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Si fa presto a dire Prosecco – 2

 

Era soprattutto per conoscere in loco il Progetto Venissa che avevo concordato questo viaggio in Veneto, però non potevo, una volta giunto lì, non visitare l’azienda Bisol in Valdobbiadene.

Devo ringraziare Michela De Bona, responsabile della comunicazione e delle relazioni esterne, che mi ha organizzato alla perfezione le varie e complicate faccende logistiche.

Finito il magico momento a Mazzorbo e affidato ai ricordi un tramonto sulla Laguna indimenticabile, mi sono recato in treno a Cornuda – uno dei 17 comuni della DOCG Asolo – dove mi aspettavano Desiderio Bisol con Elisa, sua moglie. Siamo andati a cenare in un bel locale in Valdobbiadene (Dobladino, vedi link sotto).

Qui ho avuto modo di bere il Private Cartizze 2009, il Crede 2013 e un interessante Prosecco Brut senza solfiti aggiunti (NoSo2): distratto dalla conversazione che a un certo punto ha preso una piega di estremo interesse per me – il racconto di Elisa dell’occupazione austriaca di Valdobbiadene durante la Grande Guerra: non ne sapevo nulla e poco di questi fatti si conosce – che mi ha distratto da una valutazione attenta dei vini che stavo gustando.

Il giorno appresso, dopo un sonno ristoratore nello storico Bread&breakfast della famiglia di Elisa, Desiderio mi ha accompagnato in uno straordinario giro in alcuni dei 177 ha. gestiti direttamente da Bisol.

Al ritorno Valentino Radaelli, in compagnia di Michela De Bona – con la quale avevo fatto una visita nelle cantine fino a rimanere incantato dentro quella storica nicchia che risale al 1875! – mi ha fatto gustare ulteriori 4 vini: il Prosecco del Fol e il Cartizze (metodo Martinotti) a base Glera; due Metodi Classici Millesimati a base di vitigni classici (Pinot bianco e nero e Chardonnay): il Talento 2003 Brut e l’Eliseo 2004 Pas Dosé Brut.

Ho trovato, in un contesto di qualità altissima, eccezionale l’Eliseo: non mi considero un esperto di vini spumanti, né questa tipologia mi appassiona in maniera particolare, però quando bevo dei vini eccellenti, quale che sia la tipologia, riesco ancora a entusiasmarmi. A questo proposito ho deciso che una bottiglia di Eliseo 2004  festeggerà l’anno nuovo al posto del solito Alta Langa con cui in genere accompagno questo rito.

Eliseo perché dedicato al fondatore dell’azienda Eliseo Bisol (1855/1923), 1.990 bottiglie prodotte di questo millesimo con tiraggio nel maggio del 2005 e sboccatura in ottobre 2014. 12,5%vol., giallo paglierino medio, al naso un delicato e complesso florilegio di sentori che vanno dalla crosta di pane ai fiori bianchi; al palato risulta morbido, sapido e con una eccezionale acidità (oggi va di moda definirla mineralità). Gran vino, tra i migliori che io abbia memoria di aver gustato tra gli spumanti italiani.

Una speciale nota di merito a Valentino: classe, competenza, discrezione. Mica poco!

Nelle valutazioni che ho avuto modo di fare con calma a casa mia – gustazioni che prendono anche due/tre giorni per valutare il vino della medesima bottiglia – sono rimasto impressionato dal Relio 2009 e, soprattutto, dal Private Cartizze 2012.

Sono entrambi vini a base Glera 100% con uve selezionate e vinificati con metodo classico. Il Relio è un dosato Extra Brut di 12%vol. dedicato a Aurelio Bisol, fratello di Antonio e dunque zio di Gianluca e Desiderio. 5878 bottiglie per uno spumante eccellente che dimostra la capacità del Glera, coltivato e vinificato come si deve, di competere con vitigni assai più blasonati: una vera sorpresa per me.

E infine il Private Cartizze 2012, non dosato, Brut per 2657 bottiglie prodotte di questo millesimo con tiraggio nel maggio 2013 e sboccatura nel marzo del 2014.

Fra tutti i vini di Bisol che ho bevuto – a parte il Venissa, pare ovvio – questo è quello che preferisco: 12,5%vol., giallo paglierino intenso con sfumature calde; al naso una straordinaria complessità che dai primari intensi di crosta di pane si va via via a percepire sentori di fiori di prato, frutta bianca, fieno. Al palato risulta sapido, armonioso e con una bella acidità che rimane a lungo con un piacevole e particolare retrogusto che non sono riuscito a riconoscere con certezza.

Gran vino che mi costringe a riformulare le mie valutazioni sul Prosecco!

Ovvio che i prezzi di questi vini ballano intorno ai 35/40 €: ma sono per certo di qualità assai migliore di un qualsiasi Champagne industriale, senza fare nomi e con prezzi spesse volte superiori.

Questo Private Cartizze 2012 l’ho accompagnato con un delizioso baccalà mantecato – ristorante da Ugo, vedi link sotto – e, a casa mia, con i cibi più vari, come da immagini qui sopra; il mio consiglio, però, è di berlo senza accompagnarlo con nulla: compagno straordinario per quelle coccole che ogni tanto ci meritiamo.

Salute.

https://www.vincenzoreda.it/si-fa-presto-a-dire-prosecco/

www.dobladino.it

www.daugo.net

 

 

Si fa presto a dire Prosecco

http://www.bisol.it/

«Prima di passare alle schede tecniche, mi concedo un ricordo personale che testimonia di come il Prosecco sia uno di quei vini che possono risolvere, con semplicità e eleganza, qualsiasi situazione: uno di quegli amici sicuri che c’è quando ti occorre; una di quelle donne, amiche o amanti, la cui compagnia è un balsamo privo di controindicazioni.

La piramide dell’isola di Montecristo si ergeva al nostro traverso indorata da un sole basso che pareva un’arancia. Il mare latteo ristava senza un’onda e le vele erano silenziose e mosce: lo sconforto di una bonaccia, il peggio per una barca a vela. Ma avevamo appena pescato un tonnetto che era stato immediatamente stufato. Ci bevemmo in abbondanza un Cartizze, anonimo, che uno di noi aveva portato in cambusa. E chi se lo dimentica più quel Cartizze bevuto al tramonto davanti a Montecristo!».

In questa maniera concludevo un articolo pubblicato sul n.59 (settembre 2011) del mensile Horeca Magazine: si trattava di un articolo dedicato a una delle più importanti case produttrici di Prosecco DOCG Conegliano-Valdobbiadene.

Prosecco oggi significa oltre 300 mln. di bottiglie, una gran parte delle quali esportate in tutto il mondo (nel 2013 per numero di bottiglie esportate ha superato Sua Altezza Reale lo Champagne), oltre 8.000 produttori che operano in circa 600 comuni di 9 province tra Veneto (5) e Friuli 4).

Il Prosecco ottenne la DOC nel 2009, stesso anno in cui Conegliano-Valdobbiadene guadagnò la DOCG; due anni più tardi fu riconosciuta la DOCG Asolo.

Valdobbiadene è oggi un comune, addossato sulla riva sinistra del Piave, di circa 11.000 abitanti; nel suo territorio 107 ha. di vigne costituiscono il Sancta Sanctorum del Prosecco: Cartizze, distribuito nelle frazioni di Santo Stefano, San Pietro di Barbozza e Saccol. La denominazione esatta è: “Prosecco di Valdobbiadene Superiore di Cartizze”, oltre 100 diversi vignaioli ne producono 1,4 milioni di bottiglie. Vale la pena ricordare che oggi un ettaro di vigna in Cartizze è forse il terreno agricolo più costoso del nostro Paese (si arriva anche a 2,5 mln. di euro!).

Ho avuto la fortuna di camminare le vigne di Cartizze accompagnato da Desiderio Bisol, enologo diplomato al celebre Istituto G.B. Cerletti di Conegliano, prima scuola enologica italiana fondata dal chimico Antonio Carpené, nel 1876.

Desiderio è il fratello più giovane di Gianluca, che si occupa di gestione e amministrazione: è ancora in gran forma il papà Antonio, figlio di quel Desiderio Bisol che nel dopoguerra trasformò una storica famiglia di vignaioli – presenti sul territorio fin dal XVI secolo – in una moderna azienda che esporta i suoi vini in tutto il mondo e che può essere considerata al vertice qualitativo del Prosecco, e non soltanto. Oggi la famiglia Bisol, con diversi marchi, produce oltre 1,5 mln. di bottiglie di cui circa 400.000 commercializzate con il marchio Bisol, ovvero l’apice della piramide della qualità.

Ma desidero ritornare alle vigne, a camminare le vigne, come soleva scrivere Gino Veronelli. Perché camminando per le sue vigne ti accorgi che cosa significa una certa bottiglia di vino, quale che sia.

Gustare un calice di Cartizze, vinificato con il metodo classico, dopo aver visitato – una mattina luminosissima di fine ottobre – queste vigne piantate su pendii impossibili (le famose Rive) che permettono soltanto faticose lavorazioni manuali, accompagnato da chi conosce le sue viti una per una,  significa che quel calice di Cartizze avrà tutt’altro gusto, tutt’altro valore.

Delle faccende organolettiche dei vini Bisol tratterò a parte, qui mi preme spiegare quanto il lavoro in vigna che si fa da queste parti non viene abbastanza raccontato, quando del Prosecco si ha un’immagine di vino industriale, facile, che tutto sommato vale poco.

Desiderio lavora con un agronomo, con un botanico e, addirittura, con un entomologo e non sproloquia sul bio o sul biodinamico: la serietà, la competenza, la ricerca, l’impegno non seguono slogan modaioli. Poi, alla resa dei conti, i vini sanno raccontare le storie giuste. A chi queste storie sa prestare orecchio.

A chi, in fondo, se le merita.

https://www.vincenzoreda.it/si-fa-presto-a-dire-prosecco-2/

 

HoReCa n.59, mio articolo su Bortolomiol