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Umberto Eco, Apocalittici e integrati

Questo è un libro che Eco pubblicò nel 1964, poco più che trentenne (Umberto Eco è nato a Alessandria il 5 gennaio del 1932). La mia edizione è la III dei Tascabili Bompiani del 1982.

L’ho riletto dopo anni: ebbene, questo è un testo che dovrebbe essere bibbia per chiunque professi qualunque mestiere che attiene alla comunicazione, all’arte, allo spettacolo. Un testo non soltanto più che valido ancora oggi, a distanza di quasi mezzo secolo: un testo che traccia metodi di ricerca, definisce parametri di giudizio, delinea angoli prospettici attraverso i quali osservare fenomeni e fenomenologie anche di là da venire.

Alcuni dei capitoli di questo lavoro fondamentale sono un riferimento irrinunciabile: il capitolo dedicato al kitsch, i due capitoli dedicati ai personaggi, alcuni passi profetici della parte che indaga il fenomeno, allora fresco, della musica di consumo. Infine tutta la parte che tratta della fenomenologia della Televisione che, ricordo, allora non aveva ancora compiuto 10 anni di vita nel nostro Paese.

Il saggio – nella parte finale che dà il titolo a tutto il volume, Da Pathmos a Salamanca – con la vicenda del personaggio archetipico Milo Temesvar è un testo che rivela le capacità di un intellettuale e di un autore che sarà in grado di scrivere libri, ormai veri Classici,come Il nome della rosa o Baudolino.