le ciancie, e sino al core

ficcami il cazzo, e fà che mi si schianti

l’anima, ch’in sul cazzo hor nasce hor muore;

 

e se possibil fore,

non mi tener della potta anche i coglioni,

d’ogni piacer fortuni testimoni.

Aldo Palazzeschi

Lo portai alla maturità, circa 37 anni fa: Aldo Giurlani se ne andò quella stessa estate, il 18 agosto 1974, quasi novantenne. Morì a Roma, ma era nato a Firenze il 2 febbraio 1885. Ho sempre amato questo autore immenso, mai di moda e mai apprezzato quanto avrebbe meritato. Di lui credo di aver letto tutto, soprattutto tanta poesia, e poi i racconti e i grandi romanzi. Personalmente lo preferisco come poeta, fra i tre o quattro più grandi del secolo scorso. E poi come insuperabile narratore di piccole storie. I suoi romanzi, pur molto conosciuti e apprezzati, sono secondo il mio immodesto parere un poco meno interessanti.

Qui riproduco le copertine del suo ultimo libro di poesie, stupendo, pubblicato nel 1972 e il romanzo postumo, uscito nel 1988, Interrogatorio della Contessa Maria: una chicca che soltanto una sensibilità raffinatissima, omosessuale poteva aver scritto (è probabile che il manoscritto originale risalga agli anni Venti). Si trova facilmente questo libro (Mondadori): per le vacanze è una lettura leggera, divertente, ironica. Seguite i miei consigli e, magari, fatemi sapere.

 

Anche la morte ama la vita (Da Via delle cento stelle)

 

Non fare che la morte

ti trovi già cadavere.

Posta davanti alla carne putrefatta

arriccia il naso e corruga la fronte

contrariata e mal disposta,

ama la carne ancora fresca e gioiosa.

Fa’ che ti colga in piena danza

e ti mostri la sua faccia

incuriosita e soddisfatta:

«stai pur tranquillo»

ti sussurra in un orecchio

«che non sono tanto brutta»

mettendosi a danzare con te.


 

Spagnolino, peperoncino, capsicum anuum

SPAGNOLINI, RIMEDIO PER OGNI MALE

Cristoforo Colombo, già nella relazione del suo primo viaggio, nomina il peperoncino appena scoperto nelle isole caraibiche: lo chiama axì e lo descrive piccante come il pepe e consumato in abbondanza da quelle nuove popolazioni che reputano l’ortaggio dotato di grandi proprietà medicinali.

Durante il secondo viaggio del 1494, sarà il medico personale dell’Ammiraglio, Diego Alvarez Chanca, a occuparsi di portare e diffondere in Spagna i semi e le piantine di quella portentosa spezie.

Pochi sanno che il peperoncino, una solanacea – come pomodori, patate e melanzane – del genere Capsicum, è stata la prima pianta del nuovo mondo a diffondersi in Europa e, in maniera assai rapida, in tutti gli altri continenti: si può affermare che il peperoncino sia stata la prima pianta globale del mondo.

Mais, pomodori e patate entrarono nell’uso quotidiano della cucina europea a partire dalla seconda metà del XVII secolo e soltanto dopo il 1750, circa, si può cominciare a ragionare di cucina mediterranea come la intendiamo oggi.

All’epoca di Colombo le specie del genere Capsicum erano poche decine, oggi sono senza dubbio circa un centinaio; quella più comune e usata da noi è la Capsicum annuum, una piantina annuale che non cresce più di 80/90 centimetri, ama il caldo e presenta piccoli fiorellini bianchi da cui spunteranno i preziosi frutti, prima verdi e poi rossi.

La capsaicina, che è l’alcaloide che costituisce il principio piccante del frutto, è la sostanza cui si attribuiscono tutte le innumerevoli, vere o false che siano, proprietà medicinali associate al peperoncino.

Bisogna precisare che i nostri antenati, prima della scoperta di Colombo, conoscevano già il pepe del genere Piper, piante di origine indiana conosciute in Europa fin dal V secolo a.C. ma entrate nell’uso quotidiano in epoca imperiale, insieme alle mode e ai costumi orientali che, già in quei tempi, stuzzicavano appetiti bisognosi di faccende esotiche.

Dalla parola sanscrita pippali, che significa bacca, traggono origine etimologica, in tutte le lingue europee, i termini che indicano il pepe e il peperoncino.

La luce del vino, ph. by Vincenzo Reda, poems by Abu Nuwàs

ABU NUWAS

«Fate circolare la coppa, e si dileguerà
la sventura, e il mio occhio godrà
lo squisito profumo del mondo.
Un vino nel cui luccichio brilla il lampo,
e quando si svela alla vista, questa
ne è quasi accecata».

«Se ci mescolassi luce, essa si mescolerebbe
con lui, e ne nascerebbero altre luci
e fulgori».

 

“La mimosa” di Pablo Neruda

Io ho tanto amato Pablo Neruda da adolescente: ho scoperto da solo Il Canto General, le Veinte Poemas de amor. Ho letto il suo splendido Confesso che ho vissuto (prestato a chissà chi e oggi scomparso dalla mia Biblioteca). Ho poi visto una vecchia fotografia in cui il grande Pablo regge sulle ginocchia il mio amico Enrico, all’ombra della locomotiva, in Alpignano.

E amo gli alberi e i fiori degli alberi: le mimose sopra tutti. Il giallo sfacciato, provocante sensuale. Franco, quasi scostumato. E quell’olezzo inebriante, che ubriaca più di un grande vino.

Ma questa poesia, tra le mie preferite, non l’ho scoperta io: fu mia figlia, alle elementari, che me la fece conoscere e amare.

E’ tempo di mimose: come ogni anno, è giusto in questa stagione regalarla a chi ancora non la conoscesse: è un mio omaggio fatto con lo stomaco, più che con il cuore. E con l’organo (non so quale sia) che produce la sensibilità e il bisogno di donare senza aspettare alcuna ricompensa in cambio. Sono i regali più belli.

Andavo da San Jeronimo

verso il porto

quasi addormentato

quando

dall’inverno

una montagna

di luce gialla

una torre fiorita

spuntò sulla strada e tutto

si riempì di profumo.

Era una mimosa.