Posts Tagged ‘arte’
Geeta Reda, arte

Ecco alcuni dei lavori scolastici di mia figlia Geeta. Speriamo voglia e possa seguire le orme di suo padre. Il talento non manca e l’anno prossimo ci sarà la maturità al liceo artistico. Per ora la faccio collaborare con me per le illustrazioni del libro che uscirà a fine novembre, illustrato oltre che scritto da me.

 

About Art, about my art

Arte.

Quando si tratta di arte, la faccenda più complicata è senza dubbio alcuno distinguere tra sublime artigianato e arte vera e propria. L’interazione mano/cervello – per intenderci meglio: ciò che ha permesso all’essere umano di evolvere verso quel che oggi è definibile uomo – è il territorio complesso e di confini incerti che complicano e rendono effimeri i giudizi su quanto è possibile definire arte e quanto è semplice, pur affascinante e attraente, artigianato.

L’arte, per quanto mi riguarda, è una sorta di corrente, di flusso magico, la quale attraverso quella che è propriamente l’opera d’arte trasmette emozioni forti tra chi esegue quel manufatto e chi si trova nella condizione di fruirne.

La rivoluzione degli inizi del secolo scorso, a opera soprattutto di Marcel Duchamp, che intese annichilire il concetto di abilità manuale per premiare soprattutto il concetto, dunque l’azione creativa della mente, ha portato ulteriori complicazioni nella definizione di ciò che è arte.

Il Novecento ha esaltato personalità straordinarie in questo senso: Piero Manzoni con le sue Merde d’artista, Gino De Dominicis con le sue incredibili performance alle Biennali di Venezia tra gli anni Sessanta e Settanta, Keith Haring e Jean Michel Basquiat con i loro lavori di graffitismo urbano, ma anche la nostra Arte povera e la Transavanguardia promossa dal critico Achille Bonito Oliva costituiscono esempi di come l’arte si sia trasformata negli ultimi cento anni.

E ho volutamente tralasciato geni come Jackson Pollock, Andy Warhol, Roy Lichtenstein, Cristo…evitando inoltre di toccare cinema, musica, teatro, letteratura, fotografia…

Oggi un artista straordinario è l’indiano Amish Kapoor con le sue strepitose sculture che sono magiche strutture invadenti e inquietanti; oggi ci sono artisti che si rivolgono alle immense risorse del mondo digitale, elettronico, matematico. Addirittura, la frontiera della geometria frattale è un campo di fervide ricerche (in qualche misura, la dinamica delle strutture frattali è parte delle mie esperienze).

Ma siamo nel campo delle forme: perché, in ogni caso, l’arte è una faccenda che attiene alla Forma.

Perché, al di là di ogni scontata e semplicistica contrapposizione forma/contenuto, è l’evoluzione delle forme che permette alla ricerca artistica di spostare i suoi confini sempre un poco più oltre. I Contenuti, quelli sono sempre gli stessi: una poesia d’amore scritta da un dilettante qualunque e un capolavoro di Pablo Neruda, Octavio Paz, Anna Achmatova hanno gli stessi contenuti. E’ la forma che cambia, e questo fa la differenza in termini di emozioni che si trasmettono.

Per quanto mi riguarda, oltre alle mie ossessioni (un artista deve vivere di ossessioni) che riguardano il vino, le macchie e i bicchieri – nel calice ritrovo la forma perfetta dell’albero, con le sue radici, il fusto e la chioma: terra, ascesa, cielo – oggi sono molto attratto da quella forma d’arte ancestrale che è la Land-art, arte che si esprime lavorando sul territorio.

La Piana di Giza, Stonehenge, Nazca, Goebekli Tepe, i Nuraghi: questo è quel che mi attrae e non è urbanistica o architettura. E’ il concetto di territorio che si fa arte: i vigneti della Langa visti dal Belvedere di La Morra, i giardini all’italiana, Stupinigi…. Questa è land-art, arte che attiene all’ecologia, al bello del territorio. Al bello della storia di un territorio. E in quest’arte emozioni violente si trasmettono a chi le sa sentire e non sono soltanto visive.

Perché mai bisogna dimenticare che almeno il 90/95 % dell’estetica dell’arte si riferisce soltanto ai sensi della vista e dell’udito: il tatto, l’olfatto, il gusto sono sensi abbandonati alla fruizione del cibo e dell’amore. Ma anche qui c’è dell’arte, per chi la sa capire o, meglio, la sa fare.

“I miei lavori sono pura forma.

I contenuti sono nel vino che uso,

nelle nebbie della mia mente,

nelle fantasie di chi guarda i miei quadri.”

Vincenzo Reda

Constantin Brancusi, Aforismi

Le cose d’arte sono specchi nei quali ognuno vede ciò che gli somiglia.

L’arte fa nascere le idee, non le riproduce. Ciò vuol dire che un’opera d’arte vera nasce intuitivamente senza una ragione preconcetta, perché l’arte è la ragione stessa e non si può spiegare a priori.

La semplicità non è un fine dell’arte ma si arriva alla semplicità malgrado sé stessi avvicinandosi al senso reale delle cose. La semplicità è la complessità stessa – ti devi nutrire della sua essenza per comprenderne il valore.

L’arte non fa che ricominciare.

La semplicità nell’arte è, in generale, una complessità.

Vi sono due tipi di semplicità: una è sorella dell’ignoranza e l’altra dell’intelligenza. La sorella dell’intelligenza è la complessità; la sorella dell’ignoranza è anche la stupidità.

Quando si è nella sfera del bello non c’è bisogno di spiegazioni.

Dio è dovunque. Dio è una scala musicale tonica.