Paolo Monelli: Le scarpe al sole

“Questo significa uccidere un uomo. Dovevano passare due anni di guerra perché lo capissi, pur dopo tante pattuglie  per i boschi, che si sparava sopra il bersaglio vivo che saltava da un tronco all’altro, e si pensava: «Basta che arrivi io prima di lui»……Ma questo di stamani, questo si chiama ammazzare, e anche da vecchio rivedrò sempre netto il guizzo del colpito, e l’abbattersi del corpo morto, e me ne resterà l’orrore nella memoria…Sì, va bene che eran gli altri che sparavano…. ma io ho diretto il fuoco, e l’uomo me lo vedevo a dieci metri nel campo delle lenti. Quest’uomo l’ho ammazzato io.”

“Dimenticheremo per un poco, nell’evocazione, di aver dovuto attraversare un mare di merda.”

(Dalla prefazione del 1928 alla IV edizione) “Abbiate quindi pazienza se in questo diario ci son bevute, muli, bestemmie, aneddoti di retrovia e di riposo, tanta nostalgia pulita di casa, tanto odore di terra e di bosco”.

Questo libro – meglio: questo Diario di guerra – composto sulle annotazioni prese in tempo reale nel 1919 e pubblicato due anni dopo, è un libro inaudito, vero, tragico, di prospettive non consuete; un libro che sa di vino, di piscio, di neve, di merda, di fame, di sangue, di sesso. Sempre fuor di retorica.

Semplicemente memorabile.

La mia copia è la prima edizione degli Oscar Mondadori, del 1971 e è composta sull’edizione del 1933. Chi avesse voglia di leggere qualcosa di diverso sulla guerra, invito con certezza a cercare una copia di questo libro e a leggerlo con attenzione e con calma. Qualche lettore mi sarà grato.

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