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Umberto Eco, Numero zero

ecohttps://www.vincenzoreda.it/umberto-eco-il-cimitero-di-praga/

Un pregio ce l’ha quest’ultimo romanzo di Umberto Eco: è davvero esiguo. Sono soltanto 218 pagine ma di corpo 14 e non più di 1600 battute per pagina. Meno male e non costa neanche troppo: 17,00 euro, comunque assai mal spesi.

Qui sopra c’è il link della mia impietosa recensione del penultimo lavoro di Eco, ero stato anche abbastanza buono e non avevo infierito troppo: non mi piacciono le stroncature e poi Umberto Eco è un autore (più saggista, senza dubbio, che romanziere) di cui ho letto qualche decina di lavori e che stimo, a prescindere.

Ora, non saprei dire se quest’ultimo romanzo del buon Umberto possa essere anche peggiore di quell’accozzaglia informe e inutile che è costituita dalle oltre 500 (!) pagine de Il cimitero di Pragaeco 1

 

La trama (?) tratta della  redazione di un improbabile quotidiano che forse nemmeno sarà pubblicato, si chiama Domani. I personaggi che compongono questa redazione sono soltanto dei nomi: nessun carattere, nessuna introspezione, nessun vero personaggio (ma questo è abbastanza caratteristico di Eco). Ma il peggio è costituito dal fatto che non esiste trama, che i soliti complotti cari al Nostro sono materia trita e ritrita, che la tesina finale è di una semplicità e di una banalità disarmanti (e non mi si venga a dire che il tutto è voluto!). Per davvero,  i 17 euro spesi per quest’accozzaglia di pagine riempite di caratteri ad minchiam, mi dispiace ma sono proprio mal spesi. Sprecati, se non dessero un poco di lavoro a redattori, stampatori e librai: consoliamoci con questo.

 

Umberto Eco, Il Cimitero di Praga

La tesi – ma più che una tesi è una larga metafora – è la seguente: il falso verosimile è meno falso del vero inverosimile, a volte anche del vero verosimile. Inoltre, i segreti e le indiscrezioni sono tanto più interessanti quanto più vicine a ciò che si vuol sentire.

Umberto Eco è uno dei miei riferimenti: ne ho letti tutti i romanzi e larga parte della saggistica, a cominciare da Apocalittici e integrati. Questo suo ultimo lavoro, però, non mi è piaciuto.

Non è un romanzo e come feuilleton è poco credibile; non è un saggio storico: è un gioco raffinatissimo e coltissimo spinto oltre limiti accettabili.

Spesso noioso, spesso con riferimenti per i quali l’ironia – che a me tanto piace – di Eco pare fuori luogo; denso di troppi fatti, di troppi personaggi storici che sono nomi e cognomi ma non riescono a diventare personaggi letterari.

Lo stesso Simone (Simonino) Simonini – non può non essere colta l’assonanza con la simonia…- è un simbolo, non mai un personaggio letterario, come tutti gli altri del resto.

Eco è un saggista inarrivabile che ha saputo confezionare un capolavoro come Il nome della rosa che, in fondo, è una meravigliosa contaminazione – a diversi livelli di lettura – tra saggio e romanzo: ma in quel libro irripetibile ci sono personaggi, atmosfere, odori, colori, addirittura poesia – Eco tutto può essere, meno che poeta -, caratteristiche tutte che Il cimitero di Praga non possiede.

Ricorrendo all’ottica della geometria frattale, tutto il lavoro ha le medesime caratteristiche delle numerose ricette gastronomiche citate: precisissime, chirurgiche, con lingua e filologia curatissime, ma ricette che sono mere elencazioni, che non odorano, che non hanno colore, che non fanno venire l’acquolina.

Ho pensato spesso, leggendo, a Il pendolo di Focault – assai meglio riuscito -, ho pensato a Baudolino – uno dei libri più divertenti che abbia mai letto. Sono andato con la memoria a un piccolo gioiello che pochi o punti ricordano e che a me piacque assai: L’isola del giorno prima.

Stimando Umberto Eco, posso dire che qui ha spinto il gioco, mi ripeto, troppo in là e non so quanti di quelli che questo libro hanno comprato lo leggeranno tutto e ne capiranno appieno la metafora di fondo o potranno apprezzarne appieno la coltissima – e pur stucchevole – struttura.

Umberto Eco

Il Cimitero di Praga

Bompiani, 523 pp, € 19,50

Non sperate di liberarvi dei libri, J.C. Carrière e Umberto Eco

senza-titolo-1JCC: “La nozione di filtraggio di cui discutiamo mi fa spontaneamente pensare a quei vini che filtriamo prima di bere. Oggi esiste un vino che presenta la qualità di essere non filtrato. Conserva tutte le sue impurità, che certe volte portano un sapore che con un filtraggio poi si perde. Forse a scuola abbiamo assaporato una letteratura troppo filtrata, priva di sapori impuri.”

UE:”… mostro la mia collezione a pochissime persone. Una collezione di libri è un fenomeno masturbatorio, solitario, e si trovano raramente persone che possono condividere la tua stessa passione. Se possiedi dei quadri molto belli, la gente verrà da te per ammirarli. Ma non troverai mai nessuno davvero interessato alla tua collezione di libri antichi. Non capiscono perché dai tanta importanza a un libretto senza alcuna attrazione, e perché ti è costato anni di ricerche…..è un vizio solitario. Per ragioni misteriose, l’affezione che possiamo avere per un libro non è in alcun modo legata al suo valore. Ho dei libri cui sono molto legato e che non hanno un grande valore commerciale.”.

Ovvio dire che il libro in questione è non solo di grande interesse per chiunque abbia in qualche modo a che fare con i libri, ma è un gioiello creato dalle conversazioni di due intelligenze, e sensibilità, tra le più alte che oggi percorrano questo stanco pianeta. Assimilare il libro alla ruota, alla semplice e insuperabile invenzione della ruota, è uno dei tanti stimoli che abitano questo volume. Insieme a molte altre riflessioni di grande lucidità e profondità. Un libro più che interessante: direi necessario. Soprattutto a quelli come noi.