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I Barolo di Damilano 2012 en primeur da Massimo Camia

Sono due Barolo sempre eccelsi; il primo è un assemblaggio di uve provenienti da cinque vigne poste nei territori di Barolo (due), Novello, Grinzane Cavour e Monforte; il secondo è un classico che arriva da uno dei cru reali del Barolo, e di cui Damilano è indiscusso e tra i più importanti interpreti. Sono vini curati da Beppe Caviola che sceglie sempre processi di evoluzione in botti grandi e poi in bottiglia.

L’annata 2012 si presentò come assai calda con poche precipitazioni e la produzione fu  di quantità abbastanza scarsa, ma la qualità del vino, confermata dalle mie valutazioni, si dimostra di grande attenzione, anche rispetto alle due ottime annate precedenti. Millesimo che sarà eccellente: già pronti entrambi (per il Cannubi un po’ di pazienza in più); i tannini sono morbidissimi e l’armonia regna sovrana con una certa eleganza. Più sentori balsamici che spezie e frutti rossi che riempiono il palato. In bottiglia raggiungeranno a breve punteggi elevatissimi. Del Dolcetto 2015, quello dei miei auguri di quest’anno, ho già parlato: uno dei migliori gustati negli ultimi anni!

Valutazioni fatte il giorno di San Valentino e accompagnate ad alcuni piatti di Massimo (tra l’altro, gli ho portato bene: il Suo Toro ha anche vinto in trasferta, finalmente).Tra questi abbiamo gustato  i  suoi formidabili classici (agnello alla piastra con cottura secondo il gusto del commensale; risotto al Barolo, tagliata di Fassone) e poi un paio di preparazioni che non conoscevo ma che tanto mi sono piaciute: la crema di bietole e uno strepitoso fegato con gamberone sopra un bel letto di patate.
Un giorno mi piacerebbe tanto scrivere un libro sull’estetica del cibo: bicchieri, tovagliati, posate, contenitori, impiattamenti, colori…

I Barolo di Giacomo Anselma

Delle circa 20.000 bottiglie che costituiscono la piccola produzione di Anselma, più dei 3/4 sono costituite da Barolo. Per il resto è presente (2.000 bottiglie) un Dolcetto d’Alba, una Barbera d’Alba (1.500 bottiglie) e una piccola produzione, da poco in essere, di Nebbiolo. Le vigne sono state ripiantate una quindicina di anni fa e sono condotte a guyot, con sesti d’impianto che non oltrepassano i 4.500 ceppi per ettaro. Franco esegue, vista l’età giovane, un opportuno diradamento. Importante: non si usano concimi chimici, ma soltanto rigorosamente minerali da fogliame. In cantina non si fanno filtrature, la solforosa è tenuta bassissima, le fermentazioni avvengono parte in acciaio e parte in vasche di cemento vetrificato. La Riserva Rionda sta a riposare in botti di legno da 42 hl. per cinque anni, il Collaretto invece i classici 3 anni. Qui c’è un rispetto quasi maniacale per la tradizione e i vini al naso, al palato, in gola e nello stomaco testimoniano di questo tipo di santa cultura vinosa.

Ho bevuto, mentre lo stavano mettendo in bottiglia, la Riserva 2006: sarà un Barolo grandioso, con struttura notevole, naso complesso ma non troppo, palato in cui i potenti tannini sono già quasi morbidi, in gola resta per tanto tempo e i 14% di alcol non si sentono proprio.

In Cantina avevo assai apprezzato il Nebbiolo 2008: anche qui un Nebbiolo di nerbo, potente, elegante e persistente come pochi altri. Non mi erano parsi di particolare evidenza né la Barbera né il Dolcetto, entrambi 2010. Ovviamente, mi aveva colpito il Barolo Collaretto 2006: un Barolo di grande struttura (e un prezzo sotto ai 20€!). E mi aveva lasciato senza fiato il Riserva Rionda 2004: ne ho bevuti tanti di Barolo negli ultimi mesi, ma questo è fra i 3/4 che mi rimangono nella memoria. Diverso dai Barolo elegantissimi e assai raffinati di La Morra e Barolo; diverso dallo strepitoso Barolo di Novello di Beppe Caviola. Questo è un Barolo di colore scarico, aranciato con riflessi giallognoli (anche da giovane), con sentori delicati di marasca e confettura: ma in bocca e in gola è un portento. Un vino schietto, pulito dall’armonia tutta sua che ha la caratteristica di rimanere attaccato al palato e in gola per tempi lunghissimi e che senti scendere nello stomaco quasi con una scia di calore rilassante. Ho continuato a berlo a pranzo, compagno di carne cruda, vitello tonnato, e agnolotti del plin: sempre eccellente. E ancora più eccellente bevuto da solo a fine pasto, oltretutto la bottiglia, aperta ormai da oltre 2 ore, aveva avuto modo di respirare per bene.

Negli assaggi che ho fatto con i tempi dovuti ( i miei richiedo almeno 2/3 giorni) a casa mia ho apprezzato la Barbera, meglio ancora il giorno dopo la stappatura: colore rubino molto, molto carico, naso delicato e palato complesso per un vino che somiglia più a una Barbera del Monferrato che a quelle classiche di Alba. 13% vol. per un vino migliorato da una parte di uve che arrivano dalla vigna Rionda, e si sentono! Il Dolcetto (2010, 13% vol. colore non particolarmente carico e tipologia molto “bio”) mi ha lasciato indifferente: non è un vino di particolare qualità, pur essendo corretto e piacevole da bere. Certo,  il Nebbiolo 2008 e il Barolo Collaretto 2006 (14% vol. per entrambi) sono magnifici, specialmente se lasciati riposare. Li ho bevuti addirittura accompagnandoli con una salsa rara di pepe rosso macinato e bianchetti della mia Calabria: hanno fatto gran figura e credo che anche il classico Cirò si sarebbe complimentato. Non ho volutamente aperto le due bottiglie Rionda Riserva 2003 e 2005 (il prezzo in cantina non supera i 35€): ho nella memoria lo Sperss di Gaja 2003 e tra qualche tempo, con la dovuta calma e nell’occasione più appropriata, lo confronterò con questo Barolo Riserva Rionda 2003 di Giacomo Anselma. Per finire, un appunto dedicato alle etichette (sono una delle mie manie): a parte quelle della Riserva Rionda (anonime ma non certo scorrette, né brutte) le altre sono davvero tremende, in ogni senso. Dovrò adoperarmi con Franco e Maria perché le rivedano totalmente!

https://www.vincenzoreda.it/az-agricola-anselma-giacomo-di-serralunga/

Genesi di un mio quadro di vino (Barolo 2004 Manzoni)

Di seguito 8 scatti che documentano la genesi di un mio quadro eseguito usando il buon Barolo Manzoni 2004 dei Fratelli Ferrero di La Morra, imbottigliato per il marchio cinese “Rosso Rosso” di Shanghai. L’enologo è l’amico Beppe Caviola (una garanzia). Il vino – che ho come sempre prima bevuto – è un Barolo di buon livello (il millesimo non è eccezionale), 14.5%vol., con naso e palato già evoluti verso i tipici sentori di un Barolo di 7 anni, che comunque può ancora crescere, e molto. Il colore è scarico: già quel rosso granato che da pittore definirei meglio come rosso mattone. Non è il massimo per dipingerci: avrò bisogno che il vino resti sulla carta almeno 2/3 giorni per penetrarne le fibre e poi almeno uno per asciugare perfettamente. Sono sufficienti circa 100/150 cl. di vino. Ho scelto un foglio di pregiata Archer da 300 gr. (57×76 cm.) e ho usato il verso anziché il recto, per una questione di trama. Ecco gli scatti della sequenza, a distanza di ore e di giorni.

HoReCa n. 61, il mio articolo su Beppe Caviola
I miei auguri per il 2012

Come ogni anno, ormai dal 1998, a ripetere un rito – a volte anche faticoso, ma che mi appartiene in esclusiva – ho scelto un Dolcetto, colore dei miei auguri. Quest’anno la scelta è caduta sul Barturot 2009 di Beppe Caviola: uno dei migliori da me bevuti e dunque usati. Ho finito di dipingere (come sempre di notte) i miei tradizionali 73 biglietti d’auguri tagliati a mano, dipinti e scritti sul retro con il mio inchiostro viola Mont Blanc e relativa penna stilografica: uno per uno, e tutto fatto a mano come non usa quasi più. Ma così io desidero e purtroppo ogni anno devo eliminare qualcuno per aggiungere qualcun altro; altrimenti, dovrei dipingere 2/300 biglietti e sarebbero troppi.

Il segno quest’anno è cinese: dopo simboli universali, indiani, egizi, ho scelto un carattere cinese che significa «buon auspicio» e credo si pronunci «Ji» (ma non ne sono certissimo). L’ho scelto perché è assai grafico e semplice; l’ho scelto perché, a seguire alcuni miei lavori che già sono a Shanghai, i primi giorni del 2012 sarò anch’io in Cina a dipingere con il vino e a conoscere una cultura che mi ha da sempre affascinato e di cui so poco.

In ogni caso: che il 2012 sia un anno prospero, in particolare per tutti i miei amici e per chi loro è caro.

Barturot 2009 Cà Viola, un Dolcetto barocco

Erano ormai diversi anni che volevo conoscere Beppe Caviola e dipingere i miei tradizionali auguri di fine anno con uno dei suoi Dolcetto. L’occasione me l’ha fornita Claudia Rosso, mettendomi direttamente in contatto con Beppe, enologo delle Cantine Damilano da molti anni.

Purtroppo, i giorni tra la fine dei settembre e i primi di ottobre non sono i migliori per trovare un momento di tregua nelle indaffaratissime giornate di vendemmia, oltretutto quando ci si occupa di aziende situate in mezza Italia. Comunque, Beppe è stato assai disponibile e sono andato a trovarlo nel suo rifugio, splendido, di Dogliani il 6 ottobre scorso. Era una giornata tiepida, con un sole che ha fatto fatica a imporsi dopo una mattinata di grigiore quasi autunnale.

Immediato il feeling con una persona che, pur potendo vantare collaborazioni di alto livello e vini eccellenti riconosciuti con dovizia di grappoli, stelle e centesimi, è rimasto l’adolescente neodiplomato enologo, 1982, nel famoso istituto albese che sognava di diventare un bravo vignaiolo. Invece trovò un impiego nel Centro per l’enologia di Gallo d’Alba (analisi e forniture per cantine). Svolgendo questo lavoro interessante, ebbe modo di conoscere e di ascoltare le parole dei più importanti produttori di Langa. Tra questi, soprattutto Elio Altare e Quinto Chionetti. Finalmente, nel ’90 riesce, con il suo amico Maurizio Anselmo, a prendere in affitto un ettaro di vigna a Montelupo Albese, suo paese natale e, spinto e aiutato da Elio Altare (che gli regalò alcune delle sue barrique usate), da quella vignolina ricavare 850 bottiglie di Dolcetto Barturot. Bovio (ex Belvedere a La Morra) fu il suo primo cliente.

Smise l’impiego a Gallo nel 1996 e cominciò a fare l’enologo per diverse cantine. Nel 2002 ricevette il prestigioso  riconoscimento di Enologo dell’anno. Oggi lavora, tra gli altri, con Damilano, Einaudi, Umani Ronchi, Marziano Abbona, Gancia, Anselmet, Sella & Mosca e le altre aziende vinicole del Gruppo Campari. Ma Beppe si sente soprattuto un produttore e la prova del suo giusto sentire quest’anno è rappresentata dai tre bicchieri che il Gambero Rosso ha riconosciuto al suo Barolo Sottocastello 2006, che ho bevuto in sua compagnia e che considero uno dei migliori Barolo da me mai gustati, senza esagerazione.

Ho lasciato Villa Bracco, di cui parlerò, con un cartone di sei bottiglie di Barturot 2009. Per dipingere i miei 70/80 biglietti d’auguri mi basta meno di mezza bottiglia, le altre le bevo per cercare ispirazione (è una fandonia: le bevo per piacere; l’ispirazione è faccenda che non è innescata da vini, alcol, droghe o fesserie del genere).

Conoscevo il Vilot di Beppe, ma non avevo mai avuto l’opportunità di bere questo Barturot, purtroppo il giorno appresso ero a Fontanafredda per uno speciale su HoReCa e per una settimana abbondante ho dovuto bere e valutare diversi vini di questa cantina. Finito il duro lavoro (faccio per dire: non è proprio stare in miniera….), finalmente domenica 16 ottobre ho potuto dedicarmi al Barturot di Beppe. L’ho confrontato con un ultimo bicchiere del Dolcetto La Lepre 2009 di Diano di Fontanafredda, che pure è un prodotto di qualità più che buona: ma non c’è stata storia. Ho bevuto un vino di 14,5%vol. che non si sentono. Si sentono invece profumi  e gusti caldi, vellutati, amplissimi e complessi che riconducono alle confetture di lampone, di marasca, di mora: una sinfonia di sensazioni che si appropria con eleganza di naso e palato e che rimane per tempi lunghissimi con retrogusti amarognoli, che riportano alla mandorla. Mi è piaciuto un sacco questo Dolcetto d’Alba, con il suo colore rubino intenso che spazia in tonalità amaranto. Mi auguro che i biglietti di auguri gli rendano giustizia. Beppe ne produce circa 13.000 bottiglie, sempre nelle erte vigne di Montelupo Albese.

Di Dolcetto ne ho bevuti davvero tanti, forse più di ogni altro vino: questo Barturot, che definirei barocco, è tra i 3/4 migliori, senza classifiche. Fare graduatorie e classifiche dei vini mi fa venire l’alopecia, la psoriasi e finanche la cacarella. Salute.

Azienda Agricola Ca’ Viola Borgata San Luigi 11, 12063 Dogliani – Tel. +39017370547 – Fax +390173720921 – e-mail:caviola@caviola.com

 

https://www.vincenzoreda.it/succo-duva-che-sara-nebbiolo-by-beppe-caviola/

Succo d’uva che sarà Nebbiolo by Beppe Caviola

Vendemmiato da pochi giorni nella vigna quarantenne di Novello, non potrà diventare Barolo Sottocastello perché spremuto e curato nelle cantine di Dogliani, fuori dal territorio che il disciplinare del Barolo prescrive. Ecco il prodigioso succo d’uva che Beppe Caviola con amore trasformerà in un Nebbiolo (vino da tavola per la legge, ma sempre Nebbiolo secondo il sano buonsenso…) che si promette eccellente: 22° Babo che saranno più di 14% vol. ma con un’acidità straordinaria, che significa grande struttura e attitudine a migliorare invecchiando.

Cominciano i travasi per permettere l’aerazione del mosto: lo beviamo succo di pochi giorni.Eccezionale. Come stupefacente è l’odore sensuale del succo d’uva appena munto che invade le narici e innesca fantasie e ricordi (vedi Proust e tutto il resto): è l’odorato il senso del ricordo e della nostalgia.

Poesia, prima che sciatti numeri di analisi chimiche (che pure valgono e contano). Si tuffa il naso dentro il bicchiere e quel succo recita carmi sublimi. Null’altro. Di nient’altro c’è bisogno, se chi sa ascoltare i propri sensi è persona degna. Grazie, Beppe. Che il dio del vino, ammesso che esista, sia con te.

Salute.

 

 

Batsoà all’Osteria Battaglino di Dogliani

In compagnia di Beppe Caviola, grande enologo ma anche grande produttore di Dolcetto d’Alba(Vilot e Barturot) di Barbera (Bric du Luv) e dello stupendo Barolo Sottocastello, abbiamo pranzato all’Osteria Battaglino, in Piazza Martiri della Libertà a Dogliani.

La vivacissima e appassionata Flavia in sala (non più di 35/40 coperti apparecchiati con gusto non banale) e Marco in cucina ci hanno fatto apprezzare una cucina tradizionale di gran livello: i piedini di maiale classici (batsoà), spiedini di lumache di Cherasco alla parigina, acciughe  in salsa di pomodoro (squisite), porcini impanati e ottimi agnolotti del plin con ripieno vegetale e una pasta all’uovo molto sottile e tirata a mano. Il tutto nobilitato dal Barolo Sottocastello 2006: la vigna di poco meno di due ettari è un impianto di quarant’anni in Novello, esposto a sud-est. Vino di austera eleganza, con tannini spiccati ma, pur giovane, già con sentori di tabacco e tutto il resto (non sto qui a dilungarmi nelle sfumature che tanto amano i sommelier). Semplicemente un Barolo tra i migliori da me bevuti e ho fresco il ricordo del Cannubi Damilano 2007 elegantissimo e morbido, di cui Beppe è amorevole genitore.

Giornata di grande soddisfazione personale a contatto con persone dall’approccio semplice eppure di grandi valenze professionali: non è cosa di tutti i giorni. Parlerò ancora molto di Beppe Caviola e dei suoi numerosi vini in giro per l’Italia (certo Umani Ronchi, Damilano e Sella e Mosca, ma anche il mio prediletto valdostano Anselmet e altre piccole cantine di qualità in Liguria, nell’Oltrepo Pavese, in Umbria: tutte seguite direttamente, senza alcun collaboratore o stagista). I miei auguri tradizionali per le feste di fine anno saranno dipingi con il suo Dolcetto Barturot 2009: lo desideravo da qualche anno.

Osteria Battaglino – Piazza Martiri della Libertà, 12 – 12063 Dogliani (CN) – Tel. 0173 742089

info@osteriabattaglino.it    www.osteriabattaglino.it