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Viaggio in Italia per le Città del vino di Luigi Veronelli

Treiso.

Bevo un cru di Treiso e memoro una meditabonderia. E’ scritto in ogni testo – ma proprio in  tutti, dal primo al più recente – ed è credenza comune, che il vino non può essere bevuto da solo per sé solo. D’obbligo berlo in compagnia, fosse pure la sola amante. Nessuna affermazione è tanto sbagliata. Certo, è vero che il vino bevuto con altri – in particolare, l’amante – ha il benefico effetto di accelerare la confidenza e di stimolare la conversazione: altrettanto certo, se vien bevuto con la volontà di comprenderlo bene, di entrarvi dentro e di possederlo, lui vino e chi lo beve, moltiplica il piacere e la conoscenza.”.

Mannaggia, Gino! Troppo presto te ne sei andato. Ma che iddio, o chi per lui, ti benedica per quanto ci (o soltanto “mi”) hai lasciato! Questa verità – scritta nel 1997 per un libercolo di Sperling & Kupfer (perché di libercolo trattasi, nobilitato qui e là da alcuni tuoi preziosi scritti – non ultimo il dialogo di introduzione fra te e Sante Lancerio!) – è un altro dei tuoi lasciti preziosi.

Per pochi, perché i molti neanche capiscono e godono a intrupparsi appresso allo sbraitante centurione di turno (mediatico).

Ma noi, che c’entriamo?