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Biodinamico?

Biodinamico: aggettivo, singolare, maschile; dicesi di vino fermentato da frutta (uva) trattata secondo sistemi ispirati da Rudolf Steiner.

Vino biodinamico: sarà una “roba” buona o una “ciofeca”?

Biodinamico è una di quelle parole che scatenano reazioni che, di solito, sono proprie delle gradinate calcistiche stipate di tifosi integralisti.

Dal momento che io non sono né un integralista né un ultrà, quando mi viene offerto un vino definito biodinamico, innanzi tutto lo bevo. Poi lo valuto, a prescindere.

E prescindo anche se questo vino è figlio della passione di amici.

La premessa qui sopra per introdurre le mie personali valutazioni su due vini – un Cortese e una Barbera – che mi ha inviato Massimiliana Spinola (Castello di Tassarolo), figli che so diletti di Vincenzo Munì.

Si chiamano Titouan, nome del cavallo da tiro che sostituisce in vigna i normali trattori; sono fermentati da uve vendemmiate nel 2013 e sono entrambi biodinamici e privi di solfiti aggiunti.

Ebbene, sono entrambi due vini che mi sono piaciuti tanto. Vini eccellenti, per intenderci. Il Cortese è di un bel giallo paglierino di media intensità con spiccate note di pesca e di mela al naso e in bocca belle sensazioni sapide, larghe e con lungo e piacevole finale abboccato.

La Barbera è un vino dal colore rubino carico, al naso e in bocca note di mora di gelso e una bella acidità che finisce con un retrogusto particolarmente secco.

Due vini che mi sono piaciuti e che raccomando, molto semplicemente.

Salute.

https://www.vincenzoreda.it/castello-di-tassarolo-unemozione/

 

Il Vilet di Luigi Spertino

https://www.vincenzoreda.it/abbinamenti-del-25-aprile/

Di questo vino sensazionale ne ho parlato qualche mese fa (vedi link). Oggi ne ho aperto la seconda bottiglia perché devo prepararmi psicologicamente a un articolo – e  relative degustazioni – che riguarda il Prosecco: io non amo in maniera particolare le bollicine, pur non disdegnandole. Ma andavo anche dicendo, stolto, che non amavo il Cortese, che il Piemonte non è Terra di bianchi, et caetera con queste corbellerie pregiudizievoli. Non avevo bevuto il Vilet: questo vino mi fa andare fuori di senno, mi procura orgasmi, mi seduce il palato come pochissimi altri e mi fa scrivere parole iperboliche che non dovrebbero essere mie. Ma pazienza: l’amore è l’amore e all’amor non si addice la misura. Attenzione, questo è un vino per pochissimi: la stragrande maggioranza lo troverebbe pieno di difetti. Poi è ancora giovanissimo e pare un Barolo bevuto a due, tre anni di età. Questo vino -purtroppo Mauro Spertino ne ha prodotte soltanto 1850 bottiglie – sarà immenso fra 5/6 anni e sopporterà ben oltre i 10 anni di età! Ma già oggi mi fa impazzire e l’ho bevuto dentro un nobile calice soffiato a Murano, che esalta il colore quasi bronzeo di questo Cortese 2009 spremuto, con metodi semplici e tradizionali, da bionde uve astigiane. Ma si diffidi di uno come me: io trovo assai più attraente Teresa Mannino che Belen Rodriguez….

Il Timorasso di Claudio Mariotto a La Tana del Re

Conosco abbastanza bene il Timorasso, vino e vitigno del Dertonese da qualche anno riportato alla luce da intrepidi vignaioli (vedi Walter Massa e l’Azienda Colombera). Vino bianco piemontese di qualità eccelsa, l’unico: molto distante ci stanno Erbaluce e Cortese, gli altri non esistono (la Nascetta di Novello promette bene, ma occorre aspettare qualche tempo).

Non conoscevo Claudio Mariotto e i suoi vini.

Claudio è persona semplice, diretta, franca e i suoi vini, a cominciare dagli ottimi cortese Coccalina 2009 (vivace, da 12,5°, bollicine charmat, buona persistenza e buona personalità) e Profilo 2009 (fermo, 13°, anche questo persistente, di buon corpo, assai gradevole).

Mi ha stregato il suo Timorasso: Pitasso, ne ho bevuto i millesimi 2006 (14°) e 2007 (14,5°). Vini con naso delicatissimo, senza quei profumi di frutta che ti stordiscono e non si sente la notevole alcolicità. Di colore giallo dorato intenso, ottima acidità, lunghissimi entrambi, grassi al palato. Molto più elegante il 2006, di annata meno calda, più aggressivo il 2007. Vini bianchi da bere aspettando qualche anno: mi sono fatto promettere una verticale e non mancherò la promessa, con il dovuto entusiasmo. Un grazie particolare a Matteo, Silvia e Amid che nel ristorante accolgono e presentano i miei lavori a un pubblico di particolare affezione che ama proposte di ottimi vini e una buona cucina cilentana.