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Oscar Farinetti: Storie di coraggio

Tra gli anni Ottanta e i primi Novanta ho avuto la fortuna di formarmi ai faticosi, costosi e piuttosto esclusivi corsi per imprenditori e top manager condotti dall’ingegnere Riccardo F. 1Varvelli e dalla sociologa e psicologa Maria Ludovica Lombardi per conto della Confindustria, a Torino. Scuola durissima, cui mi è riandata spesse volte la memoria leggendo il libro dell’amico Oscar Farinetti: tengo a precisare che, trattandosi appunto di un amico, la mia recensione dovrà per necessità risentire di questa particolare prospettiva che guida il mio giudizio.

Dicevo della mia formazione in Confindustria, perché più volte ho ritrovato nelle parole di Farinetti alcuni concetti che i due grandi formatori allora ci avevano inculcato con passione. Tra le tante caratteristiche che deve avere un imprenditore, alcune sono fondamentali: la propensione al rischio, la capacità di individuare i collaboratori giusti e poi di saperli motivare e gestire (con meno turn-over possibile); la gestione del proprio e dell’altrui tempo; la capacità di delega.

Allora tra i miei colleghi vi erano imprenditori di prima, seconda e terza generazione: nelle storie che Oscar racconta in questo libro ci sono case-history che possono essere considerate esemplari, arrivando in alcuni casi a descrivere vicende imprenditoriali di secoli e di molte generazioni, accostate a storie, invece, di uomini che la loro impresa l’hanno cominciata in prima persona, da non molti anni e tuttavia con grandi risultati. Storie di autentici visionari, capaci spesse volte di contrarre debiti importanti, spinti soltanto dalla motivazione d’inseguire un sogno.

Non ho nominato fino a questo punto la parola vino; certo: questo bel libro parla soprattutto di persone e di famiglie che il vino lo producono. Ma mi piace puntualizzare che, per chi sa leggere bene tra le righe, da questo libro è possibile imparare che il vino è, prima d’ogni altra considerazione, un medium che accomuna le persone di buona volontà (il territorio e tutto il resto vengono dopo, e non è detto che siano faccende fondamentali).

Ho scritto: bel libro.F. 2

Ed è proprio un bel libro, questo; un libro che è scritto in una lingua semplice, diretta; senza orpelli e arzigogoli: a somiglianza di chi lo ha concepito e poi realizzato, con l’aiuto fondamentale di Simona Milvo e Shigeru Hayashi.

Un libro redatto con cura e ben confezionato dal punto di vista editoriale: un cartonato con sovraccoperta plastificata di formato 16×24 cm (sarebbe una specie di 8°); carta avoriata uso mano di circa 90/100 gr. e carattere che a occhio mi pare un leggibilissimo Times in corpo 14, per 324 pp. (più 16 pagine fuori testo che riproducono a colori alcune belle immagini) e un, ottimo, prezzo di 16,90 €.

So che a Oscar piacciono i numeri (personalmente ne sono ossessionato,  ma io sono un artista e gli artisti devono per necessità alimentarsi di ossessioni), gli regalo questi, liberi da copyright: 16,90 euro diviso 340 pagine fa circa 4,97 centesimi a pagina,  che è un bel prezzo. Inoltre, 772 gr. di peso costano circa 2,19 centesimi al grammo e mi pare che siano pochi e comunque un conveniente investimento…Oscar magari non lo sa: uno dei più grandi artisti mai vissuti, Piero dei Franceschi (meglio noto come “della Francesca”), era uno dei migliori matematici del suo tempo! Perché i numeri sono poesia e la poesia (ma l’Arte tutta) è fatta di numeri, almeno per chi non sguazza nella superficialità e nella banalità.

Il libro è la cronaca di una sorta di viaggio, compiuto dal nord al sud d’Italia – dalla Valle d’Aosta alla Sicilia – che porta Farinetti e i suoi collaboratori a incontrare le storie di 12 produttori di vino e sono tutte storie straordinarie, trattate con leggerezza ma in maniera tutt’altro che superficiale: le famiglie, i luoghi e i territori; le caratteristiche tecniche dei vini e le strategie di produzione e di marketing; gli investimenti e i bilanci; i progetti e le idee politiche. Ma anche gli amori, le relazioni parentali…Tra le righe, le parole di Farinetti lasciano intendere tanto e assai di più a chi, come me, alcune di queste faccende le conosce abbastanza bene.

F. 3Certo, si percepisce in maniera evidente l’affinità elettiva di Oscar con Walter Massa; la deferenza per Angelo Gaja (l’unico che non lo riceve in azienda: è sempre formidabile questo autentico langhetto e galantuomo vero; ma anche l’unico che lo lascia senza fiato con una proposta inattesa…); l’ammirazione, un po’ distaccata, per Piero Antinori, Niccolò Incisa della Rocchetta, Marilisa Allegrini; e ancora, l’amicizia complice con “Citrico” Beppe Rinaldi, la passione per Josko Gravner

Pare ovvio che, discorrendo di vino, il vino lo si debba per necessità bere: sono 60 eccellenti bottiglie (tra le quali alcune strepitose birre d’autore) di cui l’ottimo Shigeru compone utili schede tecniche con valutazione organolettica e interessanti proposte di abbinamenti (che a me piace chiamare accompagnamenti).

A Oscar mi accomunano alcune questioni importanti: siamo nati durante la stessa vendemmia a pochi giorni di distanza, io sono più giovane; abbiamo lo stesso amore per i numeri e per il Barolo; entrambi non apprezziamo l’Amarone; discendiamo da famiglie paterne molto comuniste: lui di Langa con padre partigiano, io dai monti della Sila con nonno e padre contadini orgogliosamente stalinisti (di uno stalinismo che in verità faceva tenerezza…).

Sono stato fra i primi a intervistarlo per Barolo&Co nel febbraio del 2007 (il brano è riportato sul mio Più o meno di vino) e di lui mi piacciono la passione, la schietta esuberanza, la franchezza e la naturale simpatia, condite da una buona dose – non guasta mai – di ironia e, meglio ancora, di autoironia.

Comprate e leggetevi questo bel libro: io gliel’ho estorto (mica me lo voleva omaggiare…) a Fontanafredda il venerdì e me lo sono goduto in un paio di notti insonni; questa recensione, se tale si può definire, la sto scrivendo durante la notte tra la domenica e il lunedì: soffro d’insonnia da sempre e da sempre la curo leggendo, scrivendo, dipingendo e ascoltando musica. Mai preso un sonnifero.

Ps: ci sono alcune sviste (poche e forse avvertibili soltanto da chi, come me, ha fatto l’editore per molti anni e  conosce bene le questioni legate al vino) ma, trattandosi di un amico, saranno segnalate in privato. Mi pare ovvio.

 

BAROLO&Co. dicembre 2010 – anno XXVIII – numero 4

Sull’ultimo numero appena uscito del trimestrale Barolo & Co., per il quale scrivo fin dal 2003, è stato pubblicato il mio articolo che riguarda la vendemmia di Villa della Regina, a proposito della quale su questo sito ho pubblicato alcune fotografie. Ma c’è anche la notizia dell’evento di Stupinigi (25 settembre scorso) e c’è una bella recensione di Quisquilie & Pinzillacchere, nella rubrica curata da Andrea Tedaldi, che ringrazio. Per la verità, questo mio libro ha una caratteristica che pochi sono in grado di cogliere (non per incapacità, ma perché non conoscono – ma questo è ovvio – faccende che sono assai personali): non soltanto è dedicato a una certa persona, ma E’ FATTO (nella fattispecie, è scritto) come quella persona, intendo sia per i contenuti sia per la forma.

https://www.vincenzoreda.it/vendemmia-alla-vigna-della-regina/

https://www.vincenzoreda.it/laltro-tartufo-del-piemonte/

Oscar Farinetti inaugura il suo Borgogno in Barolo, 11/09/09

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Ma l’amico Oscar – per cui penso di non sprecare una parola importante ( abbiamo scoperto di essere coetanei, nati a distanza di pochi giorni), causa le sensazioni di immediata simpatia provate – assume quell’espressione, difficilmente descrivibile, che dipinge un volto quando si comunica agli altri l’entusiasmo di una nuova, coinvolgente avventura: ha appena definito l’acquisto della storica casa Borgogno!

E diventa un fiume in piena: 22 ettari ( 3 e mezzo a La Morra e gli altri a Barolo, con il favoloso cru Cannubi), che oggi producono 120.000 bottiglie e che vuole ridurre a 80.000 su due filosofie qualitative, una “Base” commercializzata sempre con 5 anni di invecchiamento e l’altra “Classica” messa in commercio con 10 anni di invecchiamento! A prezzi giusti, anche per riportare il Barolo in Italia come vino da bere e non solo come inutile e stucchevole feticcio da regalo di prestigio.

IMG_5587“ E poi, all’ingresso delle Cantine, nel centro di Barolo, ci metto un bel cartello con sopra scritto: ‘Vietato l’ingresso alle barrique’! Solo bei legni di grande capacità, filosofia alla Bartolo Mascarello. Non tocco niente e la famiglia Boschis rimane a collaborare con noi in azienda. Voglio solo rinnovare un poco l’immagine di un’azienda storica: anche il marchio sarà pressappoco il medesimo – conosciuto e stimato in tutto il mondo. E questa è un’acquisizione della famiglia Farinetti, un vecchio sogno che diventa realtà…”.

Era l’8 di febbraio del 2008 e Oscar, in una intervista che gli feci in occasione del primo anniversario dell’apertura di Eataly – che fu pubblicata su Barolo & Co e é riportata sul mio Più o meno di vino – mi annunciava in anteprima che aveva rilevato la storica cantina Borgogno. E mi prometteva di invitarmi alla sua inaugurazione, dopo la necessaria ristrutturazione.

Il momento è arrivato e Oscar ha, ovviamente, mantenuto la promessa: venerdì 11 settembre alle 11.00 ci ritroveremo tra amici del vino a tener compagnia a Farinetti e a fargli gli auguri, sentiti, perché questa nuova impresa possa avere il successo che merita!