Castello di Tassarolo, un’emozione

Rudolf Steiner (1861/1925) è stato, per chi non lo sapesse, un grande filosofo e pedagogo austriaco. Grande ammiratore di Goethe, Schopenhauer e Nietzsche, fondò, nel 1919 a Stoccarda, la prima scuola Waldorf. Oggi, in Italia e nel mondo, sono centinaia gli istituti steineriani che seguono i suoi insegnamenti. A questo grande innovatore si ispira in maniera diretta l’agricoltura bionamica.

Ho conosciuto Vincenzo Munì un sabato di maggio di quest’anno a Gavi: un incontro fugace e dovuto al caso (ma cos’è il caso?) durante il quale si stabilì un’empatia particolare. Seguendo – certo di non sbagliare – il suo consiglio, ho visitato a Cirò Marina l’azienda Du Cropio e l’articolo che ho scritto su questo sito testimonia dell’importanza di questa visita.

Vincenzo si definisce: “Assistente della natura e non winemaker”. Albese di nascita ma siciliano di famiglia, ha compiuto i classici studi di enologia per dedicarsi, ormai da qualche anno, all’agricoltura biodinamica.

Nel 2006 avviene l’incontro con Henry Finzi-Constantine, londinese ma con genitori italiani e ciprioti, e la sua compagna: marchesa Massimiliana Spinola. Henry è un personaggio che ha girato il mondo, appassionato di cavalli da tiro e studioso di Rudolf Steiner. Massimiliana è l’ultima erede di una delle più antiche e prestigiose casate europee che ha deciso di tornare in Italia, dopo intense esperienze tra New York e Londra, e dedicare la sua vita alle proprietà terriere di famiglia, ereditate a Tassarolo, due passi da Novi Ligure.

Comincia così una storia di grande fascino che ho avuto l’occasione di approcciare in questi torridi giorni di luglio, accettando l’invito di Vincenzo e Massimiliana per una visita presso la sede dell’azienda.

Il posto è incantevole: situato a non più di 300 mslm, tra dolci colline che respirano l’aria del Mar Ligure, occupa diversi ettari di cui una ventina sono impiantati a vigneto e qui si tratta soprattutto di Cortese con qualche eccezione per uve a bacca rossa (Barbera, Cabernet Sauvignon, Petit Verdot). Nella proprietà è incluso un bacino naturale di una certa importanza che svolge un ruolo fondamentale nell’ecosistema.

Come si può facilmente intuire, qui la conduzione delle vigne è biodinamica, realizzata con sano buonsenso e priva di certe posizioni integraliste che spesse volte risultano insopportabili.

Ma quest’azienda ha una particolarità unica: i lavori in parti delle vigne vengono fatti con due meravigliosi cavalli da tiro di razza Comtois francese: il maschio di 5 anni Titouan e la femmina di 11 anni Nicotine. Sono animali intelligenti, forti, dolcissimi e tanto belli da vedere. Tra l’altro, l’azienda è aperta alle visite del pubblico e si insegna ai bambini a condurre, da terra, i cavalli.

Henry sta sviluppando un progetto di grande interesse che ha definito “Cavalavor”.

Quando si parla di agricoltura biodinamica, si intende definire un concetto fondamentale di rispetto del suolo e dei suoi equilibri naturali. Qui si usano il Cornoletame, il Cornosilice, il cumulo e i filari sono inerbiti con il sovescio. Non si effettuano potature verdi né, tanto meno, diradamenti. Per i trattamenti – soltanto quelli indispensabili – si usano rame e zolfo e, sempre di più, preparati a base di sostanze naturali.

In cantina le tecniche sono le più semplici: soltanto acciaio, chiarifiche a base di bentonite, filtraggio soft all’imbottigliamento.

Una parte importante della produzione viene realizzata senza solfiti aggiunti: è importante specificare che, durante le varie reazioni chimico-fisiche che permettono agli zuccheri di diventare alcol, viene naturalmente liberata dell’anidride solforosa che nella norma non supera mai i 10/15 mg/l, quando invece la legge permette di aggiungere, nei vini bianchi, fino a 200 mg/l. di solfiti (che poi sono la famosa causa dei cerchi alla testa….).

Ho bevuto di questi vini: hanno caratteristiche assai differenti dai vini “normali”; innanzi tutto il colore, assai più vivace. Poi naso più delicato e palato che viene blandito da note che riportano in maniera diretta al succo d’uva. E non è affatto vero che i vini biodinamici e privi di solfiti non sono buoni: se chi li realizza è capace, sono ottimi!

Tratterò in dettaglio di molti di questi vini quando il tempo mi permetterà di effettuare delle gustazioni accurate, come sono uso fare. Per ora voglio citare quelli che mi hanno colpito con effetto immediato.

Parlo del Gavi DOCG Sparkling Spinola 2011 e del Monferrato Rosso DOC Cuvée 2011.

Il primo è un piacevolissimo vino frizzante (metodo Martinotti), di buona acidità, fresco e delicato di 12,5%vol, uve Cortese in purezza. Il secondo è un rosso da uve Barbera e Cabernet Sauvignon al 50%. Il colore è sbalorditivo: un viola intenso che non mi ricordo di aver mai visto. In bocca è un vino grasso, generoso, schietto. Questo rosso, in aree che poco sono consone a vini di questo genere, mi è davvero piaciuto assai. Un vino che pare antico, che sa di uva, per 13,5% vol di alcol.

Cito anche il  Gavi DOCG Titouan 2011, che però non ho ancora valutato: questo è il vino spremuto dalle uve che provengono dai filari lavorati soltanto con i cavalli, il cui nome appunto fa riferimento al giovane maschio.

Per finire, la quasi totalità della produzione (120/150.000 bottiglie) è esportata soprattutto in Germania, Paesi scandinavi, Inghilterra e Giappone.

In Italia si possono trovare questi vini soltanto presso alcune catene specializzate nella distribuzione di prodotti bio. Oppure rivolgendosi direttamente in azienda (e magari andando a visitarla, per provare un’esperienza emozionante).

Azienda Agricola Castello di Tassarolo

Località Alborina, 1 – 15060 Tassarolo (AL -) Italia

Telefono: +39.0143.342248

Fax: +39.0143.342907

http://www.castelloditassarolo.it/

One Response to “Castello di Tassarolo, un’emozione”

  1. Biodinamico? | Vincenzo Reda Says:

    […] https://www.vincenzoreda.it/castello-di-tassarolo-unemozione/ […]

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