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Angelo Gaja, Wine Spectator e la filosofia Jaina

Ragazzo di strada è una vecchia canzone che negli anni Sessanta cantavano i Corvi, complesso beat il cui cantante e chitarrista usava esibirsi con un corvo appollaiato sulla spalla. Questa mattina, di ritorno da Savigliano, dove ero stato per ritirare 13 miei quadri esposti alla Festa del Pane, stavo ascoltando questo pezzo e rimuginando sul fatto che corvo in hindi si dice «koua» e cornacchia «Kaula» che somiglia tantissimo al siciliano «Ciaula» (si ricordi Ciaula scopre la luna di Pirandello) che significa la stessa cosa.

Sul più bello della canzone e dei miei strambi percorsi mentali, mi squilla il cellulare: era un mio amico che mi chiamava da Delhi. Top manager di una delle più importanti catene alberghiere di lusso del mondo, mi chiamava per complimentarsi con me, sapendomi amico di Angelo Gaja (che anch’egli aveva avuto modo di conoscere, seppur fugacemente), per la copertina di Wine Spectator, a Gaja appunto dedicata. E mi diceva che una simile uscita avrebbe aiutato le vendite di vino italiano in India: tutto il vino italiano, mica soltanto quello di Gaja! Dopo i  rituali, chiudo la telefonata e i miei pensieri prendono tutt’altro corso.

Mi era arrivato un e-mail qualche giorno addietro  dalla segreteria di Gaja e conteneva proprio la copertina della prestigiosa rivista (che a me non piace, ma questa è un’altra faccenda) e il pezzo introduttivo. Io di solito pubblico assai volentieri gli interventi che Angelo mi manda: sono sempre autorevoli e interessanti, trattando di argomenti specifici e in genere rappresentando punti di vista che pochi altri possono toccare. Ma stavolta avevo deciso che fosse  superfluo incensare Gaja e i suoi vini per l’ennesima volta: non ne ha mica bisogno! E dunque non avevo dato spazio al messaggio sul mio sito. Oltretutto, ero intervenuto sul blog di Franco Ziliani dando ragione a un suo intervento in merito sia alla copertina dedicata a Gaja, sia agli articoli del corpo editoriale, ritenuti fin troppo generosi nei confronti di Angelo.

La telefonata di Ronnie però mi aveva messo un dubbio: noi valutiamo WS dal nostro punto di vista italiano ed europeo, gli indiani e i cinesi hanno tutt’altri punti di vista. Rimuginando su queste faccende, guadagno casa e, aprendo la posta, leggo un messaggio che mi arriva da Hanover (New Hampshire, USA): anche qui lodi sperticate e complimenti per la copertina e gli articoli di WS.

E allora mi dico: guarda tu che imbecille che sono! Ho commesso lo stesso errore che vado da sempre predicando essere il peggio: pensare che hic et nunc sia l’unica prospettiva possibile, l’unica verità. Proprio io che su questo sito ho parlato di ekanta/anekanta vada e di asti/nasti della filosofia jaina di Mahavira. Ovvero: un conto è pensare l’impatto di WS dedicato a Gaja da noi, altro conto è l’impatto di questa pubblicazione su mercati come India e Cina che ancora rappresentano per noi terreno poco o punto guadagnato. E allora mi sono ridato dell’imbecille superficiale: WS ha fatto sì un gran servizio a Angelo Gaja, ma quel servizio è da estendere a tutto il mondo del vino italiano. Certo è che se Time decide di dedicare una copertina a un intellettuale italiano, probabilmente sceglierà Umberto Eco e non, che so, Vittorio Sgarbi o Gianni Vattimo (senza nulla togliere loro, ma appartenenti al nostro piccolo giardinetto e insignificanti altrove). Spero di essermi spiegato.

https://www.vincenzoreda.it/ekanta-vada-anekanta-vada-speculazione-meramente-intellettuale-sulle-caratteristiche-del-discernimento/