Giancarlo Fulgenzi e il suo Steccheto

Patrick è un americano, un americano di Sacramento, California. Un americano per così dire diverso: figlio di un diplomatico, europeo d’adozione, italiano per amore.

Sta in Toscana, in un posto che divide ( o unisce? ) la Val di Chiana, il Chianti e le Crete senesi.

Patrick lavora in un’azienda agrituristica, parla correttamente molte lingue, è un grande appassionato di jazz, è un mio amico.

Un personaggio famoso, per meriti propri e mediatici, usava dire che l’importante non è mai dove, ma con chi; ho recentemente scoperto che è importante né il dove, né il con chi, ma ( scoperta dell’acqua calda ) la tua disposizione d’animo: vale a dire, se stai bene con te stesso, stai bene ovunque e con chiunque.

Quando ho conosciuto Patrick ero assai ben disposto: nondimeno stare a cavallo tra Arezzo e Siena non è per certo un brutto posto in cui essere di buon umore.

Tutto questo po’ po’ di introduzione per raccontare che è stato il buon californiano Patrick a portarmi, una sera d’inverno, a mangiare al ristorante Lo Steccheto, dal suo amico Giancarlo.

Giancarlo Fulgenzi….Ti ricordi, anni sessanta/settanta i negozi di Fulgenzi……. Sìììì, Fulgenzi, quello degli oggetti strani, dei regalini. Certo che mi ricordo!

Bene, ora si è ritirato qui, fa il cuoco e, ti assicuro, il posto lo devi vedere, oltretutto si mangia davvero bene e si beve bene altrettanto.

Va bene, Patrick ( ok, Patrick ), proviamo e che Dio ci accompagni.

“La prima cosa che i periti di Sotheby’s videro aprendo la porta della palazzina di Andy Warhol a New York, al 57 della 66th Street, fu un gigantesco busto di Napoleone che li fissava da un tavolo antico al centro dell’altissimo salone d’ingresso……….Si resero subito conto che quello che si presentava ai loro occhi era solo la punta di un sorprendente iceberg. Sotto il materasso del letto a baldacchino trovarono nascosti gioielli femminili. In ogni armadio o comò, nelle stanze degli ospiti, al terzo e al quarto piano, nella cucina al piano terra, trovarono ancora più roba di quanta ne avessero vista nella sala da pranzo: sacchetti per la spesa e scatoloni ancora chiusi, cassette e pacchi, roba e ancora roba. Tutti i cassetti erano zeppi di gioielli, orologi, stecche di sigarette, aggeggi, ninnoli e bric-à-brac. Capolavori a contatto con robaccia. Le cose impacchettate avevano spesso più valore di quelle spacchettate.”

Non ho trovato niente di meglio per spiegare la meraviglia che mi suscitò il primo contatto con il ristorante di Giancarlo Fulgenzi: da un saggio di Victor Bockris ( “Il tesoro di Andy Warhol” Edizioni Skira ) che introduce un bel testo dedicato al grande Andy, coetaneo di Giancarlo e, guarda caso, baciato dal successo nei primi anni sessanta, proprio quando il nostro, straripando dalla troppo stretta Arezzo, era approdato a S. Francisco tra i primi figli dei fiori, con il gusto dell’oggetto e con l’urgenza che gli mettevano due mani d’oro e un’intelligenza assetata di scoperte.

In quegli anni sessanta Giancarlo aveva già un negozio di oggetti artigianali a Ponte Vecchio e, lui in S. Francisco, l’alluvione del ’66 gli fece un gran male; passò solamente un mese e il 10 dicembre di  quell’anno funesto Fulgenzi Giancarlo, aretino, riapriva il suo negozio a Ponte Vecchio.

Testone, aretino vero, ariete del 29 marzo; l’argento che colora i suoi capelli rimpiange per certo storie e passioni e memorie e sogni e colori che hanno portato la lontana gioventù, durata si capisce a lungo, in giro per il mondo.

L’ha girato in lungo e in largo il mondo, Giancarlo Fulgenzi, prima di ritirarsi, i capelli bianchi, a fare il ristoratore nella Valle di Chiana, a due passi da Monte S. Savino, in un casale del ‘700 che la sua creatività ha reso una specie di opera d’arte.

Cucina bene, Giancarlo: molto bene il pesce in una Val di Chiana in cui domina la grande carne; la sua è una bella cucina creativa a costi più che adeguati: ma a me piace il posto, piace lui.

Entrare in un delirio di oggetti, di pezzi d’antiquariato, di sculture, di raccolte di ogni cosa: manichini, crocefissi, macchinine, fotografie, acquasantiere, campane, finimenti, statue………

Non posso descrivere quel posto: bisogna andarci.

Ho passato una vita a sopportare le torture di ristoranti con le pareti deturpate da quadri orripilanti; ho patito ingiurie inenarrabili procurate da croste assassine che mi rovinavano le pupille e che non si curavano di guastare anche l’attività di degustazione e la conseguente digestione, faccende in cui li senso della vista gioca un ruolo fondamentale. Quell’intrico di stanze e stanzette stracolme di ogni sorta di oggetti, con le luci soffuse che t’invitano a scoprire ogni particolare nascosto, ogni oggetto, il più strano, ogni angolo, il più sorprendente, con i tavoli bene apparecchiati che paiono essere lì solamente per distrarti: quasi bestemmio se dico che mangiare da Giancarlo Fulgenzi diventa un fatto secondario….Sono certo che a lui una simile affermazione non fa piacere, ma per me è un po’ così.

Eppoi io non sono un critico cucinario ( si usa quasi sempre l’aggettivo culinario, che è una parola entrata nella consuetudine della lingua assai più tardi e a me non piace perché mi pare una parolaccia ) o uno sciagurato compilatore di guide: sono uno strano intreccio tra artista e intellettuale in cui spesse volte  faccio fatica a districarmi.

Ovviamente, il ristorante Lo Steccheto di Fulgenzi Giancarlo, aretino, non lo trovate citato su alcuna guida: nelle guide le uniche cose che contano sono quelle non citate, quale che sia la guida e l’editore che la pubblica.

Due parole bisogna che le spenda a proposito della cantina: 10.000 bottiglie, quasi tutte di vini italiani, accatastate in un altro locale in cui trovi gli oggetti più strani che vigilano e proteggono le bottiglie, alcune fra queste davvero incredibili.

Bello il giardino con animali che pascolano e starnazzano allegri tra le alte siepi.

Io non ho altro da dire: se qualcuno ama le cose e le persone che io amo, ebbene, provi a passare allo Steccheto, certo vedrà un posto unico.

Parola mia.

Ristorante Lo Steccheto

Via dell’Esse, 6

52047 Marciano della Chiana ( AR )

Tel. 0575/845222

www.fulgenzi.com

Chiedete di Giancarlo Fulgenzi e dite che vi mando io.

Vincenzo Reda

maggio 2008

 

2 Responses to “Giancarlo Fulgenzi e il suo Steccheto”

  1. vendita gioielli in argento Says:

    Ciao,

    ho letto con interesse questo bel articolo sui gioielli.
    Anche io sto facendo un mio sito sull’argomento ( http://www.salgemmagioielli.it/ ).
    Spero che gli darai una lettura, e spero qualche buon consiglio!

    Buon lavoro

  2. Giancarlo Fulgenzi: un giovanotto di 84 anni | Vincenzo Reda Says:

    […] https://www.vincenzoreda.it/giancarlo-fulgenzi-e-il-suo-steccheto/ […]

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