Il mio libro delle macchie, My Stains book

Questo lavoro è stato realizzato a mano secondo la tecnica codificata da Gutenberg e poi messa a punto da geni come Manuzio e tanti altri, non escluso Alberto Tallone, papà di Enrico e sublime artigiano, sempre ispirato dalla sensibilità di sua moglie Bianca cui il libro è dedicato.

Il volume è stato realizzato con i vini di Cascina Castlèt, prodotti da Mariuccia Borio a Costigliole d’Asti e il lavoro è dedicato a Bianca Bianconi Tallone, madre di Enrico e persona a me particolarmente cara

I soggetti del libro sono semplici (ma a volte complicatissime) macchie di vino.

Erano anni che pensavo di realizzare quest’opera che sarà mostrata a pochi e in particolari occasioni.

Ovviamente non sarà in vendita perché non ha prezzo.

Ringrazio per l’aiuto il mio amico Piero D’Alessandro.

Due copie soltanto: una per me e una per l’archivio Tallone. Lavorando in questo periodo a comporre il mio favoloso libro delle macchie (prodotto soltanto in due copie), ho gustato tutta o quasi la produzione di Cascina Castlèt, prodotti di qualità elevatissima, soprattutto le Barbera (che ho adoperato a profusione insieme all’Uceline (vitigno Uvalino autoctono riscoperto da Mariuccia). Ebbene, oltre ai celebratissimi Litina, Passum, ecc., ho scoperto una Barberina leggermente frizzante, giovane, di beva facile ma tutt’altro che stucchevole: bevuta fresca, d’estate, è ideale per una bella merenda sinoira. Colore rosso rubino di media struttura, profumi delicati di frutta, buona acidità e una discreta persistenza soprattutto in bocca: si chiama Goj, che è una bella espressione piemontese che significa… andatelo a cercare. Ho interrotto le bevute dei vini di Mariuccia con un Nebbiolo giovane e austero prodotto a Monforte (Az. Vezza): è un vino che consiglio per l’armonioso equilibrio, il colore leggermente più carico dei Nebbiolo di Barolo e La Morra e con tannino delicati. Forse ancora un po giovane (2019), ma un vino che darà il meglio entro un paio d’anni. Parecchio interessante, consiglio.

Mentre scrivevo queste mie piccole notazioni, mi veniva fatto di pensare a certe descrizioni barocche di certi scribacchini avvinazzati: poco capiscono di vino e meno ancora hanno dimestichezza con l’italiano e soprattutto col fatto che chi legge ha bisogno di semplicità, di correttezza, di capacità di sintesi…..

Soltanto noi due potevamo concepire un’impresa simile.

L’avevo in testa da molti anni e finalmente ci sono riuscito.

Sono gonfio d’orgoglio e non ringrazierò mai abbastanza il mio grande amico Enrico Tallone.

Dirimpetto alle segnature dei Canti Orfici di Dino Campana che la stamperia Tallone sta finendo di stampare e legare, abbiamo composto il colophon, definito le dediche e concordato il titolo. Verrà un risultato straordinario che in pochi potranno vedere. Non potevo non chiudere la mia copia con questo quartino: MAAT e PTAH: Maat è un concetto egizio straordinario, unico e abbastanza complesso: l’ho dipinto con il suo ideogramma simbolo (la piuma di struzzo) e con i segni grammaticali e fonetici.

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