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Barolo Gaja Dagromis 2005

Definire Angelo Gaja un vigneron, un vignaiolo, un produttore è come definire un vino, anche un suo vino, un nettare di Bacco: pure banalità.

Angelo è qualcosa di diverso: un corsaro.

Si badi bene, non un pirata un bucaniere un filibustiere: un vero corsaro, di quelli che solcavano i mari autorizzati a predare da una lettera da corsa, vergata di pugno dalla Regina, come Sir Walter Raleigh. La lettera di Angelo io so che l’ha scritta un qualche jinn malandrino, un qualche spiritello – uno di quelli di Guido – che a lui, e a noi, vuol bene.

Quest’anno mi ha reso omaggio di due bottiglie di Dagromis 2005, Barolo di La Morra dal cru Cerequio. Conoscevo di nome questo Barolo, mai avevo avuto il piacere di berlo.

Chiedo a Gaja una scheda tecnica, per documentazione. Mi fa rispondere che non esiste una scheda tecnica di questo vino; mi suggerisce di affidarmi alla mia fantasia… Saccheggio i territori selvaggi di internet e scopro che poco o punto esiste in italiano a proposito di questo vino. Scopro, però, questo documento:

“Dear Gaia,

I need a clarification. From my research on the internet, it is not clear what is the relationship between the Gromis Barolo, the Gromis Conteisa Cerequio Barolo, Conteisa Langhe and the Dagromis Barolo, and when some of the labels changed.

Dutifully Gaia responded. Here is the fascinating Gaja trivia that I learned.

In 1995 Gaja bought a propriety in La Morra. The property is 10 hectares, almost all included in the Cerequio vineyard. The winery (an obsolete building which they do not use) had a stock of older vintages. It took them a bit of time to understand what they had.

The propriety was named Gromis. The stock that was in the cellar was inspected, some vintages have not been sold because they did not like the quality, but some other vintages were very good (1970, 1982, 1989, etc) so Gaja released them with the label Barolo Gromis.

CONTESIA CEREQUIO BAROLO was the label Gaja devoted for the best Cerequio parcells (some vintages were already in the barrels at the moment of the acquisition, for example 1991 or 1993). So for those wines they took care of the last part of the ageing.

In 1996 Gaja decided to devote 4 hectars in the heart of Cerequio cru for the production of Gaja Conteisa Langhe Nebbiolo DOC which (like all of Gaja’s single vineyards …Costa Russi, Sori San Lorenzo, Sori Tildin and Sperss) is a blend of Nebbiolo and Barbera, in this case 92% Nebbiolo and 8% Barbera.

The rest of the propriety was allocated to the production of Barolo Gromis.

Over the years Gromis has changed.

1. The name has been changed to Dagromis (which in Italian means “From Gromis”).

2. Since 2001 the wine is produced not only with La Morra grapes but also with Serralunga grapes. Gaja family owns two proprieties in Barolo area – one in La Morra and one in Serralunga (from which Sperss is produced). Serralunga gives quite austere and structured personality to Nebbiolo while LaMorra gives the most gentile and elegant character. Dagromis is the expression of both.”.

(http://www.chevsky.com/ datato mercoledì 15 settembre 2010).

Una bottiglia l’ho bevuta tra il 31 dicembre e il primo gennaio 2011. Cominciamo dall’etichetta, come si conviene. Ribadisco, del vino non so nulla, se non quello che è riportato qui sopra.

L’etichetta è, al solito, geniale: una spirale che pare un cerchio raccoglie 9 macchie color mattone che potrebbero essere la rappresentazione grafica di altrettanti appezzamenti di vigna (Angelo odia le macchie, dunque credo che quelle superfici irregolari color mattone non siano semplici macchie…). Fondo nero e spirale bianca che s’ispessisce e ritorna sottile. Nome del vino, Barolo, DOCG scritta per esteso in corpo piccolo, millesimo (2005), Gaja: il tutto in negativo bianco e impaginato a epigrafe. Poi, il colpo di genio: tutte le indicazioni di legge scritte in grigio scuro – devi aver proprio voglia di leggerle, inscritte dentro un contesto nero! Il tutto di indubbia eleganza per un’etichetta che non deve urlare, confusa tra le altre, da scaffali anonimi.

Non avevo mai bevuto un Barolo simile. Colore granato scarico; naso che sa di pepe e di erbe di macchia mediterranea con un sentore di amaro particolare. In bocca risento certi sapori di rosmarino e di origano; gentile, sensibile, giovane, fresco che non ti opprime con i suoi 14° di alcol. Stupisce l’assenza della solita frutta di bosco e della stucchevole vaniglia (meno male). La persistenza è come si deve e il retrogusto, spiccato, amarognolo con ancora leggere astringenze dovute alla gioventù.

Un Barolo, certo. Ma che Barolo! E non so a quanti appassionati nostrani di Barolo possa piacere un Barolo simile. Scrivo un’enormità (lo dichiaro, attenzione!): un Barolo quasi gay, dove quel “gay” è da intendersi come un plus, per capirsi.

L’ho accompagnato con cotechino in crosta, gnocchetti di pesce (!), con vitello tonnato, con lingua al verde (qui l’accompagnamento è insuperabile). E quanto mi è piaciuto. Certo, mi rendo conto che non molti possano apprezzare un Barolo come questo: lo Sperss di Serralunga è assai più Barolo, ma questo a me è piaciuto tanto tanto.

Accidenti a quel corsaro, che ora s’è stancato – a ragione – di navigare mari tempestosi a caccia di prede. E riposa…si fa per dire, in Terra di Langa.