Charles Baudelaire, Del vino e dell’hashish

Charles«Un individuo alquanto celebre e al contempo un emerito imbecille, qualità che, a quanto pare, insieme non stridono, come avrò modo di dimostrare più volte, in un libro sulla tavola concepito dal duplice punto di vista dell’igiene e del piacere, alla voce vino ha osato scrivere quanto segue: Noè, il patriarca, passa per essere l’inventore del vino, un liquore tratto dal frutto della vite.

E dopo? Dopo niente. Altro che questo. Avrete un bello scorrere il volume, rigirarlo, leggerlo di dritto e di rovescio, da destra a sinistra e viceversa: non troverete altro sul vino nelle Phisiologie Du Gout dell’illustre Brillat Savarin.

Provo a immaginare un abitante della luna o di qualche remoto pianeta che, viaggiando sulla terra, affaticato dal viaggio pensi di rinfrescarsi il palato e riempirsi lo stomaco. Egli, interessato a conoscere i nostri piaceri e le nostre abitudini, ha avuto notizia di liquori deliziosi con i quali ci procuriamo coraggio e gioia. per non sbagliare nella scelta, extraterrestre apre l’oracolo del gusto, il rinomato e infallibile Brillat-Savarin dove rileva alla voce vino la preziosa informazione di cui sopra. Dopo di che è impossibile non avere un’idea coerente e precisa di tutte le varietà di vini, delle diverse qualità e inconvenienti, del loro potere sullo stomaco e sulla psiche.Pavese

Ah cari amici, non leggete quel Brillat-Savarin. Dio preservi coloro che gli sono cari dalle letture inutili: è una massima tratta da un libretto di Lavater, un filosofo che ha amato gli uomini più di tutti i magistrati del mondo antico e moderno. Nessun dolce è stato battezzato con il nome di Lavater, ma la memoria di quell’uomo sarà ancora viva nel popolo quando anche i bravi borghesi avranno obliato il Brillat-Savarin, una sorta di brioches insipida, il cui minor difetto consiste nel servire da scusa a una litania di massime scioccamente pedanti, tratte dal più volte citato capolavoro».

Baudelaire scrive queste parole nel 1851, circa 25 anni dopo la pubblicazione del libro di Brillat-Savarin, che ebbe un successo immediato e clamoroso. Purtroppo, egli ha ragione ma sbaglierà completamente le sue valutazioni: oggi tutti sanno chi è Brillat-Savarin e pochi ricordano lo svizzero Johann Caspar Lavater (1741/1801). Non v’è dubbio che il lavoro di Brillat-Savarin è stato ed è sopravvalutato: Baudelaire ha mille volte ragione!

In questo libro Baudelaire tratta benissimo il vino, pare ovvio, e in maniera assai approfondita descrive con il suo stile unico le malefatte che causa il consumo (allora la sostanza si assumeva per via orale come una sorta di marmellata; pochissimi la fumavano) dell’hashish, contro cui si schiera senza alcuna esitazione.

Testo di notevole interesse, purtroppo tradotto non benissimo e redatto anche peggio (Edizioni Clandestine, 2015 Massa, pp. 91, 7,50€).

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