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Perché Alberto Musy?

Non amo la cronaca, non sono capace di ragionare sui fatti nel momento in cui si compiono: la molla dell’emozione mi fa paura. Ho bisogno di tempo per ragionare; ho bisogno che i fatti decantino. Ma questa volta c’è qualcosa che m’inquieta in questo tentativo di eliminare fisicamente una persona come Alberto Musy. Si tratta di una persona equilibrata, a posto, scevra da ambizioni di potere e dedicatosi alla politica per pura passione civile: forse, quasi implorato, costretto da persone per bene che lo hanno convinto – stimandone le doti di equilibrio, di intelligenza, di cultura – a mettere la propria passione, la propria esperienza, la propria vita al servizio della Comunità. Non è certamente un esponente di spicco della politica torinese; non è certamente una persona che ha esasperato i toni pro o contro la Tav. Negli ultimi tempi, facendosi portavoce di istanze civili di alcune persone – tra le quali Manuela Rampi, Giorgio Diaferia, io stesso… – ha presentato in consiglio alcune interrogazioni che hanno a che fare con il decoro della Città: le piazze auliche, i Murazzi… Dunque, perché proprio lui che non rappresenta nulla di politicamente importante? Al momento, a meno di un paio d’ore dal fatto, non si può sapere nulla. Eppure ho un rodìo nel cervello: un semplice uzzolo che mi sta tormentando, non suffragato da alcuna razionale evidenza. Difficile da spiegare: ho l’impressione che questo fatto abbia a che vedere con faccende che regolano più le ragioni dell’equilibrio dei poteri e dell’economia locale – intesa in maniera assai allargata – che non con la politica vera e propria. Al di là delle parole inutili dei politici e di ciò che ci diranno i media, la mia impressione – avendo vissuto nel pieno della mia vita gli anni del terrorismo, a Torino – è che questo attentato alla vita di Alberto Musy (perché hanno sparato per uccidere) preluda torbidi sviluppi. Mi piacerebbe poter dire:«Io so…». Ma io non so nulla, posso soltanto avere delle intuizioni. Per intanto, forza Alberto: per te, per la tua famiglia, per chi ti vuol bene, per chi vorrebbe vivere in una società pulita.

I Murazzi: quando forse l’impegno civile può servire…..

Oggi è apparso un articolo sulle pagine della cronaca locale de La Stampa. Lo scritto mette in rilievo la battaglia civile cominciata da Manuela Rampi e sposata dal consigliere Alberto Musy di cui sul mio sito ho ampiamente trattato (vedi link). Di seguito riporto l’articolo de La Stampa, il comunicato stampa a firma Musy/Rampi, e un paio di fotografie che sono allegate al comunicato (le mie sono assai meglio, ma questo è un altro paio di maniche).

https://www.vincenzoreda.it/i-murazzi-fotostoria-di-un-degrado/

Quando il brutto è anche incomprensibile

Con Manuela Rampi – consigliera della lista civica Alleanza per la Città, che riferisce al consigliere Alberto Musy, per la I circoscrizione (Centro-Crocetta) – e Giorgio Diaferia – Ecograffi.it e Antropos – stiamo da tempo svolgendo un’intensa e appassionata attività di denuncia sullo scempio che si sta consumando ai danni delle piazze e delle vie auliche di Torino. Negli ultimi tempi, oltre alle brutture di cui s’è già ampiamente parlato, si sono aggiunti dei misteriosi e orrendi cubi di legno la cui funzione è affatto incomprensibile. Proprio non si capisce cosa vogliano significare, comunicare, simboleggiare: boh! Oltre a occupare spazio prezioso dentro magnifiche piazze, sono davvero brutti. Si pensa che siano anche costati denaro pubblico: quanto non è dato sapere. Qui di seguito pubblico le fotografie di quello (ma ce ne sono altri simili in altre piazze storiche di Torino) che è spuntato in piazzetta Corpus Domini, a pochi passi dal Municipio e davanti alllo storico ristorante libanese El Mir. C’è anche un articoletto assai opportuno di un giornalista de La Stampa e l’interrogazione che Manuela Rampi ha portato all’ordine del giorno della giunta della Circoscrizione 1: speriamo che tutto questo impegno porti a svelare l’arcano e scoprire chi è il responsabile di questi obbrobri e, soprattutto, quanto costa il tutto e a cosa diamine possa servire…..

Forse non tutti sanno che: I Murazzi…..

Qui di seguito riporto la copia dell’interpellanza che il consigliere Alberto Musy ha presentato in Consiglio Comunale sulla questione dei Murazzi. Il fatto nuovo è che quasi nessuno è al corrente che questo luogo, tanto caro ai torinesi e tanto esposto a ogni genere di osservazione, è soggetto a vincolo Paesaggistico e Monumentale. Questo significa che non è possibile, senza complicate e rigidissime concessioni, intervenire in alcun modo con infra e sovra strutture che possano alterarne l’aspetto e la fruizione. Oggi i Murazzi sono diventati un obbrobrio estetico (per quanto mi concerne, soltanto a questo io mi riferisco) che incoraggia altri obbrobri. Trovo assai opportuna e meritoria l’interpellanza dell’avv. Musy. Sperando che sia accolta e non ignorata causa, magari, alcuni interessi che riguardano persone influenti….

Ps: parla chi i Murazzi li frequenta dai primi anni Settanta, quando c’era una discoteca che si chiamava Club 71. Uno che conosce Giancarlo Cara dai tempi eroici del Centralino. Uno che è stato l’editore de “L’urlo dei Murazzi” dell’indimenticabile Peppo Parolini.

https://www.vincenzoreda.it/peppo-parolini/

Torino Viva, Convegno Ambiente e Salute, 8 ottobre 2011: il testo del mio intervento

Saluto e ringrazio i presenti.

Desidero portare alla vostra attenzione un malcostume che,  soprattutto a partire dalle Olimpiadi Invernali del 2006, sta diventando non soltanto insopportabile ma direi anche controproducente.

Con tutta probabilità in quel periodo moltissimi si accorsero di quanto fosse attraente il centro storico di Torino: quelle strade, quelle piazze, quelle quinte scenografiche di portici e facciate del severo barocco piemontese che tanto affascinarono Giorgio De Chirico e gli ispirarono la sua pittura metafisica.

Ebbene, da allora si assiste alla perniciosa attitudine di permettere che in quelle stesse strade e piazze, che nel frattempo si è lodevolmente provveduto a liberare dal traffico privato, spuntino come funghi invasivi e velenosi gazebo e posticce strutture di ogni genere che ospitano qualunque tipo di attività, giustificata da qualsiasi futile occasione. Ciò con l’apparente intento di animare, tra virgolette, il centro storico.

Concessionari di auto, venditori di magliette, organizzatori di rassegne musicali, fabbriche ambulanti e malodoranti di street-food di pessima qualità: a tutti viene concesso di imbrattare il centro storico per la più inutile delle occasioni.

Le strade e le piazze storiche di Torino, e mi riferisco soprattutto agli assi ortogonali Carlo Felice-Via Roma-Piazza Castello e Via Garibaldi-Via Po-Piazza Vittorio, non sentono la necessità di essere animate: già lo sono dai sempre più numerosi turisti, italiani e stranieri, che si osservano passeggiare ammirati con le loro brave cartine e gli sguardi curiosi e stupefatti dall’austera bellezza che Guarini, Castellamonte, Juvarra hanno saputo donare a Torino. Già sono animate dall’abitudine dei torinesi di riappropriarsi di questi luoghi magnifici semplicemente per passeggiare, per sostare nei numerosi dehors di locali pubblici che sono uno dei nostri vanti.

Il comune può far cassa, come si dice, stimolando Coldiretti, venditori di auto, cicli, motocicli e hot-dog a rendere vivi e animati i bellissimi e numerosi spazi che Torino possiede nelle aree semicentrali e periferiche. Il comune farebbe bene a permettere l’organizzazione di concerti, fiere, rassegne, mostre e sagre varie dove si sono sempre fatte prima di sgombrare il centro storico dal traffico privato, cioè alla Pellerina, al Valentino, nell’area del Vecchio Palazzetto dello Sport, nel parco della Colletta. Le zone periferiche necessitano di essere valorizzate e rese fruibili da chi le abita che in questo modo può riappropriarsene e preservarle da tutte quelle attività di malaffare che l’abbandono aiuta a incentivare.

Va sottolineato che i megaconcerti e comunque tutto ciò che necessita di sovrastrutture ingombranti e posticce lascia danni enormi sulle delicate superfici che si sono provvedute a restaurare in maniera anche esteticamente apprezzabile e con grande impegno economico. Piazza Castello con le sue stupende lose è stata devastata da queste strutture: il punto è che la manutenzione, costosissima, è a carico della circoscrizione, alla quale non spetta però un solo euro per la concessione del suolo pubblico: i denari sono incassati direttamente dal comune.

In coda a questo mio intervento,  desidero ricordare con piacere e un poco di nostalgia un galantuomo, di cui non condividevo le idee politiche ma che stimavo: l’architetto Giuseppe Dondona, scomparso nel dicembre del 2000. Tra l’85 e il ’92 egli fu assessore all’arredo urbano nelle giunte Cardetti, Magnani Noya, Zanone e Cattaneo Incisa. In buona sostanza, egli creò il concetto di arredo urbano e tanto dobbiamo a quest’uomo dell’odierna ritrovata bellezza del nostro centro storico.

Certo, mi rendo conto che altre sono le priorità: ma la capacità di una comunità di riconoscere i propri valori estetici e di permettere ai cittadini di fruirne nei modi più opportuni, misura il grado di civiltà e il livello culturale di quella stessa comunità.

Grazie.

 

http://torinoviva.blogspot.com/2011/10/dibattito-su-ambiente-e-salute-buona-la.html

https://www.vincenzoreda.it/continua-lo-stupro-delle-piazze-storiche-a-torino/ 

Associazione Alleanza Civica per Torino, Alberto Musy

Giovedì 7 luglio 2011 ho partecipato per la prima volta a una riunione, assai informale e dunque assai piacevole, dell’associazione fondata dall’avvocato Alberto Musy, neoeletto nel consiglio comunale di Torino e capogruppo della omonima lista civica. Il ritrovo rilassante è avvenuto presso la bocciofila La Piemonte – c.so Casale, 107 – di cui è presidente Michele Spadaro. E’ stata una serata interessante, trascorsa con un contesto di persone di elevato livello professionale e intellettuale, oltretutto anche divertenti (mica poco, in questi tempi grami). Il collante che unisce tutte queste persone è costituito da un forte bisogno di impegno civico di cui etica, professionalità e propensione al cambiamento sono caratteristiche imprescindibili: soprattutto per una Città che sta rapidamente evolvendo verso nuovi orizzonti che i politici di vecchio stampo non pare siano in grado di comprendere e dunque di governare.

In questi scatti, parecchio “casual”, si riconoscono Alberto Musy, Emanuela Rampi, Luca Antonetto, Giorgio Diaferia, Renato Rolla (presidente dell’ANCO, di cui La Piemonte fa parte).