Jean-Luc Hennig, Eros & vino

“…‘In fondo al vino si nasconde un’anima’, scrive elegantemente il poeta lirico Théodore de Banville morto nel 1891. Ma non ci si deve far trarre in inganno: un vino che ha dell’anima prima di tutto ha della consistenza. Detto altrimenti, un giusto equilibrio di alcool, tannino e pastosità. Quello che si dice un vino generoso. Ah, quei vini che rassomigliano a baldi rugbisti, strutturati, atletici, in carne (parlo dei vini rossi, ma anche un vino bianco graziosamente disegnato si lascia guardare volentieri), ben piantati, spalle e muscoli e garretti, e che allungo! Ma  sono il paradiso in terra! Frammenti di infinito! Materia radiante!

Detto questo, la struttura non è tutto……..Ci vuole l’elasticità, la soavità, la morbidezza, insomma quel qualcosa che dà all’archittettura generale quel piccolo tocco  gentile, stavo per dire femminile, che rende questa carcassa più dolce, più affabile, più accondiscendente, e le evita di essere troppo rude o troppo arcigna, troppo tagliente o troppo secca, in una parola troppo barbosa. Sì, un vino deve essere polposo come una grigliata all’aglio, fuori croccante al punto giusto e dentro molle. Morbido come un cuscino abissino, alcolico come un buon vecchio whisky. Deve riempire la bocca, perché ha volume. Fate attenzione: niente tannino, e il vino è magrolino; troppo tannino, e si ritrova un culone….Il sedere ci vuole, ma in giusta proporzione. Per lo stesso motivo meglio evitare le mezze cartucce, i vini scarni, smagriti, rinsecchiti, o addirittura disossati….Insomma, un vino deve avere della carne e della setola, ma soprattutto nerbo…..Ecco allora che ha carattere, temperamento, un vino che è ‘una meraviglia di virilità gentile e muscolosa’, come affermano Gault e Millau di un Médoc…..La virilità di un vino è come una Iliade. E nell’Iliade,

come è noto, le donne non sono che ombre.”.

Sono stato costretto da questo libro magnifico a fare una così lunga citazione: solo in tal modo è possibile apprezzare la scrittura barocca, immaginifica, zeppa di metafore e similitudini anche acrobatiche che Jean-Luc Hennig, autore di cultura francese, ex giornalista di Libération e Rolling Stone, mette sulla carta per regalare ai suoi lettori autentico piacere.

Il brano di cui sopra è tratto dalla voce “Carne”, uno dei trenta brevi saggi in cui è articolato il testo. Si parte da “Aromi” per arrivare a “Tappo”, passando per “Bagordi”, “Cicaleccio”, “Ebrezza da latte”, “Imbrattature”, “Ombelico”…..

Testo colto, raffinato, pieno zeppo di citazioni le più insolite, ma anche classiche: non mancano certo Abu Nuwas, Orazio, Khayyam, Brillat-Savarin, Rabelais, Boccaccio, Aristofane, Marziale. Ma il libro è una miniera di notizie, aneddoti, descrizioni improbabili, punti di vista arditi.

“..E considerare, tenuto conto di tutto, che la forma ideale del vino è la sfera…Quando dico che un nettare sferico è perfetto, ammetto che anche un vino quadrato possa esserlo….Su un vino quadrato si può fare affidamento….”.

Certo, abbondano i riferimenti agli autori francesi, ma ciò è quantomeno scontato, vista la formazione culturale dell’autore, ma anche l’abbondanza di materiale disponile in questa lingua; non è comunque un appunto, anzi!

Dello stesso autore in Italia sono stati pubblicati altri due titoli, entrambi a cura dell’editore ES: “Bi”, un saggio sulla bisessualità e, soprattutto, “Breve storia delle natiche”, un’altra raccolta di voci svolta in forma di piccoli saggi che sono un vero piacere di scrittura, arguzia, cultura.

Ho saccheggiato Internet ma non sono riuscito a sapere molto di più a proposito di questo ottimo giornalista-scrittore: è stato un attivista dei movimenti omo a cavallo degli anni ’70 e ’80, ha pubblicato altri titoli, tra cui dev’essere straordinario un saggio di 220 pagine dedicato alla lettera “Z”!

Insomma, è un libro che mi è piaciuto molto. Un libro da leggere e rileggere.

Un libro che è anche utile da consultare e da usare per far bella figura con citazioni di quelle che in certi contesti  crean maraviglia alle gentili signore e ai distinti signori.
Non posso che concludere con un’ultima citazione, tra le più gustose, tratta dalla voce “Schiuma”:

“….Casanova aveva dunque ragione. Una donna cui piacevano i vini raffinati prometteva bene. Per questo egli offriva loro vini del Reno o di Toscana, o anche ottimi moscati del Levante, di Samo, di Cefalonia o di Citera. Lo Champagne e le ostriche parevano essere, per lui, la formula della felicità: l’ostrica favorisce il bacio intimo e il vino di Champagne dà vivacità al macchinario. Nel suo casino di Venezia, offre a M.M. Champagne color occhio di pernice e Champagne frizzante (ma senza ostriche), Borgogna e per finire un punch di arance amare e rum. Era più che sufficiente. ‘Mi sono slanciato tra le sue braccia brucianti, ardendo d’amore, e gliene ho dato le più vive prove per sette ore di seguito……’.”.

“Eros & vino”

di Jean-Luc Hennig

Sonzogno Editore, pp.178, € 14,00

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