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Il Vermentino di Ca’ Lunae

Del Vermentino di Ca’ Lunae ne ho parlato, quasi di sfuggita, a proposito delle mie bevute natalizie. Per la verità meriterebbe tutt’altra attenzione critica da parte mia: anche per il solo motivo che ne bevo almeno un buon calice giornaliero al Café Paris (Torino, via Garibaldi angolo piazza dello Statuto), in compagnia di Fabrizio, titolare del locale, e dei due amici chef  Nicola (Ristorante Pollastrini) & Nicola (Ristorante Berbel); ci si ritrova verso le 18 e si passa un’oretta in allegria, magari con qualche scambio di pareri professionali.

Ormai è da qualche mese che bevo e apprezzo il Vermentino etichetta grigia di questa cantina ligure (dal punto di vista geografico, però, siamo in Toscana perché La Spezia, secondo me non è più Liguria) e ne sono entusiasta. Ne conoscevo di nome il produttore (l’etichetta nera guadagna bicchieri, grappoli, stelle e centesimi a iosa nelle varie guide), ma altro conto il vino è berlo e berne tanto.

Preferisco l’etichetta grigia perché offre al naso dei sentori speziati (soprattutto pepe) che trovo deliziosi e in bocca ha complessità, armonia e persistenza. Sono state, entrambe tipologie, tra le mie bevute natalizie (vedi link).

Rimarcando il fatto che è stato il buon Fabrizio del Café Paris a farmelo conoscere, mi piacerebbe farne una gustazione con relativa valutazione professionale. Nel frattempo, è un vino che consiglio con convinzione; non costa neanche caro (intorno ai 10 €, più o meno). Parola mia.

Salute.

http://www.cantinelunae.it/flash/docs/lvnae_visita.pdf

https://www.vincenzoreda.it/ho-bevuto-vini-che-voi-umani/

https://www.vincenzoreda.it/con-un-gruppo-di-simpatici-turchi-al-cafe-paris/

I miei bar a Torino

Caffè Elena in piazza Vittorio Veneto, Nostradamus in via Cernaia, Brosio in via del Carmine, Café Paris in via Garibaldi: sono i miei bar, quelli che frequento abitualmente. Al Caffè Elena bevo di solito l’Erbaluce di Caluso (Cieck o Fontecuore); al Nostradamus Cinzanino o Pinot di Pinot; da Brosio il Kerner della Cantina dell’Isarco; al Café Paris bevo il rosato Solaria di Vetrere. L’Elena è il mio posto storico, quello che ospita i miei lavori con il vino su vetro, su muro e su carta; Pippo è il mio storico amico e Adina, romena, è la mia cameriera preferita: ci vado alla domenica mattina, al tramonto o in certi fine mattina durante la settimana. Quasi casa mia. Al Nostradamus ci vado a giocare al superenalotto, dopo aver giocato a tennis: lì trovo Paolo e suo figlio Cristian e la loro juventinità schietta e bevo per dissetarmi. Dal mio amico Fabrizio, via Garibaldi all’angolo con piazza Statuto, parlo di vino e ci vado verso sera a bere un rosato pugliese (Negramaro 60% e Malvasia 40%) e a parlare di vino. Da Brosio respiro l’aria di antica piola torinese: mi soddisfa il Kerner dell’Alto Adige e scambio sempre parole gradevoli con il vecchio Brosio, un monumento, e con Antonella dalla lingua di bragia (i vaffanculo sono più numerosi e saporiti dei bicchieri di vino che serve a una clientela a dir poco colorita, che forse gradisce più i primi che i secondi…).

Sono i miei bar, un pezzo importante della mia vita: e bevo vini quasi inconfessabili, ma sono i miei: vini rituali, vini che prescindono anche dalla qualità (Pinot di pinot o Cinzanino…), ma acquistano un senso bevuti a una certa ora, in un certo posto, con certe persone. Anche questo è il vino.

 

Con un gruppo di simpatici turchi al Café Paris

Incontro casuale dal mio amico Fabrizio, titolare del Café Paris (mi raccomando: una effe soltanto, alla francese!) in via Garibaldi, angolo piazza Statuto. Capitato per bere un buon bicchiere di rosato (Negramaro 60% e Malvasia 40%, per un rosato non dei soliti, neanche per il colore) dell’azienda pugliese Vetrere, ho risposto a un brindisi di tre simpatici avventori. Erano tre ragazzi turchi a Torino per affari con la Lavazza: Serdar Gokhan Kuruoglu – dirigente dell’aeroporto internazionale di Istambul – Osman e Yildiz Bakar dell’Hotel Susesi di Antalya. Tre persone di grande simpatia. Avevo conosciuto il cibo e, soprattutto, i vini turchi a Paestum in novembre, quando la Turchia era la nazione ospite: cibi e vini eccellenti. Ho da poco conosciuto la moussaka e lo chef Osman mi ha confermato che si cucina senza patate e usando la paprika. La Turchia manca tra i miei viaggi per il mondo, chissà che questo incontro non sia foriero di un prossimo grande viaggio: forse mi aspettano Gobekli Tepe o Catal Huyuk…..

http://www.susesihotel.com/index_en.htm

https://www.vincenzoreda.it/xiv-bmta-paestum-turchia-nazione-ospite/

https://www.vincenzoreda.it/gobekli-tepe/