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Le Marche, album fotografico di una regione “al plurale”

Discorrendo con un’amica marchigiana, questa mi diceva che la sua Terra la fa pensare a una coperta: una sorta di plaid a grandi e colorati e diversificati pezzi di ondulato e caldo tessuto. Caldo e rassicurante, in qualche modo. E come non darle ragione.

Per parte mia ricorro a una delle mie solite metafore stralunate: questa è una Terra che mi fa pensare alle donne. Alle 11 di sera quelle che si notano di più – è un’ora in cui sono tutte belle – sono quelle più appariscenti, quelle truccatissime e elegantissime: non bisogna giudicare l’interesse per una donna a quell’ora. Occorre attendere le 7 del mattino, appena sveglie: questa è l’ora della verità e allora si percepiscono la finezza dei lineamenti, il particolare taglio della bocca, l’eleganza del collo, l’intensità dello sguardo. E quelle sono le donne che meritano attenzione. Anche per la vita. Le Marche sono metaforicamente attraenti alle 7 del mattino e ti si insinuano nella mente pian piano. E lì restano. Anche per la vita.

Grazie a Alberto Mazzoni, Direttore dell’Istituto Marchigiano di Tutela  Vini – Gianfranco Garofoli ne è il Presidente -, che mi ha fornito la documentazione, ho messo insieme questa galleria di splendide immagini che costituiscono una sintesi efficace di quelli che sono i cangianti paesaggi marchigiani. Dal Conero a Sirolo, dalle Grotte di Frasassi ai Monti Sibillini, dalle vigne dell’Esino al Santuario di Loreto: un vero spettacolo.