Da Brezza, Collisioni 2013

Lo scorso anno, durante Collisioni 2012, conobbi la famiglia Brezza e ne apprezzai la qualità dei vini, del ristorante ma soprattutto la qualità delle persone. Gente di Langa, quella vera che non ti accoglie immediatamente con falsa cordialità e collosa allegria. Il loro favore te lo devi conquistare quasi con la pazienza e la lentezza che occorrono per vinificare un grande vino o distillare una grappa.

Quest’anno sono arrivato venerdì e il pomeriggio afoso dello stesso giorno ero al fresco delle cantine Brezza, invitato nel corso di un incontro con un importatore italiano che opera sui mercati asiatici.

Ci sono ritornato la sera della domenica, stanchissimo dopo le faticose e forse troppo numerose e affollate gustazioni all’Enoteca di Barolo, condotte con l’amico Lorenzo Tablino.

E ho cenato con Enzo e Oreste – lo confesso: ho una specie di particolare stima che mi lega a questo patriarca del Barolo – assaporando in particolare la loro esclusiva tagliata di fassona (che è affettata e immersa in un delicato bagnetto che ricorda la bagna caoda) e gli agnolottini del plin. Godendo una portentosa bottiglia di Bricco Sarmassa 2004: ai vertici del Barolo, affermato e sottolineato dopo 2 giorni di valutazione di almeno 30 (trenta!) diversi Barolo. E concludendo la cena, a ora tarda, onorando una bottiglia di particolare grappa di patate che un cliente norvegese aveva regalato a Oreste: buon distillato, certo ma con un sospetto e inconfondibile sentore di assenzio…

Il giorno dopo ero ancora dai Brezza per questioni professionali e allora durante la veloce colazione di lavoro non mi sono potuto esimere dal richiedere esplicitamente un bicchiere di fresco Nebbiolo rosato. Questo è un prodotto per davvero eccellente nella sua categoria. Enzo ne produce non più di 2.000 bottiglie che sono tutte vendute ancor prima di essere prodotte. Ho affrontato una lunga discussione con lui per convincerlo a produrne di più. Forse ce l’ho fatta! Un rosato con le caratteristiche del Nebbiolo, assicuro, è il re dei rosati. Provare per credere, ammesso di trovarne ancora una bottiglia.

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