E’ cominciato il solito delirio mediatico di grappoli, stelle, bicchieri e centesimi

Sia chiaro: non ho niente contro le guide, anzi. Sono consapevole che queste compilazioni meritocratiche svolgono una loro funzione importante e, più o meno, utile a produttori, commercianti e consumatori. Forse, due o tre sono anche abbastanza serie in una gora puteolente di cartaccia che è utile soltanto al business – neanche troppo ricco – degli editori (e chiedo scusa innanzi tutto al Principe Giulio e al mio amico Enrico Tallone).

Un florilegio di articoli riempie quotidiani, periodici e blog: tutti che si affannano a stabilire graduatorie di merito e a scoprire che le votazioni più alte vanno sempre alle medesime etichette delle medesime cantine appartenenti ai medesimi gruppi. Che può anche andar bene, ci mancherebbe! Oltretutto, trattandosi di aziende prestigiose e di professionisti apprezzati in tutto il mondo.

Quello che mi provoca noia e fastidio, a volte anche qualche attacco di liquide deiezioni, è il fatto che nessuno si prenda la briga di scrivere che tutte queste votazioni e classificazioni sono una questione assai relativa; quanto dev’essere relativo tutto ciò che attiene alle valutazioni sensoriali, malgrado gli sforzi ammirevoli (da parte di seri ricercatori, va detto) di renderle “scientifiche”.

Attenzione: personalmente ho lavorato in laboratori di analisi sensoriale molto seri (Matelica, per esempio) e ho partecipato a concorsi (sempre alla cieca) in cui si davano valutazioni e votazioni. Ma tutto ciò non m’impedisce di ripetere, con solida convinzione, che il vino (come il cibo, del resto) è una questione assai, assai relativa…E specificare  che si parla comunque di prodotti e di produzioni impeccabili dal punto di vista qualitativo, mi pare quasi scontato.

Comunque, i grappoli che preferisco sono questi: Nebbiolo, Verdicchio, Nero di Troia, et caetera….

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