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Osteria RossoBarolo

Un giovedì sera di un tardo novembre, schiacciato sotto pesanti nuvoloni e umido di piogge abbondanti, mi ritrovo da solo a zonzolare dentro il minuscolo centro di Barolo. Pare non ci sia nessuno in giro e quasi tutti i ristoranti che conosco sono chiusi, secondo me in maniera inspiegabile: sarà la crisi. Non ho voglia di tornare a Torino a stomaco vuoto e non ho voglia di bussare alle solite porte, certo accoglienti e gentili.

Abbiamo appena finito di ricordare Luigi Veronelli e bevuto due vecchissimi Chianti Classico: avrei preferito Barolo, quale che fosse ma Barolo.

E finisce che varco la soglia, sono ormai passate le 20, di un locale che non conosco, in via Roma: era dai tempi di Collisioni che desideravo provare questo bel ristorante di raffinata eleganza che qualcosa mi aveva sempre ispirato; poi, per una ragione o per l’altra, non ne avevo mai avuta l’occasione. Dunque, è giunta l’ora.

Dentro, nessun’altro che me. Mi accoglie Patrizia, titolare e mi serve con leggera professionalità una giovane cameriera dalle movenze pulite e rassicuranti.

Provare da queste parti un ristorante significa, per me, scegliere tra Vitello tonnato o Battuta di Fassona, per cominciare: da queste preparazioni cucinarie capisco subito il livello della cucina. Non mi basta la fame per provare entrambi e scelgo il primo: corretto, nulla di più (da queste parti ne ho mangiati di meglio assai). Lo accompagno con un bicchiere (servono alcuni vini a bicchiere: bene) di Nascetta di Sartirano che trovo ottima.

Mi incuriosiscono le lumache ai porri di Cervere con polenta e per soddisfare questa curiosità rinuncio ai  piatti classici (agnolottini del plin, tajarin, brasato, ecc.) che in genere mi piace gustare. Forse è un azzardo, ma visto il piatto d’entrata, comunque corretto, mi pare di poter affrontare il rischio. Per questo piatto scelgo un Barolo Scavino 2008 (14,5% vol.) che trovo piuttosto robusto, insolitamente carico di colore, con tanta confettura al naso e non troppo tannico: Barolo che non conosco ma che mi lascia un po’ perplesso.

Trovo invece eccellenti le lumache: piatto equilibrato, di gusti armoniosi e delicati. Ottimo, una bella sorpresa. Allora chiedo di conoscere il cuoco: Emanuele, appassionato di musica (e si capisce dal jazz rilassante che con il giusto volume condisce la calda atmosfera del locale, tra l’altro arredato con gusto e con opere d’arte una volta tanto interessanti). E gli faccio i miei complimenti, pur facendogli presente che il Vitello tonnato è soltanto ordinario….

Allora scopro che Patrizia e Emanuele arrivano da Torino, Ristorante del Borgo Medievale per quasi vent’anni e una breve parentesi all’Enoteca di San Damiano d’Asti: sono qui dal 2008 e con molta soddisfazione.

Posso consigliare senza tema di brutte figure. E senza dubbio mi riprometto di tornare: mi attende la Battuta di Fassona, magari con una opportuna grattatina di tartufo….

http://www.ristoranterossobarolo.com/