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Una grande annata – Storie di vino e di sport

E’ un volume assai particolare, questo, scritto a quattro mani da un uomo di vino – Giancarlo Montaldo, nato in Barbaresco – e Beppe Conti, uomo di sport e di giornalismo sportivo.

L’Editore è il mio, Graphot di Torino: un piccolo editore che si occupa di stampare libri legati al Territorio, quello vero. Storie fiorite all’ombra delle Alpi e sulla soglia di quella grande terra alluvionale che assedia il Grande Fiume e che è un concetto geografico, non politico né storico: la pianura Padana.

Si mescolano grandi annate di sport e grandi annate di vino, spesso non coincidenti. Si comincia con il 1934, primo glorioso titolo mondiale dell’Alpino sabaudo Vittorio Pozzo; si finisce con il 2006, anno delle olimpiadi invernali torinesi e titolo, il quarto mondiale, del viareggino e juventino Marcello Lippi.

Annate grandi di sport come il 1934 e 38 e annate grandi di vini come il 1947, il 1971 o 1989; ma c’è un’annata che accomuna vino e sport: è il 1982 con vini ottimi e vittorie indimenticabili come i mondiali di Enzo Bearzot – è passato proprio oggi (21 dicembre 2010) sulle panchine immortali del Paradiso degli onesti e delle persone perbene – e del presidente Pertini, il mondiale di Saronni, il mondiale di Alberto Cova…

In buona sostanza, una strenna particolare per accomunare due grandi, irrinunciabili passioni: vino e sport.

Il Premio Leo Chiosso, Cambiano (To), 2° edizione, 13 giugno 2009

Leo Chiosso lo conobbi tra il ’91 e il ’92: ero allora vicepresidente nazionale dell’Aipe, associazione italiana dei piccolo editori. Era venuto nel mio ufficio di via Cernaia per chiedermi un consiglio a proposito di un suo romanzo, o una raccolta di racconti, da pubblicare. Ci vedemmo qualche volta e poi, non mi ricordo per quale motivo – ammeso che ci fosse un motivo – non ci vedemmo più.

Ernesto Saggese l’ho conosciuto nel 1977, in via E. de Sonnaz, traversa di c.so Vinzaglio – esattamente lo stesso posto e lo stesso periodo in cui ho conosciuto mia moglie Margherita -, radio Abc italiana.

Egli era “Il concho”, mitico personaggio italo-brasiliano che trasmetteva musica del suo paese, idolo di ragazzine e casalinghe frustrate. Ernesto era una ragazzo buonissimo. E lo è rimasto: ora è nonno (giovanissimo, e comunque un gran bel nonno) e anima di questo piccolo gioiello che è il Premio Leo Chiosso di Cambiano, paese di seimila anime alle porte sud di Torino dove è assessore alle attività culturali.

Ci siamo rivisti dopo anni e non da molto e mi ha chiesto di far parte della giuria che sceglie e premia un vincitore tra un gruppo di musicisti esordienti, che presentano loro brani inediti.

Ho accettato perché l’iniziativa mi pareva assai degna.

Ho accettato perché Ernesto Saggese è un amico e una persona perbene.

Ho accettato perché il Premio è dedicato a uno dei personaggi più dotati di ironia e autoironia della storia della musica italiana e, oltretutto, mai abbastanza valorizzato per quello che merita la sua storia.

Ho fatto bene ad accettare perché ho passato una serata di fresca allegria con persone semplici e magnifiche: Gatto Panceri e Margherita Fumero tra gli altri.

Grazie Ernesto.