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Dolcetto di Dogliani DOCG, Go Wine

Dogliani è noto per essere soprattutto il Paese di Luigi Einaudi, insigne economista e indimenticato Presidente della neonata Repubblica Italiana, ma anche grande appassionato di vino.

Ma Dogliani è anche il capoluogo indiscusso del suo Dolcetto: pur se la zona del disciplinare comprende diversi altri paesi come Monchiero, Roddino (a nord, al confine con la zona del Barolo) e Bastia, Farigliano, Belvedere (a sud, a ridosso dell’Appennino ligure).

La DOCG è stata istituita nel 2005, a premiare un territorio che è patria di un vitigno antico (con tracce che risalgono al X/XI sec.) e di un vino dalla peculiarità unica: rispetto al Dolcetto d’Alba, qui si hanno vini più strutturati, di colore più intenso e tannini che al palato si presentano con marcata evidenza.

A parte le conferme dei superbi Dolcetto, noti, di Chionetti e Pecchenino, ho apprezzato assai il Maioli di Abbona e il Bricco S. Bernardo del Bricco del Cucù; di quest’ultimo ho avuto modo di apprezzare una piccola verticale 2008, 2007 e 2006: da ricordare questo millesimo, di grande struttura e sorprendente eleganza.

Ecco: il Dolcetto di Dogliani è un vino che sconta la vulgata d’essere ottimo bevuto giovane, di uno o due anni. Nulla di più errato: questo è un vino importante che può invecchiare diversi anni (anche 8/10) e nelle annate migliori dona il suo meglio dopo 3/5 anni. Vino che non necessita di botti piccole, meglio il legno grande che ne ammorbidisce la struttura. E’ importante che le fermentazioni non siano eccessivamente lunghe (non oltre i 10/12 giorni) e che, a seconda dell’intensità degli estratti, le tecniche in cantina siano ben calibrate. Poi, è chiaro, il vino può essere interpretato in vari modi e ogni produttore è libero di esaltare una caratteristica anziché un’altra: personalmente, preferisco le scelte di produttori come Chionetti e Pecchenino, dunque Dolcetto più morbido ed elegante. Senza arrivare a snaturarne le caratteristiche come usano certi vignaioli che esagerano con smodato utilizzo del legno (grazie al cielo, oggi sempre meno numerosi).

Gran vino il Dolcetto di Dogliani: vino a tutto pasto come pochi altri in Italia, e non soltanto da noi: se è vero che i più importanti produttori esportano quote ben oltre il 50% e sono apprezzati in mercati di paesi come Germania, Norvegia, Stati Uniti ma anche Cina, Corea e Nuova Zelanda.

Vino le cui caratteristiche principali sono costituite dall’intensità del colore rosso rubino, dalle note di viola mammola e dall’inconfondibile e marcato finale amarognolo che lo caratterizza come pochi altri vini. Da grande appassionato del vitigno Dolcetto (in tutte le sue declinazioni territoriali piemontesi, che sono tante), mi auguro che possa ritrovare una strada in parte smarrita in favore dell’ormai trionfante Barbera (destino che lo accomuna al Grignolino, purtroppo).

Sottolineo la sempre eccellente attività, con la consueta discrezione (e leggerezza), di Go Wine: la sala dell’Hotel Majestic (comodissimo da raggiungere), la presenza dei vignaioli, l’orario corretto (17/19, ottimo per i ristoratori), l’esaustiva documentazione. Cerco sempre di ritagliarmi un pezzettino di tempo da dedicare alle proposte Go Wine: fino a oggi non mi hanno mai deluso.