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FAFIUCHE’

Andare a Roma significa comunque vedere il mio amico Andreas e vedere il mio amico Andreas ormai implica un pasto con abbondante bevuta alla Taverna Romana, di cui ho già scritto qui e sul mio ultimo libro. Per la verità, ogni volta varrebbe la pena di aggiungere qualcosa e non sarebbero parole sprecate in ogni caso.

Ma stavolta, oltre la solita cena – presenti mia moglie Margherita e la figlia di Andreas, Rebecca: dunque abbiamo dovuto rimanere entro limiti che di solito, quando siamo tra di noi, tendiamo a superare….- il digestivo è consistito in una bella bottiglia di Barolo (mica ricordo quale…) bevuta nel locale che sta quasi dirimpetto nella stessa via: il locale si chiama Fafiuchè, ovviamente appartiene a un piemontese…

Fafiuché è un’antica parola del dialetto piemontese, di cui ormai quasi nessuno conserva memoria, che è intraducibile se non ricorrendo a una circonlocuzione o perifrasi: dicesi di persona eccentrica, un poco stramba che magari racconta storie strane, uno che (alla lettera) “fa nevicare”.

Andrea, torinese, sono circa otto anni, approdò in Roma per aprire un bar-ristorante-enoteca caratterizzato da bevande e cibi piemontesi (e anche un poco pugliesi): e si portò appresso questa magnifica parola piemontese, credo attribuendosi le caratteristiche proprie di un “fafiuchè“. Formidabile, direi.

Chiaro che Andrea è una persona di gran simpatia, poco piemontese e un poco più romana. La carta dei vini offre prodotti di gran qualità (eccellenti le etichette di Barolo, Barbaresco e Nebbiolo con ampia possibilità di scelta e prezzi buoni): del cibo non posso parlare perché ho soltanto bevuto, e bene.

La prossima volta a Roma dovrò per necessità rivisitare con più tempo il Fafiuchè di Andrea.

Salute.

www.fafiuche.it

https://www.vincenzoreda.it/tavern-romana-con-andreas/

Taverna Romana, con Andreas

Dopo una visita professionale a Eataly Roma – straordinario: ma poco io ho a che spartire (eliminati gli obblighi professionali) con questi truculenti ipertutto del cibo – incontro il mio grande amico Andreas che mi conduce in una Roma barocca incastonata tra via Cavour e via Nazionale. Andreas dirige i mensili Archeo e Medioevo: è un tedesco che s’è fatto – in ere ormai preistoriche – romano e ama Roma come soltanto chi ne è figlio adottivo può fare.

Andreas, come quasi tutti i tedeschi, ama il cibo e i vini italiani e li onora da par suo appena capita la giusta occasione. Ci vediamo poco, purtroppo: ma quando capita, l’incontro è sempre memorabile.

Piccolo aperitivo a base di Grechetto all’enoteca Al vino, in via dei Serpenti per poi rinserrarci dentro un posto a dir poco strepitoso: si chiama senza enfasi Taverna Romana, già celebre come Da Lucia e frequentato da Mario Monicelli, tra gli altri. E’ una vera, antica osteria romana: abbacchio, bucatini, puntarelle, carbonara, coda alla vaccinara.

Ho mangiato un piatto di bucatini all’amatriciana al cui confronto tutti quelli (innumerabili) prima d’oggi gustati hanno da perderci: perfetti sotto ogni punto di vista e il piatto, pur generoso, l’ho ripulito quasi a renderne pleonastico il lavaggio… Poi un abbacchio delicatissimo e tante verdure stufate (formidabili le puntarelle e le cicorie). Andreas ha fatto il suo, come ampiamente documentato dalle immagini. E che dire del vino: Cesanese del Piglio Docg Hernicus 2010 dell’azienda Colletti Conti. Vino elegante, di grande struttura, ampio, quasi sensuale. Vino prodotto da una famiglia che vanta origini antichissime, imparentata con i Caetani e 5 pontefici nella sua Storia…

Serata eccezionale in un locale zeppo di abituè, romani e stranieri (molti francesi, che è tutto dire). Situato in via Madonna dei Monti 79, angolo via dei Neofiti, è un locale che consiglio con tutto il cuore, il palato e la pancia; oltretutto, situato in una delle zone di Roma più propriamente romane.

E il giorno appresso, dopo un profondo sonno dei giusti, nessuna pesantezza e sotto e sopra….Mica poco!

Paestum 2011 gli amici

A Paestum, fuori dell’ufficialità, ci si diverte sempre. Soprattutto, si ritrovano vecchi amici di quelli veri che, seppur vedi di rado, è come se ci si fosse lasciati il giorno prima. Tra questi, quelli che mi stanno più a cuore sono Andreas Steiner (direttore storico di Archeo e Medioevo), Flavia Maripietri (archeologa, ma oggi giornalista di Rai 1) e Enzo Brilli, rappresentante del turismo del Guatemala in Italia.

 

GÖBEKLI TEPE

Göbekli Tepe significa «la collina con la pancia», è un sito archeologico posto nella Turchia meridionale, quasi al confine con la Siria. E’ un luogo desolato in cui alla fine degli anni Novanta l’archeologo tedesco Klaus Schimdt cominciò i suoi scavi. Oggi sappiamo che i resti monumentali di una struttura, che era probabilmente un luogo di culto, risalgono al 10.000 avanti Cristo! Questo significa che una o più comunità di cacciatori-raccoglitori avevano già sviluppato la capacità di creare un surplus di risorse che permettesse a molti uomini di dedicarsi alla costruzione di una struttura monumentale senza l’assillo di dover provvedere alla quotidiana lotta per la sopravvivenza! Una rivoluzione copernicana per quanto riguarda l’evoluzione umana. Fino a oggi si era sempre creduto (le famose teorie di Vere Gordon Childe) che la capacità dell’uomo di riunirsi in comunità stanziali e di riuscire a organizzare del tempo libero da dedicare alla religione, all’arte, all’organizzazione sociale fosse dovuta alla scoperta di agricoltura e allevamento e si parla di almeno due millenni più tardi: Gerico I. Le immagini qui sotto sono state prese il 15 novembre del 2008 alla BMTA di Paestum, quando ho avuto modo di conoscere Klaus Schimdt, intervistato dal mio amico Andreas Steiner, direttore della rivista Archeo, con la quale collaboravo. Allora soltanto pochi specialisti conoscevano Göbekli Tepe. In quell’occasione Ugo Picarelli, straordinario direttore della BMTA, consegnò un premio all’archeologo tedesco, come riconoscimento alle sue ricerche. Oggi, finalmente, questa scoperta viene divulgata in maniera più ampia (Focus Storia, La Stampa, ecc.).