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Quando muore un poeta è sempre un triste giorno

Se n’è andato Andrea Zanzotto (Pieve di Soligo 10 ottobre 1921, Conegliano Veneto 18 ottobre 2011).

Ha scelto di nascere e di morire in ottobre, tra le vigne già appassite e bronzee, vendemmiate di uve Glera che in cantina ormai cangiano in liquidi pallidi e odorosi che saran Prosecco: i lieviti si sono divorati tutti, o quasi, gli zuccheri e l’alcol si prepara a impadronirsi di olfatti e palati. Un giorno triste, com’è triste ogni giorno in cui un Poeta ci abbandona. Ma rimangono i suoi versi, le sue parole:

«L’uomo sta ribollendo nel proprio enigma, e la poesia non può dare che dei lampi di “consolazione”, nei quali appare ancora il miraggio dell’autofondazione e dell’autogiustificazione dell’essere. In essa c’è dunque un qualche valore, almeno provvisorio. Ma il quadro che abbiamo di fronte è quello di una catastrofe “ecologica” della mente».

Il trapasso ti sia lieve, è l’augurio di chi, cosciente, si dibatte inerme in queste gore putrescenti.