CasalFarneto

Conosciuta in maniera approfondita durante la mia visita nelle Marche, causa il convegno Verdicchio 2.0 ideato e organizzato presso la sede di Serra de’ Conti, questa azienda agricola di circa 60 ettari che produce soprattutto vino è a mio parere una di quelle realtà destinate a crescere, in qualità e in quantità, nei prossimi anni. I suoi 32 ettari vitati sono situati nel cuore dell’Esino, sponda sinistra, a una ventina di chilometri in linea d’aria dalle brezze dell’Adriatico, ma poco distante anche dalle montagne dell’Appenino Umbro-Marchigiano.

Azienda relativamente giovane, fondata nel 1995, è stata rilevata nel 2005 dalla famiglia Togni, già proprietaria di un importante gruppo che opera da tempo nel settore delle acque minerali e di cui fa parte anche la grande azienda spumantistica Serra dei Forti di Serra San Quirico.

Oggi questa realtà produttiva vale circa 650.000 bottiglie su due ben differenti linee di produzione e di commercializzazione: Donna di Bacco è la linea di qualità con destinazione Horeca, Le Colline per la Gdo. Per entrambi i marchi la produzione impiega quasi per intero i vitigni autoctoni marchigiani e questo significa che l’azienda possiede vigneti dislocati nei punti chiave della regione: dal Bianchello del Metauro (Pesarese), a Passerina e Pecorino (Ascolano), passando per il Lacrima di Morro d’Alba, e i rossi Cònero e Piceno.

Se in loco mi avevano colpito i Verdicchio Grancasale 2008 ( DOC Classico Riserva) e, soprattutto, il Crisio 2009 (già DOCG), nelle bevute di valutazione effettuate con molta calma e molto tempo (ritornando sulla stessa bottiglia a distanza anche di uno o due giorni) ho potuto apprezzare il Cimaio 2008 che è un vino da bere solitario che può al massimo accompagnare certi formaggi, certa frutta esotica, certa pasticceria secca. E’ un vino spremuto da uve raccolte surmature e botritizzate, dunque con elevato residuo zuccherino ma che lascia il palato pulito e rimane in gola a lungo con 14.5% vol. di alcol che non si sentono.

In cantina non avevo avuto modo di bere i loro rossi e così, per soddisfare la mia dannata curiosità, mi sono fatto inviare alcune bottiglie del loro Lacrima e del loro Montepulciano in purezza. Parlerò per primo di questo vino che a mio parere racconta in maniera perfetta le caratteristiche dell’azienda, e dei suoi uomini (com’è ovvio), di cui è amorevole figliolo.

Si chiama Mèrago (pronuncia sdrucciola): il 2007 è il primo millesimo di una vigna di due ettari piantata da tre anni con sesto d’impianto moderno e terreni e esposizione di assoluta eccellenza. Il vino presenta il tipico colore rubino intenso del Montepulciano, al naso è pieno e fruttato e in bocca…ecco: al palato racconta della giovane età delle sue vigne e ne racconta insieme anche le potenzialità, che saranno davvero straordinarie con almeno un paio d’anni in più. Il Mèrago è gia un vino di notevole struttura che presenta qualche disarmonia dovuta appunto alla vigna giovane: non ho dubbi che tra due, tre anni berremo un rosso di quelli che lasciano il segno e di quelli che andranno a caccia di bicchieri, grappoli e stelle con ottimi risultati. E’ un vino di 13.5% vol. che ha visto una lunga macerazione dopo una raccolta selettiva effettuata a mano. E’ maturato in legno grande e per 18 mesi ha continuato a evolvere in bottiglia. Certo, ancora qualche difetto di gioventù: ma aspettiamolo e vedremo il suo talento fiorire. Ne producono 6/7.000 bottiglie e il prezzo in azienda (compreso dell’Iva) è intorno ai 10 euro!

Il Lacrima di Morro d’Alba della linea Donna di Bacco si chiama Rosae e, al contrario di tutti gli altri vini di questa selezione di qualità ( la cui produzione media odierna non supera le 7.000 bottiglie), viene prodotto in 26.000 pezzi a un prezzo-cantina (sempre comprensivo di Iva) di circa 5,5 euro! Questo millesimo 2010, con 13% vol. e colore che soltanto i Lacrima possono avere (è un rosso rubino con particolari riflessi violacei dato da antociani davvero importanti), è un Lacrima particolare, come non ne avevo mai bevuti. Conosco Mancinelli dagli anni Novanta, mi sono poi appassionato al Rùbico di Marotti Campi e oggi stimo tra i migliori quelli di Lucchetti: sono tutti vini di una certa struttura, quasi imponenti, con sentori di fiori e frutta rossa che inebriano e palato che viene letteralmente assediato da tannini importanti e pronunciata acidità. Questo è invece un vino beverino, fresco, pulito ma che al naso regala quel tipico profumo di rosa che più intenso e riconoscibile non si può. Il Lacrima è un vino di abbinamento assai difficile e comunque personale: a me piace berlo con certa frutta o, come il mio solito, solitario e in compagnia di me stesso.

Devo citare tra i vini bevuti in loco anche il Primo 2008, metodo classico prodotto con uvaggio Chardonnay/Verdicchio (80-20%): con l’esperienza maturata nell’azienda Serra dei Forti da Paolo Togni, non potevano realizzare un primo (da qui il nome) spumante meno che interessante. Perlage finissimo per uno spumante franco, di semplice eleganza e buona persistenza in cui i sentori tipici di crosta di pane sono ben evidenti: io non amo in maniera particolare spumanti e champagne che non siano vinificati da Pinot Nero in purezza, però questo l’ho trovato più che gradevole. E siamo anche qui con un metodo classico che vien via dalla cantina intorno ai 10 euro (prodotto in circa 7.000 bottiglie).

Chiudo questo mio scritto citando il fatto, importante, che le etichette della linea Donna di Bacco (tutte di elegante semplicità, finalmente) sono state illustrate dal pittore marchigiano (un manierista) Bruno D’Arcevia cui CasalFarneto, dimostrando una certa sensibilità artistica e culturale, aveva commissionato l’incarico.

One Response to “CasalFarneto”

  1. lalla Says:

    Impedibile la videodegustazione di Massimo Castellani del Crisio di CasalFarneto
    http://www.vinievino.com/video/degustazione-massimo-castellani/091186623756/degustazione-verdicchio-castelli-di-jesi-riserva-crisio-di-casal-farneto.html

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