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Bruno De Conciliis e i suoi vini a La Tana del Re

Aglianico di grande qualità, annate 2004 e 2005, presentato da un vignaiolo cilentino (siamo nella bassa provincia di Salerno, vicini alle ciclopiche mura greche di Paestum) appassionato di Jazz che chiama Naima il suo Aglianico, in onore di John Coltrane. E Ra, ricordando Sun Ra, un sublime passito di Aglianico che poter bere è stata un’emozione che poche volte capita nella vita: ne fa, quando l’annata lo permette – non sempre – circa 200 litri…pura lirica del vino. Il Selim (anagramma al contrario di Miles, il grande Davis per intendersi) ha aperto le danze: bollicine di particolare acidità, secche assai, per una cuvée di Aglianico, Fiano e Barbera vinificata in bianco e trattata con il metodo Martinotti. Vini accompagnati da cibi preparati con materia prima cilentana con citazione obbligata per i salumi eccellenti e la carne di bufala.

Il tutto in un locale ricavato da cantine di fine seicento sotto il primo isolato, lato sinistro (quello nobile, guardando al Fiume) di Via Po, a dieci metri dal Teatro Regio: un posto caldo, accogliente e aperto fino a tardi, apposta per sfatare il mito che in Torino è impossibile cenare dopo le 22!

Provate la cucina del Cilento e la ottima cantina: si spende una cifra corretta, si mangia e si beve bene, si è trattati con cura e gentilezza. Mica poco! E poi, dove lo trovate un iraniano, Amid, che lavora con uno chef di Cava dei Tirreni?

Ah, dimenticavo: dite che vi mando io.

BMTA Paestum: il cibo, ovvero come farsi coccolare al Sud

La BMTA di Paestum  certo costituisce il momento più importante dell’anno per quanto concerne il mondo – alla lettera – dell’archeologia. Ma non v’è dubbio che, almeno per quel che riguarda me e alcuni altri miei amici, è anche un momento di coccole cucinarie. Qui si è nella patria della mozzarella, e allora una pizza alla Taverna degli artisti è d’obbligo: peccato che il posto sia piccino e trovare tavoli liberi durante la fiera non è facile. Ma il nostro ristorante preferito è Demetra, sempre sulla strada che taglia il comune di Capaccio-Paestum, dirimpetto al Centro Espositivo Ariston. Qui Franco Torrusio, il figlio Mariano e Jessica Russo, in sala, servono pesci, crostacei e paste con la necessaria semplicità che rende i piatti ottimi per davero. Ci bevo sempre la Falanghina dei Campi Flegrei. Quest’anno ho però rivalutato il ristorante interno dell’Ariston, per la gentilezza e anche per la qualità del cibo. Lo chef di sala, professionista serio e conoscitore di uomini, mi ha sempre coccolato con paste fatte al momento, ottimi scampi e sempre il Trigaio 2007 – Aglianico, Sciascinoso e Piedirosso – dei Feudi di San Gregorio: vino generoso, ampio, pulito. Grazie, come sempre, Paestum.