PITTA CALABRESE E ALTRE SPECIALITA’

Secondo il più grande esperto di dialetti calabresi, il tedesco(!) Gerhard Rohlfs, il termine “pitta” deriverebbe dal greco; secondo altri invece deriva dal latino “picta”, che significa dipinta perché i Romani usavano offrire focacce dipinte ai loro dei. Comunque sia, stiamo parlando del più tipico pane calabrese (l’origine pare sia nel catanzarese), di antichissima tradizione: è un ciambellone piatto, con un buco in mezzo, di circa 30/35 cm di diametro; come tutti i piatti tradizionali ne esistono infinite varianti.La pitta è forse il pane che si presta meglio a essere farcito e i calabresi ci mettono in mezzo di tutto. Io consiglio la soppressata, piccante o dolce che sia e, ancora meglio, la Sardella di Cirò (bianchetto di pesce misto a polvere di peperoncino piccante): se trovate la Sardella (assai più buona e purtroppo più rara della famigerata ‘nduja), vi gustate una specialità straordinaria. Io ci ho bevuto il grande Cirò Dom Giuvà 2013 che produce il mio amico Giuseppe Ippolito: niente di meglio con questa specialità il vino che ne è stretto parente. Poi, giusto per non far torto a altre tradizioni calabresi, melanzane ripiene e un bel fico d’india (questo ottimo, ma siciliano).

Salute.

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