Posts Tagged ‘Alessandro Antonelli’
All’ombra eretica della Mole un Caffé visionario

Non v’è alcun dubbio che Alessandro Antonelli (1798/1888), professione architetto, fosse un eresiarca visionario: trasformare un tempio ebreo in un assurdo pinnacolo – il più alto in muratura per i suoi tempi – senza senso apparente ma dotato di un’eleganza quasi imbarazzante può essere soltanto opera di un pazzo visionario. Come, del resto, quello sconclusionato palazzo – a pochi metri dalla Mole – che i torinesi conoscono come: “Fetta di Torta“. L’Antonelli non riuscì a vedere ultimata la sua pazzia: morì nove anni prima dell’inaugurazione (1897). Né poteva prevedere che quell’inutile pinnacolo dopo oltre un secolo avrebbe ospitato il sogno di un’altra visionaria, Maria Adriana Prolo: il Museo del Cinema, inaugurato alla Mole nel luglio del 2000 e presto diventato tra i più frequentati musei italiani (oltre mezzo milione di visitatori all’anno). Anche la Prof.ssa Prolo non riuscì a vedere sistemata la sua creatura: tolse il disturbo terreno nel 1991.

Questa breve introduzione per tratteggiare lo straordinario contesto che ospita dai primi giorni di ottobre un magnifico luogo di ristoro – proprio così: né semplicemente bar, né banalmente ristorante – sistemato all’interno del piano terreno della Mole. Allestito e arredato con la filosofia di Eataly e la grande tradizione del Caffé Vergnano, è uno spazio in cui si può sostare per un semplice caffé, una colazione, un aperitivo, un pasto; e, nel contempo, si possono acquistare alcuni prodotti selezionati dai cataloghi delle due aziende. Lo spazio è luminoso e confortevole e offre almeno 30/40 coperti. Gli orari corrispondono a quelli del Museo del Cinema.

Sono stato ospite, insieme a una ventina di food-blogger, di una bella iniziativa che prevedeva un pranzo a base di caffé: pranzo in qualche modo eretico, ben sistemato in un luogo eretico e visionario per davvero.

Offerto da Museo del Cinema (rappresentato al tavolo da Veronica Geraci), Caffé Vergano (con Carolina Vergnano e Maria Garrone) e Eataly (nomino il bravissimo chef Marco Iozzolino), il pranzo si è rivelato per davvero ottimo.

Riso Carnaroli del Falasco con toma piemontese DOP, miele d’acacia e polvere di Caffé Vergnano; Tagliata di Fassona piemontese con riduzione al Caffé Vergnano e flan di patate; Semifreddo al Caffé Vergnano e mandorle. Il tutto innaffiato da un discreto Nebbiolo 2012 di Santa Vittoria e da un ottimo Grillo 2013 di Calatrasi & Miccichè (Vino libero). Le preparazioni cucinarie le ho trovate tutte equilibrate e di gusto piacevolmente stimolante, con una citazione speciale per la tagliata, davvero eccellente.

Che dire d’altro se non raccomandare senza alcun ritegno di frequentare questo posto speciale e magari sostare qualche momento – ma anche per un ottimo pasto – prima o dopo aver fatto un giro mozzafiato sulla Mole (e sullo straordinario panorama che offre Torino, città di speciale bellezza) o un colto zonzolare tra i magnifici cimeli e materiali vari che il Museo del Cinema mette in bella mostra per i visitatori curiosi e esigenti.

Tutto assai ben allestito e per certo gradevole: non fosse per il fatto che il termine food-blogger riferito a me stesso mi è simpatico come un riccio dentro gli slip….

Un poco di Torino ieri e oggi

Di Alessandro Antonelli (Ghemme, 1798-1888) è celeberrima la Mole, ma questa figura di archistar (neologismo terrificante) ante litteram di opere ne fece tante altre a Torino, Novara e in giro per l’Italia. Una delle meno famose è quella che a Torino è nota come Fetta di polenta. Si trova all’angolo tra via S. Giulia e corso S. Maurizio. In verità il suo nome reale è Casa Scaccabarozzi, essendo Francesca Scaccabarozzi, una nobildonna cremonese, moglie dell’Antonelli con cui abitò per qualche anno quella casa in cui nessuno voleva stare per paura che potesse crollare, data la sua forma quantomeno stramba. In realtà la costruzione è solidissima e resistette intatta  a varie calamità che colpirono la zona di Vanchiglia. Fu edificata nel 1840, ma l’ultimo piano è del 1880. La vulgata sostiene che vi abitò nel 1859 Niccolò Tommaseo ma la questione è tutt’altro che certa.

Tutt’altra storia per la metropolitana: di fatto (ma ufficialmente non si potrebbe dire) la Fiat ne permise la  realizzazione soltanto dopo il suo abbandono della Città. Pare strano ma è proprio così. La metropolitana venne inaugurata alla fine del 2005, poco tempo prima delle Olimpiadi Invernali che si svolsero a Torino nel 2006.

E fu un fatto epocale.

La nostra metropolitana è per davvero bellissima, in tutti i sensi. E anche comoda: siamo arrivati per ultimi ma s’è fatto un gran bel lavoro.