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Vinitaly: critica del salon puro…

Scrivevo nel 2003 – il testo è pubblicato nel mio libro “Più o meno di vino” – :

“...Vinitaly: ieri, era il ‘’99, Elio ospitava nello stand di Barolo & Co alcuni miei quadri. Cominciava il delirio del Vinitaly. Vinitaly mai come Verona, la Verona dei miei ricordi, quasi mai come Veneto: dormire a Peschiera, a Sirmione, a Desenzano, a Brescia….Mangiare nel Mantovano, nel Bresciano……

Vinitaly significa capitare al “Porticciolo” di Sirmione, perché è vicino all’albergo e sei stanco e non hai più voglia di metterti in macchina, e trovare sul tavolo bicchieri che puzzano di soda mescolata a acque di fogna; abbandonare una frittura mista di mare perché i calamari paiono trucioli di teak e ne hanno lo stesso sapore; rifiutare di mangiare un piatto di spaghetti all’astice per il fatto che non ti eri ricordato di specificare che non lo volevi fossile…..

E cominciare a accodarsi fin dal mattino, ai caselli, ai parcheggi, agli ingressi, agli stand, ai cessi ( tutti in coda a tenersi le mani sulle parti basse, mimando una comica danza…).

Vinitaly significa coda, per me: io odio le code.

Vinitaly significa giapponesi volgari che ingurgitano e sputano decine e decine di vini in poche ore, annotandone le caratteristiche su taccuini minuscoli: io, riconosco i miei limiti, ci metto a volte una o due ore per leggere un solo vino…….e poi mi rimangono ancora dei dubbi.

Vinitaly significa giovani perdigiorno dalle gote (non è per la verità un termine che meritano) rubizze, gonfi di alcol, zonzolanti sulle gambe malcerte, che vagolano tra un chianti, un barolo e un vattelapesca, ché tanto fa lo stesso, a ingurgitare quantità globali e omologanti di liquido che dovrebbe essere vino e a voltare la testa all’unisono per seguire imbambolati e inebetiti qualche bel jeans ben riempito o un decolletè degno di ben altre attenzioni..

Vinitaly significa ogni anno qualcuno che lamenta pochi fogli di copia-commissioni compilati. Litanie del tipo: quest’anno non ho visto tedeschi, non ho visto americani, i giapponesi non comprano, i cinesi latitano, gli sceicchi sembrano distratti e, non so perché, ma non si sono visti in giro operatori iracheni.

Vinitaly significa crudeli cerberi, travestiti da giovin fanciulle attraenti, che sorvegliano gli ingressi per permettere l’entrata solo agli alcolisti impenitenti e evitare l’accesso ai fastidiosi, dannosi, inutili operatori del settore.

Vinitaly significa numeri roboanti: semper ad maiora. Un milione di aziende presenti, un miliardo di visitatori, un trilione di litri di vino ingurgitati, un bilione di trilioni di ……. Il mille per cento in più dell’anno scorso, un successo mai visto, un’edizione incredibile (fino alla prossima, naturalmente).”

Sono passati sette anni e quel che allora ho scritto non lo condivido ormai più: ero stato troppo tenero!

Oggi questo mostro debordante, quest’inferno i cui gironi sono gli immensi padiglioni dedicati alle singole regioni – e ti tocca anche passeggiare sovrastato da immensografie del testimonial american attore (ormai vintage) strapagato per storpiare Giacomino e ricordare al Mondo che esiste quel pezzo d’Italia – non ha più senso. Non ha senso per il grande produttore, non ha senso ancor di più per il piccolo che scompare dentro questo caldarone (la “a” non è un refuso: da caldara…) in cui si mescolano un numero incontrollabile di eventi, comunicazioni, iniziative, notizie, fesserie, minuzie, insignificanze; e vini grandi e ciofeche, e vini preziosi e vini-mappine, vini bio vini falsi vini dinamici vini statici; vinacci vinelli vinoni vinini vinetti vinellini vinelloni vini del caso vini di cosa vini di casa; vini fatti e vini strafatti, vini legnati, vini filtrati, vini infeltriti….senza alcun costrutto.

Non ci avessi incontrato Vittorio Fiore, non avessi fatto conoscere il Tretarante a Stefania Zolotti, non avessi conosciuto il profondo sguardo giovane e fresco della diciannovenne figlia di una mia amica: mi dice qualcuno – chiunque: anche incompetente, bovaro, cafone, musulmano, pellerossa, astemio – cosa ci venivo a fare al Vinitaly?