Posts Tagged ‘Damis 2005 Du Cropio’
Ho bevuto vini che voi umani…

L’unica concessione oltre i patrii confini è stata un’ottima bottiglia di Rieseling Renano arrivato fresco fresco insieme ai miei carissimi amici italo-tedeschi da Monaco di Baviera: Martinsthaler Wildsau 2012 delle Cantine Diefenhardt (11% vol.).

Per il resto, soltanto vini italiani e tra questi, non fotografati, i due Vermentino Lunae, sia l’etichetta grigia sia l’etichetta nera: due bianchi liguri di  Ortonovo (La Spezia) che mi piacciono tanto per davvero (e che consiglio con convinzione).

La faccenda che mi piace, e che mi inorgoglisce in maniera intima, è data dalla constatazione che tutti i vini che ho bevuto e gustato sono prodotti da miei amici di cui conosco vigne e cantine: un po’ come stare in loro compagnia. Anche qui un’eccezione per la Mavasia passita delle Lipari 2008 di Hauner: non conosco personalmente il produttore e non ho mai visitato le Isole Lipari, però questo è un vino che, tra i passiti, preferisco forse a ogni altro.

Tutti vini eccellenti: il Lysipp 2007 di Fattoria Serra San Martino, il Balciana 2011 di Sartarelli; Il Rossj Bass 2012 e il Barbaresco 2007 di Gaja; il Barolo 2009 e il Barolo Sarmassa 2008 di Brezza; il Cirò Damis 2005 Du Cropio (Giuseppe Ippolito), il Chianti 2011 Poggio Scalette (Vittorio e Alessandro Fiore), il Nebbiolo daBatiè 2011 con la grappa Ventanni di Gianni Gagliardo.

Ma tra tutti questi, ripeto tutti più che eccellenti, uno mi ha lasciato letteralmente senza parole e lo devo citare: il Barolo Sarmassa 2008 degli amici Brezza è un vino che tocca vertici difficili da trovare. Ho bevuto un vino di eleganza e finezza senza pari, con sentori balsamici e frutta e pepe di rara complessità e ampiezza che introducono un florilegio di gusti morbidissimi, armoniosi, sapidi e lunghi, tanto lunghi: una meraviglia che riesce, non so come, a nascondere i 14,5% vol.(!).  Lo avevo già provato qualche mese fa, ma non mi era parso così straordinario. Va’ a sapere….

I miei highlights di Vinitaly 2013

Sul fatto che quest’edizione 2013 del Vinitaly sia stata un successo non ci piove: pare che, finalmente, la scelta di cominciare la domenica e finire il mercoledì sia premiante. Soprattutto la giornata di lunedì è stata quella di maggior lavoro con i professionisti di ogni categoria ad affollare lo sconfinato proscenio del vino mondiale: affari – business – incontri, relazioni, progetti di ogni tipo. Senza dubbio, il Vino va forte e quello italiano di più. E questo ci rende tutti soddisfatti. Stanchi, stremati ma soddisfatti. E non è cosa di poco conto, di questi tempi.

Dunque: Sursum corda!

Per quanto mi riguarda, tra i vari impegni, quest’anno ho gustato pochi vini ma alcuni per certo memorabili.

Uno fra questi sopra gli altri: Sassella Rocce Rosse 2001 Valtellina Superiore DOCG di Arpepe. Un vino sensazionale che mi ha fatto ricordare Paolo Monelli. Bevuto su consiglio dello chef Stefano Fanti nello stand di Vini Buoni d’Italia dell’amico Mario Busso. L’ho bevuto mettendoci insieme gli insaccati, ottimi, di Levoni. Vino che, nonostante i 12 anni di vita, era ancora fruttato, franco pur dentro una complessità indicibile. Per davvero al di là dell’eccellenza .

Poco distanti i Barolo di Giacomo Anselma Vigna Rionda 2005 e 2007 e Collaretto 2008 di Serralunga: ma qui gioco in casa con la mia amica Maria Maier Anselma, magnifica presidente del consorzio Piccole Vigne.

Altra sorpresa, i Barbaresco di Rizzi 2008 e 2009 Pajorè di Treiso: ai vertici di questa tipologia.

Ottimi i vini etnei di Tenuta Fessina: Erse 2012 (Carricante 100%) e Musmeci (Nerello Mascalese) di Curtaz. Dello stesso livello un eccellente Verdicchio Castelli di Jesi di Stefano Antonucci: un Classico Riserva 2010 di notevole struttura e complessità.

Poi Calabria, la mia: il Damis Du Cropio 2005 dello straordinario Giuseppe Ippolito, semplicemente unico. Ottimi i Cirò della Tenuta Iuzzolini e parecchio tipici (vini di montagna con spiccata acidità) l’Ardente di Verzano 2008 (Aglianico) e l’Antico di Verzano 2008 (Mantonico e Greco nero) di Donnici ’99: ma qui entrano in campo le mie radici più profonde, roba che mi appartiene fin dai cromosomi.

Cito per ultimi, soltanto in ordine di elenco, i vini Sartarelli: sono da molti anni tra i miei preferiti. Ho bevuto l’ultimo Tralivio 2012 e il Brut, che avevo assaggiato la scorsa estate en primeur: oggi diventato un ottimo metodo classico di personalità spiccata e assai particolare.

Per finire, cito un ottimo Dolcetto d’Alba del terroir Madonna di Como (non mi ricordo il nome del giovane produttore) e il Lavandaia Madre 2010 di Debora Barsotti assemblato dall’amico Claudio Gori.

Quanto sopra basta e avanza: certo di grandi vini chissà quanti ne ho persi. Ma va benissimo così. Ci mancherebbe…