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Franco Cardini/Umberto Eco, strenne per pochi

Franco Cardini

Io e Te – Il Cristiano e il Saraceno

pp. 109 © 2006 Ente Contesa del Secchio – Sant’Epidio a Mare

Andrea Livi Editore – Fermo

Questo librino, per cui debbo ringraziare Giovanni Martinelli, uomo di grande passione per il Medioevo e per le rievocazioni storiche, è una perla delle tante del Prof. Franco Cardini: persona di profonda umanità e studioso di valenza più epocale che mondiale. Difficile da trovare perché fuori commercio, ma opera di straordinario interesse, se non altro per la rara capacità di rendere in sintesi la complessità di tre o quattro secoli poco insegnati nelle nostre scuole e poco frequentati dai divulgatori, ancorché di enorme influenza sullo sviluppo della cultura occidentale e sui rapporti interculturali tra Oriente e Occidente.

“Il tema dell’alterità, nel modo medievale, si riassume anzitutto nel contrasto derivante dalla diversità religiosa. La Cristianità medievale conosce un ‘Altro interno a se stessa’, il mondo ebraico, e un ‘Altro esterno’, l’Islam. Il tema dei rapporti tra modo cristiano (o mondo occidentale postcristiano) e mondo musulmano è di drammatica attualità: ed è notevole che, con il riemergere sotto forma diversa di rapporti e di contrasti che sembrano antichi, e che a uno sguardo superficiale potrebbero apparire sempre uguali a se stessi o ciclicamente ripresentatisi, riaffiorino anche toni polemici che sarebbe logico ritenere – e tali fino a pochi anni fa erano – morti e sepolti.

“… Fondamentali furono, per l’Europa, le traduzioni del Liber de intellectu di al-Kindi e dei commenti di al-Farabi, che aveva confrontato le tesi di Aristotele con quelle neoplatoniche, soprattutto di Porfirio. Ma importantissime furono le traduzioni di Ibn Sina, che per gli occidentali è Avicenna, cui si devono tanto il celebre Canone – un’opera medica che nel Cinquecento venne più volte stampata e che, usata ancora nelle università europee del Seicento, rese Avicenna (accanto ad ar-Razi), autore di scritti di scienze mediche più noto in Occidente dopo i classici Ippocrate e Galeno – quanto i trattati filosofici (soprattutto il Kitab as-Sifa) che restarono fondamentali nella vita universitaria due-trecentesca e senza il quale la riflessione filosofica di Tommaso d’Aquino e di Bonaventura da Bagnoreggio ci resterebbe incomprensibile.

“….Solo un altro Maestro musulmano può stargli al confronto nell’influenza sul pensiero occidentale: il cordobano Ibn Rushd al-Hafid, notissimo fra i latini col noime di Averroè, condannato come «empio» e «nemico del Cristo» da alcuni teologi ma venerato da altri che lo consideravano il vero e autentico interprete di Aristotele. Così pensava del resto lo stesso Alberto Magno, maestro di Tommaso d’Aquino, per quanto la forte componente neoplatonica che gli era propria lo conducesse lontano da Averroè.”.

Non per tutti e di difficile reperimento: ma se qualcuno tra i vostri amici nutre passioni che possono essere riportate agli argomenti cui si fa riferimento, questo è un librino preziosissimo.

Umberto Eco

Dall’albero al labirinto – Studi storici sul segno e l’interpretazione

pp. 575, € 25, novembre 2007, Bompiani

“Le nozioni di dizionario ed enciclopedia sono da tempo usate in semiotica, linguistica, filosofia del linguaggio, scienze cognitive e computer sciences per individuare due modelli e due concezioni della rappresentazione semantica, modelli che rinviano a una rappresentazione generale del sapere e/o del mondo”.

Così comincia quest’opera fondamentale di Umberto Eco: per certo troppo interessante e troppo impegnativa per essere un best seller; ma senza ombra di dubbio un long seller su cui si può scommettere.

“Di fronte al già dato noi ci muoviamo per congetture, e ci adoperiamo perché queste congetture siano accettate anche dagli altri. Il che equivale a dire che confrontiamo pubblicamente la nostra congettura con quello che gli altri sanno del già dato. Può darsi che questo atteggiamento non definisca un pensiero ‘forte’ nel senso in cui si vogliono pensieri forti i vari tribunali della Ragione e della Fede (più parenti di quel che sembrino). Ma certamente definisce un pensiero che urta continuamente contro delle ‘forze’ che gli si oppongono. E siccome le corse migliorano le razze, un pensiero della congettura, se non sarà forte, non sarà neppure debole perché sarà ben temperato.

Se Vattimo ammettesse che la sua ‘debolezza’ è anch’essa una metafora per un pensiero ben temperato, allora potrebbe entrare a far parte della mia setta. Ma dove tutto è metafora, si può ancora riconoscere una metafora come tale?”.

Così finisce Eco la sua trattazione dopo oltre cinquecento pagine tanto impegnative quanto interessanti.

Se qualcuno tra voi o tra i vostri conoscenti si occupa di comunicazione a alto livello e possiede gli strumenti culturali per affrontare una lettura come questa, il lavoro di Umberto Eco è a dir poco straordinario, un vero piacere.

Eco e Cardini: due giganti che abbiamo la fortuna di leggere nella nostra lingua e mi ripeto: non buttate via i soldi comprando libercoli di nessun interesse!

Dicembre 2008