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My wine-artwork for Soriano nel Cimino

L1180861http://www.agricolacassano.it/index.html

http://www.donatogiangirolami.it/

Che finalmente il Lazio stia cominciando a produrre vini buoni ormai è un dato di fatto: su questo mio sito ho già trattato di alcuni vini laziali – il Cesanese, nelle sue varie interpretazioni territoriali,   più degli altri, essendo un vino che amo oltremodo; ma devo con sincerità ammettere di avere scoperto un paio di altri interessanti territori, a me prima ignoti dal punto di vista vinifero: il viterbese (Cassano) e l’agro pontino (Giangirolami).

Invitato a produrmi con le mie performance pittoriche vinose in quel di Soriano nel Cimino (due passi a est di Viterbo), come al solito ho richiesto qualche vino del posto: non dipingo con vini privi di contesto storico e geografico e non dipingo con vini che non ho bevuto prima! Gli show vanno bene, ma devono comunque obbedire a quelle che sono le motivazioni primarie che spingono a tentare di creare qualche cosa che abbia a che fare con l’Arte. E l’Arte è sempre magia che confina con il rito e con il mito…

E questi due vini, entrambi prodotti con agricoltura biologica certificata, mi hanno sorpreso. Innanzi tutto sono prodotti da aziende agricole non monocolturali: oltre alla vite entrambe coltivano, da molto tempo, tante altre piante e ciò è assai positivo (è la direzione verso cui, per forza, bisogna tornare: Langa e area del Prosecco devono tenere in conto ciò, ne va del futuro di questi terroir).

Uvaggi di vitigni internazionali (nel Vignale 2013 – 13,5%vol. – il Sangiovese è presente con il 60%), IGT, sono prodotti eccellenti per davvero, espressioni di un frutto come si deve e di una tecnica di cantina all’altezza (il Pancarpo 2011 – 14%vol. – gode della tradizionale tecnica del cappello sommerso, una roba complicata che poche cantine si permettono il lusso di frequentare).L1190242 1

Comunque, sono vini che mi sono piaciuti e rimando alle rispettive schede che si possono trovare nei link dei siti che ho riportato qui sopra: siamo nel campo dei vini che esaltano il frutto rosso maturo, di buona complessità e con corretta evidenza del territorio che predomina sulle caratteristiche peculiari dei vitigni (pur se, in entrambi i vini, il Cabernet mi pare un poco più prepotente). Spero in un prossimo futuro di occuparmi in maniera più approfondita sia dei vini sia delle aziende.

Il mio quadro, dipinto per il Comune di Soriano, ha visto usati entrambi i due vini che hanno colori leggermente diversi ma comunque un bel carico di antociani che permette di aver buoni risultati senza troppo penare (che fatica con i Nebbiolo o con i Pinot Noir….).

Purtroppo, un inconveniente balordo non mi ha permesso di completare il cerchio: non sono potuto intervenire alla manifestazione di Soriano di persona, portando la mia pittura direttamente alla gente e questo fatto è stato per me assai spiacevole sotto diversi punti di vista! Però, mi sono ripromesso, in maniera assoluta, di intervenire a Soriano appena possibile, anche senza aspettare l’occasione dell’anno prossimo, alla quale comunque non voglio mancare.

Dunque, a presto. E…salute!

Da Gegè Mangano, incontri tra galantuomini

Nel lungo giro (quasi 4.000 km.) che quest’anno ha caratterizzato le mie vacanze, per la verità vacanti di noia soltanto e per il resto ben zeppe di tanta roba, e che mi ha portato a incontrare amici e parenti tra la Toscana, Roma, il Gargano, la Calabria e le Marche, non poteva mancare la rituale visita all’amico Gegè Mangano, al suo Li Jalanuùmene e allo splendido paese di Monte Sant’angelo.

Ci siamo andati a colazione il 5 agosto, un lunedì di abbagliante luminosità, progettato apposta per dare risalto ai bianchi infiniti di questo paese medievale fatto di scale e di lucido tufo. Avevo inaugurato la giornata con un’ora di tennis assassino con Silvio, il maestro di Manfredonia con cui qui gioco ormai da anni. Ero esausto.

La secentesca piazza De Galganis, l’olmo, l’avanzo del chiostro cui è addossato il dehors del ristorante e la cucina di Gegè mi aspettavano misericordiosi e riposanti. Insieme con la verve implacabile di Gegè.

Della sua cucina ho parlato tante volte e non basta mai: le immagini qui sopra costituiscono ampia testimonianza: peccato manchino gli odori e i sapori (sono ghiottissimo della sua cicoria con crema di fave e pane tostato). I vini sono come al solito eccellenti: soltanto pugliesi e devo citare Il Falcone Riserva 2007, DOC Castel del Monte, prodotto da Rivera. Un uvaggio di Nero di Troia (70%) e Montepulciano per un rosso di notevole struttura e buona eleganza.

A Gegè ho portato in omaggio il mio ultimo libro (Di vino e d’altro ancora) appena uscito e che contiene un capitolo a lui dedicato. E Gegè mi ha fatto incontrare due belle persone: Roberto e Maria Rosa, romani.

E gli incontri mai avvengono per caso.

Roberto Di Paolo è un signore, di professione editore, che ha fatto parte del comitato elettorale di Nicola Zingaretti, Presidente della Regione Lazio, e che mi ha parlato di una piccola ma assai interessante iniziativa. Durante la campagna elettorale, invece dei soliti gadget inutili, sono state usate come omaggio delle bottiglie di vino laziale. Lo slogan, riportato sulla bottiglia: “Immagina una regione a Km 0“. Maria Rosa è stata così gentile da rendermene una in omaggio.

Tornato a Torino e lasciata riposare la bottiglia dalle fatiche e gli sbattimenti del lungo viaggio, ho provveduto a compiere il suo destino (il nobile destino di ogni buona bottiglia): me la sono bevuta, ma con intenti professionali. Ci ho messo due giorni, come al solito.

Colore giallo paglierino intenso, al naso profumi erbacei intensi e al palato gusti di mandorla e di resine che restano a lungo in gola per 13% vol. di alcol. Un gran bel bianco a IGT Lazio, Le Tivie, prodotto dall’A.A. Fratelli Masci; sulla retro-etichetta nessuna indicazione del o dei vitigni e alla memoria delle mie conoscenze organolettiche non veniva alcuna indicazione particolare.

E allora mi sono armato di santa pazienza e ho cercato il produttore, che non possiede un sito web, mannaggia! Dopo alcune telefonate sono riuscito a parlare con Riccardo Masci, finalmente. E ho dipanato la matassa, con lieta sopresa: Le Tivie è un bianco prodotto in 12.000 bottiglie nella zona di Olevano Romano (Cesanese DOC) da un uvaggio di Bellone (70%) e Ottonese (30%), antiche uve autoctone  laziali. Straordinario: sono anni che vado predicando che è giunta l’ora che il Lazio si presenti sulla scena nazionale e internazionale con la qualità notevole dei suoi vitigni e finalmente qualche produttore comincia a venir fuori.

Se poi qualche politico illuminato, vero Nicola Zingaretti? ci mette del suo, ancora meglio. Tutto questo mi fa felice.

Il vino costa pochissimo: non dico il prezzo per decenza e perché molti penserebbero a un prodotto di scarsa qualità…Ancora due parole su questa cantina (che, detto per inciso, ha già venduto l’intera produzione dello scorso anno! Saranno i prezzi bassi, sarà il vino buono…): sono 11 Ha di proprietà e un paio in affitto ed è attiva dal 1952.

Per concludere, ho sentito Maria Rosa e Roberto per avere qualche notizia in più e, tra l’altro, discutendo di prodotti a km 0 hanno provveduto a informarmi che in Roma oggi esistono diversi mercati rionali con prodotti tipici. Forse è venuto il momento che un certo tipo di sensibilità e di attenzione a come ci si alimenta sta conquistando schiere sempre più numerose di consumatori.

E’ un bene per tutti.

Go Wine: il Cesanese, anche

L’Associazione Go Wine ha inaugurato il 2013 a Torino con una serata dedicata al Concorso Letterario Nazionale “Bere il Territorio” e a tutti coloro che hanno contribuito a rendere l’iniziativa un punto di riferimento per i giovani appassionati al mondo del vino e della scrittura.

L’appuntamento ha avuto luogo martedì 5 febbraio dalle ore 17.00, presso la sala Vittoria dello Starhotels Majestic in Corso Vittorio Emanuele, 54 a Torino.

Durante la serata è stato consegnato il premio speciale “Vino d’Autore”, giunto alla sua sesta edizione e riservato a scrittori che, nella narrativa delle loro pubblicazioni e nella loro esperienza professionale, hanno dedicato riferimenti al vino e ai suoi territori.

Ospite d’onore della serata, a cui è stato assegnato il premio speciale, è stata la scrittrice Isabella Bossi Fedrigotti, intervistata dal giornalista Bruno Quaranta, del quotidiano La Stampa-Tuttolibri.

ISABELLA BOSSI FEDRIGOTTI:

Nata a Rovereto, vive e lavora a Milano. Ha esordito  come scrittrice nel 1980 con “Amore mio, uccidi Garibaldi”, nel 1991 vince il Premio Campiello con  “Di buona famiglia”oggi adattamento teatrale di Leonardo Franchini. Ha vissuto a Madrid dal 1993 al 1997, collabora al Corriere della Sera con articoli di cultura e di costume e cura rubriche di corrispondenza con i lettori.

IN DEGUSTAZIONE I VINI DELLE AZIENDE:

Aglianica Associazione culturale – Rionero in Vùlture (Pz); Antica Distilleria Sibona – Piobesi d’Alba (Cn); Cantine Briamara – Caluso (To); Cantine del Barone – Cesinali (Av); Cantine dell’Angelo – Tufo (Av); Cascina del Pozzo – Castellinaldo (Cn); Consorzio Tutela Vini Soave e Recioto di Soave – Soave (Vr); Drocco Luigi, Cascina Pontepietra – Alba (Cn); Emo  Capodilista – La Montecchia – Selvazzano Dentro (Pd); Fattoria Santo Stefano – Greve in Chianti (Fi); Francone – Neive (Cn); Gostolai – Oliena (Nu); La Tordera – Valdobbiadene (Tv); Agricola Monforte – Monforte d’Alba (Cn); Montalbera, Terra del Ruchè – Castagnole Monferrato (At); Pileum – Piglio (Fr); Planeta – Menfi (Ag); Podere il Carnasciale – Mercatale Valdarno (Ar); Poderi Moretti – Monteu Roero (Cn); Vietti Castiglione Falletto (Cn); Ciccio Zaccagnini – Bolognano (Pe).

Gli appuntamenti Go Wine al Majestic sono sempre interessanti e cerco sempre di onorarli, pur magari con poco tempo disponibile. In quest’occasione avevo per davvero poco tempo e mi sono limitato a valutare alcuni vini per i quali avevo un certo interesse. Ho bevuto e assai apprezzato i Cesanese del Piglio dell’Azienda Pileum di Piglio (Frosinone). Il Cesanese era un vitigno diffuso nell’area dei Castelli Romani, dove è stato da poco ripreso nella tipologia Cesanese Comune. Il Cesanese del Piglio (o di Affile) è invece tipico della Ciociaria, in provincia di Frosinone. E’ un bel vino rosso che invecchia bene per 3/5 anni: minerale, erbaceo di nerbo e con personalità tutta sua. Ho bevuto il Bolla Urbano Riserva Docg 2008, davvero interessante: 14.5% vol., 6.000 bottiglie a 18 € (prezzo a scaffale), invecchiato 24 mesi,parte in botti grandi e parte in caratelli da 300 lt. Ottimo anche il Massitium Superiore Docg 2009, 13,5% vol., 12.000 bottiglie, prezzo intorno ai 9 €, affinato per 12 mesi in acciaio e botti grandi. Non male anche il bianco Valle Bianca (Passerina 90% e Malvasia Puntinata 10%) 2011: 13% vol., 12.000 bottiglie a 7,50 €.

Mi auguro che la ristorazione romana sappia finalmente dare il giusto risalto a questi vini laziali che stanno finalmente ricominciando a essere importanti e degni di entrare con pieno merito tra le tipicità, uniche, della nostra tradizione vinifera.

Ho bevuto un ottimo bianco di Planeta: l’Alastro Igt Sicilia 2011 (Grecanico 95% e Fiano 5%), 12,5% vol. vino affinato sulle fecce fini per 6 mesi. Profumi tipici di melone e pesca bianca, in bocca è fine, morbido con note minerali che probabilmente migliorano con un invecchiamento di 2/4 anni, a un prezzo forse non troppo favorevole (12 €). Proviene dai vigneti posti nell’agrigentino. Comunque, per davvero particolare, assai più dello Chardonnay classico di Planeta che trovo sempre un po’ troppo stucchevole. Buono il Nero d’Avola Santa Cecilia 2008 Doc Noto, buono ma di gusto troppo internazionale. Preferisco il più tipico  Cerasuolo di Vittoria Docg 2011 (60% Nero d’Avola e 40% Frappato): 13% vol. e solo acciaio per un vino che rappresenta in maniera unica la tradizione del suo territorio.

Di corsa, ho gustato i buoni prodotti (Barbera, Nebbiolo e, soprattutto, Roero) della piccola azienda Moretti di Monteu Roero e ho finito con due sorsate (per coccolare il mio esigente e viziato palato) dei Barolo e Barbaresco dell’Azienda Francone di Neive: quando dici Neive e Barbaresco, non sbagli mai….

Ho poi scoperto da un mio amico ristoratore (Quanto Basta) un eccellente Greco di Tufo, di assoluta tipicità, dell’Azienda Cantine dell’Angelo di Tufo (Av): un Greco dalle caratteristiche completamente differenti da quelle che in genere lo rendono riconoscibile. Sorprendente per davvero e da approfondire.

Alla prossima.

www.gowinet.it

Due guide utili e oneste: i miracoli a volte capitano

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Ho conosciuto Romano Raimondi sul Gargano: il responsabile del villaggio dove vado tutti gli anni a passare le vacanze, come ben sa chi mi segue, venne un giorno a dirmi che un cliente nuovo desiderava conoscermi perché aveva visto il mio sito e gli era particolarmente piaciuto. Era Romano, responsabile commerciale della Longo di Legnano, azienda seria, da molti anni impegnata nella selezione seria di prodotti enogastronomici da proporre, business to business, nei settori  di regalistica, gadget e, credo, incentives. Gente competente e di certo affidamento: gente che viaggia molto e che, fuori dalle solite strategie editoriali, obsolete fastidiose e inutili – quando anche non controproducenti – ha ideato questo manuale/guida.

Senza voti, soltanto con tutte le informazioni, chiare e sintetiche, che possano servire al viaggiatore,  stancato dai noiosi e faticosi chilometri autostradali e desideroso di evitare i parapiglia di scarsa qualità degli autogril, che desidera un posto non troppo lontano dal proprio itinerario in cui mangiar bene, pagare il giusto e riposare un momento.

E’ stata molto ben recensita e ne hanno parlato tutti in maniera favorevole: a proposito e con il giusto merito, direi.

L’idea è tanto semplice quanto geniale – come quasi tutte le faccende che funzionano – e, oltretutto, serve a chi ne fa uso: non è la solita occasione di fare del business sul nulla o sulle ali di una moda – che è stessa cosa.

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Idea sì geniale e  utile, ma anche realizzata con grande  onestà e competenza: sintetica, semplice e dunque di facile consultazione.

Oltretutto, pur non essendo editori, i Longo hanno evidentemente chiamato i consulenti editoriali giusti e li hanno usati al meglio.

Complimenti per davvero! Una guida, ripeto e sottolineo, soprattutto utile, agile e onesta, che serve tenere in auto a chi viaggia molto e molto per lavoro.

Mica una roba che succede tutti i giorni, almeno nel campo delle guide enogastronomiche…

E passiamo a esaminare l’altra piacevole sorpresa di questi primi giorni, ancora troppo caldi, di settembre: ne avevo sentito parlare, ma non avevo trovato alcuno stimolo per un approfondimento serio.

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Anche per pigrizia mentale; perché se uno, come me, è mal disposto a valutare le guide, pensa: la guida è una mala pianta infestante che cresce in ogni terreno e non patisce nulla; difficile – se non lo si è obbligati per lavoro – appassionarsi alle sempre più frequenti proposte del mercato che, va da sé, sono inutili, malfatte e disoneste (non tutte, ma quasi…). Mario Busso me lo ha presentato il mio amico Vincenzo Vita: un aperitivo nel tardo pomeriggio al tavolo di uno dei miei bar in via Garibaldi, a Torino. S’era portato appresso la sua guida che ha provveduto a regalarmi. E allora me la sono guardata per benino e ho avuto la sorpresa di una faccenda fatta bene da gente competente e onesta, il cui business è soltanto quello di trarre profitto dalle vendite di un prodotto che soddisfa e serve il lettore che lo compra e dalle ovvie entrate pubblicitarie di produttori che non subiscono alcuna pressione né ricatti di sorta, come purtroppo è deleterio costume dei classici editori di guide (tutti: chi più, chi meno).

Va precisato che su questo lavoro hanno diritto a comparire soltanto le cantine che producono vini da uve autoctone, e che sono considerate tali le viti coltivate sul nostro territorio da almeno 300 anni. Le valutazioni sono eseguite su bottiglie in commercio e non con vini provenienti da botti o vasche. La guida è costruita su concetti semplici e i simboli scelti sono di facile lettura e direi che forniscono  le informazioni che un tale prodotto editoriale deve essere in grado di trasmettere. E’ strutturata su base regionale e per ordine alfabetico. Nella terza edizione, 2009, si tratta di 1080 cantine e di 3600 vini. Il volume è stampato con il marchio prestigioso del Touring Club Italiano: storica Associazione che della cultura del territorio ha fatto bandiera.

E’ chiaro che per me leggere di Mayolet, Avanà, Timorasso, Cesanese, Tintilia, Fiano Minutolo, Susumaniello, Nerello mantellato, Carricante e via dicendo, costituisce musica dolce. E raccontatemi gli australiani o i cinesi che si mettono a copiare il Bianchello del Metauro, la Pecorina o il Bianco d’Alessano….Sono questi i valori che a noi è richiesto, da chi ci ha passato il testimone, di difendere: è un dovere preciso. A chi ha scelto di competere a colpi di milioni di bottiglie, di marketing, di controllo di gestione e di ottimizzazione delle rese e della distribuzione vada tutta la nostra stima – non ne hanno molto bisogno, in verità; al piccolo  produttore che non arriva ai dieci ettari e alle 50.000 bottiglie di vino autoctono vada invece il nostro impegno, la nostra dedizione, il nostro aiuto. Si può e si deve guadagnare anche con la poesia. E tra poeti ci si intende, ci si riconosce e ci si dà una mano.