Posts Tagged ‘alessandro barbesino’
Casaslurp: cibo e design per un locale incredibile a Torino

Aperto da pochissimo (i primi giorni di novembre), mi ci ha portato a pranzo Alessandro Barbesino che è uno degli aficionados cui i proprietari dànno la chiave – a loro discrezione, gli altri devono suonare – e possono entrare nel locale in qualsiasi momento dell’orario di apertura (11/18, chiuso sabato, domenica e lunedì) e fruirne a loro piacimento. La caratteristica, unica, è costituita dal fatto che dentro questo posto è tutto in vendita: cibo, vino, luci, tavoli, sedie, mobili e soprammobili, quadri, ecc. Basta chiedere: chi l’ha ideato, Vittorio Beraudo, lo usava come ufficio-abitazione per la sua attività di designer. Vittorio arriva da Saluzzo, è a Torino da qualche anno e i figli Alberto e Matteo gestiscono da un paio d’anni il ristorante Slurp in via Massena, 26. A pranzo si mangia benissimo e a prezzi correnti, la cucina è curata con passione dal giovane chef  Gabrio Dei da Fucecchio, come il suo aiuto Matteo Burgassi. Anche i piatti e le posate sono opera del desing di Vittorio e possono essere acquistati. Il vino si può prendere in bottiglia (buona cantina a prezzi da enoteca), oppure a calice con una tessera apposita. Il locale occupa due piani, quello interrato non prevede servizio di cucina e offre deliziosi angoli per chiacchierare, ascoltare musica, lavorare, bere un buon bicchiere, ecc. Su prenotazione il locale è disponibile a qualsiasi ora e si presta assai bene per eventi privati: di recente è stato utilizzato dall’amico Piero Rondolino (Riso Acquerello) e da Bruno Rocca (grandi vini di Langa). Un posto così poteva germogliare soltanto in una città come Torino: così formale in apparenza, così incredibile appena appena si scalfisce la dura superficie. Andateci e dite che vi mando io.

beraudo.alberto@hotmail.it

www.casaslurp.com

Michele Di Carlo, “gustosofo”, insegna a valutare il rum

Il personaggio è ingombrante in tutti i sensi. Ma emana grande umanità e grandi capacità di comunicazione che spande intorno senza presunzione e privo di quel distacco che molti altri sedicenti comunicatori spesse volte ostentano. Il curriculum di Michele Di Carlo parla per lui: consulente della Seagram, consulente di “una nota industria sita in quel di Atlanta (USA) che produce soft drink”, consulente di un sacco di aziende di prestigio, è un grande esperto di superalcolici, ma anche di molte altre faccende che attengono al cibo e alle bevande. Faccende di cui tratta con senso della storia e della cultura: caratteristiche che a me garbano assai. Devo però puntualizzare che il pessimo neologismo “gustosofo”, che Michele spende per definirsi, a me provoca lancinanti dolori giù, in basso….

La serata, presso il ristorante Martinetto (zona San Donato, a Torino; accogliente e di cucina discreta), era dedicata al rum e al nuovo metodo di degustazione, messo a punto con la sua tesi di laurea a Pollenzo, da Alessandro Barbesino. Alessandro, con una ricerca di notevole complessità e con metodo statistico, ha infatti elaborato un sorta di formula matematica che permette di valutare un superalcolico senza possibilità di errore, almeno nelle sue principali caratteristiche organolettiche.

Guidati dalla consumata abilità e esperienza di Michele, abbiamo potuto apprezzare la differenza tra eccellenti rum di 12 e 21 anni e banali rum di tipo commerciale, alcuni anche assai conosciuti e spesse volte stimati oltre i loro evidenti difetti produttivi.

Sovrano della serata è stato il rum cubano (di nascita, ma oggi prodotto a Santo Domingo) Cubaney: di straordinaria morbidezza e complessità, e al naso e al palato. In Italia è importato dalla Distilleria Bonaventura Maschio (Prime Uve) di Gaiarine (TV). Un rum per conoscitori ed esperti. Io personalmente preferisco il Caroni, assai più tosto: ma è una questione di gusti.

La serata è stata di notevole interesse professionale e Michele Di Carlo si è rivelato per davvero un personaggio di grande interesse, oltre che un professionista di livello eccelso. Alessandro è un amico: del suo metodo tratterò appena possibile (si è in una fase di tutela commerciale, dunque di particolare delicatezza).

Alessandro Barbesino, il Pallagrello e altro

Alessandro Barbesino, figlio del mio vecchio amico Claudio (è stato il mio presidente al GGI dell’Unione Industriali di Torino), si è appena laureato a Pollenzo con una tesi sulla valutazione sensoriale dei superalcolici (ne parlerò prossimamente). Nel ristorante che i suoi hanno da poco rilevato a Marina di Pietrasanta si occupa della sala e dei vini. Nei bei giorni che ho passato da loro -il ristorante si chiama Osteria casa del pescatore e ne tratto con dovizia in altri articoli – abbiamo bevuto una serie di ottimi vini (cito, fra gli altri, il Greco e il Fiano della della Masseria Frattasi di Benevento, il Soave Carugate, il Chianti Classico Badia Passignano 2003 Antinori, il Guido Alberto Tenuta San Guido 2003 lo champagne Drappier Brut Nature dosage zero e il Franciacorta Mosnel Brut). Tra tutti, la sorpresa è stato il Pallagrello Acquavigna 2008 di Selvanova: un bianco (il vitigno è anche a bacca rossa) tra i migliori che ho bevuto. Vino di alta gradazione (14° che non si sentono), con acidità spiccata, di non grandissimo naso ma con una persistenza incredibile e sentori floreali, di albicocca e di mandarino davvero particolari. E’ un vino che non fa la malolattica ma che viene tenuto sui lieviti fini (sur-lies, una raffinata tecnica francese) per qualche mese. Reduce da assaggi eccellenti dei Verdicchio top e di alcuni Timorasso super (Mariotto), devo dire che questo vecchio auotoctono casertano, prediletto dal Borbone re Ferdinando (mica scemo…), non ha nulla da invidiare ai migliori bianchi italiani.

La mia mostra all’ Osteria Casa del Pescatore.

Questa mostra è un grande piacere per me: rivedere un amico dopo anni e realizzare con lui, e con la sua famiglia, questa piccola manifestazione è davvero un regalo.

http://www.osteriacasadelpescatore.it/