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101 Storie Maya su Archeologia Viva

Con Piero Pruneti ho collaborato con grande e reciproca soddisfazione in occasione di un importante evento in Valle d’Aosta (2010, Restituire a memoria). Archeologia Viva è con Archeo (diretta dal mio grande amico Andreas M. Steiner) la rivista di archeologia italiana più autorevole: per certo il livello è accademico. Edita da Giunti di Firenze, dal 1982 viene condotta con grande professionalità e passione da Piero, che peraltro l’ha pure ideata. Non posso poi dimenticare che il mio ultimo viaggio nelle Terre dei Maya l’ho fatto in compagnia di Giuditta Pruneti, secondogenita di Piero ed ella pure impegnata nella realizzazione di questo prestigioso trimestrale. Inutile sottolineare che questa recensione mi rende oltremodo orgoglioso.

http://www.archeologiaviva.it/index.php/Mode/pages/ID/2/index.html

http://www.amazon.it/storie-dovresti-conoscere-prima-della/dp/885413323X/ref=sr_1_1?s=books&ie=UTF8&qid=1326109596&sr=1-1

GÖBEKLI TEPE

Göbekli Tepe significa «la collina con la pancia», è un sito archeologico posto nella Turchia meridionale, quasi al confine con la Siria. E’ un luogo desolato in cui alla fine degli anni Novanta l’archeologo tedesco Klaus Schimdt cominciò i suoi scavi. Oggi sappiamo che i resti monumentali di una struttura, che era probabilmente un luogo di culto, risalgono al 10.000 avanti Cristo! Questo significa che una o più comunità di cacciatori-raccoglitori avevano già sviluppato la capacità di creare un surplus di risorse che permettesse a molti uomini di dedicarsi alla costruzione di una struttura monumentale senza l’assillo di dover provvedere alla quotidiana lotta per la sopravvivenza! Una rivoluzione copernicana per quanto riguarda l’evoluzione umana. Fino a oggi si era sempre creduto (le famose teorie di Vere Gordon Childe) che la capacità dell’uomo di riunirsi in comunità stanziali e di riuscire a organizzare del tempo libero da dedicare alla religione, all’arte, all’organizzazione sociale fosse dovuta alla scoperta di agricoltura e allevamento e si parla di almeno due millenni più tardi: Gerico I. Le immagini qui sotto sono state prese il 15 novembre del 2008 alla BMTA di Paestum, quando ho avuto modo di conoscere Klaus Schimdt, intervistato dal mio amico Andreas Steiner, direttore della rivista Archeo, con la quale collaboravo. Allora soltanto pochi specialisti conoscevano Göbekli Tepe. In quell’occasione Ugo Picarelli, straordinario direttore della BMTA, consegnò un premio all’archeologo tedesco, come riconoscimento alle sue ricerche. Oggi, finalmente, questa scoperta viene divulgata in maniera più ampia (Focus Storia, La Stampa, ecc.).

 

Archeo compie 25 anni

Archeo, mensile di archeologia edito dall’Istituto Geografico De Agostini, con il numero 300 appena uscito in edicola compie 25 anni di pubblicazione ininterrotta.

Non avevo ancora 17 anni – era l’estate del 1971 – studiavo di sera e durante il giorno lavoravo da manovale generico nei cantieri edili dell’Impresa Rosazza di Torino; mandai un appello alla trasmissione radiofonica “Per voi giovani” di Gianni Boncompagni e Renzo Arbore : chiedevo di venir messo in contatto con persone che si occupavano di archeologia. L’appello fu diffuso e venne ascoltato – tramite una buffissima radiolina a transistor che egli aveva, al solito suo modo, modificata – da Nicola Silvano mentre armeggiava nella sua boita. Mi chiamò e io mi attaccai a lui come un neonato si attacca alla tettarella della madre. Mi portò a zonzo per i siti neolitici della Valle di Susa (Borgone, Vaie, Fillar Focchiardo…) e mi fece scavare la prima volta nell’anfiteatro romano di Ivrea nella primavera del 1972. Silvano era un grande appassionato di paletnologia, io a quel tempo avevo in mente soltanto Messico, Maya e Aztechi.

Allora i nostri riferimenti erano National Geografic e Scientific American, rigorosamente in inglese: il mercato editoriale non presentava nulla di analogo. Si dovettero attendere gli anni Ottanta per vedere nascere i primi periodici dedicati all’archeologia, alla natura, all’arte, ecc.

Andreas M. Steiner – giovane neolaureato tedesco, figlio di un pittore che amava l’Italia – in quegli stessi primi anni Settanta rimase impigliato nelle reti sensuali e debordanti di quella matrona languida conosciuta con il nome antico di Roma. S’innamorò dell’Urbe e di una sua figlia e cominciò a farsi romano anch’egli. Una decina d’anni più tardi, venne chiamato da Sabatino Moscati a occuparsi, in qualità di redattore, del nuovo progetto editoriale della De Agostini: Archeo, fortemente voluto da Pietro Boroli. Del primo numero di Archeo, datato Marzo 1985 e che io possiedo fra le migliaia di esemplari della mia Biblioteca, riporto la raffinata copertina e l’editoriale con il colophon.

Mi è d’obbligo parlare dei contenuti di Archeo oggi in edicola, anche perché Andreas con i suoi pochi e bravissimi collaboratori ha realizzato un’edizione di interesse grandissimo.

Tra i vari articoli, riportati sugli strilli in copertina, mi ha colpito la qualità, la franchezza, la chiarezza, la competenza, la profondità dell’inchiesta realizzata da Orietta Rossini, persona che purtroppo non ho il piacere di conoscere, su Pompei con le interviste – per davvero interessanti e di tono fuori della solita paludata e inconcludente ufficialità – all’ultimo soprintendente Prof. Pier Giovanni Guzzo e all’attuale commissario ministeriale Marcello Fiori.

Un’inchiesta realizzata partendo da una prospettiva per davvero insolita, almeno da noi, che avrà per il futuro da essere considerata come un esempio di giornalismo culturale, impegnato e non puttano né parente di qualunque ipocrisia. Orietta Rossini, lo dico senza dover niente a nessuno, ha realizzato un grande lavoro che invito chiunque abbia a cuore le sorti dell’immenso e immensamente maltrattato tesoro dei beni archeologici, artistici e culturali italiani non soltanto a leggere, ma a frequentare.

Per combinazione, a me tanto gradita, questo numero di Archeo, contiene anche un piccolo abstract di un articolo di Archeology (periodico americano di cui ho avuto il piacere di conoscere il senior editor Samir S.Patel www.archeology.org) che parla del sito maya di El Mirador e delle ultime, straordinarie scoperte di Richard Hansen.

Grazie tante, Andreas e che iddio, o chi per lui, ti conservi la vista.

BMTA Paestum 19/22 novembre 2009

Alcuni momenti dell’ultima edizione della Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico. Come tutti gli anni, un grande momento di confronto e verifica, con alcuni convegni e incontri di interesse notevole. Ugo Picarelli e il suo staff hanno ancora una volta lavorato con grande professionalità. La nazione ospite era quest’anno il Portogallo.

Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico: 19/22 novembre 2009, Paestum

Ogni anno, più o meno verso la metà di novembre, si tiene a Paestum la Borsa mediterranea del turismo archeologico. È un momento sempre affascinante in cui in quattro giorni si confronta e si verifica tutto il mondo, letteralmente, dell’archeologia.

Presso il centro espositivo dell’hotel Ariston, centinaia di addetti ai lavori e migliaia di visitatori, studenti e semplici appassionati, si incontrano nelle sale dei convegni e nei numerosi stand.

Dal 2006 frequento questa manifestazione per davvero eccezionale, dove ho avuto modo di soddisfare la mia grande passione per l’archeologia e i miei interessi per l’area mesoamericana. Ho conosciuto archeologi straordinari, tra i quali ricordo con grande piacere Ehud Netzer (attivo a Masada e scopritore della tomba di Erode), con cui sono stato a cena in uno dei magnifici ristoranti della zona, patria della mozzarella, oltre che unico sito di epoca greca che conserva le mura del VI secolo a.C. intatte. Con l’amico Andreas Steiner, caporedattore di Archeo, con cui lavoro, è sempre un piacere incontrarsi, parlare di archeologia, mangiare e naturalmente bere bene. Uomo di grandi capacità organizzative e grandi doti umane, cui la manifgestazione deve la sua origine e il suo costante successo, direi mondiale senza tema di smentite, è Ugo Picarelli: la sua disponibilità e la sua capacità di relazionare con uomini e problemi è davvero sorprendente. Per chi ama l’archeologia Paestum è un appuntamento irrinunciabile. Con un pensiero costante al mio maestro dauno Nicola Silvano Borrelli.

P.s: tutti gli anni lo stand, pure di modeste dimensioni, più affollato è sempre il solito: quello del Guatemala, dove l’impareggiabile Enzo Brilli, responsabile Inguat per l’Italia, intrattiene giovani e meno giovani con i suoi braccialetti maya e le trovate che ogni anno rendono sempre simpatica e interessante una visita al piccolo spazio espositivo del Guatemala.

www.borsaturismo.com