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Alberto Fenocchio, Collisioni 2013

Per la verità non ero molto soddisfatto della sistemazione che lo staff di Collisioni mi aveva trovato quest’anno. Il motivo era dovuto al fatto che, avendo da condurre le gustazioni in Enoteca, al Castello Falletti, avrei dovuto comunque usare l’auto per coprire quel paio di chilometri che separano il B&B Fenocchio, situato sulla via Alba (sulla destra, lungo il rettilineo che delimita il famoso cru dei Cannubi, arrivando da Alba), dal centro di Barolo.

Un poco scomodo, comunque fui accolto dalla signora Anna che andava di fretta e, come per tutta la gente di Langa (quella vera), non è che il suo approccio brillasse per cordialità: ma queste faccende le conosco bene e dunque non mi preoccupai più di tanto. Dissi alla signora che, prima della mia dipartita, avrei fatto volentieri quattro chiacchiere con il marito Alberto a proposito dei loro vini, che non conoscevo.

Sistemati i bagagli, tornai in paese per i miei affari. La sera fui ospite a cena dalla famiglia Abbona dei Marchesi di Barolo. Come al solito, la cena fu assai soddisfacente e le bevute ottime e abbondanti. Terminammo la serata verso mezzanotte e mezza; mi alzai sentendomi non ubriaco, certo, ma insomma un tantinello su di giri. Pensai: meglio che vada a letto, ho bevuto più del necessario, sono stanco e domani sarà dura e lunga.

In pochi minuti raggiunsi la mia meta: la linda stanzetta del B&B Fenocchio. Aprii il cancello automatico, parcheggiai come mi era stato indicato la mia auto e scesi. Mi venne incontro un signore che si presentò come Alberto Fenocchio e mi chiese se avevo voglia di fare due chiacchiere. Per non essere scortese acconsentii e pensai: vabbè, mi fermo qualche minuto e poi vado a letto, ho bevuto un po’ troppo.

Ebbene, le due chiacchiere finirono verso le tre! Seduti in cortile, sorvegliati dalle viti dei Cannubi gonfie di grappoli in attesa della prossima invaiatura, cominciammo a parlare. E non si parla a Barolo senza bere: Alberto se ne arrivò con una delle sue bottiglie di Bussia 2009. Bussia significa Monforte, significa terreni elveziani, significa il vertice dei Barolo di grande struttura e lunghissimo invecchiamento.

Parlammo e parlammo. Bevemmo e bevemmo…tutta la meravigliosa bottiglia. E descrivendo i suoi vini – 50.000 bottiglie da circa 10 ettari in Cannubi, Villero e Bussia per quattro grandi Barolo, quasi tutti esportati – e la sua azienda vecchia di oltre 150 anni, gli venne in mente una faccenda di quando era bambino. Si alzò improvvisamente e mi disse di aspettare un momento.

Ritornò quasi subito con un paio di uova e una scodella. Divise l’albume dai rossi e cominciò a montarlo con giusta perizia. Mentre era intento in questa operazione mi spiegava che quella roba lì usava tanti anni fa a colazione, per dare quella bella botta di energia con cui affrontare le fatiche della lunga giornata: era da tanti anni che quel rito non lo officiava più.

Finito di montare l’abume, aggiunse il rosso, un cucchiaio di zucchero e poi un mezzo bicchiere del sontuoso Bussia. Bevi, mi esortò.

Dunque, avete presente lo zabaglione: il nostro sambajon? Questo era infinitamente più delicato: una delizia…

Caro Alberto Fenocchio, per la chiacchierata notturna, per il Bussia 2009, soprattutto per quel delicatissimo sambajon grazie infinite: fra tutti i bei momenti passati durante Collisioni 2013, questo resta il più intenso, il più gradito, quello memorabile. Alla faccia della poca cortesia della Gente di Langa.

Il mattino dopo, come scrisse tanti anni fa Paolo Monelli, mi alzai senza il benché minimo fastidio o disturbo: come sempre quando la sera prima si beve Barolo. Anche se se beve un poco (!?) più del lecito.

Salute.

http://www.giacomofenocchio.com/