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Peppo Parolini

11 luglio 1995, mentre ai Murazzi, con Peppo alla mia destra e Gianni Vernetti a sinistra, sto presentando “L’Urlo dei Murazzi” del 1995, di cui ero editore: che storie, ragazzi….

Sotto, l’angolo dell’Urlo con il mio scritto, di quel periodo: sono altri mill’anni e anche Peppo s’è trasformato in croce, insieme a Claudio Cioni,: ma la sua croce non è muta.

L’angolo dell’editore

Dalle Porte Palatine, saranno mill’anni, scendevo via Garibaldi e via Po, dal lato del re, e fuggendo la prigione di lezioni senza ragione andavo a sentire il Fiume. Erano primavere di luce folgorante. E il Fiume mi parlava una lingua di carezze e di sussurri sensuali. Era uno scambio di profonde tenerezze. Ora sono le nebbie che il Fiume respira, le nebbie fredde che mi riscaldano fin dentro le ossa: una notte, poteva essere dicembre, scendo ancora a sentire il Fiume con un po’ di vertigine in corpo e qualche giovane strumento di vita; rovistando tra i vecchi amici, quasi per caso, ecco che dirompe “L’urlo”. E dietro, il vecchio Peppo. Secoli dopo, dopo i cimiteri desolati di croci che sprecano nomi una volta urlanti e ora neanche più capaci di esalare spenti gemiti. E allora, mill’anni dopo, dai! Peppo, facciamolo insieme quest’Urlo, facciamolo coi vecchi amici evaporati: colle nebbie del Fiume; facciamolo coi nuovi disperati – sempre uguali – facciamolo per i sopravvissuti, facciamolo per quelli freschi e pieni di tutto ancora con solamente la voglia di esplodere. Facciamolo per chi non sa sentire il Fiume. Facciamolo per noi. Facciamolo per tutti o per nessuno. Ma facciamolo, il Fiume è con noi: e credo ne sia anche contento, dopotutto.

Vincenzo Reda estate 1995.